Grecia – Nikos Kountardas si autodenuncia per l’omicidio di una guardia

Fonte: reuters – ekathimerini

Oltre
quattro anni dopo l’uccisione di una guardia fuori dall’abitazione del
rappresentante della Difesa britannica nell’area di Kifissia a nord di
Atene, l’anarchico Nikos Kountardas,
appena uscito dal carcere [dopo un lungo sciopero della fame], si è
consegnato alla polizia auto-accusandosi dell’accaduto. Non si capisce
cosa lo abbia spinto a presentarsi al commissariato, alcune fonti
affermano che abbia dichiarato di sentirsi seguito dopo aver lasciato
la prigione e di temere per la propria vita.

A
quanto pare sarebbe spontaneamente andato a confessare l’omicidio
dell’agente Haralambos Amanatidis la notte del capodanno 2004.

Un caso che non sembrava portare ad alcuna soluzione, senza rivendicazioni da gruppi di guerriglia urbana o altre piste.

La
guardia speciale era stata uccisa con 15 colpi e rapinata della sua
mitraglietta MP5. Nikos avrebbe confessato che, insieme a un complice
non identificato, avrebbero voluto esclusivamente sottrarre l’arma, ma
dovettero sparare per la reazione della guardia.

Campi Bisenzio (FI) Рno a licenziamenti e cassaintegrazione Рvenerdì davanti la GKN

VENERDI 26 GIUGNO DALLE ORE 21
DI FRONTE AI CANCELLI DELLA GKN
VIA FRATELLI CERVI, CAMPI BISENZIO

VENERDI 26 GIUGNO DALLE ORE 21
DI FRONTE AI CANCELLI DELLA GKN
VIA FRATELLI CERVI, CAMPI BISENZIO
INSIEME AL COMITATO CASSAINTEGRATI GKN
“CHI STA PAGANDO QUESTA CRISI?”
SERATA DI MOBILITAZIONE, INFORMAZIONE E PROTESTA CON MUSICA,
INTERVENTI, CENA, CONCERO DEI GUESTSKA E……aspettando
l’alba……… cantiamo con il Menestrello…

Non vogliamo stare qui a fare lezioni sulla crisi, sui suoi effetti, e
nemmeno la lista delle sfighe che rendono faticosa ed incerta la vita
di noi lavoratori/trici, precari o meno, genitori o figli, immigrati o
no, studenti ed insegnanti.
Siamo stanchi di sentire discorsi su come risolvere la situazione da
coloro, siano essi politici o imprenditori (ai quali va’ ridato senza
timore il loro vero nome: Padroni), che in questi anni si sono
appropriati della nostra vita in nome di un falso interesse comune, la
famosa competitività dell’azienda Italia, e dei nostri salari
attraverso un continuo indebitamento e i relativi salati interessi.
Troppi, davanti a questa realtà, hanno piegato la testa, abbindolati da
sindacati e sindacalisti più o meno complici delle scellerate scelte
padronali e governative, da forze politiche che promettono e poi
"magnano o danno da magnare agli amici". Troppi vivono con vergogna e
disperazione la cassaintegrazione, il licenziamento. Altri sfogano
verso irreali nemici la loro rabbia.
Quello che sta succedendo non riguarda la semplice sfera personale, il
proprio ambito familiare, la propria fabbrica. Una fabbrica che chiude
non riguarda unicamente i soggetti coinvolti, ma tutto il territorio
circostante, le scuole frequentate dai loro figli/e, i luoghi di
aggregazione del territorio. Impedire la chiusura di una fabbrica,
benchè luogo di sfruttamento, non può più riguardare unicamente chi ci
lavora. Un padrone che chiude, trasferisce altrove in nome del maggior
profitto, che vende i macchinari, che mette in cassaintegrazione i
lavoratori, non fa solo questo ma ferisce irrimediabilmente tutto il
tessuto sociale coinvolto.
Per questo non può rimanere come un problema solo di chi ci lavora,
così come chi ci lavora deve rompere la logica attendista degli
acrobati del sindacato, dei tavoli e delle pseudo trattative, degli
interventi delle istituzioni, rimandando a chissà quali tempi futuri
una rottura con l’attuale modo di portare avanti la lotta.
I mass media parlano di crisi ma chi non parla, chi non riversa sui
territori la propria realtà sono proprio coloro che la situazione se la
vivono. Noi vogliamo invece che ciò avvenga. Cominciare fin da ora a
fare di ogni fabbrica che chiude, di ogni situazione di
cassaintegrazione, di licenziamenti un problema che riguarda tutto il
territorio. Non ci deve essere luogo che non venga investito da questo
problema. Non ci deve essere soggetto che possa dire "io non sapevo".
Nessuno deve sentirsi solo, semplicemente compatito per la sua
situazione, dentro quella logica assistenzialista più vicina alla
carità cattolica che allo scontro di classe.
Le forme e i modi per farlo non conoscono ricette, siano essi
volantinaggi nei quartieri, davanti a fabbriche vicine, nelle scuole
della zona. Siano gruppi musicali o teatrali che si mettono a
disposizione, siano insegnanti e studenti che portino dentro la scuola
questa realtà. Non dobbiamo attendere i tempi della politica e del
sindacato. Non servirà cercare di fermare tutto questo, dire che è
presto, consultare chissà chi, o fare tutti i passaggi di rito.
Per questo venerdì 26 giugno saremo a Campi Bisenzio, davanti alla GKN,
dove – con il Comitato dei Cassaintegrati – abbiamo organizzato una
serata di mobilitazione e protesta, perché siamo stanchi di subire e
vogliamo AGIRE ORA!!!!!

Cantiere Sociale K100fuegos (Campi Bisenzio), CPA Firenze sud,
Collettivo Politico Scienze Politiche, Rete dei Collettivi studenteschi
fiorentini

Lo sbirro pistoiese…

Ebbene, ci informano i nostri efficientissimi servizi di controspionaggio dislocati su tutto il territorio nazionale con infiltrati ed osservatori, che un solerte carabbbbbbiniere di servizio a Pistoia, ligio al suo merdosissimo lavoro, avrebbe tentato un goffo abbordaggio nei confronti di un ggggiovine abitante nella medesima città ove il nostro presta i suoi servigi, chiedendogli di "tenerlo informato" sui movimenti degli Anarchici dell’urbe…Non basta quindi il "lavoro" abbietto che questi figuri svolgono, lo spione (diceva una filastrocca che cantavamo da bambini "chi fa la spia non è figlio di maria/ma è figlio di un omaccio che si chiama diavolaccio…"…ora da grandi avendo poca simpatia per Maria, e una certa stima per il vituperato diavolaccio usiamo cantare "chi fa la spia, carabiniere o polizia…è un gran figlio di troia"; manca la rima ma il concetto è sicuramente più ficcante…), ma vorrebbero pure coinvolgere nei loro loschi affari anche probi cittadini…ebbene…continuate così carissimi e….Andate a pigliarvelo nel culo, scusate il termine, carabinieri!

Messina – Ulteriori informazioni sul fermo dei due compagni

Sabato 20 giugno 2009

Venerdì 19 giugno
,
verso le 7 del mattino, la digos di Messina ha perquisito le case di
alcuni compagni del centro di documentazione antiautoritario
"Malastrada" con l’accusa di "vilipendio alle forze armate dello stato"
riferendosi ad alcune frasi contenute nel volantino dal titolo "La paura al potere, il coraggio alla libertà", distribuito dopo l’attacco
che lo stesso circolo aveva subito esattamente un mese prima.
Perquisiscono inoltre la casa dei genitori della nostra compagna
residente in provincia di Messina.
Oltre ad una marea di materiale
sequestrato (computer, striscioni e materiale cartaceo) i segugi dello
stato rinvengono alcune piantine di marijuana. Condotti in questura per
le pratiche di rito, nel pomeriggio Dario e Manuela vengono arrestati
per coltivazione di erba e trasferiti nel carcere di Gazzi. Giacomo
viene denunciato a piede libero per "ricettazione di cartelli stradali"
(gli è infatti stato sequestrato un cartello con su scritto via Fata
Morgana) oltre al capo d’accusa comune a tutti e tre di vilipendio.

Lunedì 22 giugno ci sarà l’udienza per la convalida degli arresti.

Dopo gli ultimi fatti avvenuti non ci sono più commenti da fare.

Tutta la nostra solidarietà ai compagni colpiti dalla repressione.
Libertà per Dario e Manuela.
Liberi tutti

Anarchici dello Stretto

Bologna – Presidio anarchico, calci ad auto in transito

Tensioni ieri sera in piazza Verdi a Bologna per un presidio degli
attivisti anarchici che manifestavano in solidarietà al ragazzo del
circolo Fuoriluogo arrestato il 26 maggio. Gli anarchici avevano
organizzato un «presidio-aperitivo», dalle 19 in poi, pubblicizzato
tramite volantino, per gridare «Nicu libero». Il presidio però è
diventata l’occasione per lanciare cori contro le forze dell’ordine e
non solo: sono state prese a calci anche un’auto della Croce rossa e
un’auto blu che passavano per la strada. Per il momento non ci sono
denunce, ma alcuni attivisti erano facce note alla Digos, che sta lavorando
alla relazione sull’accaduto. I manifestanti, circa una trentina, prima
hanno preso di mira la Digos (avvicinandosi e gridando «Digos boia» più
altri slogan analoghi) poi le persone che uscivano dal Teatro comunale: sia
in occasione dell’intervallo, sia alla fine dello spettacolo. La tensione
è salita quando in via Zamboni è passato un furgoncino della Croce rossa:
il mezzo è stato colpito con qualche calcio al grido di «Assassini», ma
ha proseguito la marcia. Poco dopo, il bersaglio è diventata un’auto blu
(Ncc): è stata presa a calci e si è danneggiata, riferisce la Questura,
ma non si è fermata. Stamattina, la Digos ha contattato il conducente che
a breve dovrebbe formalizzare la denuncia.

L’anarchico per cui è stato organizzata l’iniziativa di ieri sera è
Roman Nikusor, arrestato dalla Digos la sera del 26 maggio scorso durante
un controllo nei pressi del circolo Fuoriluogo di via San Vitale 80. Nel
corso dell’ultimo anno ha collezionato molte denunce (è uno dei due
ragazzi che in novembre si barricò sulla Torre Asinelli) e il mese scorso
è finito in manette per resistenza a pubblico ufficiale: è stato
condannato per direttissima a sei mesi da scontare in carcere, quindi è
entrato alla Dozza. Da quel giorno gli anarchici si sono mobilitati con
comunicati sul web, ma anche in piazza, quando hanno preso la parola (di
forza, dopo qualche tafferuglio) sul palco del concerto organizzato dalla
banda Bassotti in piazza Maggiore. Anche i manifesti con le foto di agenti
delle forze dell’ordine attaccati nei pressi della Questura e della
caserma dei Carabinieri del portico dei Servi la notte del 30 maggio sono
state interpretate dagli inquirenti come una possibile risposta
all’arresto di «Nicu».

18 giugno 2009 – fonte corriere di bologna

Pistoia – “Rock the crisis” Due giorni di Musica in solidariet√† con i Lavoratori Radicifil

Questo il programma della due giorni in Solidarietà dei Lavoratori Radicifil in lotta:

Venerdì 19 Giugno 2009

CHAOS CORE (death metal)
CANCRENUS (brutal metal)
PREPARAZIONE HC (punk-hardcore)
SICK SOCIETY (thrash metal)

Sabato 20 giugno 2009

RATTLESNAKE (glam metal)
THE HEATLERS (fat’n’roll)
DIRTY ROCKERS (hard rock)
BIG BALLS (AC/DC tribute)

Il tutto si svolgerà dalle 22 allo spazio liberato ex Breda est,in via Pacinotti 9.

Torino – La catena spezzata

Ancora una volta piazza della Repubblica era
piena di divise e lampeggianti. Questa sera da proteggere c’erano la
Porchietto e il suo folto codazzo di supporter razzisti, leghisti e
fascisti vari. Non abbastanza per cingere d’assedio la Porta Palazzo
come si proponevano di fare, ma abbastanza per dare fastidio a chi
pensa che anche solo il cattivo odore dei razzisti sia una
provocazione, pare che tra militanti e militari la Porchietto sia
riuscita alla fine a mobilitarne alcune centinaia. Ma anche i razzisti
e polizia hanno avuto la loro buona dose quotidiana di fastidio. Da
subito la manifestazione viene disturbata da una rumorosa samba band
che tenta di avvicinarsi ai più indesiderati, i leghisti, ma viene
tenuta a bada da un nutrito cordone di poliziotti. Qualcuno riesce a
infilarsi e insultare Borghezio da distanza molto ravvicinata. Da un
balcone su via Milano sventola uno striscione con su scritto chiaro e
tondo “razzisti”. Qualcun altro la notte prima aveva scritto per terra
“spezziamo le catene, cacciamo i razzisti!”.

All’improvviso, da corso Giulio Cesare arriva un autobus circondato
da una nuvola di fumogeni e torce, usato come ariete da altri di
antirazzisti. La polizia – colta di sorpresa – riesce a bloccare
l’autobus e a respingere i contestatori, saranno una decina, a
manganellate, e riesce a fermarne uno, malmenandolo finché non si
accorgono che sono un pochino osservati. Ma in cambio di questo
brillante risultato il fianco della manifestazione è lasciato scoperto,
e la samba band è lieta di avanzare respingendo i leghisti oltre corso
Regina Margherita, senza smettere di suonare. Poco dietro l’autobus
oramai vuoto viene srotolato uno striscione che dichiara “nessuna pace
per i razzisti”, si accende ancora qualche fumogeno e si grida “fuori i
razzisti dai quartieri” e svariati insulti. Diversi stranieri si
fermano dietro lo striscione, interessati. Qualche giovane figlio di
Casablanca, ma nato e cresciuto a Porta Palazzo, chiede se ci sia
l’intenzione di attaccare la polizia. Un altro passa in bicicletta
vicino all’antirazzista fermato e grida “razzisti di merda!” come gesto
di sfida. Molti guardano dalle finestre, altri scendono per vedere e
chiedere cosa succede.

Stufi di fronteggiare uno stupido cordone di poliziotti, i
manifestanti piegano lo striscione e si disperdono, momentaneamente. I
razzisti nel frattempo si sono ridotti a poche decine, e il cordone di
poliziotti arretra. Alla spicciolata, i manifestanti riescono a
raggiungere corso Regina Margherita, ma vengono nuovamente respinti a
calci e manganellate e si attestano di fianco al Palafuksas. Da qui, si
vede passare, tranquillissimo, l’antirazzista che era stato fermato,
scortato in commissariato da diversi celerini e poliziotti in borghese
imbufaliti. Ora, assieme agli antirazzisti ci sono anche diversi
stranieri, in tutto saranno ormai una cinquantina. Dopo un po’ di samba
e un po’ di cori si decide di partire in corteo spontaneo attorno alla
piazza, per spiegare e ribadire che a Porta Palazzo c’è spazio per
tutti, ma non per i razzisti, e per chiedere la liberazione del
compagno fermato, molto conosciuto in quartiere. Il corteo termina
all’inizio di corso Giulio Cesare, e lì si scioglie. Diversi, italiani
e stranieri, danno la propria disponibilità nel caso in cui il compagno
non venga liberato la sera stessa, “tanto sapete dove trovarci”. Quindi
strette di mano, strizzatine d’occhio, “grazie mille”, “no, grazie a
voi”, qualche pezzetto di fumo, tanto affetto e la consapevolezza che
quel che è successo stasera è stata una cosa veramente di tutti. E il
compagno fermato? Beh, dopo un’oretta di provocazioni in commissariato,
i poliziotti lo devono rilasciare senza neanche una denuncia. Anzi, per
ripicca, gli fregano un coltellino così piccolo da non meritare neanche
un verbale di perquisizione.

macerie @ Giugno 18, 2009