Ebbene sembra che i sinistri abbiano deciso di lanciarsi nel nuovo fallimento elettorale (e questo sarà, al di là del risultato delle urne), alla stupidità non c’è fine. Stupidità dell’elettore che ancora cerca labbra da cui pendere e leaders da seguire e vanagloria di chi, candidato, vuole celebrare sé stesso raccontandosi di essere in marcia verso Bruxelles per difendere il bene comune. Ma in cosa si sostanzia la proposta politica di questi signori? Qual’è il ruolo di questa lista Tsipras? A chi e cosa serve?

Tsipras, il politico che nella Grecia delle rivolte e degli esperimenti sociali ha (2012) elogiato l’elezione di Hollande -decisamente fuori misura, a vedere cosa ha fatto il sinistro francese- come passo importante verso l’opposizione alla troika, per poi proporre un programma di ripristino di quei diritti dei lavoratori elisi o eliminati dalle misure di austerity imposte da Ue ed FMI, quindi sostanzialmente non mettendo in discussione gli assunti fondamentali di una società basata sullo sfruttamento dei più inserito su una base capitalista della stessa, ma semplicemente rendendola più sopportabile, insomma mantenendo le manette solo un poco più lente e magari con un po’ di pelouche rosa…Ma il greco è furbo, forse ammaestrato dalle difficoltà nelle quali versa il suo paese e dalla necessità di disinnescare il portato rivoluzionario di quelle forze che nel paese dei filosofi stanno veramente provando a creare l’inedito e l’imprevisto.

Populista (come va ora di moda) senza populismo, chiede per la sua lista personaggi della “vita civile”, dei movimenti o dei partiti che non abbiano avuto ruoli istituzionali per almeno 10 anni, insomma senza dirlo si strizza l’occhio a chi dello slogan “Que se vadan todos” aveva fatto il suo mantra, come se sostituire in blocco la classe dirigente, lasciando in piedi l’isitituzione politica ed i suoi dispositivi di sfruttamento e disinnesco delle “criticità sociali” (leggasi repressione di chi si oppone radicalmente allo sfruttamento di enti e corpi) potesse bastare e non fosse nella sostanza null’altro che un’operazione di stampo reazionario volto comunque a preservare lo status quosto , magari a tinte più fluo. Un’ipotesi questa, del “governo dei puri” che ha allettato i palati dei vanagloriosi intellettualoidi italioti che si sono gettati con ardore (di carta) nel progetto, si sono rivisti i sostenitori dell’inquisitore Ingroia e vecchie cariatidi casarinesche che pensavamo già consegnate all’oblio della storia, vecchi scrittori giustizialisti accanto a rappresentanti del movimento No Tav come i Richetto o la Dosio che, anche se fossero animati da nobili intenti non faranno così che fare il gioco del nemico ad allontanare tanti ribelli dalle ragioni della Val Susa.

Come detto la lista è in sé furbescamente reazionaria. Per l’ennesima volta si legittimano lo stato, la gerarchia, lo sfruttamento e la delega, richiamandosi ad un Welfare più umano ma che comunque rimane di stampo corporativista di armonizzazione fra capitale e lavoro che evidentemente non ha stufato ancora chi lo sfruttamento subisce…e sia, continuate a sperare e disilludervi. Magia delle “lotte intermedie” che in realtà non fanno che ridare respiro al riassetto del capitale e della gerarchia. Si parla genericamente di redistribuzione della ricchezza, si strizza l’occhio ai movimenti anti euro (come se il vero nemico fosse quest’ultimo e non l’organizzazione sociale basata sullo sfruttamento) ma non si mette in sostanza in discussione la serie di dispositivi politici e di controllo della società che dividono quest’ultima in sfruttatori (pochi) e sfruttati. Le reazione sventola la bandiera della socità civile.

Ma, si dice, c’è bisogno di lotte itermedie, il popolino non è pronto alla ribellione, non possiamo rischiare di finire nel caos, questo è il primo passo, poi verrà il resto. Ma il resto di che? Cosa può nascere dall’ennesima legittimazione del sistema in essere? Forse una sua gestione più “etica” portata avanti da personaggi usciti dalla “Repubblica” di Platone? Eppure il giogo di un filosofo sempre giogo è. Il popolino non è pronto? Vero, il popolino è stupido e fa schifo, ha perso quasi le sembianze umane. Quindi? Accompagnarlo verso la strada di autodissoluzione che si è scelto? Non credo, fortunatamente c’è chi combatte per un “altro” che non ha nome e forma perché questo si, realmente e radicalmente diverso da tutto ciò che è stato fin ora.

Eppure in tanti parteciperanno a questa ennesima pagliacciata, con la quale daranno il tempo a chi ne ha interesse di creare altre e più efficenti Ucraina…poi si pentiranno, come si pentirono dell’aventino, ma allora forse il loro ruolo inconsapevole di agenti della reazione sarà completato, avendo dato al capitale e alla sua forma territoriale, gli stati ed i governi, la possibilità di aggiornare la loro forma e rinsaldare il proprio controllo totale sul volgo.