Ulster, uccisi due soldati britannici

Belfast – Torna il terrorismo nell’Irlanda del nord. Un commando armato
ha ucciso due soldati britannici e ha ferito gravemente altri quattro
militari nel piu’ grave attentato dagli accordi di pace del 1998 che
misero fine a 30 anni di conflitto tra cattolici e protestanti.
L’attacco e’ avvenuto sabato sera in una base del Genio militare a
Masserene, nella contea di Antrim, a nordovest di Belfast. I terroristi
hanno fatto fuoco con i mitra da un taxi in corsa contro i soldati di
guardia nella base. L’attacco fa seguito all’allarme lanciato nei
giorni scorsi dalla polizia dell’Ulster che aveva messo in guardia che
la minaccia rappresentata dall’ala dissidente dell’Ira era al piu’ alto
livello nell’ultimo decennio. Nella provincia sono tornati nei giorni
scorso uomini dello Special Reconnaissance Regiment, corpo d’elite
dell’intelligence militare britannica gia’ impegnato in Afghanistan e
Iraq, una decisione che ha scatenato la protesta dei repubblicani. "E’
un terribile ritorno a eventi del passato", ha commentato Peter
Robinson, leader del Partito protestante nordirlandese e alla guida del
governo di coalizione della provincia. Un portavoce del premier
britannico, Gordon Brown, ha condannato il "terribile" che mira a
"destabilizzare il processo di pace", "contro la volonta’ della
stragrande maggioranza della popolazione nordirlandese". Il ministro
per l’Irlands del nord, Shaun Woodward, ha parlato di "barbarie
criminale". Il premier irlandese, Brian Cowen, ha assicurato che "un
piccolo gruppo di persone malvagie non riuscira’ a piegare la volonta’
del popolo di vivere in pace". L’ultimo soldato britannico ucciso
nell’Ulster era stato un militare colpito da un cecchino dell’Ira nel
1997. L’accordo del Venerdi’ santo del 1998 porto’ a un cessate il
fuoco tra i gruppi paramilitari protestanti e l’Ira, la milizia
repubblicana e cattolica che voleva unificare la provincia al resto
dell’Irlanda. Da allora le violenze nella provincia si sono molto
ridotte e sono state per lo piu’ attribuite alla criminalita’ comune. A
gennaio un ordigno molto potente era stato disinnescato a Castlewellan,
una cittadina 50 chilometri a nord di Belfast. L’attentato era stato
rivendicato da un gruppo scissionista dell’Ira. Il peggior attentato
dopo gli accordi di pace avvenne proprio nel 1998, quando un’autobomba
causo’ 29 morti nel mercato di Omagh, a ovest di Belfast. L’azione fu
rivendicata dalla Vera Ira.

Firenze – Su un’inchiesta per eversione, sulla solidarietà e altro

DA CHI E PER CHI LOTTA CONTRO LA REPRESSIONE
 
Su un’inchiesta per eversione a Firenze e altro
 
Il 29 novembre 2007, a Firenze, la Digos faceva sgomberare e perquisire
alla ricerca di armi da fuoco e chissà cos’altro due spazi autogestiti:
l’Asilo Occupato di via Bolognese e Villa Panico di S.Salvi, ed
eseguiva alcune perquisizioni domiciliari in Toscana, Liguria e
Piemonte. Contestualmente, consegnava ad otto persone (una compagna del
circolo anarchico pisano di via del Cuore e sette compagni di Villa
Panico) altrettanti avvisi di garanzia per associazione sovversiva con
finalità di terrorismo e eversione (art 270 bis). Se, in seguito a
numerose iniziative di agitazione sul territorio, Villa Panico veniva
rioccupata nel giro di tre settimane (ed è tutt’ora in buona salute),
se la mobilitazione e la notevole solidarietà da parte di diversi
individui e realtà del territorio facevano rientrare la canea mediatica
e la repressione poliziesca, questo evidentemente non è bastato a
tamponare l’accanimento persecutorio della sbirraglia e della pm della
procura antiterrorismo fiorentina Angela Pietroiusti, firmataria di
questa indagine e altre di simile stampo. Riguardo a questi fatti,
rimandiamo alla lettura dell’opuscolo Per farla finita con i fantasmi – Strategie repressive a Firenze e in Toscana (Villa Panico, febbraio 2008, scaricabile sul sito www.informa-azione.info).
 
In questi giorni, infatti, ci è stato notificato l’avviso di
conclusione delle indagini, datato 4 novembre 2008. Si andrà quindi a
processo. Sintetizziamo qui le principali novità:
 
1) La compagna di via del Cuore è stata stralciata dall’indagine, che
in compenso viene estesa ad altri 12 compagni dell’area anarchica e
libertaria fiorentina.
2) Oltre all’associazione sovversiva, vengono contestate ad alcune
persone (non stiamo a specificare quante) alcuni reati specifici:
interruzione di pubblico servizio e danneggiamento per un’irruzione in
un ufficio dell’ENEL in solidarietà agli anarchici arrestati di via del
Cuore e contro il nucleare, occupazione e imbrattamento dei muri della
palazzina di piazza Ghiberti, danneggiamento, istigazione a delinquere
e violazione delle leggi elettorali per alcune scritte sui seggi delle
primarie del partito democratico; il tutto aggravato dal concorso e
dalla finalità di eversione.
3) Almeno per quel che risulta dai fogliacci della procura, pare
saltato il collegamento con la rapina all’ufficio postale di Stazzema
(Lucca) per la quale sono attualmente detenuti i compagni Daniele
Casalini e Francesco Gioia. Tuttavia, viene sottolineata la vicinanza
col circolo pisano di Via del Cuore e viene genericamente ribadita la
disponibilità di armi da fuoco.
 
I fantasmi non vogliono saperne di sparire. Così, ancora una volta, una
realtà anarchica e libertaria – il Panico e più in generale l’area
antiautoritaria fiorentina – viene incasellata in un teorema
giudiziario che trasforma le sedi in "covi" e i rapporti di affinità,
comunanza e amicizia in vincoli associativi. E questo attraverso
l’abuso, divenuto oramai insopportabile, della neo-categoria dell’anarco-insurrezionalismo, grottesca
deformazione mediatico-giudiziaria delle teorie e delle pratiche
insurrezionaliste anarchiche. La tendenza anarchica insurrezionalista,
che in Italia e all’estero ha avuto (ed in parte ha) un suo percorso e
una sua storia, non ha fatto altro che propagandare e diffondere l’idea
della rottura insurrezionale, da praticarsi con ogni mezzo necessario e non solo con alcuni mezzi,
come via indispensabile alla rivoluzione. La propaganda mediatica,
imbeccata dagli apparati repressivi dello Stato, al contrario, ha
snaturato questo percorso, creando la figura dell’ anarco-insurrezionalista, sorta di specialista della lotta armata da
trascinare sotto le luci della ribalta ogniqualvolta si vuole
ostacolare e reprimere qualsiasi situazione libertaria anche
minimamente conflittuale.
 
Pur senza mai essersi definiti tali, diversi antiautoritari fiorentini
si trovano adesso inquadrati, dalla Digos e dalla PM Pietroiusti,
all’interno di un "gruppo d’affinità" con un "concreto ed attuale
programma" col fine di realizzare "azioni dirette violente", "in parte
attuato con la commissione di più reati" quali occupazioni di edifici,
minacce, danneggiamenti, resistenza a pubblico ufficiale,
manifestazioni non autorizzate e interruzione di pubblico servizio, il
tutto "con finalità di terrorismo e eversione". Eccola, la nuova
frontiera del terrorismo, altro
grande fantasma mediatico che copre oramai ogni forma di resistenza al
dominio del capitale e dello Stato, infinitamente più violento di ogni
azione rivolta contro di esso.
 
Noi non abbiamo peli sulla lingua. Abbiamo in comune -tutti noi
indagati ed altri amici, compagni e complici-un sentimento di
inimicizia verso questo esistente che si regge sullo sfruttamento universale, che vorrebbe trasformare il mondo intero in una riserva da saccheggiare e in merce da vendere, che intende ridurre gli individui a soldatini obbedienti della guerra economica. Diversi tra noi, poi, hanno anche la volontà di rovesciarlo, questo mondo, e prendono sul serio la rivoluzione più di quanto prendano sul serio se stessi.
 
Ma proprio per questo, no, non siamo un gruppo. Ma proprio per questo, no, non abbiamo un concreto ed attuale programma. Nè tantomeno abbiamo dirigenti, o capi, o promotori. E quanto alle finalità, ovvero alle intenzioni che
sbirri e giudici vorrebbero criminalizzare, ognuno di noi ha le
proprie, uniche e irripetibili come lo è ogni individuo che non sia
soldato d’una causa qualsiasi. Il resto, ovvero il come costruire
e diffondere l’ammutinamento, sta alla mutevolezza degli stati d’animo,
delle intese, degli affetti, delle voglie e pure delle affinità tra individui. Non riuscirete mai, signori sbirri, signori giudici, a programmare il nostro caos.
 
La repressione degli anarchici, degli antagonisti e degli antiautoritari sta prendendo la forma di una vera e propria caccia alle streghe, somigliando sempre più dappresso all’antica inquisizione dei movimenti ereticali, ed affiancandosi sempre più di frequente alla persecuzione dei moderni untori: gli stranieri "extracomunitari" diversi per colore di pelle, cultura, lingua ma, soprattutto, per censo e posizione sociale; i "comunitari" diversi per
stile di vita o perchè in contrasto con determinati aspetti del sistema
(vedi, ad esempio, i senza-dimora, gli occupanti di case, i
"punkabbestia", ma anche tutti quei "semplici cittadini" che lottano davvero, che sia contro una "grande opera", una "ristrutturazione aziendale" o un contratto precario poco importa…)
 
La repressione del dissenso e della diversità non è certo una novità
storica, è stata ed è praticata dal dominio di ogni tempo e luogo.
L’aspetto nuovo e relativamente recente è
che essa si attua sempre più con il concorso dei media – TV, giornali
ma anche, cosa da non sottovalutare, l’editoria libraria. Questo
concorso opera a due livelli: uno costante, attraverso il linciaggio
dei diversi, la costruzione di continue, rinnovate "emergenze", il
rimbecillimento puro dell’intrattenimento e del dibattito
pseudo-culturale, la manipolazione della storia che fa tutt’uno con
quella della cronaca; l’altro più mirato, volto a preparare il terreno
a manovre repressive specifiche e a magnificarle post-festum.
 
A nostro avviso, la chiarezza nello smontare le ignobili costruzioni di
questure, tribunali e giornalisti deve fare tutt’uno con l’inimicizia
permanente verso di essi: dobbiamo sforzarci di riportare la questione
della repressione nei suoi termini reali, sgombrare il campo (e le
teste nostre e altrui) dai fantasmi, diffondere la contro-informazione
al di fuori e contro il sistema dei media; e insieme riaffermare la
nostra spinta ribelle e la solidarietà tra tutti gli insubordinati.
Quest’ultimo punto merita un approfondimento.
 
Per diversi anni, in Italia, si è creduto spesso di potersi sbarazzare del fatto di essere un movimento. Benissimo, per quanto ci riguarda, se questo significa sbarazzarsi della politica e del politichese, delle
nomenklature più o meno mascherate, delle egemonie, dell’azzeramento di
ogni dibattito. Deleterio, se questo intende affossare ogni
riconoscimento reciproco tra gli antiautoritari e cassare la
solidarietà tra diversi, moltiplicando le sette di pari passo con la
loro rispettiva impotenza. Nell’incontro, nella solidarietà, nella
contaminazione, noi (ma noi chi?) non temiamo di perdere noi stessi,
perchè, come diceva qualcuno, la libertà altrui espande la mia all’infinito.
 
Le montature, i teoremi, le criminalizzazioni giudiziarie sono rese
possibili, tra le altre cose, da questa mancanza di una risposta
solidale, determinata, generalizzata di tutti gli antiautoritari. Se ci
guardiamo in faccia, dobbiamo riconoscerlo: non siamo stati capaci di
strappare i nostri compagni al carcere, non siamo riusciti ad arginare
le manovre della repressione. E, forse, non ci abbiamo nemmeno
realmente provato. Agitando
la palude di un "sociale" che non ha nessuna voglia di scomporsi (salvo
esservi costretto dall’insostenibile pesantezza dell’esistente), siamo
bestie rare. In via di estinzione, se continueremo ad affilare un’arma spuntata.
 
In tanti, in Italia, ci siamo esaltati di fronte alla rivolta greca di
questo inverno, in tanti abbiamo detto, scritto, fatto, solidarizzato
con gli insorti, e in tanti ci siamo detti, amaramente, che l’Italia
non è la Grecia, che le condizioni sociali e culturali sono diverse,
che là non c’è la distinzione tra un movimento "buono" e gli anarchici
"cattivi" ecc. Tutto vero, ma manca qualcosa, forse la cosa più
importante: se il movimento anarchico greco, in questi anni, è tanto
cresciuto qualitativamente e quantitativamente da divenire il
detonatore di un’esplosione sociale generalizzata, è perchè esso ha
avuto negli anni la capacità di reagire in modo compatto e determinato
agli attacchi della repressione, riuscendo spesso, ben prima di questo
tumultuoso dicembre, a strappare allo Stato i compagni incarcerati (per
esempio i 7 di Salonicco), a difendere le occupazioni sotto attacco, a
tenere gli sbirri fuori dagli spazi "agibili" (come Exarkia e il
Politecnico).
 
Come inquisiti, non chiediamo solidarietà. Piuttosto, invitiamo tutti (compresi noi stessi) a rilanciarla.
 
Firenze, febbraio 2009
 
anarchici e antiautoritari
laboratorio contro la repressione

Una risposta a Bergamo – Comunicato sui fatti

 Da informa-azione:

Pubblichiamo questa critica che riteniamo molto costruttiva. Ci scusiamo con i lettori per la pubblicazione di questa notizia, ma come i più assidi fruitori di informa-azione avranno notato e come vi abbiamo raccontato
tempo abbiamo problemi con la gestione della massa di informazioni che
quotidianamente ci arrivano. La nostra scarsa conoscenza delle realtà
bergamasche ha alimentato la nostra confusione.

A meno di esplicita richiesta non depubblicheremo il comunicato che ha generato questi scritti  perchè rimanga come esempio.

l’informa-azione crew


Gentilissima redazione di informa-azione.
Spedisco questa mia allo scopo di una, forse non tempestiva, ma, ritengo necessaria puntualizzazione.
Il
sottoscritto, fruitore del vostro sito e soprattutto appassionato
amante della libertà, deve ammettere di essere rimasto letteralmente
basito di fronte alla lettura della news “ Bergamo- comunicato sui fatti di Bergamo

Questo scritto, come penso altri avranno notato, stonava
completamente con quelli che sono i contenuti, pur variegati, del
vostro interessante sito; direi di più! Quel comunicato deve essere
stato scritto, senza ombra di dubbio, da dei paraculi i quali, senza
temere vergogna, si lamentano che lo Stato, nel quale evidentemente
ripongono ogni fiducia, li abbia abbandonati facendoli per sovrapprezzo
prendere a calci in culo dalla sua polizia.
Ora non si invoca qui
la censura; ripongo la mia fiducia nelle capacità critica dei
libertari, i quali senza dubbio non subiscono le informazioni con la
beota passività delle greggi teleguidate di sua Emittenza. Ma, per
mille fulmini, abbiate la pazienza di far sorbire, a chi ha scritto il
comunicato di sopra ,il discredito che merita.

Gli estensori del documento succitato ci informano che “ i fascisti
di Forza Nuova sono stati fatti sfilare- nonostante non avessero
neanche chiesto l’autorizzazione per un corteo-…” Quale grave
compromissione dell’ordine pubblico, da restare senza parole, ci
mancava solo ci informassero che i fascisti avessero, a spregio di ogni
forma di convivenza civile, parcheggiato le loro macchine in divieto di
sosta, il livore perbenista degli antifascisti/e bergamaschi/e è tale
da farci dedurre che facciano, evidentemente, del rispetto delle leggi
un loro punto d’onore.

Scorriamo qualche riga e veniamo a sapere che “ …le forze
dell’ordine hanno attaccato, con scene da mattanza cilena, in maniera
deliberata e gratuita i manifestanti … il questore ha condotto un
vera e propria caccia all’uomo …con atti brutali nei confronti di
chiunque capitasse a tiro, giornalisti compresi”

Ebbene, innanzi tutto, noto che la categoria dei giornalisti viene,
nel testo, disgiunta del resto dello scibile umano, considerazione
nella quale concordo ma purtroppo presumo per motivazioni opposte a
quelle degli scriventi.

Infatti mentre, devo ammetterlo, per me le botte ai giornalisti sono
sempre ben date – vista l’infame professione che questi svolgono- i
Lombardi sono esterrefatti che un giornalista possa “addirittura”essere
picchiato come un povero cristo qualunque – devo dedurre da ciò che i
giornalisti, sono considerati degli amici senza i quali non si possono
montare teatrini per mimare il conflitto sociale. Ben più gravemente
negativamente giudico lo sproporzionato riferimento ai “metodi cileni
della polizia” questa terminologia rappresenta la dimostrazione dello
svilimento del linguaggio a scopi politici, della perdita di senso
delle parole in questo mondo di alienazione.
La dignità, e l’amore
per la verità, dovrebbero contraddistinguere i compagni seri, i quali
sanno che, in questi tempi difficili, ci son ben altri contesti nei
quali purtroppo è appropriato l’uso di termini che ci trasportano nelle
pagine buie del passato. Mentre i nostri giovanotti si bevono
beatamente la birra nei loro centri sociali, lì parcheggiati in attesa
di una propizia occasione di carriera, ci sono, purtroppo, altri più
sfortunati proletari, che i metodi cileni hanno modo di sperimentarli
sullo loro meno fortunate carni, in una solitudine francamente
imbarazzante.

Mi venga perdonato il tono saccente, ma, voglio far notare che “ gli
atti brutali nei confronti di chiunque capitasse a tiro” attribuiti ,
nel documento, alla Celere, sarebbe stato il caso che gli antifascisti
si fossero attrezzati per compierli loro, approfittando della nota e
generosa irruenza delle genti bergamasche. Lo avrebbero dovuto fare se
la loro intenzione fosse stata quella di impedire realmente la sfilata
dei fascisti, cosa alla quale mi sembra di capire che, in questo caso,
non erano minimamente preparati in quanto non vi era probabilmente
l’intenzione da parte degli organizzatori di farlo.

Mi dispiace constatare come il testo analizzato, che pure è così
breve, sia disgustoso in ogni sua riga; non sfuggono a questo giudizio
le conclusioni finali. Sono parole che mi trafiggono il cuore, gettando
ombre cupe sull’illimitata fiducia che ripongo, per mia natura, nei
confronti dell’umanità.
“Chiediamo le dimissioni di un questore che
si è dimostrato accondiscendente verso i naziskin… L’apertura della
sede di Forza Nuova è una vergogna per Bergamo, così come il
comportamento della polizia oggi in piazza”

Comprendo lo sgomento che a questo punto attanaglierà il lettore
accorto, lo esorto perciò a verificare le citazioni di persona , nel
testo in menzione. Fugherà così facendo il dubbio che siano frutto di
una fantasia perversa o di un trascrittore in malafede.

Per le gioie di Bacco resto esterrefatto. Sarà che lo scrivente, in
buona compagnia di qualche amico di lungo corso, rimane legato ad idee
intransigenti e superate e non comprende questi giovinotti?
Potrà
anche darsi, ma meglio così, che accompagnarsi a degli smidollati
sedicenti antifascisti, e per giunta ciucciamentine pronti a frignare
quando papà gli fa le toto. Non se ne parla neppure.

Gli anarchici e i libertari, basandomi sulle mie informazioni, non
chiedono le dimissioni dei questori, ne disquisiscono sulle virtù delle
forze dell’ordine. ( La logica mi soccorra se intendo che, chi sostiene
che il comportamento della polizia possa ritenersi in talune occasioni
vergognoso, faccia intendere che in atre non lo sia e che anzi lo si
possa ritenere virtuoso)

Sempre basandomi sulle mie conoscenze in materia, ritengo poter
affermare, senza recare offesa ad alcuno che, gli anarchici vogliono
semplicemente che la polizia e i questori spariscano dalla loro vista e
più compiutamente dal mondo intero il più in fretta possibile; siano
detti funzionari dell’ordine pubblico accondiscendenti o meno,
vergognosi o meno.

Risulta evidente a tutti che le persone che si firmano con la sigla
Antifascisti/e di bergamaschi/e non hanno nulla a che vedere con gli
anarchici, questo è pacifico, ovviamente non è obbligatorio essere
anarchici. Ma il problema che pongo non è cosa abbiano a che fare
queste persone con gli anarchici – ma cosa hanno a che fare gli
anarchici con queste persone.

Non posso celare di essere infastidito da come si indignano i
sinceri democratici di qui sopra, di come si lagnano con il loro idolo,
lo Stato, che li ha traditi, preferendogli i fascisti di Forza Nuova e
i loro saluti romani.

Non posso mascherare il disgusto che mi pervade a cagione
dell’ipocrisia viscida di questi alfieri della democrazia, i quali
fingono di non sapere che, mentre i fascisti di Fiore sono solo dei
bovini rincoglioniti cresciuti guardando troppi telefilm, lo Stato, a
cui essi in quanto cittadini, esplicitamente si appellano in cerca di
consolazione. Non solo i fascisti li ha al governo, ma è uno Stato
assassino, che merita il nostro disprezzo, al pari, di Fiore e dei suoi
camerati, uno Stato che combatte guerre, che rinchiude i poveri nelle
sue prigioni, che fa morire di lavoro e distrugge l’ambiente nel quale
viviamo. Più ironia.
Ma la domanda più seria che mi pongo è perché i
gli anarchici si fanno abbindolare da questi quattro rincoglioniti,
vanno alle loro iniziative e per giunta si fanno picchiare e arrestare
al posto loro. Perché gli anarchici, si prestano di continuo a fare da
sponda per una sinistra asfittica che tira a campare, facendo da massa
di manovra quando va bene, e da capro espiatorio, quando va male.
Siamo
forse affetti da una sorta di masochismo militante che ci porta pur di
fare qualcosa, a fare le macchiette, negli spettacolini dei centri
sociali .
Non abbiamo forse capito che questi movimenti nati dal
riflusso e allevati nella culla della pace sociale e del sono mucchi di
sabbia destinati ad essere spazzati dai forti venti di guerra che
stanno spirando.

Non abbiamo sempre rifiutato noi l’antifascismo fine a se stesso, la
sua assenza di prospettive che lo rende perdente, il suo becero scopo
di auto-rappresentazione politica.
E solo sviluppando un progetto
sociale di offensiva che possiamo uscire da questi pantani, E solo se
abbiamo da dire qualcosa in una città che i fascisti non prendono
piede. Proporrei ai compagni di smetterla di fare i soldatini alle
carnevalate, che finisce che noi si prende le mazzate e gli facciamo
pubblicità gratis ai fascisti. Se dobbiamo scendere in strada almeno
decidiamo noi come fare e proviamo a farci rispettare.
Avremmo
nostri percorsi da compiere facciamoli, i fascisti se ci
attraverseranno la strada, non sono niente di diversi da qualsiasi
altro servo dei padroni.

[BO] Quattro indagati scontri tpo-casapound

Sabato 21 un manipolo di neofascisti aveva sbarrato la strada ad
alcuni partecipanti ad un volantinaggio indetto per chiedere la
chiusura della sede di Via Castiglione della formazione di estrema
destra, tirando fuori cinghie e coltelli. Nel mirino di Digos e
Procura, però, finisce soprattutto il centro sociale Tpo.
3 marzo 2009 – gi.ast.

Riportano le agenzie di stampa che tre attivisti del Tpo sono stati iscritti nel registro degli indagati per i fatti avvenuti durante il volantinaggio dello scorso 21 febbraio nell’ambito della campagna «Chiudere
CasaPound». Un trentacinquene di Padova, un trentasettenne bolognese e
un ventisettenne di Pescara sono indagati per manifestazione non
autorizzata, lesioni aggravate in concorso, percosse e tentata violenza
privata. Questo ultimo capo d’accusa si riferisce alla denuncia di un
negoziante che sostiene di aver subito minacce per non aver voluto
esporre il volantino antifascista. Sotto indagine per lesioni personali
aggravate (una cinghiata), invece, un fascista di CasaPound.
L’indagine, ancora in corso, è in mano al pm Valter Giovannini del pool
antiterrorismo.

Sembra dunque riscuotere un certo successo anche presso i pubblici poteri la strategia di autovittimizzazione sulla quale i fascisti del terzo millennio costruiscono la loro fortuna.

Bergamo – L’antifascismo non si arresta… Il fascismo si annienta!

Sabato 28 febbraio la città di Bergamo è stata
invasa da una ripugnante sfilata di neofascisti, in occasione
dell’apertura di una sede di forza Nuova. Nell’indifferente tolleranza
delle istituzioni locali, gli scarti risorti dalle ceneri di Salò si
sono mossi in un corteo fino alla nuova sede, scortati dai tirapiedi in
divisa del sindaco Bruni. Quest’episodio è un lampante affronto verso
ogni più sincero antifascista e amante della libertà: è una di quelle
sortite di rigurgito nazionalista e nazista che porta con se una
spirale di continua intolleranza e violenza contro il diverso di turno
(l’immigrato, l’omosessuale, l’alternativo di sinistra,…). Mentre
questi individui godono di svariate coperture istituzionali, gli
antifascisti, riunitisi a Bergamo e mobilitatosi per contrastare la
feccia fascista, hanno prontamente subito le cariche e i brutali
pestaggi compiuti in strada dalla polizia. Il bilancio repressivo è
stato di 59 fermi e due arresti fra cui diversi contusi. Il sindaco
Bruni, chiudendo gli occhi di fronte alla presenza in città dei
neofascisti e permettendo di fatto l’apertura di un nuovo covo di Forza
Nuova, ha rimarcato ciò che le istituzioni italiane hanno sempre
mostrato: la continuità storica fra vecchio e nuovo regime. Un tempo
c’erano i tentacoli dell’Ovra, che spiavano e controllavano ogni forma
di dissenso; ora ci sono le reti di video sorveglianza e l’avanzato
controllo tecnologico per fare ciò. Un tempo vennero istituite le leggi
razziali, mutuate dal nazismo; ora ci sono leggi e provvedimenti contro
l’immigrazione e le minoranze etniche per isolare gli stranieri,
sbatterli nei moderni lager di Stato (C.I.E.) e lasciarli in preda
all’odierno razzismo. Un tempo c’erano le milizie squadriste al
servizio del regime; oggi ci sono le ronde securitarie, al servizio dei
governi e dei comuni. Un tempo c’era la potente macchina della
propaganda statale, per legittimare le politiche interne e le missioni
imperialiste all’estero; oggi pure. Un tempo vennero istituiti i reati
politici contro anarchici, comunisti e dissidenti; tutt’ora esistono.

Lungi da noi è difendere i valori costituzionali della repubblica
antifascista, vuoto concetto stampato su carta straccia, oppure
appellarci agli organi istituzionali per chiedere un maggior rispetto e
osservanza di tali valori. Ribadiamo e affermiamo la necessità di
attuare l’antifascismo militante, per ripulire le città dalle carogne
neofasciste, attaccando il collaborazionismo istituzionale e partitico
che alimenta sentimenti di odio razzista.

Solidarietà ai due compagni arrestati (per fortuna già rilasciati) e ai/alle compagn* fermat*.

L’ANTIFASCISMO NON SI PROCESSA!

Al di quà e al di là di una linea immaginaria…AnarcoSelvatic*

Bologna – Aggiornamenti

Ieri 3 marzo i reclusi nel CIE di Bologna si sono rivoltati contro le condizioni e il prolungamento della loro detenzione.

Poco prima delle 18, mentre sotto le due torri era in corso un
presidio informativo, un detenuto ha chiamato gli antirazzisti per
comunicare che un suo compagno aveva appena ingerito del ferro e che
altri tre erano saliti sul tetto della struttura.

Il presidio si è così spostato in via Mattei per portare solidarietà
ai rivoltosi sul tetto i quali, quasi completamente nudi, gridavano
“libertà” mentre da sotto era in atto una battitura e l’incendio di
alcuni materassi.

Da fuori si è urlato con loro e sono state tracciate delle scritte sul muro di cinta.

Poco dopo le 20 i rivoltosi sono stati fatti scendere dai vigili del fuoco e il presidio si è sciolto.

Oggi abbiamo saputo che i tre sono stati trasferiti nel CIE di
Milano. Purtroppo non sappiamo molto dei due migranti ricoverati in
questi giorni.

Oggi inoltre si è tenuto un presidio in zona universitaria per
informare di quanto accade in via Mattei, e per lanciare l’iniziativa
di venerdì prossimo.

NON È IL MOMENTO PER LA RASSEGNAZIONE

FACCIAMO SENTIRE IL NOSTRO APPOGGIO

Anarchici

Bergamo – Comunicato sul 28 febbraio 2009

Sabato 28 febbraio 2009 abbiamo manifestato la nostra indignazione all’inaugurazione della sede di Forza Nuova.
La
tensione era già alta dall’inizio quando siamo stati bloccati in Porta
Nuova dalla polizia che voleva impedirci provocatoriamente di
raggiungere il presidio indetto dal Movimento Antifascista Bergamasco.
In
modo determinato abbiamo partecipato al presidio e al conseguente
corteo. Giunti in via Quarenghi, vedendo l’impossibilità di avanzare
verso la sede di Forza Nuova, dato l’enorme dispiegamento di forze
dell’ordine, in maniera spontanea ed autorganizzata in circa cento
compagni  abbiamo deciso di riprendere possesso della nostra città
confluendo verso il centro cittadino con un corteo comunicativo,
gridando e denunciando l’ignobile sfilata di nazifascisti per
l’apertura della sede di Forza Nuova e la connivenza plateale di tutte
le istituzioni, compreso quel fantoccio del sindaco Bruni.
Arrivati
all’angolo Viale Papa Giovanni XXIII/ Via Paleocapa, dopo aver toccato
i principali punti della viabilità cittadina, avevamo intenzione di
scioglierci quando, a freddo, polizia e carabinieri ha caricato
duramente in una manovra di accerchiamento e di rastrellamento.
La debole difesa data dal lancio di alcune bottiglie non ha evitato il feroce pestaggio sui manifestanti ed ignari passanti.
Picchiati ed insultati 59 ragazz* vengono  fermat* e tradott* in
Questura, dove, due di questi vengono arrestati e portati in carcere
per nascondere e giustificare i segni evidenti del brutale pestaggio.
Nel frattempo gli altri 57 compagn* molto lentamente sono stati
rilasciati dopo esser stati schedati, denunciati e aver subito
pressioni intimidatorie, anche violente, da parte di polizia e
soprattutto dai carabinieri. Intanto, al di fuori della questura n
gruppo di solidali che chiede il rilascio dei compagni
fermati viene gratuitamente caricato.
Alle 22 circa, solo dopo che
anche gli ultimi militanti di Forza Nuova se ne sono andati scortati da
ingenti forze di polizia ed aver impunemente marciato e festeggiato il
loro covo, i primi compagni sono stati rilasciati.
Il 02/03/09 nel tardo pomeriggio, sono stati rilasciati anche i due arrestati con l’obbligo di firma due volte la settimana.
Denunciamo
che Forza Nuova ha inaugurato la sede in via Bonomelli 13/e facendo
confluire in città 200 naziskin provenienti dal nord Italia, capeggiati
dal loro leader Roberto Fiore, ex militante dei NAR e imputato al
processo per la strage di Bologna, e dall’immancabile Don Tam entrambi
sostenitori e promotori di idee razziste, integraliste e fasciste.
Denunciano, inoltre, la gravissima provocazione  che le forze
dell’ordine hanno consentito e coperto la “marcia su Bergamo”: una
sfilata, con tanto di mazze e caschi, fortemente caratterizzata da
simboli, bandiere e slogan inneggianti al fascismo, partita dalla
Malpensata e giunta indisturbata in via Bonomelli.
Ringraziamo le
istituzioni “democratiche e antifasciste” per la loro palese collusione
con i neofascisti e stragisti e per aver apertamente manifestato la
loro vocazione repressiva per le strade della città.
Alla luce del
fatto che nulla è stato danneggiato o distrutto, contrariamente e
quanto sostenuto dai mezzi di disinformazione, evidenziamo che l’unica
cosa gravemente danneggiata è stato lo spirito antifascista della città.
I
fatti di sabato e la repressione subita dimostrano ancora una volta che
dal 11 marzo 2006 ad oggi, passando dai fatti di Lecco del Febbraio
2009 (cariche e un arresto per aver manifestato dissenso durante la
commemorazione del giorno del ricordo) fino ad oggi 3marzo (presso
l’università statale di milano dove un volantinaggio di azione
universitaria viene protetto da polizia e carabinieri contro un folto
numero di compagni accorsi per non dare agibilità ai fascisti), ai
fascisti viene permessa una libertà di movimento e una visibilità
intollerabile mentre l’antifascismo viene criminalizzato e represso
ormai come appannaggio solo di una minoranza .

Noi non ci stiamo e ribadiamo che l’antifascismo non è reato!
Per la chiusura delle sedi fasciste! Fuori i razzisti dalle città!

Anarchiche/i

Bergamo – Scarcerati due manifestanti

fonte indymedia lombardia

da www.radiondadurto.org

02 Mar. Ore: 19.21 – BERGAMO: SCARCERATI I DUE ANTIFASCISTI ARRESTATI SABATO POMERIGGIO
Conferenza stampa oggi in Comune a Bergamo degli antifascisti e delle antifasciste, proclamata per denunciare pubblicamente la caccia all’uomo
fatta da polizia e carabinieri nel pomeriggio di sabato scorso in città
durante il presidio antifascista che intendeva opporsi all’apertura
della sede cittadina di Forza Nuova. Ai 59 compagni e compagne finiti
pesantemente nel mirino della questura orobica sabato potrebbero presto
aggiungersi altri partecipanti al presidio. La Digos orobica ha infatti
annunciato nuove denunce, che dovrebbero scattare una volta terminata
l’analisi dei filmati. I provvedimenti andrebbero ad aggiungersi ai 57
fermi e 2 arresti compiuti sabato come giustificazione alle cariche
indiscriminate contro i manifestanti. Oggi pomeriggio, il 20enne di
Como e il 24enne di Seriate arrestati sabato sono stati scarcerati dal
gip. Entrambi hanno dichiarato di aver solamente tentato di difendersi
dalle manganellate degli agenti, cercando di proteggere chi era caduto
a terra. Il magistrato ha disposto per i compagni coinvolti l’obbligo
di firma due volte la settimana.[…]

L’obbedienza è morta

testo comparso in seguito all’occupazione del teatro dell’Opera, mantenuta per diversi giorni… 

 

 

Prima tutto era “ben” collocato.

 

Gli affamati in
Africa. Gli “specialisti” nella televisione. I “cattivi” in prigione.
Gli “anarchici” a Exarchia. Quelli che prendono le decisioni in
Parlamento. Il nostro denaro ipotecato. La polizia ad ogni incrocio. Le
nostre case alle banche. I nostri nemici in Turchia e in Macedonia. I
nostri parcheggi al posto dei parchi.

 

Il nostro
divertimento nei bar. I nostri figli nei collegi. I nostri amici su
Facebook. L’arte nei musei e nelle gallerie. I nostri desideri nella
pubblicità. I nostri alberi di Natale nella piazza del Parlamento. La
bellezza nei centri estetici. L’amore solo il 14 Febbraio.

Noi, chiusi tra quattro mura.

 

Ora l’obbedienza è morta, inizia la magia.

 

Gli affamati nel
Parlamento, gli specialisti a Exarchia, i cattivi nei centri estetici,
gli anarchici pure nei musei e nelle gallerie, quelli che prendono
decisioni solo il 14 Febbraio, la polizia in Africa, le nostre case nei
parchi, i nostri nemici su Facebook, i parcheggi nelle banche.

 

Il nostro
divertimento nei collegi, i nostri figli nei bar, i nostri desideri ad
ogni incrocio, la nostra arte nelle ipoteche (non pagheremo).

 

I nostri alberi nelle strade.

La bellezza nelle strade.

L’amore nelle strade.

 

E noi?

Tra quattro mura?

 
i figli bastardi di Dicembre