Sui fatti di Parma

Da Anarchia in azione:

Nell’ultimo anno si è registrato, in Italia,
uno stillicidio di pestaggi e attacchi razzisti. Di fronte ai campi Rom
e Sinti incendiati, la reazione mediatico-politica è stata di
occultamento e di minimizzazione ("cortocircuiti", "cause oscure",
"esclusa la pista razzista"). Di fronte alle aggressioni fasciste
(anche mortali), si è escogitata la categoria del "bullismo".
L’ideologia bipartisan della sicurezza ha aperto la caccia
all’immigrato, al diverso, al dissidente. L’abominio è diventato
normale.

Sono però bastate due bombe carta esplose nel cortile del comando
dei vigili urbani di Parma per scatenare la canea mediatica. Se il
pestaggio apertamente razzista del ragazzo ghanese da parte dei vigili
aveva fatto scrivere ai giornali "razzismo" fra virgolette e con tutti
i condizionali d’obbligo, un’esplosione simbolica contro il luogo dove
si è consumata quella violenza diventa "terrorismo" (senza condizionali
e senza virgolette). Terrorismo, nella lingua del potere, non è un
sistema che fa vivere i poveri nella paura, che li ammazza in un campo
Rom, in un CPT o in un cantiere; terrorismo non è l’uso dell’esercito
nelle strade, non è la segregazione razziale, non è il bombardamento
"umanitario" di intere popolazioni. Terrorismo, in questo mondo alla
rovescia, è la violenza di chi si oppone, di chi resiste, di chi
attacca.

E allora giù un coro di condanne a cui si accodano anche alcune
realtà antirazziste. C’è persino chi arriva, in nome dell’immagine
perbene dell’antirazzismo, a sostenere che i petardoni di Parma non
c’entrano nulla con il pestaggio di Emmanuel. Pensa te.

Dopo aver visto le immagini di quel ragazzo massacrato di botte,
quanti sono i compagni, gli antifascisti, gli antirazzisti che, prima
di prendere sonno, hanno pensato: "’Ste carogne meritano una risposta"?

A nessuno verrebbe in mente di sostenere che il razzismo
istituzionale e sociale si possa sconfiggere solo con qualche bomba
carta. Ma nemmeno solo con i cortei, le assemblee, i comunicati.
L’autorganizzazione ha sempre avuto mille forme. La violenza
istituzionale continua come non mai e nessuno ha trovato la ricetta per
fermarla. Di sicuro non la fermerà la magistratura, che ha occhi aguzzi
per colpire i sovversivi mentre ha una tripla benda di fronte al
razzismo di Stato.

Se i pennivendoli attaccano così pesantemente i compagni accusati
del lancio delle bombe carta è per dare un messaggio a tutti gli
antirazzisti: un fascista con le lame è un "bullo", un antirazzista con
dei petardoni è un "terrorista".

Al di fuori del coro di condanna, diciamo chiaro e forte ciò che è
da sempre patrimonio del movimento rivoluzionario: se gli arrestati
sono innocenti, hanno tutta la nostra solidarietà; se sono colpevoli,
ce l’hanno ancora di più.

anarchici di Rovereto e di Trento