Lecce – Avviso orale ad una compagna

Riceviamo e diffondiamo:

 

Sabato 16 maggio un avviso orale è stato
recapitato ad una compagna leccese. Si va ad aggiungere ai precedenti
sette dispensati tra febbraio ed aprile del 2008. Anche questa compagna
è indagata nel processo Nottetempo come gli altri sette destinatari (il
13 luglio prossimo riprenderanno le udienze d’Appello) ma era stata
finora risparmiata dall’ondata di avvisi dell’anno passato.

Anarchici salentini

Carceri italiane – Abusi sessuali, aborto, suicidio e scabbia

Abusi sessuali su detenute da parte dei secondini, aborto in carcere

Accuse confermate anche da alcuni agenti sentiti come testimoni
Inchiesta della Procura su presunti abusi sessuali sulle detenute in
cambio di agi e maggiore libertà. Una donna è stata costretta ad
abortire dopo essere stata messa incinta dall’uomo che la doveva
sorvegliare. Indagati quattro agenti.

21 maggio 2009

Genova
– Ci sarebbe anche un aborto tra gli episodi al centro dell’inchiesta
della procura di Genova sui presunti abusi sessuali sulle detenute in
cambio di agi e piu’ liberta’ nel carcere di Pontedecimo.
A
confermare il fatto, secondo quanto riferito dal ‘Secolo XIX’, ci sono
le testimonianze sia delle detenute che degli agenti ‘puliti’, che nel
corso degli interrogatori avrebbero parlato di una donna costretta ad
abortire dopo essere stata messa incinta dall’uomo che la doveva
sorvegliare. L’ipotesi di reato formalizzata dal procuratore capo,
Francesco Lalla, e’ pesantissima: concussione, dove il prezzo del
presunto ricatto imposto dagli agenti in questo caso era il sesso.
Sarebbero
gia’ quattro le persone iscritte nel registro degli indagati – fra loro
il poliziotto coinvolto nell’aborto – al termine di una prima fase
d’inchiesta condotta dalla sezione giudiziaria della Polizia di Stato.
Otto gli appartenenti alla Penitenziaria ascoltati in questi ultimi giorni come persone informate sui fatti. E con loro
sono
state interrogate almeno tre detenute ed ex detenute. Una e’ stata
fatta arrivare, sotto scorta dal carcere di Napoli dove si trova
attualmente. Le altre due si trovano tuttora a Pontedecimo. Le loro
confessioni, sulle quali il segreto e’ assoluto, si aggiungono a quelle
della presunta vittima, Z.E., la marocchina di 28 anni che sconta una
condanna per una storia di maltrattamenti in famiglia.
Adnkronos

Venezia: detenuti protestano, per suicidio e epidemia di scabbia
20 maggio 2009
Venezia
– "I soldi non si inventano": risponde così il Provveditore per il
sistema penitenziario del Triveneto Felice Bocchino alle notizie di
infezioni come la scabbia, contenute nel documento inviato al ministro
della giustizia dai detenuti di Santa Maria Maggiore di Venezia. Da
alcuni giorni i detenuti manifestano pacificamente, battendo sulle
porte di ferro del carcere, per le condizioni di detenzione. Causa
scatenante della protesta è stata il suicidio di un detenuto immigrato,
ma la protesta verte soprattutto sull’eccesso di presenze. I detenuti
sono in tutto 310, il triplo della presenza regolamentare.
Il Gazzettino

Germania – Per il compagno romano detenuto a Berlino

Appello dalla Germania:

PER IL COMPAGNO ITALIANO DETENUTO A BERLINO DURANTE GLI SCONTRI DEL MAYDAY

Salve a tutti!

Scriviamo per parlare con voi degli scontri che ci sono stati il 1 maggio in diverse città europee (tranne a Roma!).

In particolare noi portiamo la testimonianza degli scontri avvenuti
nell’arrabbiata Germania, dove la repressione è più marcata, ma dove la
solidarietà rappresenta l’altra faccia della medaglia.

La manifestazione, partita con baci e danze, tra slogan contro il
capitalismo, ha incrociato cortei di neo-nazisti e di estrema destra:
si sono accesi gli animi e sono cominciati gli scontri, sono state
incendiate macchine di lusso, sono state tirate bottiglie e pietre
contro negozi, banche.

Ognuno manifestava a suo modo il proprio dissenso.

La notte tra il 1 e il 2 maggio, nel mezzo di questi
scontri, sono state arrestate 250 persone, 25 già processati e 17
attualmente in carcere con l’accusa di aver lanciato bottiglie e pietre.

Tra questi c’è un nostro amico, un compagno romano.

Altri 3 di loro sono accusati di tentato omicidio.

Gente sottomessa, filmata, fotografata, catturata..

Sono trattenuti nel carcere giudiziario di Alt-Moabit a Berlino, in
attesa della sbobinatura dei filmati, e dei tempi per l’indagine che
può durare fino a 6 mesi prima del processo.

6 mesi di privazione della libertà, 6 mesi con 23 ore di isolamento al giorno e una sola ora d’aria.

La pena in Germania per questi tipi di reati , politici o ritenuti tali, è dai 2 agli 8 anni di carcere.

E ci risiamo, l’ennesimo abuso delle forze dell’ordine ci vuole di nuovo vicini.

E nel momento in cui si vive una realtà come questa si è più forti di prima nel volere libertà per tutti e con tutti.

Ci uniamo al sostegno che viene dato a tutti i detenuti da parte delle diverse realtà tedesche.

Dall’Italia vi chiediamo di supportare questa causa contro gli arresti ricordandoci anche delle nostre carceri.

Vi chiediamo aiuto affinché il nostro amico, e quelli che sono nelle
sue stesse condizioni, non siano lasciati soli, affinché le loro storie
non siano accantonate fra le cose che succedono, ma vengano raccontate
a tutti coloro che credono nella lotta alla repressione e nella
solidarietà fra chi riconosce certi valori alla base della propria
identità

Ci affidiamo alla vostra esperienza e ai vostri consigli per
organizzarci e poterci muovere in modo da ricavare un fondo cassa per
spese legali. Abbiamo pensato a manifestazioni, cortei e serate
benefit, o qualsiasi aggancio in vostre iniziative e vorremmo unirci,
in qualche modo, per tale fine.

Necessitiamo di informazioni, contatti, tutto ciò che pensate possa esserci utile.

Contro tutte le gabbie

per contatti: cmoelvaf@gmail.com

Repressione in rete

Berlusconi e i suoi sferrano il colpo
definitivo alla libertà della rete internet per metterla sotto
controllo. Ieri nel voto finale al Senato che ha approvato il
cosiddetto pacchetto sicurezza (disegno di legge 733), tra gli altri
provvedimenti scellerati come l’obbligo di denuncia per i medici dei
pazienti che sono immigrati clandestini e la schedatura dei senta
tetto, con un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (UDC), è stato
introdotto l‘articolo 50-bis, “Repressione di attività di apologia o
istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet“. Il testo la
prossima settimana approderà alla Camera. E nel testo approdato alla
Camera l’articolo è diventato il nr. 60. Anche se il senatore Gianpiero
D’Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo, questo la dice
lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della “Casta” che non
vuole scollarsi dal potere.

In pratica se un qualunque cittadino che magari scrive un blog
dovesse invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, i
provider dovranno bloccarlo. Questo provvedimento può obbligare i
provider a oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all’estero. Il
Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità
giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della
attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete
internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a
tal fine.
L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro
il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una
sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000 per i
provider e il carcere per i blogger da 1 a 5 anni per l’istigazione a
delinquere e per l’apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per
l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o
all’odio fra le classi sociali. Immaginate come potrebbero essere
ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta con
questa legge?

Si stanno dotando delle armi per bloccare in Italia tutta
l’informazione libera che viaggia in rete e che nel nostro Paese è
ormai l’unica fonte informativa non censurata. Vi ricordo che il nostro
è l’unico Paese al mondo, dove una media company, Mediaset, ha chiesto
500 milioni di risarcimento a YouTube. Vi rendete conto? Quindi il
Governo interviene per l’ennesima volta, in una materia che vede
un’impresa del presidente del Consiglio in conflitto giudiziario e
d’interessi. Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di
una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra
poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge
su questa materia, questo emendamento al “pacchetto sicurezza” di fatto
rende esplicito il progetto del Governo di “normalizzare” il fenomeno
che intorno ad internet sta facendo crescere un sistema di relazioni e
informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.

Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet? Chi non può farlo
pensa bene di censurarlo e di far diventare l’Italia come la Cina e la
Birmania. Fate girare questa notizia il più possibile. E’ ora di
svegliare le coscienze addormentate degli italiani.

ecco qua l’ennesimo regalino del pacchetto sicurezza..

ARRESTATO IL SEGRETARIO GENERALE DELL’I.W.A. E UN ALTRO COMPAGNO

Il Segretario generale dell’ IWA Ratibor
Trivunac ed un altro compagno sono stati arrestati dalla polizia mentre
partecipavano all’azione di protesta organizzata in segno di pubblico
sdegno per la visita del Vice Presidente degli Stati Uniti Joseph Biden
oggi a Belgrado. L’azione di protesta illegale è stata organizzata nel
centro di Belgrado, dove è stata bruciata la bandiera degli Stati Uniti e
letta una breve dichiarazione che ha condannato il ruolo mondiale degli
USA nella riproduzione delle relazioni capitaliste, guerre, sfruttamento e
discriminazione. Speriamo che sia presto caricato on-line un breve filmato
dell’arresto www.youtube.com/inicijativa.

Al momento stiamo raccogliendo informazioni sui
nostri compagni arrestati mentre i nostri avvocati stanno cercando di
incontrarli. Terremo informato il pubblico sulla situazione e se
necessario chiederemo azioni di solidarietà.

Il Segretariato dell’IWA è raggiungibile
attraverso il numero di telefono +381-63-263-775 e per posta elettronica.
Inoltre gli archivi dell’IWA sono trasferiti lontano ed al sicuro dalle
ricerche della polizia.

Libertà per i compagni arrestati! Viva la
IWA!

Segreteria
dell’ International Workers Association.