Pubblico il seguente testo pur non condividendone una discreta parte ma che trovo interessante soprattutto per le righe iniziali e per l’analisi della non spendibilità politica della giornata milanese e del suo ruolo di sirena assordante rivolta a chi, nello schifo che ci circonda è sempre pronto a voltarsi dall’altra parte; a chi si rassegna ogni giorno, chi accetta questo esistente così com’è, con il suo sfruttamento e le sue gabbie, i ribelli di Milano hanno urlato che ogni tanto lo schifo esplode e torna al mittente, si tratti di una banca o di chi ne accetta l’esistenza e accetta il sistema che certe istituzioni sottendono. Altresì trovo pericolosa la logica del calderone da barricata:
“E così, tutti quelli che erano in piazza a Milano, determinati ad abbellire un degradato arredo urbano e pronti a scontrarsi con la polizia (autonomi o anarchici che siano) dovrebbero aver capito di essere in questo momento l’unica forza reale, radicale e dirompente in questo paese di fascisti, infami, delatori e democristiani. E non parliamo delle aree, quelle resteranno sempre separate, ma dei compagni e delle compagne che per l’ennesima volta si sono ritrovati insieme per le strade. E le relazioni, che in questa “internazionale” sono tutto, condensano anni e anni di lotte comuni. Lotte in cui la posta in gioco è la vita, lotte che combattano quel capitalismo che ha devastato e saccheggiato il pianeta e i suoi abitanti umani e non umani.”
non basta essere assieme fra i gas lacrimogeni per rivendicare cameratismo con “compagni(?)” che hanno nel portafoglio il santino di Lenin, soprattutto a fronte di recenti gravi fatti, detto ciò gli spunti interessanti ci sono:

Milano, corteo no-⁠expo del 1 maggio.

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