Grecia - Nikos Kountardas si autodenuncia per l'omicidio di una guardia

Published on 08:49, 06/29,2009

Fonte: reuters - ekathimerini

Oltre quattro anni dopo l'uccisione di una guardia fuori dall'abitazione del rappresentante della Difesa britannica nell'area di Kifissia a nord di Atene, l'anarchico Nikos Kountardas, appena uscito dal carcere [dopo un lungo sciopero della fame], si è consegnato alla polizia auto-accusandosi dell'accaduto. Non si capisce cosa lo abbia spinto a presentarsi al commissariato, alcune fonti affermano che abbia dichiarato di sentirsi seguito dopo aver lasciato la prigione e di temere per la propria vita.

A quanto pare sarebbe spontaneamente andato a confessare l'omicidio dell'agente Haralambos Amanatidis la notte del capodanno 2004.

Un caso che non sembrava portare ad alcuna soluzione, senza rivendicazioni da gruppi di guerriglia urbana o altre piste.

La guardia speciale era stata uccisa con 15 colpi e rapinata della sua mitraglietta MP5. Nikos avrebbe confessato che, insieme a un complice non identificato, avrebbero voluto esclusivamente sottrarre l'arma, ma dovettero sparare per la reazione della guardia.


Campi Bisenzio (FI) - Rimandata iniziativa con lavoratori GKN

Published on 17:34, 06/26,2009

CAUSA PIOGGIA L'INIZIATIVA DI STASERA ALLA GKN E' RIMANATA A VENERDI' PROSSIMO.


Campi Bisenzio (FI) - no a licenziamenti e cassaintegrazione - venerdì davanti la GKN

Published on 08:49, 06/26,2009

VENERDI 26 GIUGNO DALLE ORE 21
DI FRONTE AI CANCELLI DELLA GKN
VIA FRATELLI CERVI, CAMPI BISENZIO
VENERDI 26 GIUGNO DALLE ORE 21
DI FRONTE AI CANCELLI DELLA GKN
VIA FRATELLI CERVI, CAMPI BISENZIO
INSIEME AL COMITATO CASSAINTEGRATI GKN
“CHI STA PAGANDO QUESTA CRISI?”
SERATA DI MOBILITAZIONE, INFORMAZIONE E PROTESTA CON MUSICA, INTERVENTI, CENA, CONCERO DEI GUESTSKA E......aspettando l’alba......... cantiamo con il Menestrello...

Non vogliamo stare qui a fare lezioni sulla crisi, sui suoi effetti, e nemmeno la lista delle sfighe che rendono faticosa ed incerta la vita di noi lavoratori/trici, precari o meno, genitori o figli, immigrati o no, studenti ed insegnanti.
Siamo stanchi di sentire discorsi su come risolvere la situazione da coloro, siano essi politici o imprenditori (ai quali va' ridato senza timore il loro vero nome: Padroni), che in questi anni si sono appropriati della nostra vita in nome di un falso interesse comune, la famosa competitività dell'azienda Italia, e dei nostri salari attraverso un continuo indebitamento e i relativi salati interessi. Troppi, davanti a questa realtà, hanno piegato la testa, abbindolati da sindacati e sindacalisti più o meno complici delle scellerate scelte padronali e governative, da forze politiche che promettono e poi "magnano o danno da magnare agli amici". Troppi vivono con vergogna e disperazione la cassaintegrazione, il licenziamento. Altri sfogano verso irreali nemici la loro rabbia.
Quello che sta succedendo non riguarda la semplice sfera personale, il proprio ambito familiare, la propria fabbrica. Una fabbrica che chiude non riguarda unicamente i soggetti coinvolti, ma tutto il territorio circostante, le scuole frequentate dai loro figli/e, i luoghi di aggregazione del territorio. Impedire la chiusura di una fabbrica, benchè luogo di sfruttamento, non può più riguardare unicamente chi ci lavora. Un padrone che chiude, trasferisce altrove in nome del maggior profitto, che vende i macchinari, che mette in cassaintegrazione i lavoratori, non fa solo questo ma ferisce irrimediabilmente tutto il tessuto sociale coinvolto.
Per questo non può rimanere come un problema solo di chi ci lavora, così come chi ci lavora deve rompere la logica attendista degli acrobati del sindacato, dei tavoli e delle pseudo trattative, degli interventi delle istituzioni, rimandando a chissà quali tempi futuri una rottura con l'attuale modo di portare avanti la lotta.
I mass media parlano di crisi ma chi non parla, chi non riversa sui territori la propria realtà sono proprio coloro che la situazione se la vivono. Noi vogliamo invece che ciò avvenga. Cominciare fin da ora a fare di ogni fabbrica che chiude, di ogni situazione di cassaintegrazione, di licenziamenti un problema che riguarda tutto il territorio. Non ci deve essere luogo che non venga investito da questo problema. Non ci deve essere soggetto che possa dire "io non sapevo". Nessuno deve sentirsi solo, semplicemente compatito per la sua situazione, dentro quella logica assistenzialista più vicina alla carità cattolica che allo scontro di classe.
Le forme e i modi per farlo non conoscono ricette, siano essi volantinaggi nei quartieri, davanti a fabbriche vicine, nelle scuole della zona. Siano gruppi musicali o teatrali che si mettono a disposizione, siano insegnanti e studenti che portino dentro la scuola questa realtà. Non dobbiamo attendere i tempi della politica e del sindacato. Non servirà cercare di fermare tutto questo, dire che è presto, consultare chissà chi, o fare tutti i passaggi di rito.
Per questo venerdì 26 giugno saremo a Campi Bisenzio, davanti alla GKN, dove - con il Comitato dei Cassaintegrati – abbiamo organizzato una serata di mobilitazione e protesta, perché siamo stanchi di subire e vogliamo AGIRE ORA!!!!!

Cantiere Sociale K100fuegos (Campi Bisenzio), CPA Firenze sud, Collettivo Politico Scienze Politiche, Rete dei Collettivi studenteschi fiorentini


Lo sbirro pistoiese...

Published on 09:36, 06/22,2009

Ebbene, ci informano i nostri efficientissimi servizi di controspionaggio dislocati su tutto il territorio nazionale con infiltrati ed osservatori, che un solerte carabbbbbbiniere di servizio a Pistoia, ligio al suo merdosissimo lavoro, avrebbe tentato un goffo abbordaggio nei confronti di un ggggiovine abitante nella medesima città ove il nostro presta i suoi servigi, chiedendogli di "tenerlo informato" sui movimenti degli Anarchici dell'urbe...Non basta quindi il "lavoro" abbietto che questi figuri svolgono, lo spione (diceva una filastrocca che cantavamo da bambini "chi fa la spia non è figlio di maria/ma è figlio di un omaccio che si chiama diavolaccio..."...ora da grandi avendo poca simpatia per Maria, e una certa stima per il vituperato diavolaccio usiamo cantare "chi fa la spia, carabiniere o polizia...è un gran figlio di troia"; manca la rima ma il concetto è sicuramente più ficcante...), ma vorrebbero pure coinvolgere nei loro loschi affari anche probi cittadini...ebbene...continuate così carissimi e....Andate a pigliarvelo nel culo, scusate il termine, carabinieri!


Come costruirsi un fumogeno

Published on 09:32, 06/22,2009

Questo può sempre restare utile...per feste, compleanni, capodanno...e che credevate!?
 
http://video.utro.ua/video/view/?id=v9590722dd0


Messina - Ulteriori informazioni sul fermo dei due compagni

Published on 09:31, 06/22,2009

Sabato 20 giugno 2009

Venerdì 19 giugno
, verso le 7 del mattino, la digos di Messina ha perquisito le case di alcuni compagni del centro di documentazione antiautoritario "Malastrada" con l'accusa di "vilipendio alle forze armate dello stato" riferendosi ad alcune frasi contenute nel volantino dal titolo "La paura al potere, il coraggio alla libertà", distribuito dopo l'attacco che lo stesso circolo aveva subito esattamente un mese prima. Perquisiscono inoltre la casa dei genitori della nostra compagna residente in provincia di Messina.
Oltre ad una marea di materiale sequestrato (computer, striscioni e materiale cartaceo) i segugi dello stato rinvengono alcune piantine di marijuana. Condotti in questura per le pratiche di rito, nel pomeriggio Dario e Manuela vengono arrestati per coltivazione di erba e trasferiti nel carcere di Gazzi. Giacomo viene denunciato a piede libero per "ricettazione di cartelli stradali" (gli è infatti stato sequestrato un cartello con su scritto via Fata Morgana) oltre al capo d'accusa comune a tutti e tre di vilipendio.

Lunedì 22 giugno ci sarà l'udienza per la convalida degli arresti.

Dopo gli ultimi fatti avvenuti non ci sono più commenti da fare.

Tutta la nostra solidarietà ai compagni colpiti dalla repressione.
Libertà per Dario e Manuela.
Liberi tutti

Anarchici dello Stretto


Bologna - Incontro sulle autoproduzioni 2009

Published on 09:08, 06/22,2009

prima settimana di settembre 2009 incontro sulle autoproduzioni energetiche

 


Bologna - Presidio anarchico, calci ad auto in transito

Published on 16:50, 06/19,2009

Tensioni ieri sera in piazza Verdi a Bologna per un presidio degli
attivisti anarchici che manifestavano in solidarietà al ragazzo del
circolo Fuoriluogo arrestato il 26 maggio. Gli anarchici avevano
organizzato un «presidio-aperitivo», dalle 19 in poi, pubblicizzato
tramite volantino, per gridare «Nicu libero». Il presidio però è
diventata l’occasione per lanciare cori contro le forze dell’ordine e
non solo: sono state prese a calci anche un’auto della Croce rossa e
un’auto blu che passavano per la strada. Per il momento non ci sono
denunce, ma alcuni attivisti erano facce note alla Digos, che sta lavorando
alla relazione sull’accaduto. I manifestanti, circa una trentina, prima
hanno preso di mira la Digos (avvicinandosi e gridando «Digos boia» più
altri slogan analoghi) poi le persone che uscivano dal Teatro comunale: sia
in occasione dell’intervallo, sia alla fine dello spettacolo. La tensione
è salita quando in via Zamboni è passato un furgoncino della Croce rossa:
il mezzo è stato colpito con qualche calcio al grido di «Assassini», ma
ha proseguito la marcia. Poco dopo, il bersaglio è diventata un’auto blu
(Ncc): è stata presa a calci e si è danneggiata, riferisce la Questura,
ma non si è fermata. Stamattina, la Digos ha contattato il conducente che
a breve dovrebbe formalizzare la denuncia.

L’anarchico per cui è stato organizzata l’iniziativa di ieri sera è
Roman Nikusor, arrestato dalla Digos la sera del 26 maggio scorso durante
un controllo nei pressi del circolo Fuoriluogo di via San Vitale 80. Nel
corso dell’ultimo anno ha collezionato molte denunce (è uno dei due
ragazzi che in novembre si barricò sulla Torre Asinelli) e il mese scorso
è finito in manette per resistenza a pubblico ufficiale: è stato
condannato per direttissima a sei mesi da scontare in carcere, quindi è
entrato alla Dozza. Da quel giorno gli anarchici si sono mobilitati con
comunicati sul web, ma anche in piazza, quando hanno preso la parola (di
forza, dopo qualche tafferuglio) sul palco del concerto organizzato dalla
banda Bassotti in piazza Maggiore. Anche i manifesti con le foto di agenti
delle forze dell’ordine attaccati nei pressi della Questura e della
caserma dei Carabinieri del portico dei Servi la notte del 30 maggio sono
state interpretate dagli inquirenti come una possibile risposta
all’arresto di «Nicu».

18 giugno 2009 - fonte corriere di bologna


Pistoia - "Rock the crisis" Due giorni di Musica in solidarietà con i Lavoratori Radicifil

Published on 11:35, 06/19,2009

Questo il programma della due giorni in Solidarietà dei Lavoratori Radicifil in lotta:

Venerdì 19 Giugno 2009

CHAOS CORE (death metal)
CANCRENUS (brutal metal)
PREPARAZIONE HC (punk-hardcore)
SICK SOCIETY (thrash metal)

Sabato 20 giugno 2009

RATTLESNAKE (glam metal)
THE HEATLERS (fat'n'roll)
DIRTY ROCKERS (hard rock)
BIG BALLS (AC/DC tribute)

Il tutto si svolgerà dalle 22 allo spazio liberato ex Breda est,in via Pacinotti 9.


Torino - La catena spezzata

Published on 08:21, 06/19,2009

Ancora una volta piazza della Repubblica era piena di divise e lampeggianti. Questa sera da proteggere c’erano la Porchietto e il suo folto codazzo di supporter razzisti, leghisti e fascisti vari. Non abbastanza per cingere d’assedio la Porta Palazzo come si proponevano di fare, ma abbastanza per dare fastidio a chi pensa che anche solo il cattivo odore dei razzisti sia una provocazione, pare che tra militanti e militari la Porchietto sia riuscita alla fine a mobilitarne alcune centinaia. Ma anche i razzisti e polizia hanno avuto la loro buona dose quotidiana di fastidio. Da subito la manifestazione viene disturbata da una rumorosa samba band che tenta di avvicinarsi ai più indesiderati, i leghisti, ma viene tenuta a bada da un nutrito cordone di poliziotti. Qualcuno riesce a infilarsi e insultare Borghezio da distanza molto ravvicinata. Da un balcone su via Milano sventola uno striscione con su scritto chiaro e tondo “razzisti”. Qualcun altro la notte prima aveva scritto per terra “spezziamo le catene, cacciamo i razzisti!”.

All’improvviso, da corso Giulio Cesare arriva un autobus circondato da una nuvola di fumogeni e torce, usato come ariete da altri di antirazzisti. La polizia – colta di sorpresa – riesce a bloccare l’autobus e a respingere i contestatori, saranno una decina, a manganellate, e riesce a fermarne uno, malmenandolo finché non si accorgono che sono un pochino osservati. Ma in cambio di questo brillante risultato il fianco della manifestazione è lasciato scoperto, e la samba band è lieta di avanzare respingendo i leghisti oltre corso Regina Margherita, senza smettere di suonare. Poco dietro l’autobus oramai vuoto viene srotolato uno striscione che dichiara “nessuna pace per i razzisti”, si accende ancora qualche fumogeno e si grida “fuori i razzisti dai quartieri” e svariati insulti. Diversi stranieri si fermano dietro lo striscione, interessati. Qualche giovane figlio di Casablanca, ma nato e cresciuto a Porta Palazzo, chiede se ci sia l’intenzione di attaccare la polizia. Un altro passa in bicicletta vicino all’antirazzista fermato e grida “razzisti di merda!” come gesto di sfida. Molti guardano dalle finestre, altri scendono per vedere e chiedere cosa succede.

Stufi di fronteggiare uno stupido cordone di poliziotti, i manifestanti piegano lo striscione e si disperdono, momentaneamente. I razzisti nel frattempo si sono ridotti a poche decine, e il cordone di poliziotti arretra. Alla spicciolata, i manifestanti riescono a raggiungere corso Regina Margherita, ma vengono nuovamente respinti a calci e manganellate e si attestano di fianco al Palafuksas. Da qui, si vede passare, tranquillissimo, l’antirazzista che era stato fermato, scortato in commissariato da diversi celerini e poliziotti in borghese imbufaliti. Ora, assieme agli antirazzisti ci sono anche diversi stranieri, in tutto saranno ormai una cinquantina. Dopo un po’ di samba e un po’ di cori si decide di partire in corteo spontaneo attorno alla piazza, per spiegare e ribadire che a Porta Palazzo c’è spazio per tutti, ma non per i razzisti, e per chiedere la liberazione del compagno fermato, molto conosciuto in quartiere. Il corteo termina all’inizio di corso Giulio Cesare, e lì si scioglie. Diversi, italiani e stranieri, danno la propria disponibilità nel caso in cui il compagno non venga liberato la sera stessa, “tanto sapete dove trovarci”. Quindi strette di mano, strizzatine d’occhio, “grazie mille”, “no, grazie a voi”, qualche pezzetto di fumo, tanto affetto e la consapevolezza che quel che è successo stasera è stata una cosa veramente di tutti. E il compagno fermato? Beh, dopo un’oretta di provocazioni in commissariato, i poliziotti lo devono rilasciare senza neanche una denuncia. Anzi, per ripicca, gli fregano un coltellino così piccolo da non meritare neanche un verbale di perquisizione.

macerie @ Giugno 18, 2009


Aggiornamenti Operazione Ardesia

Published on 08:20, 06/19,2009

Il 21 maggio si è svolta a Firenze l'udienza preliminare per Daniele e Francesco relativamente all'Operazione Ardesia. La PM Giuseppina Mione, infatti, non ha voluto rischiare che la scadenza dei termini di carcerazione preventiva permettesse ai nostri due compagni di riassaporare la libertà, così ha preferito fissare solo per loro l'udienza preliminare.

Francesco e Daniele sono stati rinviati a giudizio ed è stata accettata la richiesta avanzata dall'avvocato difensore per il rito abbreviato. L'udienza è stata quindi fissata per l'1 Ottobre, sempre a Firenze.

Per adesso non è stata fissata l'udienza preliminare per gli altri 11 fra compagni e compagne coinvolti nell'Operazione Ardesia.

Ribadiamo la nostra solidarietà e complicità a Francesco e Daniele ormai prigionieri da due anni ed a Leo, in fuga per libertà.

Francesco e Daniele liberi subito! Corri Leo!

Libertà per tutti e tutte!

Anarchici ed anarchiche di Via Del Cuore

 

Invitiamo ancora a far sentire la nostra vicinanza a Francesco e Daniele:


Francesco Gioia

Daniele Casalini

Strada Casale 50/A

15040 San Michele Alessandria

 

Email: anarchicisolidali@virgilio.it

Posta: F. Bonamici, C.P. 88, 56127 Pisa Centro


Trasferita Madda

Published on 08:19, 06/19,2009

Sabato hanno trasferito Madda a Vigevano.

Per scriverle:

Maddalena Calore
Casa Circondariale di Vigevano
Via Gravellona 240 - Frazione Piccolini
27029 Vigevano (PV)


[Firenze] sabato a Campi contro il CIE

Published on 15:34, 06/18,2009

SABATO 20 GIUGNO DALLE 17.00 NEI GIARDINI DI VIA PETRARCA a CAMPI BISENZIO

NO AI CENTRI DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE
FERMIAMOLI A CAMPI CHIUDIAMOLI OVUNQUE

Nabruka Mimuni si è impiccata nel Centro di Identificazione ed Espulsione (CIE) di Ponte Galeria (Roma). Nabruka aveva 49 anni, un marito, un figlio e viveva in Italia dal 1991. Il giorno dopo la sua morte sarebbe stata rimpatriata nel suo paese d'origine, la Tunisia.Era stata fermata il 24 Aprile e rinchiusa in un lager di stato chiamato CIE perchè sprovvista del permesso di soggiorno.I CIE non sono altro che i “vecchi” CPT (Centri di Permanenza Temporanea) ossia delle carceri-lager in cui gli immigrati possono essere rinchiusi fino a 6 mesi, in attesa dell'espulsione, senza aver commesso alcun crimine e senza poter usufruire del diritto alla difesa.
La mattina stessa in cui le compagne di cella trovavano Nabruka impiccata in bagno, il ministro degli Interni Maroni si vantava degli oltre 200 migranti deportati direttamente in Libia senza neanche passare dal territorio italiano. Si vantava in pratica di “esternalizzare” la tortura visto che i migranti hanno più volte raccontato di stupri, torture, sevizie subite nelle carceri libiche. Contemporaneamente il partito di Maroni, la Lega Nord, in pieno delirio razziale, proponeva posti riservati ai milanesi sulle metropolitane.Sempre nelle stesse ore il governo si apprestava ad introdurre il reato di clandestinità e a portare da due a sei mesi il tempo di reclusione nei CIE.

Già da alcuni mesi il Governo ha individuato in Campi Bisenzio, nella zona dell'Indicatore, una delle possibili aree in cui far sorgere un nuovo CIE/CPT.
Ovviamente molti esponenti di centro-destra, in piena campagna elettorale e aiutati dal terrorismo mediatico di molti giornali e televisioni, si sono immediatamente detti favorevoli, pronti a cavalcare e fomentare “paure” ed “emergenze” per costruire brillanti carriere elettorali e solide politiche repressive.
Dovranno fare i conti però con tutta quella parte della popolazione che non è disposta a criminalizzare una persona solo perchè immigrata e priva di un pezzo di carta. Dovranno fare i conti con chi non è disposto a stare a guardare le ronde, il razzismo di stato, i nuovi lager, le leggi razziali,.....
Dovranno fare i conti con quei settori sociali che non sono disposti ad accettare una “guerra tra poveri” che dovrebbe coprire le responsabilità di chi la crisi economica che stiamo vivendo prima l'ha causata e adesso ci specula sopra.
Per questi, e per tanti altri motivi, ci opporremo con ogni mezzo necessario alla costruzione di CIE/CPT a Campi Bisenzio.
Fermiamoli a Campi, chiudiamoli ovunque.

SABATO 20 GIUGNO DALLE 17.00 NEI GIARDINI DI VIA PETRARCA a CAMPI BISENZIO
FESTA POPOLARE CON MERENDA, ANIMAZIONE PER BAMBINI, TEATRO, MUSICA, CENA E SPETTACOLI ETNICI,...........
DOVE C'E' PARTECIPAZIONE E SOCIALITA' NON SERVONO RONDE E CIE

CANTIERE SOCIALE CAMILO CIENFUEGOS (CAMPI), CPA FI-SUD, MOVIMENTO DI LOTTA PER LA CASA, CSA nEXt EMERSON, ASSEMBLEA DE* INSICUR*,RETE DEI COLLETTIVI DEGLI STUDENTI MEDI FIRENZE COLLETTIVO POLITICO DI SCIENZE POLITICHE, ALT. AUT. LETTERE, PERUNALTRACITTA'
TOSCANANOCIE.NOBLOGS.ORG
 


Pistoia-Giovedì sera presidio in piazza per i lavoratori Radicifil

Published on 09:11, 06/18,2009

 
APERITIVO DI SOLIDARIETA' CON IL MONDO DEL LAVORO
PROMOSSO DAI LAVORATORI RADICIFIL PISTOIA

Attraverso la vicenda Radicifil una visione reale della situazione
del lavoro sul territorio pistoiese

Giovedì 18 giugno 2009
ore: 20.00 presso piazza della Sala


Nell'occasione sarà allestita una mostra fotografica e la proiezione di vignette dei lavoratori Radicifil Pistoia; saranno raccolti anche fondi per la famiglia di Giuseppe Santamaria, operaio morto sul lavoro a fine Maggio.


Milano - Finanzieri stuprano prostituta

Published on 08:45, 06/18,2009

fonte: repubblica

I due militari di 25 e 30 anni, del gruppo pronto impiego, sono indagati per violenza sessuale. Oltre al fermo per stupro, la contestazione di un’altra mezza dozzina di reati: fra questi il peculato, l’omissione di atti d’ufficio, l’abuso di potere e l’abbandono di posto, che da solo comporta fino a tre anni di carcere

Hanno accostato con la pattuglia di servizio. Un normale controllo antiprostituzione, all’apparenza, uno dei tanti previsti dalle ordinanze del Comune. Il cliente, impaurito, ha fatto scendere la ragazza, ha messo in moto ed è sgommato via. Lei, romena, una ventina d’anni, davanti ai due uomini in divisa grigia e basco verde era pronta a recitare la solita formula: «Non ho documenti, non ho un fidanzato, qui si lavora poco, la multa non so come pagarla». Invece di vedersi recapitato il verbale da 450 euro, la lucciola è stata invitata a seguire il capopattuglia in auto. Qui è stata costretta a un rapporto orale, poi ancora a un rapporto completo mentre l’autista, fuori, voltava lo sguardo da un’altra parte.

Adesso i due militari di 25 e 30 anni, del gruppo pronto impiego della guardia di finanza, sono indagati per violenza sessuale. Ore 2 di lunedì notte, viale De Gasperi, oltre la circonvallazione esterna. Tra le viuzze laterali dello stradone che porta all’i mbocco dell’Autolaghi e dell’A4 c’è la solita attività notturna di prostitute e clienti. La Fiat Bravo blu notte con bande laterali verde e gialla punta i fari su un’auto in sosta isolata. Dal finto controllo all’aggressione della lucciola, è un attimo. Lo stupro si consuma in meno di mezz’ora. La ragazza è scossa, si produce in un pianto ininterrotto, disperato. L’autista della pattuglia, racconterà più tardi la ragazza alla polizia, le si avvicina senza dire nulla e senza saper bene se per consolarla o filar via in fretta. Quando la pattuglia delle Fiamme gialle rimette in moto, ci sono un paio di compagne di marciapiede attorno alla ragazza. Raccolgono i suoi singhiozzi. Una di loro prende la targa della pattuglia e fa il 113.

Agli agenti delle volanti la ragazza fa un racconto dettagliato, lucido, prima di essere portata al soccorso violenze sessuali della Mangiagalli per le visite di rito, il tampone e il referto. I due finanzieri vengono portati in questura di prima mattina, la loro auto parcheggiata nel piazzale e a disposizione della scientifica per i rilievi. Dopo qualche titubanza, il graduato e il sottufficiale ammettono: «Abbiamo fatto una cazzata».

La loro posizione, tralasciati gli ovvi imbarazzi di Questura e comando provinciale della Gdf, è delicatissima. I due militari rischiano, oltre al fermo per stupro, la contestazione di un’altra mezza dozzina di reati. Tra questi il peculato, l’omissione di atti d’ufficio, l’abuso di potere e l’abbandono di posto, che da solo comporta una pena fino a tre anni di carcere. Oltre a uno scontato provvedimento disciplinare — e la «piena collaborazione» con la magistratura, fanno sapere i vertici milanesi delle Fiamme gialle — e a un possibile approfondimento d’indagini per verificare se i due militari avessero già commesso violenze in passato.

(16 giugno 2009)