PROCESSO BRUSWOOD: CROLLA PARTE CONSISTENTE DEL CASTELLO ACCUSATORIO

 
La terza udienza che si è svolta oggi in Corte d’Assise
a Terni, durante il processo che vede vittime 4 giovani spoletini che
hanno pagato fino ad un anno di carcere e custodia cautelare il prezzo
di questa che abbiamo sempre giudicato un teorema basato su
interpretazioni senza prova alcuna, ha visto aggiungersi clamorosi
colpi di scena, paradossalmente proprio dai testimoni dell’Accusa.

1.
Per quanto riguarda il capo B), l’incendio di un cantiere a Colle San
Tommaso, non possiamo non segnalare un notizia sorprendente, grave e
inattesa: il giornale Il Vicenza come prova non è mai esistito!
Ricordiamo che l’unico indizio a danno di Fabiani e Dinucci, accusati
di quell’episodio, è di essersi recati a Vicenza, insieme ad altri
centinaia di umbri e decine di spoletini, ad una manifestazione il 17
febbraio 2007 e che poi un quotidiano locale di Vicenza sarebbe stato
utilizzato per appiccare le fiamme un mese dopo (stupidi questi
terroristi!). Ora questo indizio del tutto irrilevante si è mostrato
per ciò che era: un’ invenzione. Già nella precedente udienza del 28
aprile uno dei carabinieri interrogati aveva dichiarato che il giornale
utilizzato era irriconoscibile in quanto quasi completamente combusto,
ma che successivamente qualche suo superiore aveva trovato fra le
pagine bruciacchiate un numero di telefono ricollegabile a quello della
redazione vicentina. Ora questo carabiniere non è stato ancora sentito,
le pagine bruciate non sono state mostrate, quel numero non è stato
fornito e nessuno dei difensori ha potuto controllarlo. Ma in ogni caso
ciò non dimostra nulla. Se prendiamo, ad esempio, il Corriere
dell’Umbria troviamo oltre al numero della redazione di Spoleto,
Foligno, Perugia, Terni, Orvieto, Città di Castello, anche quella di
Arezzo, Pisa, Livorno, Viterbo, Rieti… chi ci dice che quello fosse
davvero un giornale acquistato a Vicenza? In secondo luogo, chi ci dice
che fosse stato acquistato proprio il 17 febbraio? Per due anni è stato
scritto che il giornale vicentino era del 17 febbraio e che quel giorno
solo Fabiani e Dinucci erano a Vicenza (cosa evidentemente falsa dato
che c’erano 100mila persone, fra cui decine di spoletini). Ora
scopriamo che il giornale “probabilmente” era di Vicenza, ma le prove
di questa “probabilità” non sono state mostrate, ma soprattutto
scopriamo che non è vero che il giornale fosse del 17 febbraio e che
questo mostrerebbe le responsabilità degli imputati, ma al contrario
proprio perché i “principali sospettati” (in termini semplici: i
ragazzi predestinati alla parte dei colpevoli) erano a Vicenza il 17
allora è stato dedotto 8 con un ragionamento assolutamente apodittico)
che quel giornale altro non poteva essere che del 17.

Questa
notizia estremamente grave era già emersa durante la seconda udienza.
Oggi le cose si sono ulteriormente chiarite nella loro gravità: tutti i
testimoni dell’Accusa nel ricostruire l’episodio non hanno fatto cenno
a quel giornale, a nulla sono valsi i tentativi del PM di “cercare” le
risposte o di “ricordare” che mancava qualcosa, nessuno si è ricordato
di nulla. Di più, ognuno dei testi ha fornito dichiarazioni molto
diverse da quelle raccolte nell’immediato dai Carabinieri. Ancora di
più, i verbali redatti dai carabinieri sono praticamente identici tra
loro, cambia solo la firma che hanno fatto apporre ai testi sentiti
oggi. E’ evidente che non potevano ricordare, i carabinieri credendo in
un primo momento si trattasse di una stupidaggine (come tutti credono
ancora a Spoleto) e non di “terrorismo” probabilmente avranno fatto
firmare dei moduli scritti prima che non potevano corrispondere alle
dichiarazioni esatte!

2. Per quanto riguarda il capo D),
l’incendio dell’Ecomostro di via della Posterna, lo stesso dove i
Vigili del Fuoco hanno detto che probabilmente non è di origine dolosa
e lo stesso dove circa una decina di persone hanno visto Fabiani,
l’unico imputato per quel reato, dalla parte opposta di Spoleto, ebbene
è stato sentito un responsabile della ditta e ha dichiarato che il
danno era così lieve da non aver fatto nemmeno la denuncia!

3.
Per quanto riguarda la lettera ricevuta dalla Lorenzetti, in un primo
momento scomparsa, sembra sia stata ritrovata. Dobbiamo, a tal
proposito, rettificare alcuni articoli comparsi sui giornali secondo i
quali gli avvocati difensori si sarebbero opposti a fare gli esami su
quella busta. Non è assolutamente vero, i difensori sapendo di non
avere da temere nulla sono stati gli unici a chiedere che tali esami
venissero fatti, mentre il PM rispondeva, forse per prendere tempo e
cercare questa maledetta busta, che ciò era inutile perché essi
comunque erano negativi. Incredibile che alcuni giornali, fra questi la
pagina regionale del Corriere dell’Umbria, avessero dichiarato proprio
l’esatto contrario. Chi avesse capito male, siamo convinti oggi
correggerà il tiro, dato che è stata la stessa PM a ripetere per la
seconda volta in due udienze, che ogni esame (DNA, impronte, ecc) era
inutile perché lo avevano già fatto loro con esito negativo. Finalmente
la lettera è stata ritrovata, è stata mostrata e tutti hanno potuto
notare che vi fosse scritto un “8” e un altro “8”, questo può voler
dire solo una cosa, 8 agosto e non 17 agosto, come sostenuto dai ROS.
Quindi prima dell’intercettazione del 15, del “regalo” che Dinucci ha
dato a Fabiani, che per i ROS in codice voleva dire “pallottole”.
Fabiani l’8 ricordiamo era in Puglia.

Oggi è stata una giornata
molto importante per ristabilire la verità: 1) non c’era nessun
giornale di Vicenza presso Colle San Tommaso, 2) I danni all’Ecomostro,
che dalle documentazioni dei VVFF erano già emersi come probabile
conseguenza di un’autocombustione, erano anche talmente insignificanti
da non aver dato luogo neanche ad una denuncia, 3) nella lettera alla
Lorenzetti non ci sono le impronte e la busta che la conteneva insieme
a due pallottole è partita prima che queste pallottole venissero
consegnate secondo l’ipotesi accusatoria e quando uno degli imputati
era fuori regione.

C’e n’è abbastanza per scrivere la sesta
parte della Controinchiesta e soprattutto per capire come funziona la
ricerca dei “colpevoli” nella giustizia italiana.

14/04/2009
Comitato 23 ottobre
da www.umbrialeft.it/node/17904

Parma – Peppe libero!

Peppe,compagno arrestato in ottobre per l’azione alla caserma della
polizia locale di Parma (questione pestaggio Bonsu) è stato scarcerato
ieri sera e posto ai domiciliari,altre notizie verranno postate quando
sapremo che tipo di restrizioni gli sono state imposte.
Un saluto da chi ti ha sempre sostenuto…

Torino – Efficiente e bastardo Maroniano

da autistici.org/macerie

Una nuova modalità per le espulsioni dal Centro di corso Brunelleschi, una modalità che potremmo definire maroniana. Verifiche
di identità ridotte all’osso, voli diretti fatti un po’ a caso, e senza
tante menate. Quando ti abbiamo fermato per strada hai detto di essere
del Gabon? Bene, ti ci mandiamo di filato, tanto i consoli stanno zitti
e non si fanno grandi problemi. Se poi in realtà sei nigeriano e ti
ritrovi in un paese mai visto prima dove non conosci nessuno sono fatti
tuoi. Oppure, ancora, dici di essere scappato dalla guerra? Siamo
bravissimi a tapparci le orecchie, e a rimandartici a forza in mezzo
alla guerra. Il Centro deve macinare vite e storie, sempre più veloce.
Altrimenti il tritacarne delle espulsioni – in questi giorni di retate
continue in città – si inceppa e rischiamo di far viaggiare a vuoto le
camionette degli alpini.

Lo stesso meccanismo industriale dei rimpatri all’ingrosso fatti in
questi giorni in mezzo al Mediterraneo. Efficiente e bastardo, come il
Ministro che lo ha ordinato.

Ascolta l’intervista raccolta questa mattina da Radio Blackout: http://www.autistici.org/macerie/?p=15293

Intanto continua la solidarietà esterna. Come avete sentito, i
reclusi raccontano di aver visto e sentito fuochi d’artificio ieri
sera, oltre le gabbie, e urla di libertà dirette proprio a loro. Poco
dopo il racconto radiofonico, però, arriva la ritorsione. Poliziotti,
cani, scudi e manganelli circondano le gabbie. Niente violenza, per
carità: gli basta ringhiare, agli uomini del Ministro e perquisire le
gabbie una ad una.

Ancora una volta, in diretta su Radio Blackout: http://www.autistici.org/macerie/?p=15293

Dopo un po’, fuori onda, in un altro contatto con dentro, si capirà
cosa cercavano, i cani del Ministro: non fiutavano né droga né armi, ma
le famose pallette da tennis usate dagli antirazzisti solidali per fare
volare i messaggi dentro alle gabbie.

Palermo: laboratorio Z sotto sgombero

Giorno 22 Aprile. Al Laboratorio Zeta di Palermo e’ stata comunicata un’ingiunzione di sgombero.

Ma come si e’ arrivato a tutto questo? Facciamo il punto della situazione:


Lo
IACP (Istituto Autonomo Case Popolari) proprietario dell’immobile, di via Arrigo Boito 7 sede del Laboratorio Zeta, nel lontano 2002 emana un bando per l’assegnazione del locale.

Il bando viene vinto dall’
Associazione Aspasia che, venendo a conoscenza dello stato di occupazione denuncia alla magistratura lo IACP.

Qualche giorno fa e’ arrivato un provvedimento di condanna dello
IACP e la conseguente l’ingiunzione di sgombero.

Le operazioni si sono conclusa con la presa d’atto dell’impossibilita’ a procedere con lo sgombero, ma lo
IACP
si e’ impegnato a convocare un tavolo con tutte le parti coinvolte
rinviando lo sgombero al 22 Giugno, ma partire da tale atto il civico
di via
Boito 7 e’ sotto sfratto.

Per questo lo
Zeta
chiede l’aiuto di tutti attraverso una sottoscrizione contro lo
sgombero a cui hanno aderito gia’ migliaia di persone, non solo
palermitane.


Per aderire all’appello e inviare comunicati:
laboratoriozeta@yahoo.it

o sottoscrivi su
Kom-pa

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.


Di seguito il comunicato del Laboratorio Zeta:

Quella di Zeta e’ una storia
collettiva, che sta dentro i percorsi di democrazia partecipata e di
difesa dei diritti sociali che hanno segnato la nostra citta’ negli
ultimi dieci anni.


La storia del Laboratorio Zeta
e’ la storia di quanti in questi anni hanno condiviso, sostenuto e
accompagnato questo percorso politico, per un tratto breve o lungo, per
una sera o per anni interi contribuendo alla sua trasformazione.


Dal 20 marzo 2001, quello che era uno stabile abbandonato e’ stato
trasformato in uno spazio pubblico, divenendo laboratorio di
sperimentazione culturale e di partecipazione sociale e politica in
prima linea nelle lotte per il diritto alla casa, la difesa dei beni
comuni, i diritti dei migranti, la denuncia del sistema di potere
affaristico-politico-mafioso che governa la citta’.


In questi 8 anni abbiamo prodotto e ospitato laboratori e spettacoli
teatrali, presentazioni di libri e di video, concerti, rassegne
cinematografiche, seminari, dibattiti, mostre fotografiche e
pittoriche, corsi di informatica, corsi di italiano per stranieri,
ecc… E’ attiva una biblioteca con piu’ di 2000 volumi.


Dal marzo 2003 ha preso vita un’esperienza di cogestione abitativa.
Questa esperienza nasce dall’incontro con un gruppo di richiedenti
asilo sudanesi, insieme ai quali e’ stato intrapreso un percorso di
rivendicazione dei diritti dei migranti.


Lo Zeta
e’ cosi’ diventato un punto di riferimento, stabile o di passaggio, per
centinaia di migranti di ogni nazionalita’ che hanno collaborato alla
trasformazione e alla gestione degli spazi, sperimentando una forma di
accoglienza lontana da logiche paternalistiche ed assistenziali. In
quest’ottica nel 2006 abbiamo lanciato una campagna di solidarieta’,
che grazie ad una sottoscrizione popolare, ha consentito l’autorecupero
e la ristrutturazione degli spazi abitativi (bagni, lavanderia,
cucina).


Nell’assenza totale di politiche di accoglienza da parte dell’Amministrazione, lo Zeta
e’ l’unico spazio di accoglienza laico della citta’, ruolo
ipocritamente legittimato dalle stesse istituzioni che, pur non
riconoscendolo ufficialmente, lo hanno inserito nell’elenco dei servizi
agli immigrati presenti sul territorio.


Gli attacchi susseguitisi nell’ultimo anno ad esponenti del movimento e
al comitato di lotta per la casa sono segnali che vanno nella stessa
direzione, quella del tentativo di azzeramento dei conflitti sociali e
della normalizzazione di una città che e’ tutt’altro che normale.


Sono tutte questioni non tecnico-giuridiche, ma politiche e sociali.


Cio’ che e’ in gioco non e’ la destinazione d’uso di un posto, ma la quota di democrazia di una citta’.

Zetalab non si tocca

.LINKS.

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E-mail:
laboratoriozeta@yahoo.it

Telefono: 3298862849


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