Autocritica pubblica

Non avevamo intenzione di contribuire alla continuazione delle ricadute pubbliche e del cannibalismo interno che sono state sapientemente orchestrate, con ampiezza, da polizia, giornalisti e dalla miserabile intervista data da Xsiros[1].Ma la miseria regna…

1)Informatore una volta…traditore per sempre

Quello che è più esasperante è che un informatore della 17 Novembre[2]parli di moralità…Lui che nelle sue dichiarazioni preliminari nel 2002(pubblicate su internet)piagnucolava e mendicava agli sbirri di trattarlo bene, come risposta alla sua cooperazione con le autorità inquisitorie.

Quello che è più provocatorio è che l’informatore venga presentato come un critico del ’’movimento’’. Lui che, fino ad oggi, non si è mai scusato con i suoi precedenti compagni per le sentenze a vita che ha ‘’offerto’’ loro con le sue imparziali confessioni all’agenzia anti-terrorismo(senza che loro neppure lo schiaffeggiassero).

Quello che è più contraddittorio è che il ridicolo aspirante capetto chieda che le procedure collettive e la diversità vengano rispettate. Nel suo delirio quando stava impersonando la reincarnazione di Karaiskakis[3], stava esibendo un complesso di autorità che stava mettendo a dura prova i nervi dei compagni, che stavano avendo a che fare con lui, aiutandolo nella fuga da un intero anno con grande pazienza e mettendo a rischio la propria vita e libertà.

Quello che faceva più a pugni con noi era il posticipare continuamente la nostra rottura totale con lui, che ci avrebbe liberato dal suo fetore mentale. Incapace di sostenere neppure se stesso, con l’espulsione dai nostri circoli, sarebbe stata una questione di ore prima che fosse preso dalla polizia e avrebbe messo su la sua infame storia, c’era il pericolo che infamasse il tentativo di fuga che avevamo pianificato e che stava costantemente sabotando. Poi, non sarebbe stata la sua prima volta da informatore…

Quello che c’è stato di più sbagliato nella nostra contraddizione. Mentre all’inizio l’abbiamo sostenuto con tute le nostre forze considerandolo come un nostro compagno, infatti avevamo scritto ’’guerrigliero una volta, guerrigliero per sempre’’, dimenticando che c’è anche ’’informatore una volta, traditore per sempre’’.

Ha tradito la nostra fiducia, la nostra amicizia, il nostro essere compagni, e la solidarietà che gli abbiamo offerto, contro una realtà che, col passare dei mesi, rivelava che fosse una persona disgustosa, un ripugnante subumano abituato a mentire.

La sua fine di essere cacciato da tutti i prigionieri, da tutte le sezioni del carcere[4] e di esser sottoposto alla protezione dell’autorità carceraria bisognava aspettarsela. Non perché, come dicono i media, i prigionieri pensano sia il responsabile della creazione delle carceri di massima sicurezza (tipo C) con la sua violazione dei permessi carcerari[5]. Se questo fosse stato vero, non ci sarebbero stati scontri con la polizia durante le manifestazioni perché avrebbero causato repressione ed i guerriglieri urbani starebbero abbandonando il campo visto che gli è stato presentato il conto dall’anti-terrorismo.

Xiros è stato allontanato da tutti per la vomitevole sporcizia che si è permesso di rigettare contro di noi all’interno del carcere e per il marchio di informatore che si porterà addosso per sempre. Lui e quelli come lui, ridicolizzano la guerriglia urbana e ne lordano una gran parte, trasformandola in una vicenda di delazione e tradimento.

Alla fine noi, con le nostre ’’pratiche simil-mafiose’’ non abbiamo mai tradito i nostri ideali ed i nostri compagni. Neppure tra tutti quelli che sono stati arrestati ed accusati di essere membri del nostro gruppo, senza avervi niente a che fare, non importa se non consideriamo alcuni di loro compagni e se consideriamo alcuni di loro come nemici personali, l’unica cosa sicura è che non c’è un delatore od un traditore tra loro.

2)Dalle armi della critica…all’autocritica

Il testo che segue è il nostro specchio interiore. Distorto e piuttosto appannato dopo la sua pubblica esposizione sull’altare dei media, rimane una parte di noi e non abbiamo la presunzione di disconoscerlo. Amare la responsabilità significa non aver paura di essere esposti, non porsi con la sicurezza di un’impeccabile immagine pubblica ’’favorevole’’. Così, abbattiamo tutti gli idoli, per primi i nostri.

3)Rompendo la crittografia

Non abbiamo mai amato i potenti. La nostra coscienza ed il nostro cuore hanno scelto sempre la parte dei cacciati, dei perseguitati, dei ricercati. Quando qualcuno decide di violare i permessi carcerari il nostro aiuto e supporto sono garantiti. Come si può dire a qualcuno di rientrare in carcere? Chi rifiuterebbe di tendere, di tutto cuore, una mano a qualcuno che viola i suoi 5 giorni di permesso per andare in clandestinità? Noi sicuramente non lo volevamo. Ma la vita non è fatta di poetici versi rivoluzionari né di teorie buone per tutti gli usi. La vita è fatta di scelte che hanno un passato, un presente ed un futuro. La vita è fatta di azioni che, avendo prospettive, devono anche avere una memoria..

Criticare gli altri è la cosa più facile da fare…’’Non sapevamo…Avevamo fatto male i conti…’’.Ma la verità è più semplice: sappiamo, sapevamo e abbiamo scelto di far male i conti….

Con piena consapevolezza siamo rimasti indifferenti al libro della storia. L’estate del 2002, gli arresti dei membri della 17 Novembre, la delazione e le testimonianze pilotate (con l’eccezione di quelli che hanno rispettato la loro organizzazione) sono stati uno dei punti più oscuri nella storia della guerriglia urbana in Grecia. Sono pagine nere che sono da ricordare per tutti noi. Inoltre, anche se abbiamo invocato un’ ’’amnesia’’ selettiva, ci si è rivolta contro.

Così c’era una storia di individui incarcerati con molte sentenze di ergastoli, perché altra gente aveva ’’parlato’’ alla polizia. Fino ad oggi erano questioni in sospeso, cose che non sono state raccontate nel modo e con l’intensità dovute. Ma parlando di noi stessi, la cosa più pesante è che con la nostra scelta abbiamo riportato alla luce la parte più spaventosa di questa storia che era in letargo da anni.

Uno potrebbe chiedersi: ’’Uno può avere il diritto di riscrivere la propria storia?’’.Purtroppo la storia ha dato la sua risposta, nella maniera peggiore.

Ci sono storie che non possono essere riscritte e la delazione è una di queste. Anche se uno vuole riscrivere il libro della propria vita, deve chiarirsi con un’autocritica pubblica e scusandosi in maniera umile e certa. Ma, come abbiamo detto, parleremo solo di noi qui. Sapevamo tutto questo ed abbiamo deciso di superare la questione. Siamo stati ingannati da qualcuno? Ovviamente no. Abbiamo coscientemente scelto’ ’la rivoluzione giustifica i mezzi’’ ed alla fine l’unica cosa sicura è che ’’la rivoluzione non santifica le persone’’[6].

Siamo rimasti indifferenti ai dettagli di una storia di delazione perché eravamo in azione, volevamo continuare la nostra storia, riguadagnare la libertà e riconnetterci con la battaglia della guerriglia urbana anarchica. Ma avevamo dimenticato che nulla di bello e nuovo può venir scritto su vecchie e sporche pagine.

E così le consuetudini, la paranoia e la bruttezza si sono dispiegate come una piaga su ogni cosa di bello che volevamo costruire. Volevamo liberarci e nello stesso tempo stavamo imprigionando compagni, amici e noi stessi in un labirinto di tattiche ed atteggiamenti non ortodossi. Abbiamo imparato, nella maniera più pesante, che l’orrore non può combattere altro orrore. Per un intero anno, con un instancabile lavorio da formiche, abbiamo costruito tutto a partire dal nulla. Abbiamo organizzato un piano che(lontani dalle sporche menzogne secondo cui non ci saremmo preoccupati delle vite di passanti inermi) avrebbe umiliato il cuore del sistema penitenziario. Con una bomba da 150 libbre, posta in un contenitore con una testa conica seguendo il modello dell’ EFP ( una metodologia utilizzata dai guerriglieri iracheni contro gli edifici degli Stati Uniti, per dirigere l’onda d’urto con potere dirompente) avremmo tirato giù il muro della prigione annullando la possibilità di far male a persone che non c’entravano. Un piano che ha necessitato centinaia di ore di preparazione ai nostri compagni fuori dalle mura.

Anche se 300 chili, non i 150 che avremmo usato, fossero stati piazzati nel veicolo, l’onda d’urto avrebbe colpito solo poco il muro del carcere, senza causare i danni necessari, e l’esplosione si sarebbe espansa verso altri punti sensibili, come i vicoli circostanti, provocando grandi perdite in vite umane.

Inoltre ,secondo quanto ci ha mostrato la nostra esperienza, con l’attacco che un nostro gruppo ha effettuato con un ordigno ad orologeria contro il muro del carcere di Korydallos nel 2010. In questo caso, dove ovviamente non si sarebbe potuta effettuare una telefonata di preavviso per evacuare gli edifici, dovevamo trovare una soluzione. Dopo mesi di ricerche abbiamo deciso di scegliere il metodo di’ Explosive Formed Penetration (EFP)’.In breve, lasciateci spiegare che con questo metodo si usa un contenitore in cemento, su cui è collocata una testa conica in acciaio proporzionata alla misura del contenitore ed al materiale dell’obbiettivo. Durante l’esplosione, l’onda d’urto si dirige solo verso la direzione indicata , trasformando la testata d’acciaio in un proiettile con tremenda velocità che impatta direttamente contro l’obiettivo. Il contenitore e la testa che avremmo usato per questo piano, era il ‘’barile con materiale esplosivo’’ rinvenuto a Anavissos. Ovviamente c’erano state prove in scala minore, per verificare i risultati. Procedimenti che hanno richiesto tempo e sono stati pericolosi per i nostri compagni fuori dalle carceri, ma dovevano farsi. Quando hanno avuto luogo in posti lontani ed abbiamo osservato che l’onda d’urto si concentrava dove volevamo e gli effetti sulle zone circostanti erano minimi, il piano è andato avanti. Come ulteriore precauzione, benché non necessaria con questo metodo, ci sarebbero stati sacchi di sabbia attorno al barile, dentro al veicolo, per assorbire la minima onda d’urto rivolta contro altre direzioni. Questa parte del piano di fuga ed il piano in generale erano state progettate in una maniera secondo cui non ci sarebbero state perdite di vite umane.

Una botta, senza precedenti, contro uno dei più orrendi monumenti alla cattività. E, più importante, una liberazione che ci avrebbe riportati in battaglia e nelle strade della guerriglia armata. Ma, in nome di una bellissima causa, abbiamo iniziato a trascurare condotte, ossessioni, delusioni, problemi, arroganza, ogni cosa che ci ha reso anarchici. Tutto questo per non perdere l’opportunità, il momento, la fase, il colpo, la nostra libertà… E alla fine abbiamo perso tutto. E , cosa più importante, abbiamo perso persone. Persone che non avevano i segni oscuri di un imbarazzante passato ma un presente cristallino ed un fiero futuro, si sono rese clandestine e persone che non avevano idea di chi stavano aiutando o non avevano niente a che fare con questo sono state arrestate. La responsabilità è principalmente nostra. Non stiamo parlando tanto del risultato(non siamo istigatori di nulla e quando i nostri compagni erano coinvolti, le decisioni venivano prese equamente)ma per la scena terribile che abbiamo creato.

4)La ’liquidazione’,  Nechayev e la corrispondenza [7]

Non confermiamo né neghiamo nulla. In ogni caso non c’è menzogna più grande che una mezza verità(ed in alcuni casi di una verità in assoluto).I giornalisti, in collaborazione con la polizia hanno fatto del loro meglio: hanno macellato la verità sull’altare della menzogna. Hanno parlato di “legami”, “massacro”, “comandi leaderistici’,’ provocare decine di vittime inermi fino a cercare di depoliticizzare la Cospirazione delle Cellule di Fuoco dicendo che avremmo delegato l’attuazione delle nostre azioni a ‘criminali comuni’. Contemporaneamente, il saccheggio della verità è continuato con il riferimento selettivo ad alcuni estratti dalla nostra corrispondenza personale. Quando il personale diventa pubblico l’ombra dei segreti che manteniamo viene deformata dalla luce del faro di un interrogatorio che distorce ogni cosa. Nessuno si sente così ’’pulito’’ da non essere disturbato se il suo diario personale finirà in televisione, i suoi pensieri, segreti, vizi, fastidi e paure sulla prima pagina di un quotidiano, è già morto di noia.

Quello che è condiviso tra i membri di un gruppo o tra alcuni amici ha un codice che non può essere spezzato dalla decrittazione. E’ il contenuto codificato di una storia interna che ha un passato è che non va narrata pubblicamente. E’ un codice di relazioni comprese ed interpretate da quelli che partecipano alla storia. Se tutto quello che dicessimo in confidenza, da un amico all’altro, da un compagno all’altro, venisse pubblicato, saremmo costretti a rimanere muti. Ognuno dovrebbe considerare ciò, la prossima volta che condivide un segreto, un “vizio”, o qualcosa dovuto alla sua rabbia con un amico. Come si sentirebbe se questo venisse menzionato pubblicamente? Specialmente quando in questo cannibalismo pubblico gli sbirri aggiungono il loro tocco di oscena menzogna. Contemporaneamente vogliono implicare altre persone che non centrano, aggiungendo i loro nomi in nuovi procedimenti.

5)le bombe ’fallite’

Un fallimento è stata la nostra scelta di ‘cancellare’ la storia e non il fatto che alcune bombe non siano esplose. I compagni non si giudicano dalle loro capacità e competenze operative, ma dalle relazioni e amicizia che li uniscono. Se c’è stato un fallimento non è se una detonazione è avvenuta od un orologio abbia funzionato. Non importa se esplodano centinaia di bombe, non importa se centinaia di pistole trovino l’obiettivo, quando il cameratismo, il rispetto, la stima e la dignità mancano, il fallimento rimane. La mancanza reale avviene quando il cameratismo incontra la paranoia. Ma, visto che abbiamo parlato di autocritica e non di altri, il fatto che noi siamo in carcere significa che in alcune…variazioni di percorso, abbiamo compiuto degli errori operativi. Così, chi è senza peccato(e non lo nasconde..)scagli la prima pietra…

6)Il gruppo leader della Cospirazione delle Cellule di Fuoco

Se avessimo voluto diventare leaders avremmo scelto altri campi, più certi e più sicuri, non la guerriglia urbana anarchica. Siamo una comunità di compagni ed amici ,senza capi ne subalterni. Comandiamo solo noi stessi. Ovviamente non siamo la stessa cosa. Ognuno di noi ha le sue competenze, chi più chi meno, ma differenti. Comunque tutti abbiamo dato ogni cosa che abbiamo progettato per la Cospirazione e non la abbandoneremo. Non abbiamo capi, noi siamo Olga, Giorgos, Michalis, Gerasimos, Christos, Haris, Panagiotis, Damianos, Giorgos, Theofilos ed abbiamo un solo nome…Cospirazione delle Cellule di Fuoco.

7)Relazioni con la criminalità comune

All’interno del carcere abbiamo imparato che non ci sono etichette per riconoscere le persone. Non ci siamo appropriati ne della retorica degli inquisitori, ne delle caratterizzazioni proprie dei singoli casi. Ogni essere umano viene giudicato in base alle sue azioni e scelte. Per questo odiamo le polverose etichette ideologiche che classificano senza sforzo le persone. Abbiamo imparato che la vita va oltre le definizioni politiche ortodosse. Le valutazioni di dignità, amicizia, solidarietà non si insegnano in vitrei auditorium ideologici ma nel concreto che ognuno mostra nelle difficoltà della vita. Perché ci sono molti che parlano di anarchia, ma solo pochi che stanno parlando di come la vivono.

8)Sommario

Qualcuno potrebbe dire ’’Avreste detto le stesse cose se la fuga avesse avuto successo?’’-ad essere onesti non lo sappiamo. Comunque, la storia non è fatta di se…Avevamo progettato un piano che, sebbene fosse dal punto di vista operativo e logistico, emozionante al di là di ogni immaginazione, al suo interno era tenuto su ‘con le graffette’ e con pazienza incredibile per non far crollare il tutto. La cancellazione ed i suoi risultati ci ha tenuto in mezzo ai casini per un anno. Abbiamo giocato con le nostre contraddizioni e ce le siamo trovate di fronte moltiplicate.

Sappiamo che i giovani compagni ed amici sono rimasti imbarazzati e colpiti da quanto è stato detto su di noi da sbirri e giornalisti. Per questo abbiamo dovuto parlare pubblicamente ed affermare delle verità che ci disturbano. Quest’è, comunque, l’unica maniera per creare un nuovo inizio…Attraverso l’auto-critica ed uno sradicamento violento del passato da dentro di noi. Non abbiamo tempo per rammaricarci .Si è soliti dire che un errore è la via più breve per una nuova scoperta. Questo è il motivo per cui l’autocritica non significa un ripiegamento. Invece, stringiamo di nuovo i pugni e riaffiliamo i coltelli. Rimaniamo ribelli ed impenitenti.se cadiamo, ci rialzeremo di nuovo, se perdiamo, combatteremo di nuovo, se ci troveremo rinchiusi, ritroveremo la chiave. Questo è quel che siamo e questi sono i nostri sbagli. Quello che abbiamo detto rimane…

Attraverso le nostre ceneri accenderemo di nuovo il fuoco, un segno per i nostri inseguiti e ricercati….

Avanti di nuovo, fino alla fine.

Perché il nostro giorno arriverà…

SOSTEGNO ALLE PERSONE INCARCERATECON L’ACCUSA DEL CASO DEL TENTATIVO DI FUGA DELA COSPIRAZIONE DELLE CELLULE DI FUOCO SENZA AVERE NIENTE A CHE FARE CON QUESTO.

SOLIDARIETA’-FORZA-COMPLICITA’ CON LA COMPAGNA ANARCHICA RICERCATA AGELIKI SPYROPOULOU

NULLA E’ FINITO,TUTTO CONTINUA

CREARE 10, 100, 1000 CELLULE FAI – IRF

PER LA DIFFUSIONE DELL’ANARCHIA NERA E DI UNA VITA IN PERICOLO

Cospirazione delle Cellule di Fuoco-Cellula dei membri imprigionati.

Olga Ekonomidou

Michalis Nikolopoulos

Giorgos Nikolopoulos

Haris Hatzimihelakis

Christos Tsakalos

Gerasimos Tsakalos

Giorgos Polydoros

Panagiotis Argyrou

Damianos Bolano

Theofilos Mavropoulos

NOTE DEL TRADUTTORE DAL GRECO ALL’INGLESE:

1. Xiros ha rilasciato un’intervista a Makis Triantafilopoulos (un fottuto giornalista ben noto con profondi legami con i partiti politici, agenzie di stato, capitalisti locali ed i fascisti di Alba Dorata) ed al suo sito Zougla.

2.Il ‘ 17 Novembre’ era un gruppo di guerriglia urbana attivo dal 1975 al 2002 in Grecia. I compagni della Ccf si riferiscono agli eventi successi in seguito allo smantellamento del gruppo da parte delle autorità nel 2002, quando ena bomba esplose tra le mani di uno dei membri del gruppo. Xiros era uno dei componenti del gruppo.

3.E’ un riferimento ironico ad un discorso videoregistrato rivolto alla popolazione, pubblicato da Xiros dopo la sua fuga dal carcere. Georgios Karaiskakis era uno dei condottieri durante la rivoluzione greca contro l’occupazione turca del 1821 ed è un eroe nazionale e popolare. La sua immagine, oltre a quella di altri simili personaggi storici erano collocate dietro Xsiros durante il suo discorso in video.

4. Xiros è stato attaccato 4 volte da altri prigionieri ,sino ad ora.

5.Dopo la fuga di Xiros dai permessi carcerari i media sono impazziti. Come risposta a quest’isteria il precedente governo propose il progetto di legge sulle prigioni di massima sicurezza(tipo C).

6. L’espressione “la rivoluzione giustifica i mezzi’’ in greco è ‘’la rivoluzione santifica i mezzi’’.

7. Le parti 4,5,6 si riferiscono a varie questioni dichiarate dagli sbirri e riportate dai media. Tra le varie prove presentate dalla polizia, c’erano centinaia di note manoscritte, corrispondenze tra i compagni e la gente coinvolta nel piano di fuga. In una di queste la Ccf sembra dire che avrebbero ’’dismesso’ Xsiros dopo la fuga. Per quanto riguarda le bombe fallite, gli sbirri dichiarano che Xiros fosse responsabile per le bombe fallite alla stazione di polizia di Itea e di un’altra ad un’Agenzia delle tasse che non è stata rivendicata dalla Ccf ne da ne da nessun altro. Gli sbirri dichiarano che le Ccf avrebbero giustiziato Xiros (questo è il termine con cui hanno interpretato il termine ’’dismettere’’)a causa di questi fallimenti, dopo la fuga. Inoltre , i giornalisti e gli sbirri hanno parlato una volta in più del ’’gruppo dirigente della Ccf e delle loro presunte ‘’connessioni’ ’con boss criminali in prigione.

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