Parma, arrestati 3 anarchici per le bombe contro la polizia

da corriere.it

PARMA – Tre persone sono state identificate dalla Digos di Verona
nell’ambito delle indagini sulle bombe carta lanciate nella notte
contro la sede della Polizia municipale di Parma. Si tratta di tre
persone considerate vicine ai movimenti anarchici. (Agr)

Pare che i tre compagni siano stati arrestati a causa della segnalazione di un metronotte, uno dei tanti sbirri mercenari che invadono le nostre città… a presto nuove notizie!

SOLIDARIETA’ AGLI ARRESTATI!

LA LOTTA NON SI FERMA!

 

Parma – Bombe carta contro la sede della Polizia Municipale

Fonte QN: Parma, 20 ottobre 2008

Due bombe carta sono state fatte esplodere nella notte contro la
caserma della polizia municipale di Parma di via del Taglio. Al momento
gli autori del gesto non sono ancora stati identificati, ma gli
investigatori contano sulla presenza delle videocamere, dalle cui
registrazioni si potrebbe risalire alla loro identità. La caserma è la
medesima dove era stato portato Emmanuel Bonsu
(nella foto), il giovane studente ghanese che aveva denunciato alcuni
agenti, sostenendo di essere stato da loro buttato a terra e malmenato.
Nessun danno a cose o persone derivato dalle bombe carta scoppiate
questa notte. E proprio la vicenda che ha visto protagonista il ghanese
sembra collegata a quanto successo questa notte. Lo hanno chiarito gli
stessi ignoti attentatori, che dopo l’esplosione, hanno esposto uno
striscione che chiedeva le dimissioni dell’assessore alla sicurezza del
comune di Parma, Costantino Monteverdi. I due ordigni, di particolare
potenza, hanno sciolto l’asfalto al momento dell’esplosione e gettato
coriandoli per un raggio di circa una decina di metri. E’ subito
intervenuta una pattuglia della polizia che ha raccolto le prime
testimonianze.


fonte repubblica parma

Due bombe carte sono state fatte esplodere la scorsa notte di fronte
alla sede della Polizia Municipale di Parma in via del Taglio, la
stessa dove alcune settimane fa era stato rinchiuso lo studente ghanese
Emmanuel Bonsu, che poi denunciò presunte violenze fisiche e insulti a
sfondo razziale da parte di alcuni agenti. E’ chiaro il collegamento
con il caso Bonsu: sempre davanti alla sede è stato esposto uno
striscione con scritto "Monteverdi dimettiti" indirizzato all’assessore
alla sicurezza urbana. Un deprecabile e vile gesto intimidatorio. La
Polizia municipale, però, non si lascia intimorire: "Sono sempre i
soliti, con i loro striscioni… Non dobbiamo aver paura – dice uno dei
testimoni – se no è finita".

Gli ordigni, scoppiati a pochi secondi dall’altro l’uno dall’altro
attorno alla mezzanotte, sono stati lanciati nel cortile del comando
davanti all’entrata principale, probabilmente da un’auto in transito.
Non hanno provocato danni alle strutture e alle persone. In quel
momento nel piazzale antistante la caserma della Municipale non era
infatti presente nessuno anche se solo pochi minuti prima erano stati
allontanati alcuni mezzi rientrati dall’ultimo turno della giornata.

Dalle prime testimonianze raccolte, nella sede della Polizia
Municipale la scorsa notte erano presenti tre agenti e una guardia
giurata. Secondo i primi riscontri, gli autori del gesto potrebbero
essere tre persone che, dopo l’attentato, si sono allontanate a bordo
di una Polo verde scuro.
"Ci siamo precipitati fuori non appena uditi gli scoppi – dichiara uno
dei testimoni – ma non siamo riusciti a vedere se qualcuno si stava
allontanando anche a causa del gran fumo sprigionato dalle bombe".

Sul posto sono intervenute una volante, la polizia scientifica e la
Digos, cui sono affidate le indagini. Ignoti per ora gli autori del
gesto anche se gli inquirenti contano di ottenere indizi importanti per
l’identificazione dalle telecamere di video sorveglianza poste all’
esterno dell’edificio.

La Digos dovrà accertare anche chi siano gli autori dello striscione
con scritto "Monteverdi dimettiti" esposto davanti al Comando prima
delle esplosioni.

Caso Marcello Lonzi

PISA 16/10/2008

Dalla morte di mio figlio Marcello, avvenuta nel carcere di Livorno,sono trascorsi 5 anni e 3 mesi. Da quella maledetta sera ne ho sentite tante di versioni, ma quella più sconcertante è che sia stato il compagno di cella ad uccidere mio figlio!

Dopo la prima archiviazione del caso da parte del dott. Pennisi è difficile credere ancora nella giustizia. Perchè ho capito che non è uguale per tutti, e la dimostrazione è chiara, come mai
dopo cinque anni salta fuori il compagno di cella e non subito? Chi copre per rischiare una condanna a 20 anni? Oppure cosa gli è stato promesso? Di fatto le guardie carcerarie stanno ancora al loro posto, il medico legale dott.Bassi Luciani (autore della prima perizia che portò all’ archiviazione) pure e mio figlio è morto e nessuno me lo riporterà.
Se questa è la legge italiana, mi vergogno di essere nata in Italia. E non parlo solo per me, ma anche per tutte le persone che muoiono nelle carceri, come Aldo Bianzino morto nel carcere
di Capanne (Pg), stesso sistema, come Marcello, alla fine l’ archiviazione.
Ogni volta che apro un giornale che parla di Marcello leggo: "la madre non si è mai arresa". Ma ora sono arrivata ad un punto che non ce la faccio più, per un anno ho sostenuto le spese del mio avvocato da sola, poi nel 2004 ho conosciuto dei giovani dei centri sociali che devo ringraziare per avermi aiutata a pagare le spese per la nuova perizie e per le ulteriori spese legali, senza quei giovani non so se ce l’ avrei fatta.
Oggi mi trovo ad avere lo sfratto non perchè non pago l’ affitto, ma non ho potuto pagare le spese condominiali, così il comune ha anticipato i soldi che adesso rivuole indietro.
Ci tengo a precisare che non ho mai chiesto alcun tipo di aiuto nè al comune di Pisa, nè ad alcun altro ente pubblico, ora però non so proprio come fare. So solo che io a Pisa non ho nessuno e che mio figlio è a Livorno, piazzare una tenda davanti al cimitero per me è la stessa cosa, almeno sarò più vicino a Marcellino. Sempre che non mi scaccino pure da lì.
Ciuffi Maria

 
Chi volesse aiutare Maria può versare un contributo sul
c/c postale n° 66865767 ABI 07601 CAB 14000

Livorno: branco aggredisce questuante

Un cittadino straniero di 27 anni, probabilmente della Repubblica Ceca,
e’ stato aggredito nel tardo pomeriggio da un gruppo di circa 15
giovani mentre chiedeva l’elemosina.
A bordo di alcuni scooter e armati di bastoni, i ragazzi hanno dapprima
circondato l’immigrato, per poi aggredirlo a calci e pugni senza
apparente motivo.
L’uomo e’ al momento ricoverato in ospedale con ferite alla testa, ma non e’ in pericolo di vita. (Agr)

Russia – Nazi uccidono ragazza di 16 anni

fonte: indymedia lombardia – tradotto da: http://ru.indymedia.org/

L’8 ottobre 2008 alle ore 22:00 circa a Irkutsk, nella zona del Monte Sinyushina, è stata uccisa Olga Rukosyla, 16 anni.

Secondo i testimoni, sono arrivati tre giovani vestiti da Skinhead,
e si sono avvicinati chiedendole qualcosa. Alla risposta di Olga i 3
l’hanno scaraventata a terra e hanno iniziato a picchiarla prendendola
a calci per diversi minuti. Qualcuno ha chiamato un’ ambulanza, che ha
portato la ragazza in ospedale; ma la stessa notte Olga è morta.

Olga non appartiene a nessun movimento politico, ma si vestiva come
una punk e con merletti rossi alle scarpe, un simbolo di appartenenza
antifa; anche l’aspetto informale è spesso motivo di aggressione da
parte dei nazisti come molto probabilmente anche in questo caso.

I primi indagati per l’omicidio di Olga sono neo-nazisti di Irkutsk
"Boomer" e "Def". Entrambi i neonazisti sospettati dell’omicidio sono
coinvolti anche nell’attacco al campeggio antinucleare nell’estate del
2007 nella stessa zona. "Boomer" è ampiamente conosciuto per il suo
comportamento estremamente instabile e la sua aggressività, e per
collaborare con la polizia.

Treviglio – Morte di un uomo invisibile

Un’altra storia della Bassa. La morte di una non-persona, di un clandestino, di un fantasma tra milioni di altri fantasmi.

L’articolo pietista non si interroga minimamente sul perché un lavoratore in Italia da quattro anni risulti “clandestino”, né sul fatto che un clandestino non può prendere la patente, né può opporsi se la cooperativa di facchinaggio per cui lavora lo manda a faticare a quaranta chilometri da casa sua.

Meglio illudersi che la vedova verrà aiutata, che i trevigliesi porteranno mazzi di fiori sulla bara, perché in fondo noi italiani siamo brava gente, ché farsi domande troppo scomode.

Questo forse non è un omicidio razzista, perché parlare di razzismo è riduttivo nella situazione in cui ci troviamo. Una parte delle persone che vivono in Italia non sono discriminate per la “razza” a cui appartengono: semplicemente non esistono, se non come braccia, corpi invisibili. Spesso, cadaveri. Mai persone.

Zoilo Gutierrez Ore ha dovuto morire per riappropriarsi della propria identità, del proprio nome. Ma la sua foto che compare di fianco all’articolo ha una sola parola come didascalia, semplice, precisa come un colpo di pistola: clandestino.

MUORE INVESTITO MENTRE VA AL LAVORO
Tutti i giorni faceva la spola da Cavenate percorrendo 40 chilometri pur di non rimanere disoccupato

Treviglio – Falciato in bici mentre si reca al lavoro in città. Zoilo Gutierrez Ore, boliviano di 37 anni, in Italia da 4 anni ma ancora clandestino, tutti i giorni percorreva 40 chilometri in bicicletta, 20 all’andata e 20 al ritorno. Da Cavenate Brianza, dove viveva con la moglie, veniva fino a Treviglio in sella alla sua due ruote. La sua meta era il centro commerciale «Il Pellicano» di viale Montegrappa, dove una cooperativa gli aveva trovato un posto da facchino. Lunedì all’alba, mentre percorreva la Statale 11 al confine con Cassano, è stato falciato e ucciso da una «Fiat Multipla» con a bordo sei manovali di Cologno al Serio.
Era due mesi che Zoilo Gutierrez Ore si alzava alle 4 di mattina e partiva per Treviglio. Da agosto infatti lavorava in città, al centro commerciale dove prendeva servizio alle 7. Utilizzando il permesso di soggiorno del fratello, era riuscito a farsi assumere da una cooperativa del Milanese che poi gli aveva trovato quell’occupazione. Un posto «scomodo» per Zoilo che, non avendo la patente e non disponendo dei soldi per comprare neppure un motorino, non aveva altro mezzo che la sua bicicletta per percorrere i 20 chilometri tra la sua abitazione e Treviglio. Un posto però prezioso per l’extracomunitario, perché quel lavoro per lui era la speranza di poter avere una vita migliore e di poter spedire dei soldi ai tre figli che era stato costretto a lasciare in Patria ai genitori. Una speranza che però si è bruscamente interrotta lunedì.
Erano circa le 6.30 quando Zoilo Gutierrez Ore ha superato il ponte di Cassano immettendosi sull’ex Ss 11. Ha
Sul posto è poi intervenuta la pattuglia della Polizia Stradale di Treviglio che ha effettuato i rilievi mentre la salma di Zoilo Guiterrez Ore veniva portata alla camera mortuaria del cimitero cittadino. Solo nel pomeriggio gli agenti sono riusciti a rintracciare Malena Drew Arze 34 anni, la moglie del boliviano risultata anche lei senza permesso di soggiorno. Martedì mattina la donna è arrivata a Treviglio per riconoscere la salma del congiunto. Con lei il console onorario della Bolivia Giuseppe Crippa. La sezione milanese dell’associazione dei boliviani in Italia ha annunciato che chiederà un permesso di soggiorno per la vedova e raccoglierà dei fondi per aiutarla. La salma sarà rimpatriata la prossima settimana.

Il Giornale di Treviglio, 17/10/2008

Firenze: i vigili tolgono le coperte ai rom di piazza Adua

Fonte Indymedia Toscana.

Firenze diviene, con quest’episodio, il triste emblema dell’odio razzial.

Nei giorni scorsi l’associazione L’Aurora onlus di Firenze ha rifornito
di cinquanta coperte, provenienti da diverse donazioni, i 50 rom romeni
che, da ormai molti mesi, passano le notti al freddo, avvolti da soli
cartoni, nei pressi di piazza Adua, di fronte alla stazione ferroviaria
di Santa Maria Novella.
Le famiglie rom non hanno mai ricevuto assistenza socio-sanitaria da
parte del Comune di Firenze e non hanno alcuna alternativa
alloggiativa, soprattutto un posto caldo dove stare, visto che
l’ingresso nei centri d’accoglienza per l’emergenza freddo
convenzionati con il Comune di Firenze non consentono l’accesso per la
notte a persone di meno di 48 anni.

Alcune pattuglie dei Vigili urbani di Firenze, martedì 7 ottobre,
intorno alle 3 del mattino, si sono recate, assieme ad alcuni mezzi
della Quadrifoglio, l’azienda di smaltimento dei rifiuti urbani, in
piazza Adua, dove sono improvvisati i giacigli delle decine di rom.
Svegliate di soprassalto le persone, i Vigili hanno intimato loro di
consegnare tutte le coperte e a chi ha obiettato che faceva troppo
freddo, i Vigili fiorentini hanno risposto «Dormite sui cartoni!».
Tutte le 50 coperte sono state dunque sequestrate e gettate, davanti ai
loro occhi, in un camion della Quadrifoglio che procedeva subito a
macerarle.
«Ciò che è accaduto è inammissibile – commentano Stefania Micol,
presidente dell’associazione L’Aurora, e Matteo Pegoraro, co-presidente
con Roberto Malini e Dario Picciau del Gruppo EveryOne – e dimostra
come anche Firenze segua istituzionalmente la corrente razzista e
xenofoba che sta investendo l’Italia, abbandonando la via della
tolleranza e del rispetto dei diritti umani per imbracciare quella
della caccia allo straniero e della criminalizzazione della povertà».
«E’ uno scandalo civile – proseguono gli attivisti – che a Firenze non
solo non si attui alcun programma per l’accoglienza di queste persone,
lasciandole girovagare per il centro senza alcun mezzo di sussistenza
né alcuna proposta di inserimento sociale, ma che vengano tolti loro
con brutalità i pochi mezzi per sopravvivere al freddo di questi giorni
e alla condizione a dir poco precaria in cui essi si trovano».

«Abbiamo già denunciato l’accaduto all’eurodeputata ungherese di
origine rom Viktoria Mohacsì – spiegano poi Malini, Pegoraro e Picciau
– che ha trasmesso la relazione dei fatti all’attenzione del Parlamento
europeo e della Commissione Ue.
Firenze diviene, con quest’episodio, il triste emblema dell’odio
razziale, assieme a Pesaro, la città delle Marche che proprio in questi
giorni ha annunciato il prossimo sgombero da un edificio fatiscente,
senza alternative umanitarie, di una comunità Rom romena formata da
famiglie in stato di indigenza, con bambini piccoli e numerosi casi
sanitari gravi: tumori maligni, cardiopatie, handicap.
Pesaro e Firenze sono sotto osservazione da parte delle Istituzioni
europee: sono città moderne contagiate dal male del razzismo, che è
alla base di persecuzione mista all’indifferenza da parte delle
autorità e istituzioni locali. Se non si compie un passo indietro e si
riscoprono i valori dell’accoglienza e della solidarietà, si arriverà
all’annientamento crudele di esseri umani innocenti cui non è offerta
alcuna speranza di integrazione e, contemporaneamente, al trionfo
dell’intolleranza».

L’Aurora e il Gruppo EveryOne chiedono a gran voce un incontro urgente
con il sindaco di Firenze Leonardo Domenici per trovare una soluzione
tempestiva per queste persone, che con il passare dei giorni rischiano
di contrarre gravi malattie e infezioni per le condizioni
igienico-sanitarie in cui sono costretti a vivere, nonché per le basse
temperature, contro le quali non hanno modo di proteggersi.
Le due associazioni fanno inoltre appello a tutta la cittadinanza
fiorentina, affinché, presso la sede de L’Aurora in via dei Macci, 11
si manifesti nel concreto solidarietà verso famiglie disagiate e
perseguitate, portando semplicemente una coperta, che rappresenti una
risposta civile all’indifferenza del Comune e al trattamento inumano
della Polizia municipale e delle autorità di forza pubblica di Firenze.

Fugge ad alt dei CC: ucciso

COLLE DI VAL D’ELSA (SIENA) – Un uomo è rimasto ucciso all’alba
a un posto di blocco dei carabinieri a Colle di Val d’Elsa, in
provincia di Siena. I militari avevano intercettato due auto che si
erano date alla fuga, una terza vettura, una Lancia Y, si è schiantata
contro la vettura dei carabinieri. I due occupanti hanno cercato di
fuggire nei campi mentre i carabinieri, che avevano udito uno scoppio,
hanno esploso alcuni colpi di pistola, 7 secondo gli abitanti. Uno ha raggiunto e ucciso un
uomo, mentre l’altro è riuscito a far perdere le proprie tracce. L’uomo
ucciso è senza documenti, ma potrebbe essere un albanese, segnalato in
precedenza in varie parti d’Italia.

Tutto è nella normalità…

 

Grecia – Attacco incendiario contro tribunale

Kavala (Macedonia) – Nelle prime ore di martedì 7 ottobre 2008 è
stato messo in atto un audace tentativo di attacco incendiario contro
il tribunale di Kavala, nei pressi dall’area di Kamares. Alle 3.00 di
notte, uno o più anonimi incendiari si sono avvicinati al piano terra
dell’edificio, hanno rotto un vetro e lanciato una bottiglia molotov
all’interno.
Quest’ultima è esplosa nei locali dell’archivio contenente i fascicoli
dei processi penali, scatenando immediatamente un incendio. Nonostante
la quasi assenza di traffico, vista l’ora, alcuni automobilisti hanno
subito avvertito una pattuglia che stava effettuando fermi e alcol test
nei paraggi, la quale ha contattato i vigili del fuoco. Questa
coincidenza ha evitato che il fuoco dilagasse. Per tutta la notte le
forze dell’ordine hanno condotto indagini nei paraggi, senza risultati.
I danni causati non sono considerevoli. La polizia ha indicato come
possibile responsabile un gruppo locale di anarchici, anche se non vi è
alcuna prova di un loro coinvolgimento. Nelle scorse settimane, sui
muri del tribunale, erano comparse scritte inerenti la liberazione di
tutti i prigionieri nelle prigioni greche, anch’esse riconducibili ad
ambienti anarchici.

Torino – Porta Palazzo sotto assedio

fonte: assemblea antirazzista torinese

Torino: blindati al mercato

Domenica 12 ottobre in via Cottolengo c’è un gran silenzio: sin dal
primo mattino la strada è bloccata da blindati di polizia, carabinieri
e guardia di finanza. Il mercato che ogni domenica mattina anima la via
non c’è. Ogni angolo della limitrofa Porta Palazzo è presidiato da
agenti in tenuta antisommossa.
Il mercato di via Cottolengo è un mercato abusivo gestito da immigrati:
banchi di cibo si alternano a quelli di abiti, casalinghi, merci varie.
Per tanti è un’occasione preziosa per integrare il reddito o per
comprare i sapori di casa.
Questa zona libera è da sempre nel mirino di razzisti e comitati
spontanei. Negli ultimi tempi si sono moltiplicate le attenzioni di
giornali e politici: dalla Lega che invocava lo sgombero alla giunta
comunale che prometteva posti a chi era in regola e repressione a tutti
gli altri. I blindati del 12 ottobre hanno sciolto ogni dubbio sulla
strategia preferita da tutti. Lo stesso giorno il quotidiano La Stampa
dedicava due pagine alla militarizzazione della piazza ed al torneo di
Calcio all’Alpino del giorno precedente. Due pagine di propaganda
bellica.
Poco lontano dalla piazza in assetto di guerra, c’è il Gran Balon, il
mercato di antiquariato/modernariato che si svolge ogni seconda
domenica del mese: qui tutti hanno la licenza, non ci sono controlli,
la Torino da salotto ci trova il mobile d’epoca o il gingillo da
esporre.
Solo pochi metri separano due mondi che sono la metafora concreta di
quest’epoca feroce, la linea di demarcazione tra i sommersi e i salvati.
Intorno alle 11 e mezza fanno la loro comparsa in piazza gli
antirazzisti, armati di banchetto, volantini, megafono. Si sistemano in
piazza davanti ad un negozio chiuso: compare anche uno striscione con
una scritta nera in campo rosso “Via la polizia! Mercato libero”.
Viviamo tempi in cui uno slogan liberale diventa follemente sovversivo.
Con buona pace di un paese dove tutti, al governo come all’opposizione,
si proclamano liberali.
Una signora marocchina si avvicina e piazza nei pressi la sua sporta di
pane e pite. Intorno c’è una piccola folla di immigrati: la Digos
occhieggia ma non osa avvicinarsi. Gli interventi al megafono vengono
accolti con palese favore dagli immigrati, che applaudono e annuiscono.
Il titolare arabo del limitrofo bar “Commercio”, che protesta per la
troppa vicinanza degli antirazzisti, viene allontanato a gran voce da
una piccola folla di magrhebini, che lo spingono a manate nel suo bar.
Due anziani coniugi piemontesi, che poco prima si erano informati
sull’accaduto, si avvicinano alla donna araba che vende il pane e
comperano due grosse pagnotte.
Gli antirazzisti decidono di concludere la giornata con un giro
informativo al Gran Balon. Passano con lo striscione in mezzo al
mercato, facendo brevi interventi, per informare quelli del piano di
sotto di quanto accadeva poco sopra. In piazza Borgo Dora alcuni
commercianti irati tentano di aggredire gli antirazzisti, che non
raccolgono la provocazione. La Digos interviene in sostegno ai
bottegai. Altri bancarellari invece manifestano solidarietà e
condivisione. Al ritorno in piazza della Repubblica alcuni immigrati
salutano e ringraziano gli antirazzisti che se ne vanno.
Una giornata che riflette, nelle sue luci e nelle sue ombre, l’immagine
di una realtà sociale frantumata, sempre più divisa tra chi cerca di
sopravvivere e chi spera di lucrare. Sempre più concreto è il rischio
che la guerra tra poveri sostituisca la guerra di classe tagliando in
due lo spazio, simbolico e reale, di questa nostra società. Siamo
sull’orlo di un baratro e ciascuno ci scivola lentamente pensando che
il fondo non arriverà.
Occorre l’impegno di tutti per fermare la caduta.
In via Cottolengo, la lotta per riaprire un piccolo spazio libero è solo all’inizio.

* * * * *

segue articolo di Massimo Numa, pennivendolo de La Stampa, complice della xenofobia dilagante e amante della repressione

Con 200 uomini per un giorno è tornata la legalità
MASSIMO NUMA
L’assessore al Commercio, Alessandro Altamura, alle 7 della mattina era
già in piazza della Repubblica. Giornata particolare, ieri, per questo
quartiere di Torino che sembra davvero non fermarsi mai, come i
cantieri post-olimpici. Tra polemiche, vecchi problemi e anche gli
innegabili successi. Particolare perchè c’erano, a sorvegliare via
Cottolengo, la «strada dell’illegalità», come la gente dei Comitati di
Porta Palazzo la definisce, oltre 200 (duecento) poliziotti,
carabinieri, finanzieri e vigili urbani, nonché le pattuglie interforze
con gli Alpini della Taurinense. Che dire? Lo spettacolo era bello,
rassicurante. Via Cottolengo finalmente libera dal suk che la
caratterizza da anni. Cioè: decine di ambulanti abusivi, bancarelle con
ogni tipo di refurtiva in vista, flotte di borseggiatori di ogni etnìa.
Un paradiso, dunque. Con tutti i banchetti in fila ordinata, spazi per
passeggiare, i clienti liberi di scegliere le cose da comprare senza
affanni, senza nascondere la catenina d’oro o l’orologio.

Carlo Verra, presidente del Comitato, è molto contento. A una
condizione: «Che però non sia la favola di un giorno». Ma Altamura, che
raccoglie, metro dopo metro, il plauso degli operatori, ci tiene a far
sapere: «Non è la prima volta che controllo di persona il mercato, solo
che oggi, effettivamente, il problema sembra risolto. C’è ancora molto
da fare, ma la realtà di oggi dimostra che è sufficiente un presidio
fisso per battere le varie illegalità». Il neo questore, Aldo Faraoni,
mostra i muscoli e la musica cambia di botto. Forse sente ancora l’eco
delle parole, dette sia pure con un tenue sorriso sulle labbra, durante
l’ultimo comitato di sicurezza in prefettura, dal pm Marcello
Maddalena, la cui sintesi è questa: «Ma che dobbiamo fare, sequestrare
via Cottolengo?». Una soluzione radicale, evidentemente l’extrema
ratio. Quasi una battuta. Ma fa riflettere. Che la questura faccia sul
serio, non ci sono dubbi. In piazza, davanti al negozio di bici, ci
sono: il vicequestore Gian Maria Sertorio, il dirigente del
commissariato Dora Vanchiglia; il capitano dei carabinieri Luigi
Isacchini, comandante della compagnia Oltredora; il vicequestore
Giorgio Pozza, responsabile delle volanti del 113.

Lo schieramento di uomini e mezzi, ai due ingressi della strada, è
imponente. Ci sono gli agenti del Reparto Mobile e i carabinieri del
Battaglione Piemonte, i super-vigili in assetto combat e i «Baschi
Verdi» della Finanza. A pochi metri di distanza, lo stato maggiore
della Digos, mobilitato anche per il torneo di calcio organizzato
dall’ala più violenta degli anarchici. Titolo: «Calci all’alpino». Che
è già tutto un programma. Oggi, a Domenica In, nello spazio di Massimo
Giletti, ci saranno anche i rappresentanti dei comitati di Porta
Palazzo. Sarà un cittadino di colore, che abita non a caso in via
Cottolengo, a «spiegare – dice Verra – quali sono i nostri veri
problemi, altro che razzismo!».

La massiccia presenza di forze dell’ordine (facilitata dall’assenza
delle partita del campionato di A, consentendo il recupero di centinaia
di agenti) per molti, suona come una beffa: «Quando se ne andranno,
tutto tornerà come prima». E’ un coro amaro e unanime, di stranieri e
italiani, uniti per chiedere alle istituzioni più sicurezza. Raccontano
episodi preoccupanti: «Abbiamo chiesto l’intervento delle pattuglie per
liberare i portoni, i parcheggi. Sa cosa ci rispondevano i tutori
dell’ordine? Che avevano l’ordine tassativo di non passare». Uomini e
donne, assicurano, pronte a ripetere le accuse anche davanti ai pm.

Altamura ascolta con pazienza, rassicura, promette, cerca il dialogo
anche con chi ha perso la fiducia. Qualcuno lo ringrazia, gli stringe
la mano, mostra il «miracolo» e gli dice: «Vede, assessore, come si
potrebbe vivere qui, in piena armonia, tutti i giorni?». L’assessore è
ovviamente d’accordo e precisa: «Ritornerò anche nelle prossime
settimane, non vogliamo più che i residenti si sentano abbandonati». La
cinese «Giulia», dell’Etnic market ha nostalgia della polizia della
Repubblica Popolare, «quelli sono più determinati, più decisi. In
Europa meno».
Ai mercatari sembra impossibile non dover dividere gli spazi con gli ambulanti fantasma, temuti. E aggressivi