Ciao Nino

"Dal di dentro"

Morto dentro.


di Carmelo musumeci

A parte pochi fatti eclatanti si leggono e si sentono pochi articoli e
brevi notizie sui giornali e alla televisione sui morti per malsanità
ma nulla proprio nulla sui morti in prigione di carcere.
Anche per questo molti detenuti non amano la (in)giustizia di Stato.
Anche per questo mo0lti detenuti subiscono e accettano in silenzio le
violenze di Stato per non rischiare di essere additati e
strumentaqlizzati come mafiosi (i mafiosi veri e intoccabili stanno
fuori quelli finti si fanno il carcere).
Non tutti sanno o fanno finta di non sapere che per malsanità non si
muore solo fuori, in carcere si muore più spesso e più soli.
Il carcere in italia oltre a non rieducarti ti ammazza e lo fa in silenzio senza che nessuno sappia nulla.
L’esclusione della sinistra, della sinistra vera, della sinistra a
sinistra, dal parlamento, ha sicuramente privato molti detenuti di uno
strumento di denuncia e di rivendicazione di diritti violati e/o non
riconosciuti.
Spesso le persone malate in carcere vengono rinchiuse e legate ancor di più perché sono quelle che danno più fastidio.
Ho letto in questi giorni in un libro una frase riportata da una
scritta dal muro di un lager nazista: ”io sono stato qui e nessuno lo
saprà mai”.
Per questo ho deciso di scrivere della morte di Nino.
La pena non dovrebbe essere vendetta, ma nel caso di Nino lo é stata.
Nino era calabrese, piccolo di statura, con la pelle scura e gli occhi azzurri.
Sorrideva sempre, amava la vita e la famiglia.
Nino frequentava l’Istituto d’Arte di Spoleto.
Io e Nino siamo stati in cella insieme per sei mesi.
Nino era malato e una volta mi ha confidato che il suo desiderio più
grande era quello di morire libero con accanto i suoi familiari.
Nino, sollecitato dal dirigente sanitario dell’istituto presenta richiesta di sospensione pena. Gli mancavano due anni.
Nino viene trasferito al centro clinico carcere di Napoli.
La famiglia lo va a trovare e gli comunicano che Nino é morto.
Questa é la storia sintetica e cruda di Nino ma é anche la storia di tanti detenuti che muoiono in carcere.
Forse molti di loro non potrebbero essere salvati ma sicuramente in
libertà potrebbero essere curati meglio anche solo con il conforto
dell’affetto dei familiari.
Voglio ricordare ai governanti, ai giudici e ai carcerieri che si sono
occupati di Nino che Sandro Pertini, che in galera passò lunghi anni,
un giorno disse: ”Ricordatevi, quando avete a che fare con un
detenuto, che molte volte avete davanti una persona migliore di quanto
non lo siete voi”.
Ciao Nino, arrivederci fra le stelle, più di ricordarti in questo modo
non posso fare e se mi puniscono per questo ben venga la punizione.