Nessuna elemosina, il sistema ti uccide, uccidi il sistema.

Sembra che ultimamente l’elemosina sia l’ultima moda dei faccendieri della politica per rispondere alla crisi che sta attraversando il neoliberismo; dalla social card del governo Berlusconi alle distribuzioni del pane sia rosse (rifondazione comunista all’isolotto qualche mese fa) che nere (casapound in varie parti d’Italia solo qualche settimana addietro), l’unico modo per affrontare la situazione che si è andata creando in anni di deregulation sfrenata pare essere soltanto l’elemosina…Si risponde quindi ad una crisi strutturale del capitalismo neoliberista (non del capitalismo tout court) con uno specchietto per le allodole più o meno riuscito ma che nella sostanza non prende in analisi –e quindi non mette in discussione- quelli che sono i veri nodi che stanno portando ad un impoverimento di portata ancora non ben precisata (a Pistoia si parla di circa 400 esuberi solo tra le esternalizzazioni della Breda e della chiusura di 40 aziende entro la fine dell’anno, a livello nazionale di circa 900.000 posti di lavoro che andranno in fumo).
Tentare di rispondere a questa crisi senza una critica ed un ripensamento RADICALI di quelli che sono gli assunti fondamentali
 
del neoliberismo: la sostanziale capacità di autobilanciamento dei mercati ad esempio, che si sta dimostrando quello che abbiamo sempre denunciato: una tragica bugia;

del capitalismo: l’appropriazione privatistica dei capitali sociali ed economici;

del concetto di delega: la grande maggioranza dei movimenti contro le devastazioni ambientali e sociali, dalla val Susa a Chiaiano, hanno superato o stanno superando l’idea della rappresentanza politica in luogo di una partecipazione diretta e non mediata delle popolazioni ai processi decisionali che divengono così scelta e patrimonio comune;

della gerarchizzazione della società e dei rapporti tra gli individui;

Vuol dire “curare” un tumore con una puntura di morfina, che lenisce il dolore ma che non risolve il problema, Vuol dire sostanzialmente non mettere in discussione il privilegio di pochi su molti, vuol dire continuare ad accettare questa forma-mondo che affama milioni di persone e ne uccide di più, vuol dire non voler veramente mettere al centro del proprio agire il benessere dei più ma il profitto di quei pochi che gestiscono potere e risorse, vuol dire lavorare per chi gestisce il potere (sia economico che sociale) affinché possa sempre avere a disposizione sciavi da piegare ad ogni loro esigenza.

C’è chi non vede e chi fa finta di non vedere, ci sono la CGIL che fino a ieri ha accettato ogni sorta di compromesso con il padronato (contratti nazionali con aumenti ridicoli che spesso non hanno nemmeno tenuto il passo dell’inflazione programmata, figuriamoci poi di quella reale; solo bei proclami sulla sicurezza nei posti di lavoro ma poi un’avvilente immobilismo nei fatti, ecc…); ci sono i partiti della sedicente sinistra “radicale”, che a livello nazionale, da partiti di governo hanno accettato ogni porcheria senza fiatare e a livello provinciale hanno sempre stigmatizzato le mobilitazioni contro le devastazioni ambientali come quelle contro l’inceneritore di Montale e che ora trombati alle elezioni tentano di rifarsi una verginità politica alle spalle di quei movimenti che avevano tradito (leggere anche comunisti italiani), ci sono i “fascisti del terzo millennio” di casapound, liberi belli e ribelli che dietro alla facciata “sociale” ed anticonformista che si sono creati non fanno altro che acquattarsi supini alle spalle di potere e capitale, offrendo come soluzioni alla crisi permanente solo pratiche che non mettono minimamente in discussione quelle che sono le strutture che questa crisi hanno creata…"rivoluzionari" come la messa della domenica mattina…

Di fronte all’immobilismo e alla complicità della triade sindacale CGIL, CISL, UIL affiancate dall’UGL, sempre pronte a non pestare i piedi  a chi detiene il potere; di fronte a partiti politici – che vanno dal PD al PDL portandosi dietro tutto il baraccone sinistrocentrodestrorso- che sono ORGANICI alle strutture di dominio; di fronte ai gruppuscoli neofascisti e nostalgici -utilizzati come sempre da manganello contro le rivendicazioni sociali non strumentalizzabili (ultime le aggressioni degli studenti in piazza Navona a Roma)- che hanno come unico scopo…non lo sanno realmente nemmeno loro…è necessario dare un segnale forte e deciso.
Dobbiamo dimostrare (con i fatti non con le parole) a tutti coloro che ci vogliono a testa china pronti ad accettare qualsiasi cosa, che abbiamo la volontà e la capacità per sottrarci in qualsiasi maniera riterremo utile al giogo che ci vogliono imporre e per fare ciò è necessario comprendere che tutte le mobilitazioni in atto oggi in Italia e nel mondo (movimenti per l’autodeterminazione e l’internazionalismo, movimenti per la difesa dell’acqua e contro le devastazioni ambientali e sociali, lotte di resistenza e per la riappropriazione delle terre, ecc…) sono strettamente connesse so non altro per lo sfondo nelle quali si muovono e per i nemici che combattono; le mobilitazioni campane in Italia –per esempio- ci insegnano che anche nelle emergenze si può essere portatori di idee di cambiamento radicali senza doversi per forza attaccare ad un pragmatismo “gradualista” che nella pratica vuol dire sconfitta.
A fronte di tutto ciò è importante partecipare alla mobilitazione di Sabato 12 Dicembre indetta dai sindacati di base in contemporanea ed in contrapposizione con quella della CGIL, ed è importante farlo per dare un ideale avvio ad una stagione di lotte che si preannuncia lunga e dura me che è  ineluttabile ed imprescindibile se vogliamo veramente diventare i veri artefici del nostro futuro, senza deleghe, contro ogni sfruttamento.

Evjenij Vassil’ev Bazarov.

 

Di seguito il comunicato di indizione dello sciopero dell’USI-AIT/IWA:
 
La scrivente Organizzazione Sindacale Unione
Sindacale Italiana – AIT, unitamente ai propri sindacati di settore
USI-IUR, USI-Sanità,
USI-Postel, USI-Enti
Locali, USI-Cooperative Sociali, USI-Arti e Mestieri, anche in ricordo
delle vittime della strage di piazza Fontana e di tutti gli eccidi che
hanno frenato le lotte sociali a partire dal 1969,  proclama lo
SCIOPERO GENERALE di tutte le categorie pubbliche e private per
l’intera giornata del 12 dicembre 2008:

– contro  la
Finanziaria, i tagli e la privatizzazione di scuola e Università, per
la cancellazione della legge 133 e della 169 (ex-decreto Gelmini); per
dare più sicurezza, più  istruzione e  prospettive  reali a tutti i
giovani;
– per  forti aumenti salariali e pensionistici;
– contro la precarietà e per l’abolizione delle leggi Treu e 30;
– contro la strage permanente nei luoghi di lavoro e per forti investimenti nell’ambito della sicurezza sul lavoro;
– contro le norme per limitare/impedire il diritto di sciopero;

contro ogni norma tesa a favorire condotte discriminanti nei confronti
dei migranti a partire dal legame tra contratto di lavoro e permesso di
soggiorno”;
– per la restituzione delle sedi dell’Unione Sindacale Italiana espropriate dal regime fascista;
– contro la privatizzazione dei profitti e la socializzazione delle perdite (Alitalia, Fiat ecc.);
– contro tutte le spese militari e di qualunque forma di intervento militare mascherato da aiuto umanitario.
 
Durante lo sciopero generale saranno garantiti i servizi minimi essenziali.

Milano 26 Novembre 2008

                                                      Il Segretario Nazionale USI          
                                                                  (Angelo Mulè)