COLPO DI STATO IN GUINEA

Da Indy Roma:

repubblica

CONAKRY
– I militari hanno preso il potere in Guinea a poche ore dalla morte
del presidente Lansana Contè. L’annuncio è stato dato alla radio
nazionale, letto da un capitano delle forze armate guineane questa
mattina. Nel comunicato è stata annunciata la dissoluzione del governo
e delle istituzioni, nonché "la sospensione della costituzione". Un
colpo di Stato.

A leggere il comunicato è stato Moussa Dadis Camara. Il
provvedimento entra in vigore fin da oggi. Sono sospese "tutte le
attività politiche e sindacali". "Il governo e le istituzioni
repubblicane sono disciolte", ha aggiunto Camara. Al loro posto verrà
"al più presto" creato un "consiglio consultivo" composto da militari e
civili.

I militari criticano poi il passato regime: "Le istituzioni
repubblicane si sono messe in mostra per la loro incapacità di trovare
una soluzione alla crisi" che attraversa il paese, provocando profondo
malcontento tra la popolazione e imponendo un "risanamento
economico".

Il primo atto della nuova giunta è stata la convocazione di tutti i
ministri del disciolto esecutivo e diversi altri tra notabili e alti
funzionari pubblici, che sono stati poi costretti a radunarsi in una
caserma dell’Esercito, ufficialmente per "garantirne la sicurezza".

Alla popolazione è stato inoltre ordinato via radio di "rimanere a
casa e astenersi da qualsiasi atto di vandalismo o saccheggio".
L’autoproclamato Consiglio consultivo nominerà il nuovo presidente nei
prossimi giorni, insieme al nuovo primo ministro e al suo futuro
gabinetto: il cui compito prioritario, è stato precisato, sarà
rappresentato dalla lotta contro la corruzione.

Nella notte il presidente dell’Assemblea Nazionale Aboubacar Somparè
aveva annunciato alla televisione di stato la morte del presidente
Lansana Contè, 74 anni, da tempo ammalato. Contè, un militare salito al
potere con un colpo di Stato, governava il paese africano da 24 anni.

Era salito al potere il 3 aprile 1984 e la sua era stata una
reggenza segnata da feroci repressioni: all’inizio del 2007 si erano
svolte imponenti manifestazioni popolari ostili al regime che erano
state sedate con violenza, con un bilancio di almeno 186 morti e 1200
feriti. Molte volte la gestione politica del paese era stata al centro
di critiche da parte di organizzazioni che avevano denunciato la
corruzione e la povertà della popolazione, malgrado la ricchezza in
risorse naturali del Paese.

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