*max stirner *Gaetano Bresci * max stirner
Autoproduzioni anArcoindividuAlistA
(colori x tessuto , dipinti a mano con mascherina)
*max stirner *Gaetano Bresci * max stirner
Autoproduzioni anArcoindividuAlistA
(colori x tessuto , dipinti a mano con mascherina)
Questo è il testo del volantino distribuito dallo spezzone anarchico libertario presente al corteo del 30 settembre per il 31° anniversario dell’uccisione di Walter Rossi
CONTRO OGNI OMOLOGAZIONE – CONTRO OGNI AUTORITARISMO
Partecipare al corteo del 31° anniversario dall’uccisione di Walter Rossi per noi non è solo la commemorazione di un compagno ucciso per mano fascista, ma è un momento per analizzare la situazione attuale cercando di trovare delle risposte efficaci. Se rivolgiamo lo sguardo verso il passato vogliamo ricordare che in questi luoghi ci sono stati momenti importanti per la vita del movimento rivoluzionario romano fin dalla sua nascita. Non dimentichiamo che i primi gruppi anarchici romani facenti riferimento alla Prima Internazionale si formarono qui vicino, tra i fornaciari di Valle Aurelia, come non è da dimenticare che nelle strade del quartiere Trionfale agì uno dei nuclei principali degli Arditi del Popolo, la prima organizzazione di reazione alle violenze squadristiche dei Fasci di Combattimento, supportata dagli anarchici e dalla base dei partiti comunista e socialista. Un quartiere che anche durante la marcia su Roma del 28 ottobre 1922 ha impedito ai fascisti di entrare e che, nel palazzo che sovrasta Piazzale degli Eroi, ha ospitato negli ultimi anni di vita l’anarchico Errico Malatesta, "apostolo della libertà" morto nel 1932, come recita la lapide in loco.
Partendo da questa breve e certo non esaustiva panoramica delle lotte che hanno animato le strade del Trionfale, la situazione oggi appare completamente diversa; nonostante ciò non rinunciamo alla nostra prospettiva rivoluzionaria. Aspiriamo a creare rapporti sociali basati sul mutuo appoggio, tendenti ad una società egualitaria ed orizzontale, dove stato, esercito, galere, scuola, lavoro, denaro e tutte le istituzioni coercitive siano distrutte, ovvero in una direzione completamente opposta a quella verso cui ci si sta muovendo. Viviamo in una società sempre più atomizzata, in cui si sono rotti quei legami che anni di lotte (ma anche le normali modalità di vita popolare di quartiere) avevano creato, una società basata sullo spettacolo e sul controllo, in cui da tempo si è insediata la dittatura tecnologica, ogni senso di solidarietà è in via di estinzione, la competizione e la guerra tra poveri sono la regola, il diverso è messo al bando e la deriva autoritaria appare sempre più generalizzata.
Il tutto nella cornice della tanto sbandierata democrazia, alla quale ormai si appella anche ampia parte dell’ex arcipelago rivoluzionario. L’odierno sistema democratico, con le sue innumerevoli gabbie, si regge sulla paura individuale e collettiva e sul ricatto lavorativo, dispone ad accettare ogni vessazione pur di difendere il "privilegio" di possedere quelle rate, mutui e prestiti con cui la società capitalista tiene a galla i suoi ritmi di consumo. Nel terrore di perdere le briciole di una vita di fatica, è facile convincersi che i veri nemici siano i barbari che di volta in volta si presentano ai confini del "fortino Europa".
E per difendere un fortino, cosa è meglio di un esercito? Ormai non fa più scandalo vederlo in azione, e qualsiasi opposizione politica e sociale appare assopita. Ci hanno ormai abituato all’esercito professionista che nel nome della pace e della patria viene impiegato in interventi "umanitari", in realtà coperture per le operazioni armate di controllo geopolitico delle materie prime e delle vie di rifornimento, vedi Iraq ed Afghanistan. Il consenso generale, pianificato negli anni e mesi precedenti e costruito con l’apporto fondamentale dei giornalisti, è sfruttato oggi per propagandare la necessità dei militari armati anche nelle nostre città, volendo convincerci che le migliaia di nuovi sicari armati in strada aumentino la nostra "sicurezza".
Tutta questa propaganda della paura ha creato le condizioni per far sedimentare e crescere nelle periferie metropolitane di gruppi razzisti e fascisti che si ergono paladini della storia cristiana europea, gruppi non necessariamente politici in senso formale, ma più simili a bande di quartiere. A questa situazione vanno date risposte individuali e collettive col fine di smascherare la grandi menzogne della destra cosiddetta sociale, consapevoli di quanto ogni connessione con il potere e il piagnisteo democratico diano più argomenti a chi sfodera una retorica identitaria vuota e semplicistica, vendendo per ribellismo ciò che è in realtà la difesa servile dello stato di cose attuali. Tornare a rispondere colpo su colpo a qualsiasi attacco, sia in maniera militante che sotto l’aspetto "culturale", senza richiami alla tutela del diritto ma con l’azione diretta dagli indelebili contenuti rivoluzionari e antistatali, è il minimo per respingere l’avanzata del pensiero totalitario.
CONTRO OGNI FASCISMO
PER L’AUTOGESTIONE DELLE PROPRIE VITE – PER LA RIVOLUZIONE SOCIALE
ANARCHICI
fonti: agenzie messicane
Città del Messico – Diversi arresti ed oltre una decina di poliziotti feriti è il saldo della manifestazione che si è svolta a Città del Messico per ricordare il massacro di Tlatelolco (2 ottobre 1968). Gli incidenti si sono verificati quando stava per concludersi la manifestazione e sono stati causati da "un piccolo gruppo di persone che sono venute con il solo fine di provocare e di danneggiare tutto ciò che era alla loro portata".
Quando la polizia messicana ha cercato di fermare i compagni che stavano scrivendo con gli spray sono iniziati gli scontri.
Diversi studenti, tutti vestiti di nero, hanno distrutto le vetrina di un fast food mentre davano fuoco alle bombolette spray per non far avvicinare coloro che cercavano di fermare il vandalismo. In seguito hanno distrutto le vetrine di un negozio della catena "Seven Eleven", cercando di sottrarre la merce e di lanciarla all’esterno.
Colpiti anche ristoranti e banche, con bastoni e petardi.
Molti agenti di polizia hanno ricevuto sputi in faccia, colpi, scritte con gli spray e calci.
Il quotidiano messicano "El Universal" informa che ancora oggi, 3 ottobre, ci sono 24 detenuti per gli scontri di ieri. Si trovano nell’agenzia 50 del Ministerio Publico, all’esterno un presidio in loro solidarietà.
Immagini degli scontri sul sito: eluniversal.com.mx
Il 19 maggio del 2007, il partito neofascista
Forza Nuova ha sfilato per le vie del centro cittadino, protetto dalle
forze dell’”ordine”.
Il presidio antifascista spontaneamente riunitosi per impedire la
triste parata è stato caricato dopo alcune ore e costretto ad
abbandonare piazza Verdi, luogo d’arrivo della manifestazione di Forza
Nuova, ed a formare un piccolo corteo che ha percorso via XX Settembre.
Dopo alcuni mesi 15 antifascisti sono stati perquisiti nelle loro abitazioni e denunciati per resistenza ed altri reati.
Recentemente sono state notificate loro 15 ingiunzioni di pagamento di
duemila euro circa come risarcimento per la mutua/infortunio di un
poliziotto.
Noi denunciati, che per gran parte non abbiamo nemmeno accesso ala
mutua a causa dei nostri infami contratti di lavoro, ci rifiutiamo di
tirare fuori un solo centesimo.
Rivendichiamo il nostro ANTIFASCISMO e la nostra presenza quel giorno nelle vie della città.
Esprimiamo inoltre la nostra solidarietà ad Alessandro ed Alessio
che, dal 2 ottobre, saranno sotto processo per rapina (!) per aver
allontanato da un presidio nel quartiere di Bolzaneto un gruppetto di
giovani provocatori fascisti, uno dei quali avrebbe perso una catenina
di scarso valore.
L’ANTIFASCISMO NON SI PROCESSA!
ORA E SEMPRE RESISTENZA!
I compagni denunciati per l’iniziativa del 19 maggio 2007 contro Forza Nuova
Anarchici roveretani
E’ stato pubblicato da Derive Approdi "Bolzaneto, la mattanza della democrazia" a cura di Massimo Calandri.
Ovviamente a nostro avviso è un bene che si parli di Bolzaneto e di
coloro che vi sono stati torturati dopo essere stati arrestati (tra
questi anche i 93 provenienti dalla mattanza della scuola Diaz).
E’ invece un male che in questo libro si violi totalmente la privacy di
queste persone pubblicando le loro foto segnaletiche e tutti i loro
dati personali. Sorprende e ferisce che a farlo, con la stessa
leggerezza con cui lo farebbe Il Resto del Carlino, sia proprio una
casa editrice "di parte" come DeriveApprodi. E ci stupiscono le
risposte superficiali che ci hanno dato le persone coinvolte.
La privacy delle persone non argomento da affrontare con leggerezza.
Da parte nostra c’è la richiesta di non dare spazio con presentazioni o
altro a questo libro a meno che non ne esca una versione priva delle
foto e dei dati personali delle parti lese. Al limite potremmo
approvare la pubblicazione delle schede degli agenti colpevoli delle
torture così se uno se li ritrova davanti quando va a rifare il
passaporto sa con chi ha a che fare. Ma dubitiamo che DeriveApprodi
trovi ora il coraggio che non ha avuto ieri con la prima edizione.
L’invito invece che vogliamo fare a tutti è quello di cominciare
seriamente a ragionare insieme sui meccanismi di tutela delle persone
coinvolte, in questi ed altri processi, e sulla pluricitata privacy.
L’augurio è che DeriveApprodi voglia togliere nella prossima edizione
tutti i riferimenti personali che non sono solo invadenti, ma
soprattutto inutili.
I processi a Genova non sono finiti.
Se nemmeno le persone "vicine" hanno la dovuta e scontata minima
sensibilità la nostra preoccupazione non pu che essere ai massimi
livelli.
Supportolegale
Lo scorso venerdì 26 settembre 2008 un compagno
veniva fermato, nelle vicinanze di un supermercato a Lecce, da
poliziotti in borghese che gli contestavano il furto di alcune merci e
coglievano l’occasione per una perquisizione nella sua abitazione.
Il giorno seguente si presentavano presso la mia abitazione, adiacente
alla precedente, per una nuova perquisizione: alla richiesta di far
vedere il mandato, gli sbirri si esibivano in una arrampicata sulla
cancellata chiusa del cortile introducendosi di prepotenza e già che
c’erano estendevano la perquisizione anche ad un locale in
ristrutturazione che diventerà la sede del nuovo circolo anarchico.
Ovviamente usando il classico pretesto della ricerca di armi ed
esplosivi poiché il suddetto mandato non c’era.
Non sappiamo per ora se le tre perquisizioni siano legate o se gli
inquirenti stiano preparando qualcosa anche in vista dell’ormai
prossima scadenza in tribunale (il 9 ottobre si aprirà presso la Corte
di Assise d’Appello di Lecce il secondo grado del processo
“Nottetempo”): di sicuro è stato un giro di ricognizione per studiare i
suddetti locali, nonché l’ennesima intimidazione nei confronti di
soggetti poco inclini alla rassegnazione.
Intimidazioni che ovviamente non sortiranno l’esito sperato dai figuri in divisa.
uno dei perquisiti
Tratto da informa azione:
"Da oggi, 1/10/08, Paola Gori
sarà agli arresti domiciliari a casa del suo compagno a Milano, con
tutte le restrizioni del caso (divieto di incontrare persone, di
comunicare vie telefono e internet, ecc.ecc.). Libertà per Daniele, Francesco e Paola, Liberi/e tutti/e".
Michele Fabiani in semilibertà, concessa dal GUP del processo inerente l’operazione Brushwood, Ricciarelli, il quale ha rinviato al dibattimento per quanto riguarda tutti i capi di imputazione.
Fonte: RAF – Pistoia-Agliana-Prato
Qualche giorno fa, durante i concerti di Daniele Silvestri a Prato, e degli Zen Circus a Pistoia, la rete antifascista Pistoia-Agliana-Prato ha effettuato un volantinaggio per ricordare che il 3 Novembre si terrà a Roma l’udienza di cassazione per i fatti di Milano dell’11 Marzo 2006. a seguire il testo del volantino:
DIAMO IL NOSTRO APPOGGIO AGLI ANTIFASCISTI CHE VERRANNO PROCESSATI IN CASSAZIONE IL 3 NOVEMBRE!
Il 3 Novembre prossimo sterrà a Roma l’udienza di cassazione per i 15 antifascisti che l’11 Marzo 2006 a Milano presero parte, insieme ad altri 500 compagni, alla manifestazione contro il corteo neo-fascista di fiamma tricolore.
La condanna è già stata confermata in primo grado a 4 anni di detenzione per “concorso morale in devastazione e saccheggio”, accusa non fondata su prove certe di un’effettiva partecipazione dei compagni arrestati.
Questa condanna è l’ennesima dimostrazione di anti-costituzionalismo del nostro governo che non solo approva un processo basato su vaghe responsabilità morali che niente hanno a che vedere con le responsabilità penali e personali degli imputati ma rafforza inoltre la repressione nei confronti di coloro che lottano affinché l’antifascismo sia un valore del quale essere orgogliosi e non un reato.
Di fatto viene lasciata piena agibilità politica ai gruppi neo-fascisti, liberi di essere portavoce d’intolleranza, razzismo e cultura dell’odio e di poter sfilare -come successe a Milano- esibendo i loro simboli e le loro bandiere che, giova ricordarlo, sono oltre che fuorilegge anche anti-costituzionali.
Il nostro obbiettivo è quello di mobilitare, nella data del 3 Novembre, le forze antifasciste di ogni città, di ogni comune, di ogni realtà, anche la più piccola, affinché si uniscano con lo scopo di organizzare iniziative di denuncia e solidarietà con i ragazzi condannati, di valorizzare ed esaltare l’antifascismo grazie all’azione e alla memoria che non è sopita ma che vive dentro di noi.
UNITI NEL CAMBIAMENTO, ORGOGLIOSI DI ESSERE ANTIFASCISTI
assadelmosantini@dada.net – raf-pt@canaglie.org
fonte: Productora de Comunicación Social
Lunedì, 29 settembre 2008
Lo scorso 11 settembre, verso la mezzanotte, Marcelo Antonio González Rojas ha subito un assalto da parte degli sbirri, che lo hanno pestato brutalmente, mentre partecipava alle barricate erette nella zona di Santa Rosa.
Cinque sbirri sono scesi dal cellulare ed all’angolo tra José Santos González Vera e Santa Rosa lo hanno gettato a terra e lo hanno pestato con pugni e calci, poi l’hanno fatto salire sul mezzo. Marcelo soffriva di schizofrenia paranoide e non ha smesso di colpire la porta del veicolo. Allora, dopo qualche isolato, gli sbirri l’hanno fatto scendere e sono tornati a massacrarlo di botte. Poi l’hanno lasciato steso per terra e se ne sono andati.
Marcelo aveva ematomi su tutta la faccia e sul resto del corpo, ed in particolare un grande ematoma al livello del polmone sinistro e dei tagli sulla testa. La mattina del 18 settembre Marcelo è stato trovato morto sul suo letto.
Gli sbirri della BICRIM hanno detto che è stato il risultato di un sovradosaggio di farmaci, sulla base della presenza dei medicamenti che Marcelo doveva prendere per la sua malattia cronica. Ma l’autopsia sostiene un’altra cosa: la morte di Marcelo è stata causata da un edema polmonare, per via dei colpi ricevuti. Marcelo era alto 1,80 m. e pesava più di 100 chili, per questo ha resistito tanti giorni. Ma uccidere Marcelo è stato come uccidere un bambino, perché la sua età mentale era di 12 anni.
NON SI CONOSCONO I NOMI DEGLI SBIRRI RESPONSABILI
La morte di Marcelo è un caso in più della repressione in cui siamo sommersi. Non possiamo restare così, non possiamo permettere che continuino ad ammazzare nei nostri quartieri e che i crimini restino impuniti. Oggi è stato Marcelo, ieri Matías, Jhonny, Rodrigo, Claudia, Alex e molti/e altri/e…
La repressione contro i lottatori sociali non fa distinzioni
Domani potrebbe essere uno/a qualsiasi tra di noi!
Resta attento di fronte alle azioni di denuncia e di ripudio per questo nuovo omicidio.
Dove ci sono coligues (pianta mapuche), coligues nasceranno!
Se uno cade, dieci si solleveranno!
* * * * * SBIRRI DI MERDAAA!!!