Parma – Uova contro casa Pound

fonte parmaantifascista.org

Domenica mattina, intorno alle ore 9.00, una quindicina di militanti di Casa Pound si sono ritrovati in p.le santa croce, a Parma, per regalare pane a tutti i passanti.

Dietro questo gesto apparentemente innocuo e benevolo si cela la becera ideologia fascista, secondo la quale al popolo si regala in elemosina il pane in cambia dell’asservimento e della rinuncia ai propri diritti.

Gli antifascisti parmigiani non hanno fatto mancare il loro intervento, partecipando anch’essi all’iniziativa di casa pound.
Prima abbiamo distribuito un volantino, che potete leggere cliccando su leggi tutto, dopodichè, prima di andarcene, abbiamo tirato qualche uovo sulla testa dei militanti di casa pound.

Davanti a questo nostro gesto essi sono rimasti pressochè immobili, mentre i celerini presenti prendevano caschi e scudi per meglio difendere il gruppuscolo di neofascisti.

IL FASCISMO, NUOVO O VECCHIO CHE SIA, A PARMA NON PASSERA’!

Trento – due parole sulla giornata di sabato

Sabato 28 marzo, anche a Trento (come a Torino, a Milano, a Bologna, a Roma, a Lampedusa, a Bolzano…) si è svolta un’iniziativa in piazza contro il pacchetto sicurezza, contro il razzismo di Stato e in solidarietà con gli immigrati in lotta nei CIE. Nonostante la pioggia battente, una trentina di compagni hanno allestito un gazebo con una mostra, intervenendo al microfono e distribuendo volantini. La mostra ha attirato diverse persone. In più occasioni è stata ricordata la strage di Stato compiuta dalla marina militare italiana il 28 marzo 1997, quando nel canale d’Otranto 108 albanesi morivano affogati perché la carretta su cui viaggiavano (la Kater i Rades) era stata speronata in modo premeditato dai militari del governo Prodi.

In serata una ventina di nemici del razzismo e del suo mondo sono entrati in un supermercato della Coop, srotolando uno striscione (“La Lega Coop è complice dei lager”), parlando al megafono e distribuendo volantini sul fatto che il lager di Lampedusa è gestito da un consorzio legato alla Lega delle cooperative. L’indifferenza è complicità.

anarchici di Trento e Rovereto

Roma – Azione comunicativa nella giornata contro i CPT/CIE

Nell’ambito della giornata contro i CPT/CIE indetta per il 28 marzo 2009
abbiamo voluto comunicare l’urgenza di farla finita con questi lager della
democrazia, e abbiamo voluto comunicarla prima di tutto a chi a Roma è sceso in
piazza nello stesso giorno per manifestare contro le iniquità, le
discriminazioni e le violenze del capitalismo.
Abbiamo scelto di comunicarlo
alla Roma che si ribella al protocollo liberticida del sindaco Alemanno e
attacca i simboli dello sfruttamento, perché i CPT e la stessa categoria del
clandestino sono il risultato di vecchi e nuovi “protocolli” che stabiliscono
frontiere effimere tra gli sfruttati.

Nel punto di maggior visibilità del
percorso del corteo è stato calato lo striscione “SALAH UCCISO A PONTE GALERIA
– SOLIDALI CON GLI/LE SFRUTTATI/E IN LOTTA – CHIUDERE I CPT/CIE” e distribuito
il seguente volantino:

SALAH SOUIDANI ASSASSINATO NEL LAGER DI PONTE GALERIA

Nella notte tra il 18 e il 19 marzo, all’interno del Centro di Detenzione ed
Espulsione (C.I.E., ex C.P.T.) di Ponte Galeria a Roma, è morto Salah Souidani,
algerino di 42 anni.

Una morte tanto atroce quanto comune quella di Salah, il
cui racconto ci è arrivato attraverso la testimonianza dei suoi compagni, che
sono immediatamente entrati in sciopero della fame: un malore, la richiesta di
cure ignorata dal personale della Croce Rossa Italiana (responsabile della
gestione del centro di Ponte Galeria, come di vari altri in Italia), il rituale
pestaggio razzista per mano della polizia e il corpo di Salah ritrovato senza
vita la mattina dopo nella camerata.

Il risultato di questa vicenda di
“normale amministrazione” è l’ennesimo individuo che muore assassinato in uno
di questi lager di stato perché sprovvisto dei documenti e del portafogli
necessari ad essere ben accolto nella società del consumo.

Normale
amministrazione, come il referto medico della Croce Rossa che parla di “arresto
cardiocircolatorio per cause naturali”, ennesimo atto di complice
collaborazione con cui questo organismo paramilitare completa e legittima l’
opera di sterminio svolta dalle forze di polizia all’interno di questi nuovi
mattatoi della democrazia.

La stessa complice collaborazione con cui sempre la
Croce Rossa, nei teatri delle moderne “guerre umanitarie”, completa e legittima
lo sterminio compiuto dagli eserciti, gestendo l’affare dei cosiddetti “danni
collaterali” dell’occupazione militare.

Le ultime settimane hanno visto un
susseguirsi di proteste e rivolte all’interno di vari C.I.E. italiani (Roma,
Bari, Bologna, Lampedusa, Milano, Torino): dall’ammutinamento vero e proprio,
allo sciopero della fame e della sete, a gesti disperati come il cucirsi le
labbra, l’ingerire batterie rimanendone intossicati, o il tagliarsi con delle
lamette. Proprio in seguito a un gesto simile, compiuto per protesta da un
immigrato recluso al suo interno, nel C.I.E. di Trapani qualche giorno fa è
scoppiata l’ultima rivolta in ordine di tempo, repressa con la consueta
brutalità dalla polizia.

Queste storie di ordinario orrore sono lo specchio
della realtà di sfruttamento estremo vissuta quotidianamente dai migranti, a
cui anche fuori da tali lager è riservata una vita vissuta sotto la perenne
minaccia della detenzione e dell’espulsione, obbligati ad accettare qualsiasi
forma di ricatto lavorativo pur di evitare la deportazione nella parte di mondo
da cui si è scelto di fuggire.

Sono i migranti a pagare il prezzo più alto
della “crisi”, e se si accettano come normali le condizioni loro imposte in
quanto clandestini (effettivi o potenziali, magari in caso di ritardo nel
rinnovo di un permesso) si spalanca la porta al drastico peggioramento di
quelle di tutti noi.

All’appello della classe dirigente politica e
industriale, che ci vorrebbe invitare a rimboccarci le maniche per spremerci
ancora di più, al fine di superare il “problema comune” della recessione
economica, rispondiamo con la solidarietà tra gli sfruttati contro la miseria
imposta dal capitalismo, contro la repressione riservata alla ribellione e al
dissenso, contro le istituzioni carcerarie che mostrano e incarnano il vero
volto della democrazia.

SOLIDARIETÀ CON GLI SFRUTTATI E LE SFRUTTATE IN LOTTA

CHIUDERE I CIE/CPT, APRIRE OGNI GABBIA!
Anarchici/e e antiautoritari/e

Roma,
28/03/2009

Fuga di notizie e non solo , dal cpt di Torino.

30 marzo. Fuga di notizie,e non solo, dal Cpt di Torino. Verso le 8 di sera, al termine di una giornata tesa con nuovi atti di autolesionismo e proteste contro l’estensione del tempo di permanenza, 5 o 6 ragazzi detenuti sono riusciti a scappare, addirittura dal cancello principale lasciato inavvertitamente aperto dalle guardie, mentre venivano portati alla “terapia”. Inutile attendere conferma da fonti “ufficiali” come giornali, questura o croce rossa: queste cose succedono molto più spesso di quanto si sappia, e vengono tenute nascoste un po’ per evitare brutte figure, ma soprattutto per far credere che la fuga sia tecnicamente impossibile, una follia. E invece no: ancora verso mezzanotte le strade attorno al centro erano pattugliate incessantemente, ed evidentemente invano, da volanti a passo d’uomo. Bypassando questi controlli, qualche amante della libertà in vena di scherzi è perfino riuscito ad accendere la miccia di una confezione di fuochi d’artificio, illuminando così le facce sorridenti dei reclusi, e quelle esterrefatte dei poliziotti che non riuscivano proprio a far tornare i conti.

Ecumenismo

 http://www.donzauker.it/

Il trionfale viaggio del Grande Stregone Bianco nel continente nero prosegue tra mille successi, sorrisi e qualche scurreggia vestita.

In un magnifico e coraggioso gesto di grande ecumenismo, il grande stregone bianco Bene, detto XVI, ha sfidato i pregiudizi, il pungente odore di nerchie scoperte, la normale repulsione dell’uomo di cultura verso i negri e – non ultima – una clamorosa scenata da parte di Padre Georg, per abbracciare il suo pari ruolo africano, lo stregone ‘Mbutu ‘Ngulo, capo spirituale della locale comunità di negri.

Certo, a noi gente civilizzata pare impossibile che oggi, in pieno 2009, delle persone adulte possano ancora accettare di inginocchiarsi davanti ad un ciarlatano del genere; di regolare le proprie vite secondo i dettami e gli anatemi che questi lancia quotidianamente da un pulpito legittimato dall’ignoranza e dalla superstizione dei poveri di spirito; di subordinare il proprio governo ai deliri irrazionali scaturiti da un pericoloso fanatico. Ma tant’è, sic transit gloria mundi, anche questo fa parte del misterioso universo dei Negri.

Perché – sia chiaro – stavamo parlando di ‘Mbutu ‘Ngulo, eh?!

Se avete frainteso vuol dire che siete in malafede! VERGOGNA!!!

Internet – “Caccia allo sbirro” vs. “Caccia all’anarchico insurrezionalista…”

Dopo la scoperta del blog "caccia allo sbirro", prontamente eliminato, dove comparivano i volti di alcuni membri delle forze dell’ordine e in cui si cercava di arricchirli di generalità e altri dati, una sedicente poliziotta ne ha inaugurato uno contro gli anarchici.
Si chiama "Hunting the anarchists" e al suo interno, tale Natascia la pratese, invita membri delle forze dell’ordine a socializzare informazioni, immagini e quant’altro, riguardanti gli "anarchici isurrezionalisti devastatori di città".

Riportiamo in seguito le lamentose dichiarazioni di un agente di polizia, rilasciate ad un quotidiano.

fonte: il giorno

«Io, poliziotto bersaglio La mia famiglia costretta a vivere nel terrore» Blog ‘Caccia agli sbirri’, parla un agente braccato

LE DANNO la caccia.
«E questa purtroppo non è una novità. E’ solo l’ennesima riprova che in Italia sono più protetti i criminali pentiti che chi serve lo Stato. Loro sono scortati e testimoniano dietro i paraventi, noi ci ritroviamo le nostre facce in Internet». Chi parla è un poliziotto in servizio a Bologna. I volti di dirigenti, funzionari e agenti della Digos e del Reparto mobile sono finiti in un sito denominato ‘Caccia allo sbirro’ che invita a indicare nomi, cognomi, ruoli e indirizzi di quelli che vengono definiti ‘servi della borghesia’.
C’è anche lei tra gli ‘schedati’?
«Questo preferisco non dirlo e non è importante. Se ci sono io o un mio collega è la stessa cosa. Con i mezzi di oggi, telefonini, videocamere e Internet, per chiunque di noi non ci vuole niente a perdere in un attimo e per sempre la tranquillità. E non tanto per noi stessi, ma per le nostre famiglie. Abbiamo mogli e figli che vivono in città».
E’ paura questa?
«Questa è preoccupazione. Quando giro per la strada per i fatti miei so che mi devo guardare attorno, devo stare attento alle spalle, cercare di evitare zone in cui potrei incontrare persone che mi riconoscono. Il rischio è quello di essere rullato di botte. Questa è una conseguenza normale del mio lavoro, ma questa volta è peggio».
Perché peggio?
«Questo non è il tipo di rischio che si mette in conto quando si entra in polizia. Ci sta che io mi possa scontrare con un cretino in piazza, ma non è giusto che vengano messe a repentaglio anche le nostre famiglie».
E’ così facile identificarvi?
«Con i mezzi di oggi lo è. I nostri nomi sono sui verbali che prima o poi finiscono nelle mani di coloro che abbiamo denunciato magari durante una manifestazione pubblica. Per chi conosce la nostra faccia ci vuole poco a prendere un numero di targa di un’auto e, con una visura che costa pochi euro, scoprire il nostro indirizzo di casa».
Da quanto tempo sa dell’esistenza del sito ‘Caccia allo sbirro’.
«Lo sapevo da un po’, ma era difficile per gli utenti rintracciarlo. Poi un messaggio del (nuovo) Pci fatto circolare in una serie di mailing list lo ha reso accessibile a molte più persone ed è diventato noto anche tra gli antagonisti».
E’ cambiato il clima?
«Il clima è pessimo. Tanto per dirne una, lo testimoniano i manifesti affissi in tutta Bologna contro di noi, sono intitolati ‘perché odiamo la polizia’».
I difensori si sentono indifesi.
«Noi ci mettiamo già la faccia, vorremmo almeno evitare i nomi e questo è possibile: basterebbe sostituire nei verbali le nostre generalità con il numero di matricola. Questo renderebbe più difficile la nostra identificazione da pare di chi ha brutte intenzioni».
La proposta che circola tra i poliziotti, soprattutto nell’ambiente delle Digos, è stata rilanciata ieri da alcuni utenti sul forum del sindacato Sap, dove si è scatenata una discussione infuocata. «Presto, ve lo annuncio, creerò un blog e non me ne frega un c… se rischio qualcosa dal punto di vista personale o addirittura qualche denuncia — scrive Natascia —. Il mio blog si chiamerà ‘caccia all’anarchico insurrezionalista delinquente devastatore di città’».

Bologna Quando il fascismo diventa liturgia, FN candida Don Giulio

Comunicato di Forza Nuova Bologna:

FORZA NUOVA BOLOGNA comunica che Don Giulio Maria Tam, sacerdote tradizionalista, è il proprio candidato alla carica di primo cittadino alle imminenti elezioni comunali.
Lotta contro la recessione e per il rilancio dell’economia del territorio attraverso l’adozione d’una moneta locale, lotta contro la strisciante privatizzazione dell’acqua, coinvolgimento di associazioni di cittadini nella questione sicurezza, intervento dell’amministrazione locale nella questione abitativa in un piú organico programma statale di agevolazione all’acquisto della casa contro la logica speculativa del sistema bancario: questi alcuni dei punti del programma amministrativo di Forza Nuova.
La scelta di questo coraggioso sacerdote, gesuita e missionario, é coerente collo spirito del Movimento perché rappresenta un segnale di vera e propria rottura rispetto ad una partitocrazia affarista e lontana anni luce dal suo scopo di servizio per la comunitá.
Nei prossimi sará comunicato l’appuntamento per la conferenza stampa di presentazione del candidato e del programma elettorale.

* * * * *

comunicato dell’Assemblea Antifascista Permanente di Bologna:

A Bologna una ordinanza prefettizia vieta ogni manifestazione politica in centro durante il sabato e i giorni festivi. Da un lato, secondo la Prefettura, non si può manifestare; ma dall’altro le sei liste elettorali di estrema destra, con la scusa delle elezioni comunali, possono fare liberamente banchetti razzisti e xenofobi in ogni angolo della città.

Così, i Giovani padani (Lega nord) volantinano in favore di una legge per la «castrazione chimica» degli stupratori migranti. Per l’autorità non si tratta di «istigazione all’odio razziale», ma è chi protesta che si prende una bella denuncia.

Ora l’ultimo arrivato nell’hit parade dei candidati impresentabili – dopo il tetro Pietro Paolo Lentini – è il prete fascista don Giulio Tam, l’apologeta del manganello, il sacerdote che dice messa «per Mussolini Duce d’Italia» e si autodefinisce «crociato in lotta contro la decadenza, l’invasione islamica e le trame dei perfidi giudei».

57 anni, gesuita, aderente ai movimenti di estrema destra, allievo del vescovo negazionista Richard Williamson, don Tam correrà per Forza Nuova, partito in cui milita dal 2000. Per don Tam infatti «la tonaca è semplicemente un camicia nera più lunga».

Dopo l’Associazione Edera, ecco don Tam. Immaginatevi i comizi di questo integralista cattolico che non nasconde né il suo razzismo né il suo antisemitismo! Un predicatore d’odio e di violenza. Un altro lupo con la pelle d’agnello, per cui qualche «sincero democratico» invocherà forse la «libertà d’espressione».

Finora al potere bastava il fascismo-razzismo-sessismo profuso 24 ore al giorno attraverso le televisioni e i giornali. Oggi i neofascisti devono stare anche sul territorio, nel salotto buono, e senza attriti: ecco allora i banchetti xenofobi con annessa camionetta, spuntati come funghi velenosi nei sabati bolognesi. Addirittura, nel caso della conferenza al Baraccano dell’Associazione Edera, c’erano tre pullman di poliziotti e hanno spostato pure la fermata dell’autobus. Per un eventuale comizio di don Tam in piazza Maggiore mobiliteranno l’esercito e sospenderanno il traffico

Nuove dalla greciA

fonte: anarchistnews.org

Nella giornata di Sabato diversi anarchici hanno colpito negozi nella seconda città della Grecia, Salonicco. Hanno rotto vetrine e lasciato scritte prime di andar via, dice la polizia.

Il tentativo da parte della polizia di arrestare le 15 persone è fallito, il gruppo stava protestando per l’arresto avvenuto ieri di due loro compagni.

Nella notte anche una banca è stata oggetto di lancio di alcune molotov. I vigili del fuoco sono intervenuti spegnendo il fuoco.

Altri individui non identificati hanno attaccato, con bombe artigianali, autosaloni nel nord della Grecia, distruggendo due auto di lusso e danneggiandone altre tre, dice la polizia.

(ANSA) – ATENE, 30 MAR – Un attentato dinamitardo e’ stato compiuto questa notte ad Atene contro una sede del partito Nuova Democrazia (ND) del premier Karamanlis. L’attentato, con un ordigno artigianale a gas di quelli attribuiti agli anarchici, e’ esploso davanti alla rappresentanza di ND nel quartiere di Zografou, provocando un incendio, ma nessuna vittima. Si tratta dell’ultima di una serie di violenze perpetrate ad Atene dal dicembre scorso, quando la polizia uccise un quindicenne nel centro della citta’.

Roma: Blitz denuncie a Torre Maura occupata

BLITZ A TORRE MAURA OCCUPATA

La sera di giovedì 26 marzo 2009 verso le 21,15, una quindicina di carabinieri hanno fatto irruzione all’interno di Torre Maura Occupata, in Via delle Averle, forzando il cancello d’entrata. Pompando muscoli e sfoggiando manganelli si sono intrusi urlando e sfondando porte, senza mandato né spiegazioni sui motivi dell’operazione in corso.
Una volta assicuratisi del numero di persone in quel momento in casa, con toni tra il minaccioso e il formale hanno estorto documenti e infine esplicitato il motivo della loro visita serale procedendo,  con il supporto di due tecnici dell’ACEA, al distacco dell’elettricità. I tre compagni e le due compagne presenti sono poi stati portati via a sirene spiegate, in un’esibizione di slalom a tutta velocità in mezzo al traffico romano, verso destinazione ignota fino all’arrivo alla caserma dei carabinieri di Trastevere.
In caserma hanno sottoposto tutti a perquisizione, senza permettere la presenza di avvocati. L’operazione si è conclusa intorno alle 23,30 con il rilascio delle persone denunciate a piede libero per “furto di energia elettrica”.
Ciò che è accaduto a Torre Maura, spazio anarchico occupato da 17 anni, così come ad altre realtà sia collettive, come i campi rom, sia nuclei familiari più ristretti, riflette quel processo di riqualificazione in atto già da tempo, che vuole riportare a forza dentro la legalità e sotto controllo ogni situazione marginale finora non del tutto omologata.
Si ricorre al pretesto del reato comune per colpire realtà socialmente e politicamente scomode e ostacolarne le possibilità di sopravvivenza, mascherando da semplice “intervento tecnico” quelle che sono vere e proprie operazioni di polizia il cui fine ultimo è reprimere tutto ciò che è fuori dalla norma. L’inasprimento delle misure repressive non farà desistere,
agilmente  e senza resistenza, né questa, né altre esperienze di autogestione, dall’intento di autodeterminare le proprie vite e di difendere i propri spazi.

Roma 28/3/09