GENOVA – Il 24 marzo il tribunale del riesame  di Genova ha  rifiutato per la terza volta, per l’insussistenza del quadro probatorio, 10 misure di custodia cautelare richieste dal pm Manotti nell’ ambito di un procedimentoche riuniva varie inchieste; alcune  archiviate e riaperte, altre ancora in corso tra Liguria, Toscana ed Emilia per 270 bis e 280, contestati in riferimento ad  una serie di attacchi  rivendicati da diversi  gruppi FAI informali (due ordigni esplosivi a alla sede dei Ris di Parma nell’ ottobre 2005, un plico esplosivo inviatoall’ allora sindaco di Bologna Cofferati nel novembre 2005, più degli attacchi con ordigni esplosivi alle caserme dei carabinieri  di Genova Prà e Voltri del marzo 2005) e l’ incendio di un’ auto della Croce Rossa a Genova nel 2009.

 Manotti aveva già richiesto 11 arresti nell’ aprile 2013,  dopo aver strappato i faldoni dalle mani della pm bolognese Morena Plazzi (relativamente agli attacchi avvenuti i in Emilia, – op. Kontro), con una sentenza della cassazione per la competenza territoriale ed aver ereditato dai pm genovesi, Canciani prima, in seguito Franz e Piacente, impegnati sull’ attentato Adinolfi,  le indagini sui fatti accaduti in Toscana e Piemonte (op. Replay, Sisters, Tortuga, quest’ ultima ancora in corso).

Nell’ ambito di questo procedimento  la procura genovese aveva chiesto ed ottenuto le intercettazioni audio/video all’ interno della sezione di AS2 di Alessandria prima, in seguito  a Ferrara, ai danni di Alfredo Cospito, in carcere per  l’ attacco al nuclearista Adinolfi; in particolare ilmonitoraggio sia della sala colloqui (audio/video) che delle singole celle (audio/video) che  dell’ area di socialità e dell’ area destinata all’ ora d’ aria (audio) tra il febbraio ed il maggio 2013, soprattutto in dichiarata corrispondenza con la visita – e contestuali provocazioni – dei  ROS,  in caccia di dna nella cella di Alfredo  il 19 febbraio 2013 per l’ attacco di Parma del 2005.  In parole povere, per registrare i commenti a tale sortita. Tali intercettazioni avranno una revoca anticipata, motivata dai pm con la  manifesta consapevolezza  degli intercettati…dell’ esistenza di intercettazioni in corso.

Per quanto riguarda i prelievi di Dna, non hanno fatto altro che sancire l’ esistenza, almeno dal 2005, di una banca dati del Dna degli anarchici sottoposti a questo genere di attenzioni e soprattutto, l’ utilizzo più intimidatorio che probatorio di tali raffronti, ripetutamente eseguiti senza esito e messi agli atti a scopo suggestivo,in spregioa qualsiasi presupposto “scientifico