In contropiede

Con questo scritto esprimiamo il nostro parere riguardo ai divieti di dimora, che hanno colpito noi più altri nove compagni, e come personalmente viviamo e affrontiamo questa questione.

Cos è un divieto di dimora?  È una misura cautelare che ti impedisce di poter stare all’interno di una determinata zona/città/territorio.
Perché si viene colpiti? Ovviamente perché in quanto anarchici la nostra presenza e il nostro agire rappresentano un problema per lo stato. Un problema in quanto si è ostacolo al controllo di un determinato territorio. Impedire un fermo o un arresto, scacciare una ronda, prendere una strada e fare barricate contro la polizia, prendersi un edificio per vivere, organizzarsi, creare conflittualità, portare avanti e dare sostegno a delle lotte, fare parlare i muri, fare un corteo selvaggio e vomitare addosso alle guardie e a ciò che ci sta attorno tutto l’ odio e la rabbia che abbiamo nello stomaco. Conoscere le strade del proprio quartiere per evitare di essere fermati, sapersi muovere nel proprio quartiere per colpire, ognuno con i propri mezzi e con le proprie possibilità alla luce del giorno come al chiaro di luna tutto ciò per cui maggiormente proviamo disprezzo e che ci fa salire il veleno alla bocca.
Cosa sperano di ottenere? 
Lo stato da sempre utilizza repressione per fiaccare gli animi di chi lotta e per cercare di spezzare le gambe a chi cammina in senso contrario.
Al livello individuale ci vogliono isolare dalle nostre complicità, dai nostri rapporti, dai nostri amici, fratelli e compagni. Ci vogliono isolare dal nostro contesto di lotta e dagli obbiettivi contro cui ci scagliamo nel quotidiano ( un C.I.E., una galera, il loro controllo sulle nostre vite).
Al livello collettivo, provano a neutralizzare il nostro gruppo di compagni, a impaurirlo facendogli sentire il fiato sul collo e gli occhi addosso cercando di dissuaderlo dal muoversi togliendogli delle forze.
All’idea che pensino di esserci riusciti, ci si sbellica dalle risate e ci appare un ghigno stampato in faccia. Chi rimane tiene su la testa tra le strade dei quartieri in cui vive, come chi si trova in galera o agli arresti domiciliari.

Per noi colpiti da un divieto di dimora nel comune di Torino, non succede altro che l’ aprirsi di innumerevoli strade e porte, a noi sta quali scegliere.
Non riescono ad isolarci, perché movendoci troveremo sempre innumerevoli e nuovi complici e compagni in varie città e diversi contesti di lotta.
Ci troveranno sempre contro i loro C.I.E., le loro galere, i loro progetti di morte e devastazione. Saremo sempre su più fronti,pronti a contrastare l’autorità ovunque ci troveremo.
Non ci indeboliscono, anzi! Perchè movendoci abbiamo l’occasione di trovare nella nostra individualità la forza per continuare a lottare. E la nostra forza ci da l’opportunità di imparare da diverse realtà di conflitto, di continuare a sperimentare metodi e modi che ci diano la capacità di muoverci con più agilità.
Essendo mobili gli renderemo più difficile localizzarci, permettendoci di essere dove non ci aspettano.
Concludiamo dicendo che le forze che tolgono al nostro gruppo nella città di Torino, sono forze che vanno ad aggiungersi ad altri gruppi di compagni. Le nostre forze non si cancellano ma solamente si spostano.
L’essere repressi è uno stato mentale.
Forza a chi continua a lottare da sedentario, da nomade, da prigioniero.

OMAR NIOI
ERROL DILMAN

ANARCHICI