ARMANDO LA NEGAZIONE

La mediocrità uccide. Per noi non esiste una via di mezzo. Chiunque si dichiari anarchico affronta un dilemma decisivo, o agire o tenere la bocca chiusa e abbandonare l’anarchia. Perché l’anarchia fatta di legalità e parole ritrite non è possibile.

(testo inedito delle CCF)

 I. Il simbolismo nelle coincidenze

Dopo quasi due anni, il terzo processo dello Stato contro la Cospirazione delle Cellule di Fuoco sta per concludersi. Lo spettacolo teatrale del tribunale è al culmine con il “sacro” atto delle difese.

Il simbolismo delle parole non è casuale. Difatti, per la civiltà legale la difesa è considerata un “sacro” diritto dell’accusato. Rammenta la confessione del fedele al prete. E’ il momento supremo di esaltazione dell’autorità giudiziaria, prima del verdetto. All’accusato viene richiesto di ossequiare i propri giudici (per coincidenza, in Grecia esiste un’immagine cristiana del “Figlio di Dio” sopra le teste dei giudici. La coincidenza è lasciata alla perspicacia di ognuno) e di supplicare il perdono dai peccati penali, la clemenza o anche la giustificazione. Nel linguaggio del simbolismo abbiamo sempre preferito gli iconoclasti eretici alla giustizia dell’Inquisizione. Nel mondo reale siamo anarco-nichilisti e non chiederemo scusa a nessun giudice.

 II. Il crocevia della memoria e della negazione

Il nostro rifiuto di chiedere scusa ai giudici non è certamente un momento isolato, ma parte della storia insurrezionale degli anarco-individualisti della prassi. L’esperienza delle epoche precedenti ci porta oggi più vicino ai compagni del passato, Emile Henry, Ravachol, Clement Duval, Marius Jacob, Vaillant, Severino di Giovanni e decine di altre anime eternamente ribelli.

Nelle epoche passate questi compagni usavano l’aula del tribunale per far sentire la voce dell’insurrezione e per spezzare la paura dell’autorità. Le loro “scuse” hanno invertito i termini della sconfitta per prigionia, e le hanno trasformate in un “accusa” contro i giudici, i preti e le autorità di quei tempi. Nello stesso tempo, il loro sorriso sprezzante difronte alla ghigliottina intagliava un indelebile sfregio di negazione e disobbedienza in un mondo fatto di sottomissione.

Tuttavia, una santificazione storica dei compagni del passato sarebbe ingenua. Inoltre, l’unica cosa che deriva dalla santificazione è il sacerdozio e i fedeli.

Adesso è il nostro momento, e dobbiamo affilare le nostre sfide oggi.

Oggi, non dobbiamo necessariamente stare in un’aula del tribunale per rompere i muri della detenzione. Il fascismo tecnologico digitale, aldilà del cataclisma violento dell’immagine dominante e dell’internet propaganda del regime, presenta delle crepe (nonostante gli sforzi fatti dall’autorità per proteggersi completamente) che sono state “infettate” dalla parola anarchica e della sua diffusione.

Perché ogni epoca deve scoprire le proprie negazioni. Non abbiamo motivi per rimanere attaccati ad una tradizione che vuole i detenuti anarchici in perdono davanti ai loro giudici.

Quelle scuse che fino a ieri sono state un gesto radicale contro il tribunale, oggi possono finire in un rovinoso attaccamento alla tradizione e in una santificazione del passato, senza nessuna evoluzione o prospettiva.

L’ossessione per il passato, la sua idealizzazione e l’imitazione di esso, invece di utilizzare la tradizione radicale la richiudono e trasformano in una dottrina “religiosa”. Soprattutto oggi, quando una grossa parte della scena anarchica sceglie di servirsi di un marxismo riscaldato e di fantasie sulla sollevazione popolare, la guerriglia anarchica armata non ha motivi per seguire l’etica della proprietà politica che a tutti i costi vuole i detenuti politici “imploranti” davanti i loro giudici. Tutti i tipi di giudici (conservatori, fascisti, democratici) sono dei rappresentanti istituzionali dell’autorità, e hanno scelto da che parte stare. Non esistono margini per la dialettica, solo una condizione di guerra tra il mondo che coloro rappresentano e i valori che noi esprimiamo. In questi due anni che abbiamo affrontato il processo abbiamo difeso in modo impenitente tutti gli attacchi della organizzazione, uno ad uno.

Abbiamo evidenziato le ragioni per cui sono stati eseguiti, abbiamo scelto di sostenere la guerriglia urbana anarchica, abbiamo demistificato l’onnipotenza della polizia, abbiamo smontato gli intrighi dell’unità antiterrorismo, abbiamo ripetutamente ribadito la non partecipazione degli altri accusati nell’azione armata della Cospirazione delle Cellule di Fuoco, abbiamo espresso la nostra solidarietà al livello internazionale con compagni detenuti, abbiamo sostenuto pubblicamente le azioni armate (es. la bomba del gruppo clandestino delle CCF contro la direttrice del carcere di Korydallos), e come conseguenza siamo stati accusati, come atto di vendetta dello Stato, per istigazione al “Progetto Fenice”, e in generale non abbiamo concesso un minimo di tregua nella guerra contro il nemico.

Tutto questo sono parti di una scelta non-pacifica per non permettere al linguaggio del nemico di calunniare, insozzare con le menzogne e distorcere le nostre azioni. Le nostre parole e le nostre prese di posizione sono evase dai confini del tribunale dentro il carcere, e con la complicità dei progetti di contro-informazione radicale e con le reti di traduzione anarchica sono diventate pubbliche.

Perciò, non abbiamo bisogno di “difenderci” individualmente con “scuse” personali. Quello che abbiamo detto vale ancora…

 III. Rimanere Impenitenti

Naturalmente, come abbiamo già scritto, questo è una nostra posizione individuale e collettiva, non una nuova sacra verità della “super-rivoluzionarità” che vorremmo imporre a tutti. Per coloro che non capitolano davanti al nemico e rivendicano politicamente l’azione armata e la rivolta anarchica, le parole possono differire (a volte molto), ma è la consistenza dell’azione insurrezionale quello che conta.

Quindi, in caso qualcuno voglia ancora “scusarsi”, anche per una soddisfazione estetica o personale, inondando d’insulti e di spregi l’autorità giudiziaria, noi ovviamente sosteniamo questa scelta.

Lo stesso vale per i combattenti che, attraverso la loro parola politica, invalidano in essenza i giudici e mettono in risalto il fatto che la rivolta non può essere né condannata né imprigionata…

Per noi il vero problema si pone quando qualcuno da una parte vuole mantenere il suo profilo anarchico pubblico, e dall’altra invece vuole beneficiare di circostanze attenuanti (riconoscendo l’autorità giudiziaria che loro in apparenza rifiutano), e si appellano alle irregolarità giuridiche non solo per sottolineare le manipolazione della repressione, ma anche per ottenere delle sentenze più favorevoli. E’ a questo punto che l’autorità davvero trionfa e ride della nebulosità, delle mezze parole, delle giustificazioni e delle contraddizioni dei suoi ex nemici.

Perché non c’è nulla di peggio che dire come anarchico che hai scatenato la guerra contro lo Stato per poi supplicare la clemenza e le attenuanti.

Alcuni, naturalmente, possono in questo modo ottenere una libertà mutilata o una sentenza più leggera. In ogni modo, per noi il ricordo è il nostro “giudice” più severo. Il ricordo della promessa che abbiamo dato e di quello che faremo.

Per questo motivo non abbiamo nulla da dire al tribunale, ma ci dichiariamo GUERRIGLIERI URBANI ANARCHICI IMPENITENTI, e sosteniamo con tutta la nostra forza e cuore TUTTI gli attacchi delle CCF per cui siamo stati accusati. Questi attacchi sono parte di noi, e noi siamo parte degli attacchi.

Rifiutiamo di scusarci, di supplicare le attenuanti, di chiamare i testimoni di difesa personale (e non politica), perché rifiutiamo di giocare il ruolo degli oppressi che rimangono nella posizione di costante difesa.

Non accettiamo la moralità dei deboli e l’estetica delle vittime, in cerca di difesa.

Siamo stanchi di questo continuo nascondersi dietro le parole che disarmano il rischio dell’Anarchia parlando solo della persecuzione politica di un’ideologia. L’anarchia non è un’ideologia che marcisce negli scaffali dei libri, è un modo di vivere contro la legalità.

Il colpo di velluto della democrazia solitamente non ha bisogno di perseguitare le idee, ma principalmente le persone che con le loro azioni cercano di essere coerenti con le proprie idee.

E’ questo che abbiamo fatto creando una cospirazione anarchica di amicizia, di compagni, di attacchi… In questo modo è nata la nuova guerriglia urbana anarchica, e in questo modo la Cospirazione delle Cellule di Fuoco continua ad esistere.

I nostri attacchi colpiscono i funzionari del sistema e i simboli, distruggono i templi del denaro, bruciano gli uffici dei partiti politici, attaccano le guardie giurate private e le imprese di sicurezza, mettono bombe alle prigioni, tribunali, centri di detenzione, ai fascisti, al Parlamento, alle stazioni di polizia, chiese, case dei ministri, inviano esplosivo alle ambasciate e ai capi dello Stato, fanno esplodere i veicoli militari e le mete militariste, danno fuoco agli uffici dei giornali e alle macchine dei giornalisti, abbiamo scelto di vivere dalla parte della vita senza legge, lontano dall’estetica del denaro e della moralità dell’autorità, contro le catene tecnologiche del mondo digitale e il branco degli schiavi, contro la cultura del compromesso e contro la civilizzazione degli animali e sfruttamento della natura.

Da quando abbiamo scelto la strada della guerriglia urbana anarchica, sapevamo in anticipo che avevamo la possibilità di morire nel combattimento o di essere condannati a lunghi anni di carcere. Però almeno anche se per adesso siamo prigionieri dell’autorità, sappiamo che non abbiamo vissuto una vita da schiavi.

IV. Contro gli orologiai e i venditori degli ideali 

Abbiamo totalmente abbandonato le illusioni. Sapiamo che le nostre parole non si appellano ai molti. I molti preferiscono fantasticare su un scintillante stile di vita, che vende i valori del loro mondo, la felicità pubblicitaria sotto forma di cellulari e ruote dell’ultimo modello di macchina.

Ma non siamo dei venditori degli ideali che si arrovellano per ottenere una più larga massa di consumatori. Non siamo neanche degli orologiai che misurano il tempo e le proprie scelte con l’orologio delle circostanze mature e oggettive del presunto risveglio sociale.

Per noi, il tempo è adesso e il luogo è qui. No ci appelliamo a coloro che hanno orecchie e cuore per sentire. In questo modo vengono create le possibilità di un’insurrezione individuale, esistenziale, violenta e armata, che pone le vere basi per un rovesciamento dell’esistente.

Tutto il resto che proviene dalla tensione riformista-antiguerriglia sono politica e scuse per celare l’inerzia e la sospensione dell’azione.

Oggi la guerriglia urbana in Greca deve confrontarsi non solo una ferrea repressione statale, ma anche con gli anarco-boss della tensione antiguerriglia dell’ambiente antiautoritario.

In questo modo si spiega la grande contraddizione dei nostri tempi.

Mentre i guerriglieri urbani impenitenti rivendicano gli attacchi contro il potere, eliminando la triste tradizione dei decenni precedenti, che rappresentava gli anarchici come vittime permanenti della repressione dietro il ridicolo motivo “Sono perseguitato per le mie idee”, “Ero un passante casuale…”, nello stesso tempo devono confrontarsi con le polemiche, la marginalizzazione e le calunnie della grande tensione riformista, che serpeggia negli ambienti anarchici e che si sposta velocemente verso uno stile di vita alternativo, lamenti formali, introversione e auto-intrappolandosi nel microcosmo fatto di piccole isole di falsa libertà.

Non è una coincidenza che gli anarchici riformisti spesso disarmano le strutture auto-organizzate (es. gli squat) e le convertono da mezzi di lotta multiforme in fine a sé stessi. Ma uno squat che si

disconnette dall’azione anarchica diretta, violenta, e si riproduce meramente come una piccola isola di libertà, diverrà presto un innocuo stile di vita pseudo-anarchico, di subcultura alternativa.

In questo modo la pratica della lotta armata e del sabotaggio retrocedono e la rassegnazione e miseria trionfano.

Nell’odierno contesto del disfattismo i vari anarco-boss affermano che l’assolutezza delle nostre posizioni in tribunale, consentono alle autorità repressive di abolire i nostri “diritti”.

La verità è che rifiutando il compromesso abbiamo scelto “il suicidio giuridico”, è perché abbiamo prima ucciso la legge morale dentro di noi.

La ragione per cui non ci preoccupano le nostre perenni condanne non è perché siamo immuni alla detenzione, ma perché l’unica cosa che ci interessa è la continuazione della nostra insurrezione.

Un’insurrezione che nessun carcere e nessun tribunale può soggiogare.

Quindi, mentre nel corso dell’ultimo secolo gli anarchici della prassi sono stati ghigliottinati e impiccati, oggi costruiscono le unità di isolamento, sezioni speciali e carceri di alta sicurezza. Quindi, siamo passati dall’immediatezza del boia ad una morte lenta di cemento, sbarre di ferro e serrature. Ma questo è il luogo dove ci incontriamo di nuovo con questi compagni del passato.

Questo è il luogo le negazioni sono state armate. Questo è il luogo dove la caparbietà e la coscienza forgiano la continua insurrezione. Questo è il luogo dove manteniamo in vita il sorriso di coloro che hanno affrontato il patibolo, questo è il luogo dove manteniamo inalterate le loro voci e le loro ultime parole.

“LUNGA VITA ALL’ANARCHIA”…

PER NOI NON CI SARA’ MAI TREGUA…

CHE LE NOSTRE NEGAZIONICONTRO LA SOCIETA’ DI AUTORITA’ DIVENTINO

1.000 CELLULE DI GUERRIGLIA ARMATA

PER LA DIFFUSIONE DELL’INSURREZIONE ANARCHICA

LUNGA VITA ALLA FAI/FRI!

LUNGA VITA ALLA COSPIRAZIONE DELLE CELLULE DI FUOCO

Cospirazione delle Cellule di Fuoco/Cellula dei Membri Imprigionati

Polydoros Giorgos

Hatzimihelakis Haris

Tsakalos Christos

Tsakalos Gerasimos

Argyrou Panagiotis

Nikolopoulos Michalis

Nikolopoulos Giorgos

Ekonomidou Olga

Bolano Damianos

Mavropoulos Theofilos

 

Tradotto da Erika

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