Archive for Settembre, 2013

Perché tifiamo Rivolta e diffidiamo della rivoluzione

Ebbene per comprendere il senso di questo scritto devo forzosamente chiarire l’utilizzo di alcuni termini. In queste poche righe intendo la “Rivoluzione” come rivoluzione di stampo autoritario, alla russa per intenderci, mentre per rivolta intendo un movimento che nasce spontaneo, per varie motivazioni non necessariamente afferenti all’immaginario rivoluzionario, nel quale la partecipazione degli antiautoritari si configura come dimostrazione della fattibilità anarchica senza velleità egemoniche ma con precisa riconoscibilità e chiarezza. Non si tratta quindi di uno scritto contro la “Rivoluzione”, ma bensì contro la rivoluzione autoritaria di stampo comunista classico, che ancora esercita una discreta fascinazione negli ambiti dei riottosi. Una provocazione? Forse…ma anche no.

 

Rivolta e rivoluzione sono due termini che vengono riferiti alla medesima aspirazione sociale che vede in un rivolgimento radicale dell’esistente un rinnovamento totale del medesimo.

a mio vedere invece Rivolta e rivoluzione parlano due lingue ben diverse, l’una fatta di Vitalità, Furore, Colore, Fuoco, Nuovo, talmente Nuovo da non esistere figura retorica per descriverla; l’altra fatta di preconcetti, schemi, appretto, ingessata come le fantasie di chi la preconizza e le speranze di chi vorrebbe dirigerla. Possessore esso della verità da vidimare.

Non sono rivoluzionario, sono bensì Rivoltoso, non sono prete, bensì Io. La rivoluzione chiama alle armi gli uomini in nome di un futuro preordinato, già chiaro nella mente delle avanguardie rivoluzionarie. Ma la rivoluzione ed i rivoluzionari spesso non tengono conto dell’imprevisto, del non calcolato del non pensato…e per questo nascono tribunali rivoluzionari  e prigioni del popolo, per questo la libertà viene strozzata in nome di un realismo che non è altro se non un voler piegare il divenire ad uno schema, ad una forma mentis non necessariamente adatta a decodificare ed affrontare il non pensato, l’imprevisto, il contingente. Il pensiero diventa azione (turpe filastrocca di

velleitarie tartarughe fascistoidi), la teoria fatta potere diventa prigione, il rivoluzionario diventa dittatore. La rivoluzione non ammette alterità, la controrivoluzione è tutto ciò che si muove fuori dagli uffici, la rivoluzione non può che essere autoritaria.

 

La Rivolta invece compie un percorso diverso, nasce come lava nel profondo degli animi, selvaggia come una fiera, crudele come i bambini, imprevista come un lampo a ciel sereno, impetuosa come un’onda anomala, riscalda come l’incendio di Roma.

La Rivolta nasce da un sentimento profondo, atavico, di Riscatto che nessuna teoria può instillare sì profondamente nell’animi; la rivolta è (in)coscienza Individuale che si fa molteplicità; la Rivolta è un Fuoco che concimando con le ceneri che produce nutre il suolo dal quale germinerà l’Avvenire…quale Avvenire? Non è dato di saperlo. La rivolta, figlia di rabbia e necessità informa con il quotidiano l’idea, dall’azione al pensiero, o meglio, azione e pensiero si fanno massa inscindibile…pensiero e azione – azione e pensiero…e così nasce come continuo divenire.

Non voglio certo gettare il bambino con l’acqua sporca e mi rendo ben conto che in una realtà ove l’abitudine inoculata a mezzo educazione verso la delega e l’eterodirezione un’esplosione come quella preconizzata possa ben rivolgersi a soluzioni (rosse, nere, arancioni, viola…) autoritarie e verticali, non sto dicendo che debba comunque rinunciare a lavora  re per un futuro liberato, ed orizzontale, sto solo dicendo che non mi pongo come apostolo, ma che mi pongo come possibilità il concorrere a dimostrare fattivamente la possibilità dell’Anarchia attraverso semplicemente l’essere, le pratiche individuali e quella collettiva formata dalla somma, non dalla sintesi, di queste ultime devono essere il mezzo; conta più una sacca d’autogestione autorganizzata funzionante che mille pagine di astruse teorie, conta più il fare del predicare. Lasciamo le certezze che si fanno catena agli altri, giochiamo con l’inconoscibile, la fantasia e l’istinto ci appartengono più d’ogni altra cosa. La rivolta negando prepotentemente afferma, afferma che non c’è più spazio per il sopruso, che il nuovo nasce mentre tutto crolla, che non c’è niente da salvare, e quindi che tutto bruci.

M.

 

da anarchaos

Spoleto – E’ morto Damiano Corrias

Con queste brevi righe diamo l’orribile notizia della morte, a 31 anni, di Damiano Corrias. Uno dei 5 spoletini arrestati il 23 ottobre 2007 nella cosiddetta Operazione Bruswood.

Non è il momento di cadere in complottismi o peggio ancora in esoterismi (è il secondo morto, dopo Fabrizio, su 5 giovanissimi arrestati). Domani sera, dopo l’autopsia, ne sapremo di più. Damiano soffriva di epilessia. Lunedì si terrano i funerali al Duomo di Spoleto.

Ma anche il giorno della sua morte, anzi ancora di più in queste ore ferali, vogliamo alzare al cielo la nostra maledizione nei confronti dei suoi persecutori. Nei confronti dei ROS guidati dal generalissimo Ganzer, quello che smerciava mitra e droga. Nei confronti dell’allora Presidente regionale Lorenzetti, oggi ai domiciliari per corruzione.

Nei confronti dello zerbino di Perugia, il pm che firma tutto quello che i ROS le ordinano di firmare, errori di battitura compresi: la dottoressa Comodi. La belva di Perugia, quella che contro Damiano chiese ben 6 anni di carcere per una scritta su un muro!

E comunque non si è piegato.

Era il dj di tutte le feste in montagna organizzate dagli anarchici spoletini. E di molti altri rave, più o meno politici.

L’ultima volta che è stato in piazza è stato il 23 giugno del 2012 al corteo in solidarietà con gli anarchici arrestati per l’Operazione Ardire. Facendo, nella notte, anche delle bellissime scritte sui muri. Alla faccia della Comodi. Siamo sicuri che lui dalla tomba le sta alzando il dito medio.

CIAO DASCHIA

da rete-evasioni

Nel pomeriggio di mercoledì 18 Settembre alcune squadre dei carabinieri del Ros si sono introdotte nelle abitazioni di quattro ragazzi/e dei Castelli Romani. Sono state portate a compimento perquisizioni e sequestri di oggetti personali e, con l’accusa di associazione a scopo terroristico, sono stati arrestati due giovani: Adriano e Gianluca, ai quali vorrebbero ricondurre azioni firmate da diverse sigle, sono ora in cella di isolamento nelle carceri romane. L’articolo usato questa volta è il 270bis del codice penale in materia di antiterrorismo che recita “associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordinamento democratico”. A solo un mese dalle mobilitazioni previste a Roma e in tutto il paese la macchina repressiva si è messa in moto scatenando la solita bufera mediatica della disinformazione e dell’allarmismo preventivo. I due ragazzi, che come migliaia di altri abitanti dei Castelli Romani sono scesi in piazza per mobilitarsi contro la messa a profitto dei territori, potranno esser visti dalle famiglie solo tra qualche giorno. In attesa di ulteriori informazioni invitiamo tutte e tutti ad attivarsi per portare solidarietà agli arrestati per non farli sentire soli. Terrorista è chi ogni giorno mette in pericolo la salute di migliaia di persone per costruire piccole e grandi opere di profitto, chi sfrutta ogni giorno migliaia di persone sul lavoro quando restano ormai solo poche famiglie ad arrivare alla fine del mese, è chi reprime e uccede nelle strade e nei quartieri restando impunito, chi sta colonizzando e devastando ogni giorno di più i nostri territori in nome del dio denaro.

La nostra arma è la solidarietà

Tutte e tutti fuori dalle galere

ADRIANO E GIANLUCA LIBERI SUBITO

Compagni/e e amici/e dei Castelli Romani


Per scrivere a Adriano: Antonacci Adriano, Regina Coeli, Via della Lungara, 29

Per scrivere a Gianluca: Iacovacci Gianluca, Regina Coeli, Via della Lungara, 29

riceviamo e diffondiamo:

Ciao, sono Paola la ragazza di Gimmi, condannato a 14 anni di carcere per i fatti del G8 di Genova e si trova a Roma Rebibbia a scontare. Il compagno Gimmi ha bisogno di urgente aiuto economico per le spese d’avvocato di Catania che deve aprire fascicoli vecchi per sconti di pena…l’avvocato vuole essere pagato e Gimmi ha una condizione economica pari a zero. Ha bisogno di urgente aiuto.

Potete sostenere Gimmi inviando un vaglia postale telegrafico, senza codice, normale, al suo indirizzo:

Francesco Puglisi
Casa Circondariale di Roma Rebibbia
nuovo complesso in via Raffaele Majetti 70
00156 Roma

oppure alla mamma di Gimmi:

Pace Giuditta, via Zurria 37, 95121, Catania

Benjamin Péret poeta incendiario DADA e poi anomalia della casta intellettuale surrealista, è stato anche un combattente rivoluzionario. Nell’agosto del 1936 il poeta lascia Parigi, dopo aver preso parte al primo manifesto surrealista (e precedentemente quello Dada), abbandona la penna per impugnare il fucile e prendere parte nella Rivoluzione Libertaria in Spagna, che è insorta contro il fascismo del dittatore Franco.

Palpitante e appasionato, l’opposto del militante politico calcolatore e marxista o dell’intellettuale mentecatto e piccolo borghese.. Péret è una mitragliatrice di parole inaudite, affamata di sbirri morti, una molotov incendiaria di convenzioni, volgare e blasfema e nello stesso tempo innocente come un gatto innamorato, barricata di ogni tipo di fondamentalismo e di ogni autorità..il dolce Benjamino aprì il fuoco sui preti, sui fascisti e sugli stalinisti, sulla mediocrità, sul qualunquismo e sulla rassegnazione.

L’insurrezione in Spagna del 19 luglio del 1936 contro il golpe franchista ha innescato un moto rivoluzionario che sconvolge tutta l’esistenza di migliaia e migliaia di uomini, che da inizio alla collettivizzazione e all’anarchia. Benjamino descrive la Spagna, in una lettera a Breton: “.. Se tu vedessi Barcellona com’è oggi ornata di barricate, decorata di chiese incendiate di cui non restano che le quattro mura, tu faresti come me, esulteresti. A barcellona non c’è più polizia..”.

Il 1936 è l’anno in cui Benjamino pubblica uno dei libri fondamentali della poesia surrealista. La raccolta “je ne mange pas di ce pain-là” (“Io non mangio di quel pane”, edita da GRATIS). Péret si scaglia con un odio feroce contro tutti i simboli e le istituzioni che legittimano e mantengono lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Péret non asservisce la propria opera ad un programma di partito e la sua critica e polemica non è in equilibrio sullo stile del dibattito democratico. Invece la sua poesia irrompe come un fiume in piena che travolge ogni tipo di lirica, ogni sua parola è brutale, radicale. E’ l’apice iconoclasta, è l’odio che vomita ogni tipo di arma affilata contro l’autorità e i preti, un fulmine che brucia secoli e secoli di sfruttamento.

“La legge Paul Boncour” è una poesia del libro citato sopra e recita così: ” Avanti cani smorti con il divertire le truppe e voi ragni con l’avvelenare il nemico/Il bollettino del giorno redatto da scimmie tabetiche annuncia il 22° corpo d’armata delle cimici è penetrato nelle linee nemiche senza colpo ferire/Durante la prossima guerra le monache sorveglieranno le trincee per la gioia dei raffermati e per farsi bucare l’ostia a furia di scopate/E i bambini con il biberon pisceranno petrolio sui bivacchi nemici/Per aver singhiozzato nelle fasce un eroe di soli tre mesi avrà le mani mozzate e la legion d’onore tatuata sulle chiappe/Tutti faranno la guerra uomini donne bambini vecchi cani maiali pulci maggiolini pomodori alborelle pernici e topi morti proprio tutti/Squadroni di cavalli selvaggi respingeranno a calci cannoni dell’avversario e in qualche punto la prima linea sarà sorvegliata dalle puzzole il cui odore trasportato da un vento propizio asfissierà interi reggimenti meglio d’un peto episcopale/Allora gli uomini che schiacciano senatori come cacca di cane guardandosi negli occhi rideranno come le montagne obbligheranno i preti ad ammazzare gli ultimi generali con le loro croci e a colpi di bandiere massacreranno i preti in un amen.

Dopo pochi mesi le cose incominciano a prendere una piega drammatica in Spagna. Nell’ottobre del’36 ha inizio il controllo stalinista delle milizie operaie: il 4 novembre , invalidando i loro stessi ideali (A) gli anarchici della CNT-FAI entrano con quattro ministri nel secondo governo centrale del socialista Caballero. Quindici giorni dopo, in circostanze misteriose, muore a Madrid il guerrigliero anarchico Buenaventura Durutti, figura di spicco dell’intero movimento libertario. Péret cessa ogni rapporto con il P.O.U.M., di cui ne aveva fatto parte all’arrivo in Spagna per passare alle file degli anarchici, i miliziani della colonna Durruti, arruolandosi così nella 1° compagnia del Battaglione “NESTOR MAKHNO”. Nel mentre tutto crolla, i franchisti ricevono massicci aiuti dai paesi nazi-fascisti. Le conquiste della rivoluzione vengono sabotate dai fascisti di Franco e dagli stalinisti che fanno da pompieri, fino allo scontro armi in pugno tra anarchici e stalinisti (i boia della rivoluzione). Quella che è stata autogestione e conquiste dell’umanità sparisce a mano a mano nella drammatica guerra civile (finale) e gli stalinisti e fascisti hanno la meglio. Péret scrive così: La rivoluzione ha dato prova a gli anarchici, tradendo le proprie teorie. Alcuni di loro (CNT-FAI) entrano a fare parte di un governo in parlamento a fianco dei ministri stalinisti, socialisti e liberali. Per non avere potuto sopprimere lo stato in generale, ci si sono associati. L’anarchismo non si riprenderà più da questo fallimento.

Péret è stato uno dei pochi surrealisti, se non l’unico, a partecipare alla guerra civile con le armi e con l’ anima. Benjamino ha impugnato il fucile ancora tra le coperte sonnolenti con gli occhi ancora coperti di sogni e ha sparato.

Il surrealismo parlava di lanciare il sogno in azione, di eliminare ciò che ci reprime, di gettare le maschere che i preti e la società borghese ci ha fatto indossare, di ritornare coscienti di noi stessi. Invece i surrealisti finirono nel mistificare il tutto. L’anti-ARTE del  DADA fini per diventare una  scuola d’estetica, il surrealismo fu assorbito in parte da sistema capitale e divenne pubblicità. Sterile del suo genuino contenuto, divenne folklore e segate da studiare a scuola. Marx e Freud furono inalzati sull’altare del papa Breton, mentre le rivolte morivano, gli intellettuali parlavano, scrivevano, s’ingrassavano. Tutto il mondo perdeva la magica poesia della rivolta per diventare capitolo della storia dell’arte e il surrealismo perdeva definitivamente tutta la sua componente rivoluzionaria.

Benjamino Péret ha incarnato l’aspetto più sanguigno e più vero del surrealismo e di tutta quella schiera di sognatori che non si è persa dietro i libri o dietro le cornici. Benjamino è stato un grande artista e un guerriero dell’opera rivoluzionaria emancipatrice e liberatoria.

E noi che ingiuriamo preti, dei e signori non possiamo che prenderne esempio e farne tesoro. Anche noi vogliamo che il sogno diventi azione e non semplice flautolenza mentale.

(dalla lettura di “Sparate sempre prima di strisciare” C. Mangone, NAUTILUS)

Fecciax e Clara (corretrice di bozze)

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Péret fotografato mentre insulta un prete.

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Scuola Dada

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Foto della Guerra civile in Spagna

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ATENE – Il leader partito neo-nazi greco Alba Dorata, Nikos Michaloliakos, è stato arrestato insieme ad un altro parlamentare. Lo ha comunicato la polizia dopo la scoperta di prove che collegherebbero i membri di Alba Dorata con l’assassinio del rapper anti-fascista Pavlos Fyssas il 18 settembre. Una vicenda che ha infiammato l’opinione pubblica e venerdì i 18 deputati del partito di estrema destra hanno minacciato di lasciare tutti insieme il Parlamento, mossa che costringerebbe ad elezioni anticipate.

(28 settembre 2013)

Speriamo che scoppiano tutti sbirri e fasci!

Apprendiamo che i due compagni arrestati nell’operazione repressiva del 19 settembre 2013 dovrebbero essere attualmente prigionieri nel carcere romano di Regina Coeli. E’ tuttavia probabile che nei prossimi giorni vengano traferiti nella sezione Alta Sicurezza di Ferrara, dove vengono rinchiusi i compagni anarchici in attesa di giudizio. Invitiamo chi avesse maggiori informazioni a scrivere alla mail <informa-a @ autistici.org>

per scrivergli:

Gianluca Iacovacci
Adriano Antonacci 

C.C. via della Lungara 29
00165 Roma

Riceviamo e diffondiamo la traduzione di un comunicato degli arrestati dopo gli scontri del 18 settembre ad Atene avvenuti in seguito all’omicidio per mano fascista di Pavlos Fyssas, :

Comunicato degli arrestati

Mercoledì 18/9 ci hanno presi durante il corteo che c’è stato a Keratsini dopo l’omicidio di Pavlos Fyssas da parte di un manipolo di fascisti, avvenuto la seta precedente. Gli arresti sono stati numerosi, dopo l’intervento dei MAT.

Oggi, siamo trattenuti  a G.A.D.A., caricati di una serie di false accuse per “fatti” che non sono mai avvenuti. Diversi di noi sono stati feriti gravemente durante l’arresto.

Eravamo lì, e se potessimo tornare indietro nel tempo, sempre lì saremmo stati. Perchè una persona è stata uccisa, questa volta per la sua azione politica.
Ci siamo trovati lì contro il fascismo e gli attacchi omicidi, che arrivano sia dai manipoli di neonati, che dallo stesso stato e dalla repressione.

Respingiamo tutte le accuse.

Per i nostri accusatori:

non riuscirete ad applicare a noi la teoria degli “opposti estremismi”.
La teoria di uno stato che mantiene “l’equità” davanti ai fascisti e agli antifascisti, per consolidare l’immagine di “gestione lineare” che ipocritamente tenete, gettando nel fango tutto e ancora altri dei nostri.

Alcuni potrebbero pensare di applicare per l’ennesima volta la stessa favoletta degli arrestati e dei feriti, gettando il panico tra noi. Sappiamo molto bene che questo giochetto è una pugnalata alle spalle di tutti noi.

Qua, conoscendoci l’un l’altro siamo più forti.

Ringraziamo tutti i solidali e tutte le solidali, e i compagni e le compagne che si trovano dappertutto. Esprimiamo alla famiglia e agli amici di Pavlos la nostra vicinanza.

Prigionier* del “dipartimento  di sicurezza dello stato sociale”
(sesto piano, G.A.D.A.)

La Grecia rappresenta per molti di noi un chiaro esempio della violenza con cui le misure economiche di austerità si scatenano contro la classe lavoratrice, i disoccupati e i più deboli; al tempo stesso però, è anche un esempio della resistenza che questi soggetti esprimono giorno dopo giorno.Ma se la crisi e le sue ricadute materiali generano resistenza osserviamo anche il preoccupante riaffacciarsi nell’attualità dello scontro politico, in molti Stati europei ed in forme diverse, di un fenomeno che pensavamo di aver sconfitto: il fascismo.In Grecia Alba Dorata agisce nei modi classici della dottrina fascista, con le stesse collusioni con ampi settori dello stato - padroni, esercito, forze di polizia - che coprono e finanziano i suoi membri, garantiscono loro impunità e trasformano la paura per il futuro in necessità di sicurezza: è così che il fascismo torna a rappresentare per la classe dominante un modo possibile di gestione della crisi.I fascisti di Alba Dorata hanno iniziato con la caccia all'immigrato e le ronde passando poi all'aggressione fisica nei confronti dei militanti di partiti e sindacati di sinistra con agguati e attacchi alle loro sedi.
È in questo contesto che si inserisce l'assassinio del compagno Pavlos Fyssas, avvenuto mercoledì  17 settembre a Amfiali da parte di una squadraccia di Alba Dorata.Pavlos Fyssas era un rapper e militante antifascista noto come “Killah P”: dal punto di vista artistico la sua attività e i suoi testi rappresentavano sicuramente un riferimento per l'antifascismo ellenico e per questo è stato ucciso.L'assassinio di Pavlos, arriva, non a caso, in un momento di particolare tensione sociale e politica mentre sono in corso gli scioperi di insegnanti, funzionari pubblici, medici e lavoratori della sanità contro i nuovi pesantissimi tagli che arriveranno entro la fine dell'anno.
Noi siamo a fianco degli antifascisti che hanno preso d'assalto le sedi di Alba Dorata e affrontato la polizia posta a difesa dei fascisti di cui sono complici. Alle ultime elezioni infatti Alba Dorata è stata votata dal 40% degli agenti delle forze di polizia e sono numerose le immagini che ritraggono la polizia e i militanti di Alba Dorata mentre reprimono fianco a fianco le manifestazioni della sinistra contro l’austerità.In molte occasioni la cacciata dei fascisti dalle strade e dalle piazze di molte città è stato il pretesto per un intervento in forze dei reparti antisommossa che hanno causato ore di scontri e arresti. Le questure hanno funzionato come luoghi di tortura per gli antifascisti e di protezione per i fascisti che spesso hanno ottenuto informazioni per portare a termine le loro aggressioni.
Crediamo che la risposta che gli antifascisti greci stanno dando in questi giorni sia la sola possibile.La solidarietà che invece possiamo dare noi di fronte all'ennesimo compagno morto per mano fascista è intensificare la lotta sul nostro territorio e impedire ai fascisti, sotto qualsiasi sigla si presentino, di affermarsi e imporre una politica di maggiore controllo, sfruttamento e repressione.
Con Dax, Clement e Pavlos nel cuore!
In Grecia, in Italia, ovunque, chiudere le sedi fasciste.Contro il fascismo con ogni mezzo necessario.
FIRENZE ANTIFASCISTA

19 settembre 2013 – Apprendiamo dalle veline del ROS (Reparto Operazioni Sporche) riportate dai media di regime che Adriano e Gianluca, due compagni di Albano Laziale e Frascati, sono stati arrestati questa mattina nel corso di un’operazione repressiva contro realtà anarchiche attive nell’area dei Castelli Romani; perquisite anche le abitazioni di tre compagni. Le azioni dirette di cui sono accusati riguarderebbero complessivamente 13 attacchi contro filiali bancarie, punti Enel ed Eni, contro il cantiere della discarica di Albano Laziale e altri sabotaggi in solidarietà con prigionieri/e, contro aziende e progetti responsabili di devastazione ambientale e sfruttamento animale. Azioni rivendicate da sigle differenti tra cui “Fronte di Liberazione Animale”, “Azione Diretta in Difesa della Terra” o più semplicemente vergando “A cerchiata” e “Federazione Anarchica Informale – Fronte Rivoluzionario Internazionale”. Quest’ultima sigla particolarmente enfatizzata dagli studios del ROS e considerata come bottino succulento per i loro teoremi mediatico-repressivi.

In attesa di maggiori informazioni e comunicati, esprimiamo la nostra solidarietà ai due compagni e a tutti coloro che hanno avuto un brutto risveglio.

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Esprimiamo tutta la rabbia e la solidarietà che ci sono possibili nei confronti di tutti i compagni colpiti dalla repressione, Adriano e Gianluca Liberi, sergio Libero, Nicola e Alfredo liberi1 Liberi/e Tutti/e!