Firenze: Dispari

Alla fine dello scorso millennio non era arduo imbattersi sulla stampa di movimento in una massima di un discusso filosofo tedesco, ripresa senza imbarazzo, anzi, quasi con orgoglio: «Piuttosto essere debitori che pagare con una moneta che non porti la nostra effige». Oggi, una moneta simile verrebbe aborrita in quanto atto di presunzione da tutti coloro che non esitano a prostituirsi, umilmente, pur di arricchirsi accumulando monete che riportano l’effige altrui.

Lo scorso 1 dicembre, in occasione della Giornata contro le Grandi Opere Inutili e Imposte, i No-Tav-fatto-male-Sì-Tav-fatto-bene di Firenze hanno organizzato un presidio in centro, davanti al Palazzo che ospita il Comune, al fine di perorare una nobile causa: «fermare l’enorme spreco di denaro pubblico» (ovvero esortare lo Stato ad essere oculato, a spendere bene i soldi riscossi attraverso le tasse). Le loro voci si sono alzate al cielo dell’autorità, facendosi notare dal consigliere del Movimento 5 Stelle il quale ha chiesto al sindaco di «incontrare i rappresentanti del comitato, che erano lì per comunicare con l’amministrazione». L’erede di Babbeo Renzi ha nicchiato, prima ha promesso e poi si è defilato. Così, senza nemmeno degnarsi di elargire uno spicciolo a chi gli chiedeva l’elemosina della sua moneta.
Quella stessa notte, qualche arrogante appassionato di gaia scienza è penetrato all’interno di un cantiere del Tav, quello da cui dovrebbe partire la “talpa” che perforerà il capoluogo toscano per permettere la costruzione dell’apposita stazione, con la canagliesca intenzione di compiere un sabotaggio. Purtroppo anche l’innesco ha nicchiato, prima ha promesso e poi si è defilato. Sicché così vanno le cose in questa città baluardo della democrazia più civile, così disgustosamente ipocrita nella sua cordialità repressiva: nessun dialogo ha risuonato nella sua corte piena di stalle, nessun fuoco ha incendiato la sua notte priva di stelle.
Questo almeno è quanto riportato dai mass-media locali, i quali hanno dato notizia sia del mancato incontro che del fallito attacco. Forse vorrebbero indurre a non confidare poi troppo su permessi e favori per arrivare alla luce del sole sotto un municipio (questa istituzione già marcia da tempo, infestata da politici cattivi che hanno scacciato rappresentanti buoni), o a non sfidare controlli e telecamere per arrivare al buio della luna sotto ad una gru (in un cantiere inattivo da tempo, bloccato dalla magistratura buona che ha inquisito imprenditori e politici cattivi). Si procede a senso unico, inutile disturbare il conducente, inutile perdere fiato con (inascoltate) petizioni o correre rischi con (sfortunati) sabotaggi.
Per quanto ci riguarda, rifiutiamo nella maniera più assoluta di accettare per buono il metodo dell’ordalia e di riconoscere la parità iniziale, l’equidistanza fra chi e cosa debba essere considerato. Sarebbe ipocrita negare che la nostra testa non apprezzi il risultato, ma il nostro cuore batte solo per lo slancio. Quale che sia l’esito finale, nulla e nessuno riuscirà a farci mettere sullo stesso piano gli adulti buoni e responsabili che lavorano con le carte bollate, e i bambini cattivi ed irresponsabili che giocano con i fiammiferi. Fra un accattone di briciole ed un ladro del fuoco, non abbiamo mai avuto e mai avremo dubbi su chi scegliere, e difendere, ed amare.