ARGENTINA : LA ZANON E' DEL POPOLO !
Comunicato dei lavoratori della fabbrica argentina Zanon
Traduzione: Jorge Centurion
http://www.obrerosdezanon.com.ar
ZANON È DEI LAVORATORI
Dopo 9 anni di lotta, siamo riusciti a strappare l’esproprio definitivo della nostra fabbrica
Questo cammino, percorso dalle operaie e dagli operai della Zanon, non sarebbe stato possibile senza prima aver strappato alla burocrazia sindacale le nostre rappresentanze di categoria.
Per prima cosa, nel 1998, abbiamo ricuperato la nostra commissione interna per lottare contro i licenziamenti, i maltrattamenti, le umiliazioni e per le condizioni di sicurezza e igiene, contro la polifunzionalità, per i nostri salari, ecc, ma soprattutto per instaurare una nuova forma di lavoro: la democrazia diretta per poi, nel 2000, ricuperare il nostro sindacato e metterlo al servizio dei lavoratori.
In questi quasi nove anni ne è passata di acqua sotto i ponti, abbiamo valorizzato profondamente l’appoggio che abbiamo ricevuto in questi anni di lotta. Dalla [gente della] comunità di Centenario, Neuquén, Plottier, ecc, che sul finire del 2001 si avvicinava con un pacchetto di spaghetti alle tende che abbiamo sostenuto per 5 mesi, fino ai lavoratori interni dell’unità n° 11 che si trova a pochi metri dalla fabbrica, che per 3 giorni hanno donato le loro razioni di cibo affinché potessimo resistere.
Le Madri di Plaza de Mayo, associazione regionale di Neuquén, che fin dal primo giorno ci hanno adottato come loro figli e camminano per le strade assieme a noi, fino ad oggi, resistendo assieme ad ognuno di noi 5 ingiunzioni di sfratto, repressioni, minacce.
I compagni e le compagne docenti dell’ATEN[1], compagni della CTA[2] Neuquén. Fino alla solidarietà a livello nazionale e internazionale di compagni che mai abbiamo conosciuto e che, conoscendo la nostra lotta, ci inviavano i loro fondi sciopero per resistere.
Abbiamo imparato anche ad essere solidali con altri lavoratori, creando un Fondo per lo Sciopero permanente, abbiamo spinto dicendo che la coordinazione è fondamentale per il trionfo delle lotte operaie. – Dai minatori di Río Turbio, lavoratori del petrolio di Las Heras, statali e lavoratori di fabbriche di Neuquén e Río Negro, Garrahan Subterráneas, Aeronautici, Ferroviari, fino ai movimenti di lavoratori disoccupati di Tartagal e decine di fabbriche ricuperate.-
Dal principio abbiamo aperto la fabbrica alla comunità, ricevendo migliaia di bambini e adulti affinché conoscessero la nostra esperienza di lotta.-
Abbiamo consolidato l’unità operaio-studentesca, tanto nei giovani studenti medi quanto con i compagni universitari, che ha avuto e ha espressione nell’accordo quadro di collaborazione con l’Università.Abbiamo organizzato concerti senza polizia, con artisti regionali e gruppi nazionali come La Renga, Attaque 77, Bersuit Vergarabat, León Gieco, Raly Barrionuevo, Dúo Coplanacus, tra gli altri, che hanno solidarizzato con la nostra lotta lasciando la loro arte e solidarietà alle operaie e agli operai della Zanon, plasmata nella comunità di Neuquén.
La nostra lotta si è sempre basata nella pratica della lotta di classe, identificando i governi, i padroni e le burocrazie sindacali come il nemico dei lavoratori.
Questa esperienza, che abbiamo costruito lungo questi nove anni e con l’enorme consenso di cui gode la nostra lotta nella provincia, a livello nazionale e internazionale ha fatto sì che potessimo ritorcere la volontà politica del Governo Provinciale del MPN[3] che ha dovuto sostenere e votare il progetto di legge di esproprio.
Consideriamo che questa conquista, da parte di tutto l’insieme della classe dei lavoratori, ha un valore enorme, e che questo governo che oggi vota l’esproprio della “Zanon bajo gestión obrera[4]” è lo stesso che ha assassinato Teresa Rodríguez[5]; lo stesso che ha represso noi operaie e operai della Zanon a fine del 2001 e ha voluto sgomberarci 5 volte; lo stesso che ha fucilato il nostro compagno ceramista Pepe Alveal, facendogli perdere un occhio, nella repressione del Barrio San Lorenzo; lo stesso che ci ha assassinato il compagno Carlos Fuentealba e lo stesso che oggi parla di pace sociale quando in questi momenti di crisi economica mondiale gli impresari e i loro governi ci dichiarano guerra con licenziamenti, salari da fame, caro prezzi, ecc.
Le scuole e gli ospedali sono stati svuotati e l’unica opera pubblica di cui parlano è la costruzione di carceri per rinchiudere i nostri giovani, mentre ogni giorno muoiono decine di famiglie negli incendi delle loro precarie casette occupate.
Per questo, nonostante l’enorme conquista che abbiamo ottenuto, in un contesto di crisi economica internazionale, strappando l’esproprio a questo governo, cosa che ha un valore molto maggiore, dalla gestione operaia della Zanon e dal Sindacato Ceramisti di Neuquén siamo convinti che la nostra lotta non è finita perché, come fin dal primo giorno, consideriamo che la salvezza non è individuale ma dell’insieme della classe lavoratrice.
Compagni e compagne, a tutti e tutte quelli che in qualche modo sono stati parte, hanno portato il loro granello di sabbia: condividiamo l’allegria di questo grande passo!!
Ai compagni che ancora guardano increduli, talvolta timorosi, talvolta scettici diciamo: vi invitiamo ad essere parte di questa storia che non è né più né meno che contribuire con un granello di sabbia alla trasformazione della realtà e riprendere il sogno dei nostri 30 mila compagni[6]: una società senza sfruttatori né sfruttati!!
¡¡ZANON ES DEL PUEBLO!!
Obreras obreros de Zanon - Sindicato Ceramistas de Neuquén
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[1] ATEN: “Asociación Trabajadores del Estado de Neuquén”, sindacato dei lavoratori statali
[2] CTA: “Central de Trabajadores Argentinos”, grosso sindacato dissidente argentino
[3] MPN: “Movimiento Popular Neuquino”, partito di centro-destra che ha sostanzialmente dominato la scena politica della Provincia di Neuquén per quasi 50 anni.
[4] “sotto gestione operaia”
[5] Attivista del movimento dei lavoratori disoccupati, assassinata dalla polizia durante un picchetto nel 1997.
[6] Il riferimento è ai 30.000 desaparecidos della dittatura militare 1976-1983
http://lombardia.indymedia.org/node/21155

L’ultimo atto della procura della repubblica di Vallo della Lucania è
l’audizione degli infermieri del reparto di psichiatria dell’ospedale
San Luca, in qualità di persone informate dei fatti. Ad essere indagati
sono invece i medici che hanno avuto in cura il maestro di Castelnuovo
Cilento. Oltre alle modalità della contenzione cui è stato sottoposto
Mastrogiovanni, un altro aspetto che gli inquirenti intendono
approfondire, ascoltando i sanitari del reparto, è, infatti, se e come
il paziente tenuto legato al letto per 4 giorni sia stato alimentato.
Con mani e piedi immobilizzati, infatti, non avrebbe potuto assumere
cibo e acqua da solo, a meno di non essere aiutato dagli infermieri o
di trarre sostanze nutritive esclusivamente dalle flebo. Quando è stata
eseguita l’autopsia, lo stomaco di Franco è stato trovato completamente
vuoto. Significa che non ha ingerito cibo per un tempo prolungato. C’è
poi il giallo dei "buchi" nella cartella clinica, dove non viene mai
citato il trattamento di contenzione. Un’altra verifica è quella
relativa all’annotazione di una richiesta di elettrocardiogramma che
non sarebbe stata mai eseguita. Si deve quindi presumere che l’esame
non sia stato mai eseguito. E Franco è morto in conseguenza di
un’insufficienza ventricolare sinistra. Ancora, ci sono dieci ore che
precedono la morte, senza che sulla cartella sia annotato nessun
trattamento, dalle 21 del 3 agosto, quando «dormiva ed era tranquillo»,
fino alle 7,20 del giorno dopo, quando è stato ritrovato cadavere.
Tutti questi elementi potrebbero trovare una risposta dalle riprese
video eseguite nella camera di Mastrogiovanni e ora all’esame dei
magistrati. Si tratta di un intero hard disk che custodisce, minuto per
minuto, gli ultimi quattro giorni di vita del maestro. È stato
acquisito dal pm Rotondo, titolare delle indagini, assieme alla
cartella del prof e ai documenti del trattamento sanitario
obbligatorio, alla base del suo ricovero. Ma i magistrati hanno chiesto
anche il rilascio delle cartelle di tutti i pazienti di psichiatria,
dal 1° gennaio 2008 ad oggi, per una verifica più ampia. Intanto, le
prime certezze sulla morte di Mastrogiovanni potranno arrivare a fine
mese, quando saranno consegnati ai consulenti della Procura le analisi
dei campioni di organi, tessuti e liquidi biologici, prelevati durante
l’esame autoptico eseguito dal direttore del dipartimento di medicina
pubblica valutativa, Adamo Maiese. Gli esami tossicologici, effettuati
nel secondo policlinico di Napoli, dovranno determinare quali e quanti
farmaci gli sono stati somministrati. Le analisi istologiche, invece,
cercheranno di svelare quale problema cardiaco e che tipo di edema
polmonare lo hanno ucciso. Ci vorranno circa 20 giorni per i primi
risultati, ma la consulenza medico-legale chiesta dal pm sarà
depositata tra poco meno di 60 giorni. Mentre l’inchiesta procede a
ritmo serrato, si susseguono i ricordi delle persone che hanno
conosciuto e stimato il “maestro più alto del mondo”, come scrivevano i
suoi alunni. Il parroco di Castelnuovo, don Pietro Sacco che giovedì ha
celebrato i funerali conosceva Franco da 37 anni, cioè da quando fu
detenuto nel carcere di Vallo perché indiziato, e poi scagionato, del
delitto Falvella. «Ero all’inizio della mia esperienza di cappellano e
lo vidi solo per pochi giorni, prima che fosse trasferito – spiega don
Pietro – ma apprezzai i suoi sentimenti nobili, il suo attaccamento al
senso della giustizia e l’attenzione che mostrava verso gli ultimi». Il
racconto diventa inevitabilmente riflessione sulla sua tragica vicenda
umana. «Ci deve insegnare a riscoprire il valore della persona, che va
difesa anche e soprattutto nella malattia – dice il parroco – Sulla sua
morte spero che si faccia presto piena luce. Mi auguro che non ci siano
responsabilità, ma siamo tutti perplessi per un decesso così improvviso
e per i segni che lo hanno accompagnato». Il giorno dopo le
dichiarazioni rese dai legali dei medici indagati, tornano a parlare i
difensori della famiglia del prof. «È prematuro sostenere che non c’è
un nesso di causalità tra il decesso e la contenzione – rimarca
Caterina Mastrogiovanni – Allo stato l’unica certezza sono quei segni
inequivocabili di una prolungata contenzione. I manicomi sono stati
aboliti con legge Basaglia e un uso indiscriminato di tale trattamento
non è consentito dalla legge. Segni così marcati sul corpo non si
spiegano, infatti, con una logica medico-curativa».








