AZIONe in Solidarietà con il popolo Palestinese

Ieri notte un gruppetto di intrepidi Antimilitaristi hanno steso una serie di strinscioni , contro il massacro a Gaza , sopra i ponti di autostrade e strade principali tra Pistoia e Prato.

 "hell come to iSSrael"[ SS DA NAZISTI ],

"i$ralele come auschwitz"

"Palestina liberA"ecc.

 

 

In solidarietà con la popolazione Palestinese ,

 contro i governi,contro il governo di $ion  e gli altri bui di culo Imperialisti!

alla prossim(A)!

 

Saronno – Devastato il TeLOS

Questa mattina il TeLOS ha ricevuto nuovamente visite sgradite.
Qualcuno si è introdotto ed ha provveduto a distruggere tutto il
distruggibile. Partendo dal tetto, passando per i computer, i mobili,
la cucina, la distro, il bancone e le spillatrici, le finestre, i muri,
le casse e gli ampli, le porte, senza tralasciare nulla quando tutto è
stato distrutto ed accatastato nel giardino tra il capannone e la casa.
Il generatore e un cannone-spara aria calda sono stati invece fatti
sparire, insieme ad altri attrezzi di lavoro.
Questa sera ci troviamo alle 21 in via Garibaldi per discutere e
decidere che fare (al telos siamo senza finestre ed elettricità…)
Seguiranno aggiornamenti.

In allegato 3 foto che documentano la triste devastazione.

collettivolafenice@email.it // http://collafenice.wordpress.com

Immagini [1] [2] [3]

Grecia – Notizie dirette

da un compagno in grecia

Atene, Exarchia, 6 gennaio 2009

Le occupazioni delle facolta’ sono terminate il 24 e la situazione
si e’ decisamente tranquillizzata, anche se durante le vacanze e’ stato
occupato un altro posto, un teatro in mezzo alle tre piazze centrali di
Atene, con l’intento di mantenere un luogo per le assemblee e per
continuare a vedersi. La partecipazione e’ decisamente diminuita, a
fronte delle assemblee di dicembre che riunivano centinaia di persone,
ma rimane molto consistente: basti pensare che all’assemblea di stasera
ad economia -convocata il giorno stesso – eran presenti circa 400
persone, e stiam parlando solo di anarchici, niente studenti, niente
immigrati, niente zingari, invece presenti nelle assemblee di dicembre.

Nei giorni scorsi è successo più o meno questo:

31 dicembre presidio notturno al carcere di
Koridallos prima al maschile, poi al femminile, 500 persone circa,
presenza sparuta di forze di polizia (una trentina), corteo spontaneo
con qualche lieve danno (Koridallos e’molto lontana dal centro).
Contemporaneamente un blocco nel centro attacca una decina di banche.

1 gennaio: nel tardo pomeriggio viene attaccato un gruppo di poliziotti con molotov appena fuori Exarchia.

2 gennaio: volantinaggio nella metropolitana sul
caso di Kostantina, occupazione di due uffici per leggere piu’ volte
attraverso i microfoni della metro il volantino che rimandava al corteo
del giorno seguente. Praticamente tutti prendono il volantino e leggono
sul momento, chiedendo informazioni- Due parole su Kostantina Kunova:
immigrata bulgara, lavorava nell’impresa di pulizie della metro,
sindacalista, a dicembre si rifiuta di firmare/accettare una
tredicesima da 200 euro ma "ufficialmente" da 800 euro. Una sera,
rincasando viene aggredita e le viene tirato in faccia dell’acido che
le penetra nella gola. Attualmente e’ ancora in fin di vita
all’ospedale, nel caso remoto in cui sopravviva, avra’ comunque perso
entrambi gli occhi e lesionate in modo definitivo le corde vocali,
insomma muta e cieca oltre allo stomaco gravemente lesionato. I
giornali han parlato pochissimo di lei, come han parlato niente di un
pakistano trovato morto qualche giorno fa e probabilmente ucciso.

3 gennaio: ore 13, corteo anarchico in solidarieta’ con Kostantina.
Un migliaio di persone. Durante il corteo una stazione della metro
viene ripulita da telecamere e obliteratrici, la polizia si mantiene
lontanissima per tutto il tragitto.
ore 15: parte altro corteo solidale con i palestinesi di Gaza
organizzato da sinistre varie, direzione ambasciata israeliana.
Quattro-cinque mila persone circa, molti anarchici presenti, violenti
scontri per piu’ di un’ora iniziati da giovani palestinesi, decine di
banche danneggiate.
I nuovi lacrimogeni provenienti da Israele sono effettivamente di altra pasta secondo molti.
Contemporaneamente un gruppo di un centinaio di anarchici attacca la
stazione metropolitana di una delle tre piazze centrali di Atene, a
molti km di distanza dal corteo. Decine di telecamere, uffici e
obliteratrici distrutte.

4 gennaio: altro corteo per la palestina, convocato
il giorno stesso, quindi non preparato, due-tre mila persone, nuovi ma
piu’ brevi scontri difronte all’ambasciata israeliana, altre decine di
banche danneggiate.
Sei fermati, tutti rilasciati.
Nella notte vengono sparati diversi (pare piu’ di venti) colpi di
pistola e kalashnikov (si parla pure di una granata) verso una squadra
antisommossa. Due poliziotti vengono colpiti da piu’ colpi. Uno e’
molto grave ma ormai fuori pericolo.

5 gennaio: al mattino presidio sotto il ministero del lavoro per Kostantina. Nel pomeriggio megafonaggi e volantinaggi nel centro.

Nel quartiere di Exarchia, dove la polizia non mette piede da mesi
(non e’ una metafora) vengono eseguiti 300 (non 72 come riportato da
qualche parte) fermi di polizia dalle squadre antisommossa. Diverse
perquisizioni in abitazioni e locali, molti sono ritrovi di anarchici.
Le squadre effettuano un vero e proprio rastrellamento, con
intimidazioni varie.
Attualmente dei 300 rimangono solo 5 in stato di fermo, verranno, si
suppone, rilasciati domani. Il quartiere di Exarchia e’ pieno di sbirri
in assetto anti sommossa, cosa che non accadeva da anni secondo alcuni.
Il luogo dell’assassinio di Alexis e’ presidiato da sbirri ma, in piena
notte,decine di persone stazionano il luogo dandosi il cambio e girano
continuamente per il quartiere (vi sono sedi anarchiche, di altre
organizzazioni, bar di anarchici e altro, per cui gli abitanti
presidiano il tutto). Vi sono ancora sporadici fermi, ma non c’è alcuna
intenzione di mollare la piazza agli sbirri Alla sera assemblea a
Economia, centinaia di persone presenti. Gli abitanti di Exarchia,
riuniti in un’altra assemblea di quartiere invitano per l’indomani alle
13 ad un concentramento nella piazza centrale per ricacciar via la
polizia (gia’ a dicembre gli stessi si eran presentati alla caserma del
quartiere a chieder che si levassero dal cazzo).
All’Irida Squat, il teatro, un centinaio di persone è riunito per
prevenire eventuali sgomberi (il luogo non ha l’asylum, al contrario
delle facolta’) o piu’ probabili, secondo i compagni, attacchi dei
fasci…. Si attendono per i prossimi giorni altre pesanti reazioni…..

Per il resto Atene viene ripulita velocemente ma ci sono centinaia
di negozi di lusso, concessionarie, banche, catene commerciali
letteralmente in fumo, diversi edifici di 4-5 piani sono interamente
bruciati. In alcune vie l’odore di bruciato si sente ancora
pesantemente. Pare che l’80% del commercio natalizio sia fottuto.
Per le rivolte di dicembre ci sono 200 denunciati ma solo una
settantina sono detenuti, per lo piu’ immigrati beccati durante i
saccheggi.
Venti di questi settanta verranno processati con le leggi
antiterrorismo. C’e’ un numero imprecisato di dispersi, ancora
immigrati, visto che non si puo sapere nulla sui deportati o espulsi.
Il 9 ci sara’ la prima manifestazione studentesca dopo le vacanze;
nell’ultima settimana gli studenti, che a quanto pare son quelli che
han fatto piu’ macello insieme agli immigrati, son rimasti fermi.
Il 15 ci saranno manifestazioni in tutta la grecia per gli arrestati,
mentre il 17 ci sara’ una manifestazione nazionale a Larissa, nel nord.

Atene – Colpi di mitra sulla polizia

fonte: rainews24

In Grecia un poliziotto e’ rimasto gravemente ferito stanotte a
Atene. Alcuni sconosciuti gli hanno sparato addosso colpi di
mitraglietta, secondo quanto appreso da fonti della polizia. Anche un
altro poliziotto e’ stato colpito, non in modo grave.

Il poliziotto, ferito al petto e in un piede, e’ stato ricoverato in
ospedale in gravi condizioni e deve essere operato, ha aggiunto la
stessa fonte. L’aggressione e’ avvenuta poco dopo le 4
locali, quando erano le 3 in Italia. I due agenti stavano di guardia davanti al ministero della Cultura nel centro di Atene.

Gli aggressori sono riusciti a fuggire e ora i poliziotti stanno
dando loro la caccia nel centro di Atene, dove hanno fermato una
quarantina di persone nel quartiere di Exarchia. Sul posto
dell’aggressione sono stati trovati una ventina di bossoli di
Kalaschnikov.

Francesco Catgiu e la continua tortura da parte dello stato

da informa-azione.info

Continuano le torture da parte dello stato nei confronti del prigioniero Francesco Catgiu.
Condannato nel 1984 per un processo tra i più inverosimili della
giustizia sarda, Catgiu, claustrofobico, ha subito torture di ogni
genere, sperimentando le peggiori violenze dell’istituzione carceraria.
Il magistrato Franco Ionta,
capo del DAP, diligente amministratore del tritacarne penitenziario e
sadico burocrate, ha rifiutato la semplice richiesta di trasferimento
di Francesco, sessanatasettenne in sedia rotelle e affetto da morbo di
Parkinson. Per conoscere più approfonditamente le mostruosità del
carcere subite da Catgiu vi rimandiamo al n°3 del bollettino di Croce
Nera (2001).

"SIRBONE" LIBERO!
IONTA BOIA!

Di seguito un articolo che descrive gli ultimi scatti dell’ingranaggio burocratico.

fonte: Agi, 2 gennaio 2009

"Francesco Catgiu, 67 anni, di Orgosolo, in gravi condizioni di
salute, recluso a Secondigliano di Napoli, deve essere trasferito in
Sardegna dopo oltre 24 anni di detenzione in carceri della penisola. Ha
il diritto di trascorrere il residuo della pena (6 anni e 3 mesi) in un
istituto dell’isola dove possa essere curato e stare vicino agli
affetti familiari. Del resto, per le numerose patologie di cui soffre,
la sua lontananza dall’isola non può essere giustificata da ragioni di
pericolosità sociale".
Lo afferma la consigliera socialista Maria Grazia Caligaris (PS),
componente della Commissione Diritti Civili, che ha scritto al capo
Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del Ministero della
Giustizia, Franco Ionta, e al direttore del carcere di Secondigliano
per avere notizie sulle condizioni di salute del detenuto e
sull’eventuale trasferimento in Sardegna.
Il capo del Dipartimento ha, precisato, nella risposta, che "non
risulta che Catgiu abbia formulato istanze di trasferimento per la
Sardegna" ed "è affetto da tali e tante patologie da comportare la sua
permanenza in un istituto penitenziario fornito di centro diagnostico
terapeutico".
"Affetto dal morbo di Parkinson, da una forma di paraplegia che lo
costringe a muoversi con le stampelle, dalla psoriasi, da gravi
disturbi claustrofobici e da una artrosi progressiva che gli blocca un
braccio, non è più difeso da parecchio tempo dall’avvocato Vittorio Trupiano
del Foro di Napoli che aveva avviato la procedura al Tribunale di
Palermo per la revisione del processo. Il fatto assurdo – precisa
Caligaris – è che Catgiu non è a conoscenza della rinuncia del difensore di fiducia e non è in grado di compilare, per via gerarchica, la richiesta di trasferimento in Sardegna".

 

Israele – Arrestati 21 “Anarchici Contro il Muro”

Da informa-azione:

Anarchici bloccano l’ingresso della base delle Forze Aeree Israeliane in segno di protesta contro l’attacco su Gaza

Ventun membri del gruppo "Anarchici Contro il Muro" sono stati
arrestati venerdì mattina dopo aver bloccato l’ingresso della base
delle Forze Aeree Israeliane di Sde Dov, nella parte nord di Tel Aviv.
I manifestanti, che indossavano maschere bianche macchiate di sangue
finto, si sono sdraiati sulla strada fingendo di essere morti. Hanno
detto di essere stati arrestati dopo essersi spostati dalla strada,
mentre stavano già sul marciapiede. Ayala, uno dei manifestanti, ha
detto che la protesta avrebbe dovuto servire a "mostrare ai piloti
delle Forze Aeree Israeliane il risultato delle loro azioni a Gaza.
Dall’alto del cielo, un pilota che schiaccia un bottone può ignorare,
dimenticare, o non essere neppure in grado di capire che in quel
preciso momento ha ucciso persone innocenti. Siamo venuti qui a
ricordarglielo."

Sempre Venerdì, sono scoppiati scontri tra polizia e arabi
israeliani che lanciavano pietre nel corso di una protesta contro i
raid su Gaza. In Tiberiade invece, giovedì una quindicina di giovani
[israeliani] hanno bruciato copertoni e una bandiera Palestinese in
supporto alle operazioni in corso a Gaza.

fonti:

‘Anarchists’ block entrance to IAF base in protest of Gaza strikes http://www.haaretz.com/hasen/spages/1052261.html

Foto e rassegna stampa Blocking the entrance to the air force base
of “Sde Dov”, Tel Aviv,Israel, 2/1/2009.
http://www.flickr.com/photos/activestills/3159151244/

21 activists protesting Gaza op detained http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3649206,00.html

TA: Left-wing activists arrested outside Sde Dov airfield http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3649145,00.html

Twenty Extremists Arrested for Demonstation at Sde Dov http://www.israelnationalnews.com/News/Flash.aspx/158547

Pistoia – Disoccupato depresso si suicida

(ANSA) – PISTOIA, 1 GEN – Un uomo di 44 anni, disoccupato e
separato dalla moglie, si e’ ucciso sparandosi un colpo di
pistola nella sua abitazione nel Pistoiese. Secondo i
carabinieri l’uomo avrebbe accusato un peggioramento delle
condizioni psicologiche dopo che gli erano state ‘tagliate’
alcune utenze domestiche perche’ non poteva pagare le
bollette. Prima di compiere il gesto l’uomo ha annunciato le
proprie intenzioni telefonando ad una stazione dell’Arma, ma
quando i militari l’hanno raggiunto era gia’ morto.

Grecia – Konstantina Kuneva

Atene – Il 23 Dicembre 2008, Konstantina
Kuneva, immigrata dalla Bulgaria che lavora come spazzina nella
metropolitana di Atene, ha subito un attentato contro la sua vita
mentre stava rincasando dopo una giornata di lavoro. Konstantina era
nota per la sua attivita sindacale e per questo motivo si era trovata
nel mirino della ditta appaltatrice delle pulizie nella metropolitana
di Atene che era il suo diretto datore di lavoro. Come prima risposta
all’attentato contro la vita di Konstantina, un gruppo di compagni-e ha
occupato la sede di ISAP ( La ferrovia elettrica di Atene-Pireo) il 27
dicembre 2008. Ciò che segue è il volantino distribuito. L’occupazione
è terminata ieri, domenica 28 dicembre 2008.

 

QUANDO ATTACCANO UN@ DI NOI,

CI ATTACCANO TUTTI

Oggi 27 Dicembre abbiamo occupato la sede centrale di ISAP (Ferrovia
Elettrica di Atene-Pireo) come prima risposta all’attentato contro la
sua vita che ha subito Konstantina Kuneva il 23 dicembre 2008 mentre
stava rincasando dal suo lavoro.

Konstantina è ricoverata in gravi condizioni nel reparto di terapia
intensiva dell’ospedale “Evangelismos” riportando gravi lesioni agli
occhi ed all’apparato respiratorio.

Chi è Konstantina? Per quale motivo è stata attaccata?

Konstantina è una delle centinaia di lavoratrici immigrate che
lavora da anni come lavoratrice interinale nel settore delle pulizie. È
segretaria generale dell’Unione Panattica degli spazzini-e e dei
lavoratori domestici, sindacalista militante, nota per la sua
combattività. La settimana scorsa si era scontrata con il padronato di
“ICOMET”, rivendicando la tredicesima per lei e per le sue colleghe e
denunciando le irregolarità riguardo alla loro busta paga. Tutto ciò è
venuto dopo il licenziamento vendicativo di sua madre dalla medesima
ditta, il suo trasferimento in un altro posto di lavoro, mentre pende
la sua denuncia all’Ispettorato del Lavoro che sarà esaminata il 5
gennaio 2009. Tutto ciò costituisce la norma e non l’eccezione nel
settore delle pulizie e del lavoro interinale.

I contratti fuori norma, le ore di lavoro e gli straordinari non
pagati, lo scarto tra i soldi per i quali firmano i lavoratori e quelli
che effettivamente ricevono, l’assunzione di immigrati e di immigrate
che sono più ricattabili, il non versamento dei contributi dell’INPS
costituiscono le pratiche abituali degli appaltatori nel settore delle
pulizie. Naturalmente tutto ciò avviene grazie ai dirigenti degli enti
pubblici che danno copertura alle irregolarità e promuovono la
precarietà del lavoro.

Specialmente per quanto riguarda “ICOMET”, una ditta che opera nel
settore delle pulizie e del lavoro interinale che opera su scala
nazionale, proprietà di Nikitas Iconomakis, dirigente del partito
socialista (Pasok), che impiega “ufficialmente” 800 lavoratori (gli
stessi lavoratori parlano di almeno 1500, mentre gli ultimi 3 anni sono
“passati” dalla ditta più di 3000 lavoratori) gli abusi da parte del
padronato sono all’ordine giorno. I lavoratori sono costretti a firmare
contratti “in bianco” di cui non ricevono mai la copia. Lavorano 6 ore
e vengono pagate per 4,5 ore (salario e contributi) in modo da non
raggiungere mai le 30 ore settimanali (in questo modo il loro lavoro
non è considerato lavoro usurante e non traggono i benefici della
legge). Vengono terrorizzate, vengono trasferite e, quando vogliono
licenziare una lavoratrice, la minacciano per costringerla a dare le
dimissioni (una lavoratrice è stata trattenuta per quattro ore nei
locali della ditta affinché firmasse le sue dimissioni). Il padronato
sta cercando di creare un sindacato giallo per sottomettere i
lavoratori mentre tramite licenziamenti cerca di bloccare i canali di
comunicazione tra i lavoratori e la loro azione collettiva.

Cosa c’entra “ICOMET” con ISAP?

All’”ICOMET” è stato aggiudicato l’appalto per le pulizie dell’ISAP
e di altri enti pubblici, perché ha potuto fare l’offerta più bassa con
i più alti tassi di sfruttamento e deprezzamento della forza-lavoro.
Questo regime di sfruttamento è stato organizzato per soddisfare le
esigenze di vari enti pubblici, tra cui anche l’ISAP. L’ISAP è complice
di questo regime di sfruttamento selvaggio, nonostante le numerose
denuncie fatte dal sindacato dei lavoratori.

L’attentato contro la vita della nostra collega era vendicativo e intimidatorio.

Il bersaglio non era casuale: donna, immigrata, militante sindacale,
madre di un minorenne, agli occhi dei padroni costituiva un bersaglio
facile.

Il modo non era casuale: il suo scopo era di lasciare il suo segno, di intimidire e di terrorizzare.

Il tempo non era casuale: mentre i mass-media, i partiti, la chiesa,
i padroni e i dirigenti sindacali cercano di ingiuriare la rivolta
sociale; mentre l’assassinio a sangue freddo di Alexis Grigoropoulos
viene presentato come “morte accidentale” all’attentato contro
Konstantina viene dedicato pochissimo spazio.

L’attentato contro la vita di Konstantina è stato preparato dal padronato con diligenza.

Konstantina è una di noi. La lotta per la DIGNITÀ e la SOLIDARIETÀ è la NOSTRA LOTTA.!

L’attentato contro Konstantina ci ha segnati tutti. Ha segnato la
nostra memoria e il nostro cuore che è pieno di dolore e di rabbia.

GLI ASSASSINI PAGHERANNO TUTTO

NON CI FAREMO INTIMIDIRE DAL PADRONATO

ASSEMBLEA DI SOLIDARIETÀ

A KONSTANTINA KUNEVA

Grecia – Comunicato dal politecnico di atene 24/12

dal sito www.occupiedlondon.org

Annuncio del Politecnico occupato di Atene (24.12.2008)
L’occupazione del Politecnico è terminata a mezzanotte del 24 Dicembre– La lotta continua

Subito dopo l’assassinio di Alexandros Grigoropoulos
da parte della guardia speciale di polizia Ep. Kokoneas e i primi
scontri per le strade di Exarchia, il Politecnico è stato occupato e
trasformato nel punto focale per l’espressione della rabbia sociale.
Spazio storicamente e simbolicamente legato alla viva memoria dei
ribelli e di una grossa parte della società alla lotta contro
l’Autorità – dal periodo della dittatura fino alla democrazia
totalitaria contemporanea -, il Politecnico è diventato un luogo dove
centinaia di persone spontaneamente si riuniscono: compagni, giovani e
lavoratori, disoccupati, adolescenti, immigrati e studenti…

Le lotte contro le forze di repressione con le ardenti barricate
nelle strade adiacenti sono diventate la scintilla di una rivolta che
si è propagata in tutta la città con manifestazioni spontanee,
l’occupazione dell’Università di Economia e della Scuola di Legge, con
attacchi contro bersagli statali e capitalistici nel centro e nella
periferia di Atene e in molte città del Paese. I giorni seguenti, con
le manifestazioni di migliaia di persone confluite in sommosse e
attacchi contro le banche, ministeri e grandi magazzini, ragazzini che
assediano e assaltano le stazioni di polizia, la sommossa alla prigione
di Koridallos e al Parlamento, la rivolta è diventata generale; questa
rivolta innescata dall’assassinio di A. Grigoropoulos e esplosa nella
reazione immediata di centinaia di compagni all’estesa violenza di
Stato, ispirando azioni di rabbia e solidarietà oltre i confini, in
tutto il mondo. Questa rivolta che fremeva sotto le condizioni di un
attacco generalizzato dello Stato e dei padroni contro la società,
sempre più forte nella realtà di una quotidiana morte della libertà e
della dignità, riserva per le persone oppresse al crescere
dell’esclusione, della povertà, dello sfruttamento,della repressione e
del controllo. Questa rivolta che assiduamente si “preparava”, anche
nei tempi oscuri del terrorismo fascista e di Stato, in ogni piccolo o
grande gesto di resistenza contro la sottomissione o la resa, lasciando
aperta la strada affinché le persone si potessero incontrare per
strada, così, com’è accaduto in questi giorni.
In questa realtà sociale esplosiva, il Politecnico occupato è diventato
un punto di riferimento per il confronto diretto con lo Stato, in tutte
le forme e con tutti i mezzi possibili, attraverso eventi
insurrezionali continuati che hanno dato alle fiamme l’ordine e la
sicurezza dei padroni, facendo a pezzi la falsa immagine di un consenso
sociale alle loro intenzioni omicide.
E’ diventato un luogo dove soggetti ribelli sociali e politici si sono
incontrati e influenzati vicendevolmente, attraverso le assemblee
generali e la loro presenza quotidiana all’occupazione.
Ha funzionato come base per una contro-informazione, attraverso
comunicati e manifesti, il blog e la stazione radio, e con il sistema
PA per spedire messaggi e notizie sulle novità della rivolta in atto.
Ed ha anche dato vita ad iniziative politiche di resistenza, come
l’appello dall’assemblea del Politecnico occupato per una giornata globale di azioni il 20 Dicembre
– sfociata in una mobilitazione coordinata in più di 50 città in Paesi
differenti, e alla quale gli occupanti del Politecnico hanno
partecipato organizzando una dimostrazione nella piazza dove A.
Grigoropoulos è stato assassinato -, come il concerto tenutosi il 22
Dicembre in solidarietà e supporto finanziario agli ostaggi della
rivolta, e l’appello per la partecipazione alla manifestazione in
solidarietà degli arrestati che è stata organizzata dai compagni, parte
dell’assemblea del GSEE (Confederazione Generale dei Lavoratori)
occupato.

Come punto fermo, per 18 giorni, dell’estasa rivolta, il Politecnico
occupato ha costituito un appello continuo all’insubordinazione delle
persone che resistono in tutto il mondo, ed un segno permanente di
solidarietà con gli ostaggi presi dallo Stato durante la rivolta. E’
diventato il territorio che abbiamo usato per diffondere il messaggio
di solidarietà fra oppressi, di auto-organizzazione e di contrattacco
sociale e di classe contro l’Autorità mondiale, i suoi meccanismi e i
suoi simboli. Questi elementi e valori della lotta hanno creato il
terreno per far sì che gli oppressi si incontrassero nella ribellione,
armassero le loro coscienze e, forse per la prima volta, diventasse
così impropriamente estesa attraverso così tante persone di diversa età
e nazionalità; Persone con le quali anarchici e anti-autoritari hanno
condiviso la lotta, la stessa rabbia contro chi saccheggia le nostre
vite e, molto spesso, la stessa visione per un mondo di libertà,
uguaglianza e solidarietà.
Per questa ragione, la repressione non si è solamente espressa nella
forma della brutalità poliziesca, negli arresti e nell’imprigionamento
dei manifestanti, ma anche con un attacco ideologico intenso lanciato
da tutti i fronti del sistema politico che ha visto tremare le sue
fondamenta quando la repressione, sulla quale si radica, non solo non
era capace di contenere i moti della rivolta, ma, al contrario, ne è
stata la sua causa prima.
Questo attacco ideologico ha mirato in maniera selettiva agli
anarchici, come parte politica e non negoziabile della rivolta,
precisamente a causa dell’impatto che le loro parole e azioni avevano,
e per il pericolo che si realizza per lo Stato quando essi comunicano e
si coordinano con migliaia di oppressi. In questo contesto, c’è stato
uno sforzo isterico nel dividere i rivoltosi in “bravi ragazzi” da una
parte, “cattivi incappucciati anarchici – ‘koukouloforoi’” o “immigrati
saccheggiatori” dall’altra, così come il buon vecchio mito dei
provocatori, al fine di manipolare la rabbia per l’assassinio,di
esaurire l’esplosione sociale, criminalizzare, isolare e frantumare i
punti fermi di riferimento della rivolta [Questa comunque è la stessa
retorica di repressione che ha condotto all’omicidio di A.
Grigoropoulos, poiché responsabile nel designare uno specifico ambiente
politico e sociale, spazi e persone come “nemici all’interno” sui quali
la violenza statale “legittimamente” deve essere imposta]. In questo
sforzo realizzato dallo Stato, il bersaglio continuo puntato sul
Politecnico era applicato su base quotidiana, con dichiarazioni da
parte dei politicanti e campagne diffamanti perpetuate dai mass media.
Dopo le ore di scontri a Exarchia e nei dintorni del Politecnico
durante la notte del 20 Dicembre, lo Stato, sotto le spoglie del
pubblico querelante, ha minacciato di procedere con un’incursione di
polizia, dopo aver sospeso l’accademico asilo politico nell’università,
nonostante i disaccordi delle autorità universitarie, ai fini di
sopprimere la rivolta, attaccando così uno dei primi posti dai quali ha
preso avvio.
Le loro intenzioni sono state sconfitte dal rifiuto degli occupanti di
obbedire a qualsiasi ultimatum, dalla determinazione nel difendere
questo territorio politico e sociale come parte della rivolta, e
dall’appello aperto a partecipare e supportare l’occupazione con la
presenza e procedere all’incontro organizzato in solidarietà con i
prigionieri il 22 dicembre, che ha raccolto centinaia di persone al
Politecnico.
La minaccia dello sfratto immediato è ritornata più forte il giorno
successivo, il 23 Dicembre, quando, durante l’assemblea si discuteva
sul termine dell’occupazione, eravamo informati da personaggi politici
e accademici che il Ministro dell’Interno e la polizia domandavano la
nostra uscita immediata dal campus, altrimenti i poliziotti avrebbero
invaso. La risposta dagli occupanti è stata che il Politecnico non
apparteneva né al Ministero né alla polizia e nessuno dei due poteva
farci arrendere; appartiene alle persone della rivolta che decidono
cosa fare seguendo solo i criteri del movimento e non accettano ricatti
o ultimatum da assassini. In questo modo l’occupazione del Politecnico
siè prolungata di un giorno e ha chiamato alla manifestazione in
solidarietà con gli arrestati che ha avuto luogo nel centro di Atene.
Nessun progetto repressivo o attacco ideologico riesce o riuscirà a
riscattare un ritorno alla normalità e ad imporre una pacificazione
sociale e di classe.
Niente è più come prima! La vittoria sulla paura, sull’isolamento e le
divisioni sociali dominanti, ha permesso a migliaia di ragazzi, insieme
con donne e uomini di qualsiasi età, rifugiati e immigrati, lavoratori
e disoccupati di stare insieme per le strade e combattendo i tiranni
della nostra vita, dignità e libertà, dietro alle barricate. E questa è
una realtà che illumina con le sue fiamme il futuro della rivolta,
entrambe l’intensità e la profondità, fino all’assoluta sovversione dei
padroni del mondo. Perché abbiamo gridato in ogni modo che questi
giorni appartengono ad Alexis, a Michalis Kaltezas, a Carlo Giuliani, a
Christoforos Marinos, a Michalis Prekas, a Maria Koulouri e a tutti i
compagni uccisi dagli assassini uniformati di Stato; non sono però
giorni che appartengono alla morte, ma alla VITA! Alla vita che
fiorisce nella rivolta, nelle barricate, nella rivolta che continua.

Terminando l’occupazione del Politecnico dopo 18 giorni, mandiamo la
nostra più calda solidarietà a tutte le persone che sono state parte
della rivolta in diversi modi, non solo in Grecia ma anche in molti
paesi d’Europa, del Sud e Nord America, Asia e Australia – Nuova
Zelanda. A tutti coloro che abbiamo incontrato e con i quali
continueremo a stare insieme, lottando per la liberazione dei
prigionieri di questa rivolta, ma anche perché continui fino alla
liberazione sociale globale. Per un mondo senza padroni e schiavi,
senza polizia e armi, senza confini e prigioni.

MORTE ALLO STATO – LUNGA VITA ALL’ANARCHIA!

LA LOTTA CONTINUA

Facciamo appello per un’assemblea aperta che avrà luogo al
Politecnico Sabato 27 Dicembre alle 16.00, per l’organizzazione della
solidarietà agli arrestati, che è stata chiamata dai compagni
dell’assemblea del GSEE occupato.

Il Politecnico Occupato 12.24.2008