ARGENTINA : LA ZANON E' DEL POPOLO !

Published on 15:34, 08/31,2009

Da Anarchia in azione:

Comunicato dei lavoratori della fabbrica argentina Zanon
Traduzione: Jorge Centurion

http://www.obrerosdezanon.com.ar

ZANON È DEI LAVORATORI

Dopo 9 anni di lotta, siamo riusciti a strappare l’esproprio definitivo della nostra fabbrica

Questo cammino, percorso dalle operaie e dagli operai della Zanon, non sarebbe stato possibile senza prima aver strappato alla burocrazia sindacale le nostre rappresentanze di categoria.

Per prima cosa, nel 1998, abbiamo ricuperato la nostra commissione interna per lottare contro i licenziamenti, i maltrattamenti, le umiliazioni e per le condizioni di sicurezza e igiene, contro la polifunzionalità, per i nostri salari, ecc, ma soprattutto per instaurare una nuova forma di lavoro: la democrazia diretta per poi, nel 2000, ricuperare il nostro sindacato e metterlo al servizio dei lavoratori.

In questi quasi nove anni ne è passata di acqua sotto i ponti, abbiamo valorizzato profondamente l’appoggio che abbiamo ricevuto in questi anni di lotta. Dalla [gente della] comunità di Centenario, Neuquén, Plottier, ecc, che sul finire del 2001 si avvicinava con un pacchetto di spaghetti alle tende che abbiamo sostenuto per 5 mesi, fino ai lavoratori interni dell’unità n° 11 che si trova a pochi metri dalla fabbrica, che per 3 giorni hanno donato le loro razioni di cibo affinché potessimo resistere.

Le Madri di Plaza de Mayo, associazione regionale di Neuquén, che fin dal primo giorno ci hanno adottato come loro figli e camminano per le strade assieme a noi, fino ad oggi, resistendo assieme ad ognuno di noi 5 ingiunzioni di sfratto, repressioni, minacce.

I compagni e le compagne docenti dell’ATEN[1], compagni della CTA[2] Neuquén. Fino alla solidarietà a livello nazionale e internazionale di compagni che mai abbiamo conosciuto e che, conoscendo la nostra lotta, ci inviavano i loro fondi sciopero per resistere.

Abbiamo imparato anche ad essere solidali con altri lavoratori, creando un Fondo per lo Sciopero permanente, abbiamo spinto dicendo che la coordinazione è fondamentale per il trionfo delle lotte operaie. – Dai minatori di Río Turbio, lavoratori del petrolio di Las Heras, statali e lavoratori di fabbriche di Neuquén e Río Negro, Garrahan Subterráneas, Aeronautici, Ferroviari, fino ai movimenti di lavoratori disoccupati di Tartagal e decine di fabbriche ricuperate.-

Dal principio abbiamo aperto la fabbrica alla comunità, ricevendo migliaia di bambini e adulti affinché conoscessero la nostra esperienza di lotta.-

Abbiamo consolidato l’unità operaio-studentesca, tanto nei giovani studenti medi quanto con i compagni universitari, che ha avuto e ha espressione nell’accordo quadro di collaborazione con l’Università.Abbiamo organizzato concerti senza polizia, con artisti regionali e gruppi nazionali come La Renga, Attaque 77, Bersuit Vergarabat, León Gieco, Raly Barrionuevo, Dúo Coplanacus, tra gli altri, che hanno solidarizzato con la nostra lotta lasciando la loro arte e solidarietà alle operaie e agli operai della Zanon, plasmata nella comunità di Neuquén.

La nostra lotta si è sempre basata nella pratica della lotta di classe, identificando i governi, i padroni e le burocrazie sindacali come il nemico dei lavoratori.

Questa esperienza, che abbiamo costruito lungo questi nove anni e con l’enorme consenso di cui gode la nostra lotta nella provincia, a livello nazionale e internazionale ha fatto sì che potessimo ritorcere la volontà politica del Governo Provinciale del MPN[3] che ha dovuto sostenere e votare il progetto di legge di esproprio.

Consideriamo che questa conquista, da parte di tutto l’insieme della classe dei lavoratori, ha un valore enorme, e che questo governo che oggi vota l’esproprio della “Zanon bajo gestión obrera[4]” è lo stesso che ha assassinato Teresa Rodríguez[5]; lo stesso che ha represso noi operaie e operai della Zanon a fine del 2001 e ha voluto sgomberarci 5 volte; lo stesso che ha fucilato il nostro compagno ceramista Pepe Alveal, facendogli perdere un occhio, nella repressione del Barrio San Lorenzo; lo stesso che ci ha assassinato il compagno Carlos Fuentealba e lo stesso che oggi parla di pace sociale quando in questi momenti di crisi economica mondiale gli impresari e i loro governi ci dichiarano guerra con licenziamenti, salari da fame, caro prezzi, ecc.

Le scuole e gli ospedali sono stati svuotati e l’unica opera pubblica di cui parlano è la costruzione di carceri per rinchiudere i nostri giovani, mentre ogni giorno muoiono decine di famiglie negli incendi delle loro precarie casette occupate.

Per questo, nonostante l’enorme conquista che abbiamo ottenuto, in un contesto di crisi economica internazionale, strappando l’esproprio a questo governo, cosa che ha un valore molto maggiore, dalla gestione operaia della Zanon e dal Sindacato Ceramisti di Neuquén siamo convinti che la nostra lotta non è finita perché, come fin dal primo giorno, consideriamo che la salvezza non è individuale ma dell’insieme della classe lavoratrice.

Compagni e compagne, a tutti e tutte quelli che in qualche modo sono stati parte, hanno portato il loro granello di sabbia: condividiamo l’allegria di questo grande passo!!

Ai compagni che ancora guardano increduli, talvolta timorosi, talvolta scettici diciamo: vi invitiamo ad essere parte di questa storia che non è né più né meno che contribuire con un granello di sabbia alla trasformazione della realtà e riprendere il sogno dei nostri 30 mila compagni[6]: una società senza sfruttatori né sfruttati!!

¡¡ZANON ES DEL PUEBLO!!

Obreras obreros de Zanon - Sindicato Ceramistas de Neuquén

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[1] ATEN: “Asociación Trabajadores del Estado de Neuquén”, sindacato dei lavoratori statali

[2] CTA: “Central de Trabajadores Argentinos”, grosso sindacato dissidente argentino

[3] MPN: “Movimiento Popular Neuquino”, partito di centro-destra che ha sostanzialmente dominato la scena politica della Provincia di Neuquén per quasi 50 anni.

[4] “sotto gestione operaia”

[5] Attivista del movimento dei lavoratori disoccupati, assassinata dalla polizia durante un picchetto nel 1997.

[6] Il riferimento è ai 30.000 desaparecidos della dittatura militare 1976-1983

http://lombardia.indymedia.org/node/21155

 


Marcello Lonzi - Aggiornamenti sull'inchiesta e lettera della madre

Published on 10:05, 08/31,2009

fonte: Corriere di Livorno

LIVORNO - C'era chi picchiava all'interno del carcere delle Sughere nel 2003, l'anno in cui Marcello Lonzi morì all'interno della sua cella in quel maledetto 11 luglio. E' questo quanto la magistratura al momento suppone, ripercorrendo le tappe e facendo luce su quella misteriosa morte tramite interrogatori e indagini. L'inchiesta sulla morte di "Marcellino", come era
da tutti conosciuto, è stata riaperta dal sostituto procuratore Antonio Giaconi a tre anni dalla morte del detenuto. Era il 2006 quando il pm decise di riportare alla luce dall'archiviazione (per morte naturale ndr) il caso "Lonzi" con l'inchiesta "bis". Adesso le indagini stanno volgendo al termine e dopo un lungo periodo di investigazioni gli inquirenti hanno stretto il cerchio
individuando chi all'interno del corpo di polizia penitenziaria, con mezzi un po' troppo pesanti avrebbe punito nei giorni precedenti alla sua morte Marcello Lonzi. In sostanza "Marcellino", era stato preso a botte prima di quell'11 luglio del 2003 a causa dei suoi atteggiamenti poco in linea con le regole del carcere. Lonzi era un tossicodipendente che utilizzava spesso e volentieri i fornellini da campeggio per "sniffare" gas. Pratica che non veniva tollerata di certo da chi era addetto alla  sorveglianza delle celle. E' quindi certo che nei giorni precedenti a quel tragico 11 luglio Marcello Lonzi avesse già passato alcuni giorni in isolamento e lì avrebbe subito percosse. La magistratura sarebbe riuscita a ricostruire tutto questo dando
quindi un'altra chiave di lettura alle indagini in corso in via di conclusione. Il pm Antonio Giaconi sta ancora attendendo la terza perizia medico legale che dovrà arrivare sulla sua scrivania direttamente da Siena entro la fine del mese di settembre. Poi ancora qualche ultimo interrogatorio e infine la conclusione delle indagini prevista entro la fine dell'anno.
Adesso dunque mancherebbe soltanto da ricostruire per filo e per segno cosa accadde quel giorno per poter dimostrare che Marcello Lonzi subì delle percosse che lo portarono alla morte. Le perizie medico legali fino ad oggi analizzate
dalla Procura hanno sempre dimostrato come Lonzi sia morto per un arresto cardiaco. Adesso c'è
da capire se qualche elemento esterno stressante (come ad esempio le percosse) abbia potuto determinare l'arresto del cuore del detenuto. Venerdì la madre di Lonzi, Maria Ciuffi, è stata ricevuta dal Procuratore della Repubblica Francesco De Leo, con il quale ha parlato dello stato delle indagini per circa un'ora. A dimostrazione del fatto di come la giustizia voglia
dire ancora la sua in questa storia.


Sono trascorsi sei anni dalla morte di mio figlio Marcello, sono stata interrogata dalla Procura, ci sono stati dei confronti faccia a faccia, ho pianto, mi sono arrabbiata, so a memoria ogni pagina che riguarda quel maledetto 11 luglio. Se quel corridoio potesse parlare, direbbe quanto dolore mi porto dentro ogni qual volta salgo le scale della Procura aspettando un sì. In tutti questi anni, ho capito una cosa: se il caso sulla morte di mio figlio è stato riaperto, è solo grazie a me, e non alla giustizia. Perché io sono andata a Genova, io ho bussato a tante porte che per fortuna si sono aperte, dopo aver
visto le foto di Marcello. Ci sono tre perizie, ma a quanto pare la Procura non è ancora soddisfatta. Mi chiedo: che altro c'è da capire? Quando il viso di mio figlio è irriconoscibile dalle botte che ha preso? Sono solo una mamma che come ogni mamma vorrebbe sapere perchè il proprio figlio è morto! Vorrei credere tanto nella Giustizia, ma già mi ha fregato una volta. Vorrei poter andare in pace al cimitero, ma non riesco, perché ancora non ho finito di mantenere la promessa fatta sopra quella bara chiusa. Vorrei avere giustizia, quella che ancora non ho avuto. Davanti al dottor Giaconi tante volte ho ripetuto
la stessa frase: «non ho più niente da perdere sono sola». Oggi a distanza di sei anni sento che la pazienza si è esaurita.
Voglio e pretendo la giustizia sulla morte di mio figlio! Perché è un mio diritto.

Maria Ciuffi, mamma
di Marcello Lonzi


Habemu Papam

Published on 09:48, 08/28,2009


VALLO DELLA LUCANIA: IN UN VIDEO I QUATTRO GIORNI DI AGONIA DEL COMPAGNO ANARCHICO?

Published on 07:28, 08/28,2009

 Da USI-AIT.org:
 
L’INCHIESTA SULLA MORTE DEL MAESTRO DI CASALVELINO: Mastrogiovanni, in un video i quattro giorni di agonia Acquisito dal pm l’hard disk della stanza di psichiatria. Primi riscontri sui presunti falsi delle cartelle cliniche
Vallo della Lucania. La ricerca della verità sulla morte di Francesco Mastrogiovanni non si è fermata neppure alla vigilia di ferragosto. L’ultimo atto della procura della repubblica di Vallo della Lucania è l’audizione degli infermieri del reparto di psichiatria dell’ospedale San Luca, in qualità di persone informate dei fatti. Ad essere indagati sono invece i medici che hanno avuto in cura il maestro di Castelnuovo Cilento. Oltre alle modalità della contenzione cui è stato sottoposto Mastrogiovanni, un altro aspetto che gli inquirenti intendono approfondire, ascoltando i sanitari del reparto, è, infatti, se e come il paziente tenuto legato al letto per 4 giorni sia stato alimentato. Con mani e piedi immobilizzati, infatti, non avrebbe potuto assumere cibo e acqua da solo, a meno di non essere aiutato dagli infermieri o di trarre sostanze nutritive esclusivamente dalle flebo. Quando è stata eseguita l’autopsia, lo stomaco di Franco è stato trovato completamente vuoto. Significa che non ha ingerito cibo per un tempo prolungato. C’è poi il giallo dei "buchi" nella cartella clinica, dove non viene mai citato il trattamento di contenzione. Un’altra verifica è quella relativa all’annotazione di una richiesta di elettrocardiogramma che non sarebbe stata mai eseguita. Si deve quindi presumere che l’esame non sia stato mai eseguito. E Franco è morto in conseguenza di un’insufficienza ventricolare sinistra. Ancora, ci sono dieci ore che precedono la morte, senza che sulla cartella sia annotato nessun trattamento, dalle 21 del 3 agosto, quando «dormiva ed era tranquillo», fino alle 7,20 del giorno dopo, quando è stato ritrovato cadavere. Tutti questi elementi potrebbero trovare una risposta dalle riprese video eseguite nella camera di Mastrogiovanni e ora all’esame dei magistrati. Si tratta di un intero hard disk che custodisce, minuto per minuto, gli ultimi quattro giorni di vita del maestro. È stato acquisito dal pm Rotondo, titolare delle indagini, assieme alla cartella del prof e ai documenti del trattamento sanitario obbligatorio, alla base del suo ricovero. Ma i magistrati hanno chiesto anche il rilascio delle cartelle di tutti i pazienti di psichiatria, dal 1° gennaio 2008 ad oggi, per una verifica più ampia. Intanto, le prime certezze sulla morte di Mastrogiovanni potranno arrivare a fine mese, quando saranno consegnati ai consulenti della Procura le analisi dei campioni di organi, tessuti e liquidi biologici, prelevati durante l’esame autoptico eseguito dal direttore del dipartimento di medicina pubblica valutativa, Adamo Maiese. Gli esami tossicologici, effettuati nel secondo policlinico di Napoli, dovranno determinare quali e quanti farmaci gli sono stati somministrati. Le analisi istologiche, invece, cercheranno di svelare quale problema cardiaco e che tipo di edema polmonare lo hanno ucciso. Ci vorranno circa 20 giorni per i primi risultati, ma la consulenza medico-legale chiesta dal pm sarà depositata tra poco meno di 60 giorni. Mentre l’inchiesta procede a ritmo serrato, si susseguono i ricordi delle persone che hanno conosciuto e stimato il “maestro più alto del mondo”, come scrivevano i suoi alunni. Il parroco di Castelnuovo, don Pietro Sacco che giovedì ha celebrato i funerali conosceva Franco da 37 anni, cioè da quando fu detenuto nel carcere di Vallo perché indiziato, e poi scagionato, del delitto Falvella. «Ero all’inizio della mia esperienza di cappellano e lo vidi solo per pochi giorni, prima che fosse trasferito – spiega don Pietro – ma apprezzai i suoi sentimenti nobili, il suo attaccamento al senso della giustizia e l’attenzione che mostrava verso gli ultimi». Il racconto diventa inevitabilmente riflessione sulla sua tragica vicenda umana. «Ci deve insegnare a riscoprire il valore della persona, che va difesa anche e soprattutto nella malattia – dice il parroco – Sulla sua morte spero che si faccia presto piena luce. Mi auguro che non ci siano responsabilità, ma siamo tutti perplessi per un decesso così improvviso e per i segni che lo hanno accompagnato». Il giorno dopo le dichiarazioni rese dai legali dei medici indagati, tornano a parlare i difensori della famiglia del prof. «È prematuro sostenere che non c’è un nesso di causalità tra il decesso e la contenzione – rimarca Caterina Mastrogiovanni – Allo stato l’unica certezza sono quei segni inequivocabili di una prolungata contenzione. I manicomi sono stati aboliti con legge Basaglia e un uso indiscriminato di tale trattamento non è consentito dalla legge. Segni così marcati sul corpo non si spiegano, infatti, con una logica medico-curativa».
http://sfoglia.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20090815&ediz=SALERNO&...


Torino: Azione in ricordo di Carlo

Published on 07:26, 08/28,2009

 Da Indy Piemonte:
Il monumento ai caduti di Nassirya in corso IV Novembre a Torino e' stato pesantemente danneggiato. Un'azione analoga alle numerose scritte che nella notte sono state fatte in edifici pubblici, monumenti e chiese del centro citta' contro la decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo che ha stabilito che il carabiniere Mario Placanica al G8 di Genova agi' per legittima difesa.

In particolare sono state tagliate e portate via le teste di 4 delle sagome che formano il monumento mentre altre 3 sono state danneggiate. Inoltre sulla teca in plexiglass che riporta i nomi dei caduti sono state tracciate scritte come 'Carlo vive', 'CC assassini' e 'Acab'.
Sull'episodio sono in corso le indagini della Digos che per identificare i responsabili sta anche analizzando i filmati delle aree in cui questa notte sono state fatte le scritte, in particolare i muri esterni del Municipio, del Duomo e alcuni monumenti come quello al carabiniere.


Carceri: continua la protesta dei detenuti a Sollicciano e a Pisa

Published on 07:21, 08/28,2009

da: intoscana.it

Nei giorni scorsi il drammatico gesto di un carcerato marocchino che si è cucito la bocca dopo che era stata rifiutata la sua richiesta di rimpatrio

Continua la protesta dei detenuti nel carcere di Sollicciano di Firenze, dove nei giorni scorsi un carcerato marocchino si è cucito materialmente la bocca per opporsi al mancato rimpatrio.
Il detenuto aveva ancora due anni di condanna e la sua richiesta di rimpatrio non era stata accolta così ha compiuto il terribile gesto di autolesionismo al seguito del quale la magistratura ha dato il via libera alla sua domanda.

A renderlo noto è il garante delle carceri del Comune di Firenze Franco Corleone, che ieri si è recato nel carcere di Sollicciano dove dal 18 agosto è in corso la protesta dei carcerati contro l’eccessivo sovraffollamento delle strutture penitenziarie.
Sollicciano, informa Corleone, ospita oltre 900 detenuti a fronte di una capienza di 500, per questo i carcerati vivono in tre in celle da un posto e in sei in celle da tre persone. Dall’inizio della protesta la condizione di vita a Sollicciano è migliorata: i detenuti non mangiano più pane ammuffito e possono fare la doccia anche la domenica.

Una protesta che si è estesa anche alla casa circondariale di Pisa, dove ieri sera per reclamare contro la mancanza d'acqua, metà dei 400 detenuti ha dato fuoco a cuscini, vestiti ed effetti personali e ha lanciato bottiglie e bombolette nei corridoi.
Ci sono volute due ore per spegnere il fumo e riportare la situazione alla calma: lo ha comunicato il Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria.


Firenze: Carcere di Sollicciano detenuto si cuce bocca

Published on 16:28, 08/27,2009

Da Indy Napoli:

http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2009/25-agosto-200...

Firenze: ancora proteste a Sollicciano e detenuto si cuce bocca

Coriere della Sera, 26 agosto 2009

La protesta nel carcere fiorentino è cominciata il 18 agosto scorso per l’eccessivo sovraffollamento. Un detenuto che voleva essere rimpatriato si è cucito la bocca.
Continua la protesta, nel carcere di Sollicciano a Firenze, dove i detenuti battono oggetti sulle sbarre delle celle per denunciare le condizioni in cui sono costretti a vivere. Lo rende noto il garante dei detenuti del Comune di Firenze, Franco Corleone, che si è recato nella struttura per fare il punto della situazione con il direttore Oreste Cacurri. La protesta nel carcere fiorentino è cominciata il 18 agosto scorso per l’eccessivo sovraffollamento e per la gestione complessiva dei posti nelle case circondariali in Toscana che viene definita, come riferisce Corleone, "demenziale". "Ieri - informa il garante - a Sollicciano c’erano 955 detenuti più sette bambini a fronte di una capienza di 500. Per domani pomeriggio è previsto un incontro con una folta rappresentanza dei detenuti che hanno preparato un documento nel quale elencano le loro richieste".
Un primo incontro tra detenuti e direzione c’è stato il 19 agosto scorso e, dopo la visita, Corleone ha esposto, al telefono, la situazione al vice capo vicario del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) Emilio Di Somma. "Se non ci saranno a breve risposte positive - ha detto Corleone - non lascerò soli i detenuti e mi impegnerò coinvolgendo associazioni e società civile, parlando col sindaco di Firenze Matteo Renzi e con l’assessore regionale Enrico Rossi".
A Solliciano, informa Corleone, i detenuti sono reclusi in tre, in celle da un posto e in sei in celle da tre. Oltre il 65% è composto da stranieri spesso senza risorse. Nel documento i detenuti chiedono di porre il limite alle presenze a 550-600 posti e anche un incontro con i giornalisti. Intanto è migliorata la questione del vitto e dell’igiene personale. Ai detenuti non danno più pane ammuffito (questo fatto ha originato la protesta), vengono loro consegnati i gelati e possono fare la doccia anche la domenica. Tra le richieste anche estendere almeno a due turni (da uno solo come è ora) l’utilizzo del campo sportivo.
"La questione del sovraffollamento è paradossale - aggiunge Corleone - perché a soli 100 metri da Sollicciano, c’è il Gozzini, o Solliccianino per la custodia attenuata che è semivuoto. Ci sono 40 posti liberi, con due posti a cella sarebbero 80. C’è poi l’ottava sezione di Sollicciano, quella per i tossicodipendenti, dove ci sono altri 40 posti liberi. Inoltre il femminile di Empoli ha liberi altri 50 posti, ci sono liberi 20 posti a Massa Marittima e ci sono spazi nella casa di reclusione della Gorgona e nel penitenziario Forte San Giacomo a Porto Azzurro sull’isola d’Elba. Hanno ragione i detenuti a dire che l’utilizzo delle strutture in Regione Toscana è demenziale".
Riguardo alla presenza nelle carceri dei tossicodipendenti, per Corleone dovrebbe avere applicazione la norma per il loro affidamento speciale, con programmi alternativi e in particolare, l’ingresso in comunità specializzate. "Così facendo - conclude il garante - in tutta Italia si libererebbero 20 mila posti. Solo a Firenze 200".
Per protesta contro il mancato rimpatrio, un detenuto si è cucito materialmente la bocca e così ha ottenuto quanto per legge gli spettava. L’episodio, accaduto nei giorni scorsi nel carcere di Sollicciano a Firenze, è stato reso noto dal garante della carceri del Comune di Firenze Franco Corleone. Al detenuto, marocchino - ha spiegato il garante - restavano due anni da espiare ma la sua richiesta di rimpatrio non veniva accolta; così ha deciso di protestare cucendosi la bocca. Solo a questo punto la magistratura ha accolto la richiesta.
Dopo essere stato medicato, per il marocchino sono cominciate le pratiche per tornare in Marocco. "Questo episodio drammatico - afferma Corleone - mette in luce una questione troppo trascurata. Sono molti in Italia i detenuti stranieri che potrebbero usufruire della norma di legge che prevede la possibilità del rientro in patria come misura alternativa quando mancano loro da scontare due anni. È urgente un monitoraggio per capire quanti sono questi casi".

 


Carlo vive

Published on 15:06, 08/26,2009

Per chi si aspettava "giustizia" -cos'è, com'è fatta?- la doccia fredda...come se una condanna ad un burattino del potere fosse sufficiente a far crollare tutto lo schifo che ci circonda...per chi si appella alle "istituzioni democratiche", alla magistratura, al diritto...il diritto è sempre quello del più forte e giudici, forze del disordine, politici e lacché vari non sono altro che strumenti del potere, della sua autopoiesi.

Un ragazzo morì, e morì combattendo, come tanti ancora combattono e che più di lui hanno solo la fortuna di non dover più diventare un monito di sangue scagliato su tutte le teste dei ribelli...e questa sentenza è la ciliegina su quella torta tremenda...Dicevamo che il potere non processa sé stesso, e tanto meno si condanna...lo stato si assolve, l'autorità -non necessariamente quella statale, ma anche economica, morale, politica...- legittima il suo strumento principe: l'uso monopolistico della violenza, adoperata soltanto per mantenere capi chini e paure nascoste in fondo ai cuori...dunque sbagliavamo? Ai riciclati neo pacifisti, girotondisti, grillisti, comunisti da operetta, preti della legalità, amici dell'autorità, ai pavidi che si nascondono dietro un comunicato di protesta -salvo veder poi la propria vita scorrere nella più totale e vergognosa inazione...la vostra coscienza non morde le budella?-, ai distratti per convenienza o paura, ai creduli partigiani delle istituzioni domando: SBAGLIAVAMO?  Volete continuare a protestare? A lamentarvi? A denigrare ed evitare chi lotta? o volete cominciare anche voi a LOTTARE? Voi che date la mano ad un sindaco, ad uno sbirro, ad un politico, ad un padrone, non sentite l'olezzo insopportabile di sangue? RIVOLTA dovrebbe essere il colore delle vostre intenzioni, delle nostre lo è già.

Non c'è quasi niente da salvare, ma tanto da distruggere e tantissimo da ricostruire...l'impegno è grande ed il tempo stringe.

Carlo non c'è più, ma la lotta è ancora viva e vitale e noi abbiamo il dovere -e dobbiamo perché vogliamo!- di ribellarci in ogni maniera, grande o piccola che sia.

Carlo vive perché la lotta vive, Carlo vive perché il tramonto dei nostri sogni di libertà fugge con l'orizzonte e non arriverà mai...nonostante tutto...Carlo vive perché lo ricordiamo.

CARLO E' VIVO! I MORTI SIETE VOI!

Evjenij Vasil'ev Bazarov


Ciao, Comprati Arrapound!!

Published on 09:10, 08/26,2009

fonte lombroso.noblogs.org

Quando i tempi sono cupi e saturi di cupidigia, la storia diventa una ciunga che si tira, ci insegnano i loschi al governo. Mai morti, cullati e nutriti tra le pieghe della storia, i nipotini mazzieri di oggi hanno capito che adesso si possono rispolverare i fasti di ieri (ri)presentandosi belli agghindati al primo appuntamento. È tempo di balletti e debutti in società.
(clicca sui manifesti per scaricarli in alta qualità)

Vogliono odorare di storia e cultura, nascondere certi olezzi, riempire con altro i loro palinsesti altrimenti un po' sgombri di simpatia (chi ci mettiamo sui manifesti colorati? L'allegrone Himmler che gioca allo sterminio in Ucraina? Oppure l'italianissima banda Koch della RSI che in compagnia delle SS tortura, stupra e ammazza però tutti vestiti da Pierrot? Noo, dobbiamo essere ancora più non conformi...). Per sintonizzarsi allora su Radio Biricchinissima rubacchiano a destra e a manca (spesso a manca) col fine di ricostruirsi un lacerato imene di credibilità.
Più di tante parole, torna qui utile la saggezza orientale dei monaci buddisti dell'antico Tibet: quando ti tiri dietro un carretto fumante di merda, se la vaporizzi di Chanel n.5, mica improvvisamente si mette a profumare.
Recente sfoggio di eleganza predatoria da parte di questi "fascisti del terzo millennio" (attenzione al pay-off di un marchio in pubblicità, spesso è ingannevole: quelli del terzo sono identici a quelli del secondo), la genialata di un manifesto in memoria di Rino Gaetano, il quale, detto fuori dai denti, li sputerebbe a tutti quanti se fosse ancora in vita. Però è morto.
Il federale di Casapound Gianluca "che turbofuori che sono" Iannone, dopo aver seguito il corso di marketing per corrispondenza della scuola Radioelettra, ha pensato di accaparrarsi più deceduti possibili e farli passare per eroi organici alla solita mefitica ideologia.
I morti, è risaputo, fanno fatica a difendersi.
Ci hanno provato con Luciano Bianciardi, quello che scriveva "se vogliamo che le cose cambino, occorre occupare le banche e far saltare la televisione. Non c’è altra possibile soluzione rivoluzionaria", scrittore fuori dagli schemi sempre dichiaratosi anarchico.
E anche lui li sputerebbe quindi volentieri. Però è morto.
Succede adesso con Rino Gaetano, surreale colonna sonora delle cinghiate dispensate dal Blocco studentesco/Casapound in Piazza Navona a Roma quando intendevano imporre con la violenza la propria superiorità territoriale camuffandola da "liberi pensieri". Già allora papo Iannone deve avere ordinato ai suoi cuccioli al guinzaglio: a me mi piace Rino Gaetano. Non era un compagno, è colpa delle zecche dei centri sociali che infoibano la sua memoria... bazzicava l'autonomia e scriveva certi testi perché dei non turbo-uomini lo drogavano di nascosto... era un libero pensiero e quindi è dei nostri. Arruolato. Alalà!
Così deve aver detto quel birbante anticonformista dalla pelata volitiva, che gira che ti rigira ha però impregnato nei vestiti quel sentore di vecchio e di stantìo, capito come... sì, come fossero avanzi di regime.
Luciano Bianciardi e Rino Gaetano sono solo i primi di una colossale impresa pubblicitaria tesa a battezzare con olio di ricino le prossime icone sacre del movimento turbo-bastonatore.
Ecco in anteprima i nuovi manifesti.[...]


Online blog antifa internazionale

Published on 15:53, 08/25,2009

Da Indy Roma:

Alla fine dell'anno scorso nella città di Bochum è stato realizzato un graffito dedicato a 7 giovani antifascisti assassinati negli ultimi anni da neonazisti.

La realizzazione del graffito è diventata ora un documentario "Uno di noi" nel quale vengono anche raccontate le storie dei giovani compagni antifascisti assassinati.

Sul sito del progetto, realizzato in tedesco, inglese, spagnolo, italiano, frencese e russo, sono ospitati testi, gallerie fotografiche ed è possibile scaricare il film ed i sottotitoli.

http://unodinoi.blogsport.de

Uno di Noi:

Davide Cesare, alias “Dax” (26 anni), accoltellato a morte il 16 marzo 2003 da fascisti a Milano.

Thomas Schulz, alias “Schmuddel” (31 anni), assassinato il 28 marzo 2005 da un nazi-skin a Dortmund.

Timur Kacharava ( 20 anni), assassinato il 13 novembre 2005 da un gruppo di nazisti a San Pietroburgo.

Renato Biagetti, alias “Renoize” (26 anni), accoltellato a morte il 28 Agosto 2006 da fascisti a Roma

Carlos Palomino, alias “Pollo” (16 anni) accoltellato a morte l’11 Novembre 2007 da un falangista spagnolo a Madrid.

Jan Kučera (18 anni), accoltellato a morte il 18 Gennaio 2008 a Příbram, nella Repubblica Ceca, da un nazi-skin.

Fjedor „Fidei“ Filatov (27 anni), accoltellato a morte il 10 ottobre 2008 da quattro nazisti russi a Mosca.

Abbiamo scelto questi sette giovani, perché crediamo che rappresentino i giovani europei che resistono alla recrudescenza del fascismo e del razzismo. A causa della loro opposizione e della loro resistenza sono diventati vittime della violenza fascista. Di loro sappiamo che la loro opposizione /resistenza si rivolgeva anche contro la normalità del capitalismo. E per questo hanno rappresentato degli elementi di disturbo per le forze dell‘ordine, a Giustizia, la politica ufficiale e alla stampa nei rispettivi Paesi. Casi difficili da trattare per polizia, legge e media, così come per partiti ed istituzioni che hanno espresso poco interesse per loro.
uesto è chiaramente il caso, ad esempio, dell‘antifascista di Dortmund Thomas Schulz, alias Schmuddel. Fino ad oggi la città si è rifiutata di affiggere una targa commemorativa alla Stazione della Metropolitana dove era stato assassinato.
Noi pensiamo che ognuno di loro fosse “uno di noi”.
Uno di noi, ragazz* europei, che né credono a costruzioni artificiali quali la nazione, la razza, i confini nazionali, etc., né si preoccupano solo della loro “realizzazione” individuale. Uno di noi, che riusciamo ad immaginare una vita migliore, liberata dallo sfruttamento capitalista e dall‘isolamento dei singoli esseri umani e che vogliono lottare per questo.
Erano “uno di noi”. E non li dimenticheremo. Per conservare la loro memoria e ricordarli in maniera attiva abbiamo realizzato questo mural.
E, come dice lo slogan del murales: Nei nostri sogni di cambiamento sociale e nelle nostre lotte per ottenerlo Dax, Schmuddel, Renato, Pollo, Jan, Fjedor e Timur, come tutte le altre vittime del fascismo e del razzismo, continuano a vivere.

Dax, Schmuddel, Renato, Pollo, Jan, Fjedor und Timur –“Vivono ancora“ !!!


Lecce: Noa contestata alla Notte della Taranta

Published on 15:59, 08/24,2009

Da Indy Toscana:

La cantante Israeliana Noa e' stata contestata durante la partecipazione alla Notte della Taranta sabato 22 agosto a Melpignano(Lecce).
Noa, che si presenta come una "voce di pace", ha attivamente sostenuto l'operazione "piombo fuso" che Israele ha scatenato contro la Striscia di Gaza a dicembre scorso.

Di seguito il link di un'intervista di Noa al Tg1 e quello di un video girato da uno spettatore della Notte della Taranta (la contestazione si vede alla fine del video), in fondo il volantino che e' stato distribuito al pubblico.

http://www.youtube.com/watch?v=uhd1XpJqJBQ

http://www.youtube.com/watch?v=bDB40cVx5fA

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Notte della taranta: con Noa va in scena l’ipocrisia del falso pacifismo

Questa sera alla Notte della Taranta si esibira’ la cantante israeliana Noa, che si autodefinisce una “voce di pace”, e cosi’ viene anche presentata durante le sue esibizioni in Italia.

In realta’ Noa ha attivamente sostenuto i bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza durante l’operazione “Piombo fuso”, che hanno causato oltre 1300 morti e migliaia di feriti tra gli abitanti di Gaza.
Tra le varie interviste e dichiarazioni belliciste, Noa ha scritto una lettera “Ai miei amici palestinesi”, apparsa sul sito internet Ynetnews a gennaio scorso, che si concludeva con l'augurio che Israele "possa fare il lavoro che tutti noi sappiamo deve essere fatto e finalmente vi liberi da questo cancro, da questo mostro che si chiama fanatismo e che si chiama Hamas".

Noa tace sul blocco militare che l’esercito Israeliano impone su Gaza, sul muro dell’apartheid che rinchiude i palestinesi della Cisgiordania, sulla pulizia etnica che le autorita’ israeliane compiono a Gerusalemme contro i palestinesi e sulla continua demolizione di case nei villaggi palestinesi.

Gli spettacoli di Noa e Mira Awad, che hanno recentemente rappresentato Israele al Festival Eurovision 2009 di Mosca, vengono presentati come un auspicio alla pacifica convivenza, in realta’ mascherano la vera natura dello stato di Israele, basato sull’apartheid imposto alle popolazioni palestinesi.

Ci chiediamo perche’ la direzione artistica della Notte della Taranta avalli la complicita’ di Noa con i crimini dell’esercito di Israele.
Ci chiediamo perche’ le amministrazioni pubbliche (Regione Puglia e Provincia di Lecce), finanzino questo evento senza prendere in considerazione il fatto che la presenza di Noa legittimi il regime di apartheid israeliano.

Chiediamo alla direzione artistica della notte della taranta di dichiarare pubblicamente che artisti che promuovono la guerra e la violazione dei diritti umani non verranno mai piu’ ospitati al festival.

La Regione Puglia ha nella primavera scorsa patrocinato un convegno (h2Obiettivo 2000, promosso da Federutility) al quale partecipavano diversi esponenti del governo di Israele.
Non si possono intrattenere normali rapporti con uno stato che viola continuamente il diritto internazionale: chiediamo alla Regione Puglia di interrompere i rapporti economici, culturali o di altra natura con lo stato di Israele in quanto stato che pratica l’apartheid ed il massacro nei confronti dei palestinesi.

Campeggio di lotta antinucleare Fattizze-Nardo’, Sdl-Sindacato dei lavoratori (puglia), Sinistra Critica, Comitato “Ricordare la Nakba”, Confederazione Cobas, International Solidarity Movement, Medicina Democratica (Brindisi), Collettivo salentino internazionalista “Dino Frisullo”, Rete 28 Aprile (Puglia)

 


Spagna - Condannata a 2 anni 6 mesi Núria Pórtulas per "tentata collaborazione con un gruppo terrorista italiano"

Published on 15:56, 08/24,2009

La Audiencia Nacional ha fatto filtrare la notizia della sentenza contro Núria Pórtulas a un giornale. La condanna sarebbe di 2 anni e 6 mesi di carcere per il tentativo di collaborazione con una banda armata. E' previsto il ricorso al Tribunale Supremo contro tale sentenza, pertanto Nuria resterà libera fino a quest'ulteriore decisione. Secondo l'accusa l'anarchica avrebbe cercato di collaborare con un gruppo anarchico italiano al quale avrebbe fornito informazioni su istituzioni pubbliche catalane. Nello specifico lei si sarebbe limitata a verificare il "nome di una persona e la presenza di videocamere e vigilantes di tre organismi pubblici".
Durante il processo, Nuria ha ammesso di essere anarchica, ma ha sostenuto che gli appunti che aveva su determinati organismi erano per fare delle scritte e porre degli striscioni. Quando è stata arrestata nel 2007 lei stava effettuando, con altri compagni, una campagna d'appoggio all'anarchico Juan Antonio Sorroche, allora detenuto in Italia.
Per il tribunale, in casi del genere "quel che conta non è dimostrare che una persona pensi in un certo modo, bensì verificare che abbia deciso di passare all'azione violenza o dannosa" Sempre secondo il tribunale: "dalle lettere di Sorroche, in cui anticipava azioni alla sua amica senza dettagli, si arguisce il vincolo dell'accusata con il succitato gruppo violento di persone, con le quali condivide la militanza anarchica insurrezionale."

fonte: El Periodico, 30.07.09


Testimonianza di Nicu sulla protesta di Sollicciano

Published on 10:36, 08/24,2009

8.08.09 Testimonianza di Nicu sulla protesta di Sollicciano:
Ieri sera alle 23.30 qui nel carcere di Sollicciano Firenze è scoppiata un'altra delle proteste dei detenuti contro l'istituzione carceraria e contro le condizioni che si subiscono all'interno di queste strutture.
La rumorosa protesta fatta di battiture di ogni genere non solo è accompagna ta dal fortissimo e costante grido "libertà" ha coinvolto l'intero carcere , sia la sezione maschile che femminile. In tutto è durata più di due ore. Le ultime grida e le ultime battiture si sono spente dopo l'1.30.

Purtroppo a causa della mia detenzione che mi tiene lontano dal resto del carcere questo è tutto quello che vi posso dire Tutto qui. Nicu

Roman Nicusor
C.C. Sollicciano
via Girolamo Minervini 2/R
50142 Firenze Sollicciano (FI)


I veri ARDITI non hann Padrone!

Published on 12:39, 08/21,2009

Questi sono i Manifesti attacchinati a Pistoia.

W la rivoluzione sociale!

Abbasso i tiranni e i "Servi dei servi".


Genova: 19 anarchici denunciati per aver contestato gli alpini

Published on 19:06, 08/20,2009

Da indy Toscana:

A Genova, nei giorni scorsi, molti compagni hanno sbeffeggiato gli alpini in sevizio d'ordine pubblico insieme alla polizia: ora arriva la rabbiosa vendetta!

 

A seguito di 3 episodi di contestazione agli alpini in servizio a Genova con l'entrata in vigore del pacchetto sicurezza la digos ha identificato e denunciato 19 anarchici. 
Nell'ambito dell'impiego dei miliari per la sicurezza delle citta, nel capoluogo ligure ,com' e' noto, con decreto interministeriale del 3 agosto scorso, e' stato disposto l'impiego di militari per il concorso in servizi di vigilanza e controllo del territorio. Per la realizzazione di questi servizi, al capoluogo ligure sono stati assegnati 40 alpini. 

Ma l'impiego dei militari ha scatenato ostilita' negli ambienti anarchici che nei giorni 8, 10 e 15 agosto, hanno contestato, secondo gli inquirenti con premeditazione, le pattuglie 'miste', dipendenti dall'arma e dalla polizia, dislocate nel centro storico, ed inscenato subito dopo manifestazioni per sostenere le ragioni della protesta. 
In particolare, i contestatori, in tutti gli episodi, dopo aver individuato le pattuglie nel centro storico, le hanno avvicinate con atteggiamento provocatorio, offensivo e minaccioso cosi' da interferire con lo svolgimento del servizio. 

Al termine di una pianificata e coordinata attivita' investigativa, che ha portato ad operare sinergicamente la Digos e i Carabinieri attraverso un reciproco scambio informativo, e di foto ed immagini dei fatti, sono state raccolte fonti di prova che hanno consentito di identificare e deferire complessivamente all'autorita' giudiziaria 19 soggetti, noti per la loro appartenenza a gruppi riferibili all'area anarchica. In proposito, oggi, sono state depositate presso la locale procura della repubblica specifiche informative. 

 

Ai denunciati, tutti di eta' compresa tra i venticinque /quarantanni, residenti o dimoranti a Genova, fra cui alcuni provenienti di recente dalle province di Torino, Verona e Trento, sono stati contestati, in concorso aggravato fra loro, episodi di violenza e resistenza a pubblico ufficiale, vilipendio alle forze armate ed oltraggio a pubblico ufficiale.