[Firenze] PRESIDIO PRESIDIO Contro la Repressione nelle Scuole e per l’Autogestione degli Spazi

appuntamento lunedì 11 maggio ore 14.30 al liceo Michelangelo (via della colonna, pressi d’Azeglio) dalle 13.30 Merenda Autogestita

CONTRO LA REPRESSIONE NELLE SCUOLE PER L’AUTOGESTIONE DEGLI SPAZI
 
 
GLI STUDENTI NON SI ARRENDONO, L’AUTORGANIZZAZIONE NON SI ARRESTA

 

Mercoledì 6 maggio, dalle pagine di diversi giornali locali, si
apprende la notizia che non sarà più permesso agli studenti della Rete
dei Collettivi di riunirsi all’interno dell’aula autogestita del liceo
Michelangelo, adottando come pretesto i fatti del corteo studentesco
dello scorso 25 aprile.
Il divieto sarebbe stato ratificato dal preside dell’istituto, tale
Massimo Primerano (candidato alle elezioni comunali nella lista di
Renzi, e già fattosi conoscere ad ottobre per due sospensioni contro
due studentesse colpevoli di aver promosso l’occupazione della scuola),
anche se non è difficile intuire come questo grave fatto arrivi dopo
numerose pressioni provenienti dal mondo della politica, dalla digos e
dai giornali.
Ad essere sotto attacco non è solo la "Rete", come gruppo studentesco
autorganizzato, ma la stessa libertà degli studenti di vivere le
proprie scuole in un modo diverso ed autogestito e di lottare. Ad
essere colpita è la pratica stessa dell’autoganizzazione, che con il
movimento di ottobre e le occupazioni è tornata ad essere
“pericolosamente” radicata tra gli studenti: oggi tocca alla Rete e
all’aula del Miche, domani toccherà a qualcun’altro.
E’ impossibile non vedere come questo non sia che l’ultimo dei tanti
provvedimenti repressivi che da ottobre ad oggi si sono abbattuti
contro il movimento studentesco a Firenze, tra denunce, sospensioni e
continui fermi e provocazioni polizesche, nel tentativo di fermare le
lotte che gli studenti stanno portando avanti nelle scuole e in città.
Quest’ultimo, però, si presenta come ancora più grave: arrivando a
proibire agli studenti di riunirsi, viene minato alla base il loro
stesso diritto ad esistere dal momento in cui essi decidono di
auto-organizzarsi per cambiare il presente e sperimentare alternative
concrete.

In un momento in cui gli spazi autogestiti all’interno delle scuole
sono ormai in via d’estinzione, e in un periodo di campagna elettorale
in cui nei nostri quartieri vediamo spuntare come funghi sedi
elettorali, agli studenti viene negata ogni possibilità di
auto-organizzarsi a di fuori di circoli di partito o sindacato vivendo
quegli stessi luoghi che dovrebbero appartenergli.

L’autogestione è pericolosa per chi ci governa, e la repressione è
l’unico modo che hanno per provare a fermarla… MA GLI STUDENTI NON
GLE LO PERMETTERANNO!

E’ per questo che, convinti della necessità di continuare ostinatamente
a lottare, facciamo appello a tutti gli studenti amanti della propria
libertà e desiderosi di difendere i propri spazi, a dare una risposta a
tutti questi tentativi di reprimere le nostre esperienze, per mostrare
a chi ci governa che non staremo a guardare davanti a ogni loro
sopruso, ma che ci ribelleremo con la stessa determinazione dello
scorso Ottobre, e non ci piegheremo alle loro logiche repressive e di
annientamento di ogni libero pensiero.

PRESIDIO

appuntamento lunedì 11 maggio ore 14.30 al liceo Michelangelo  (via della colonna, pressi d’Azeglio) dalle 13.30 Merenda Autogestita

CONTRO LA REPRESSIONE NELLE SCUOLE PER L’AUTOGESTIONE DEGLI SPAZI

 

Roma – Suicidio nel cie di Ponte Galeria | Aggiornato

da indymedia roma

In un intervista al Messaggero on line Claudio Iocchi, a nome della Croce Rossa di Roma di cui è direttore, si dice "profondamente addolorato per la scomparsa di Nabruka Mimuni".

Nabruka è morta impiccata questa notte al Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria, gestito proprio dalla Croce Rossa. Doveva essere espulsa questa mattina.

Vale la pena sapere che Claudio Iocchi, direttore del comitato provinciale della Cri di Roma, vive a Roma in via Trasaghis, 11. E risponde al numero 06.332.09.29. E la sua mail è caludio.iocchi@tin.it

Roma – Suicidio nel cie di Ponte Galeria

Roma, 7 mag. – (Adnkronos) – ”Alle 6.45 di oggi il medico della Cri in
servizio presso il Cie di Ponte Galeria, chiamato d’urgenza dalle
nostre operatrici, non ha potuto far altro che constatare la morte di
M.M., una cittadina tunisina di 49 anni ospite del Centro dallo scorso
24 aprile. Il decesso e’ avvenuto per suicidio". Lo ha dichiarato il
Direttore del Comitato Provinciale di Roma delle Croce Rossa Italiana,
Claudio Iocchi.

Dalle gabbie dell’impero

Napoli – a Poggioreale detenuto si suicida; nel 2009 è il quarto

Comunicato stampa, 5 maggio 2009
Si è tolto la vita Gennaro I., 41 anni, il primo maggio, nel carcere napoletano di Poggioreale. È il quarto suicidio nel corso del 2009 in questo istituto, il sesto nella regione. "In poco più di quattro mesi – ha dichiarato Dario Stefano Dell’Aquila portavoce di Antigone Campania – abbiamo superato il numero di suicidi (5) dell’intero 2008.
È una tragedia prevedibile. Il sistema penitenziario della Campania conta 7.425 presenze a fronte di una capienza di 5.348 posti.
Poggioreale, che ha una capienza ufficiale di 1.387 posti e che registra oltre 2.500 presenze, è solo il simbolo più evidente di un sistema in forte crisi che progressivamente da un lato perde risorse e dall’altro vede incrementare la presenza di detenuti." "Di fronte – conclude Dell’Aquila – a questo scenario bisogna intervenire subito.
Rinviare la soluzione dei problemi al piano di edilizia penitenziaria significa rassegnarsi a lasciare le cose così come sono".

Livorno – 21enne si impicca in carcere | Aggiornato

Ion, si è tolto la vita dopo poche ore dal suo ingresso in carcere. Vergate su dei fazzoletti con una forchetta, unico strumento a sua disposizione, gli ultimi messaggi prima di impiccarsi:"Sono innocente" e altri in lingua rumena.
L’autopsia del corpo è stata affidata al dott. Bassi Luciani, ancora in condizioni di esercitare la professione di squarta morti dopo aver falsificato la prima verifica sul corpo di Marcello Lonzi, indicandone la morte naturale e un paio di costole rotte. Maggiori informazioni in questo articolo del Corriere di Livorno.

Fonte: Liberazione, 3 maggio 2009

Un detenuto romeno di 21 anni si è suicidato impiccandosi nella sua cella nel carcere delle Sughere, a Livorno, venerdì sera intorno alle 21. Non sono ancora chiari i motivi che avrebbero spinto il giovane a compiere il gesto: sull’episodio sta indagando la squadra mobile della questura di Livorno. Ion Vassiliu, questo il nome del ragazzo, era stato arrestato il pomeriggio di giovedì per una presunta violenza sessuale ai danni della sua ragazza. Dopo alcune settimane di indagini
gli agenti lo avevano arrestato nei giorni scorsi in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere richiesta dalla procura di Livorno e accolta dal Gip dopo le denunce della fidanzata.
Il giovane era rinchiuso in una cella singola e si è ucciso nel bagno con un cappio al collo fatto con le lenzuola. A fare la macabra scoperta è stato un agente della polizia penitenziaria durante un normale giro di controllo nella sezione penale dove era rinchiuso. Non vedendo l’uomo all’interno della cella, ha aperto ed è entrato trovandolo già privo di vita in bagno. Non si conoscono i motivi che hanno spinto il detenuto a compiere il gesto, nè trapelano altri particolari sull’accusa di violenza sessuale che lo aveva portato in carcere. Sul caso indaga la squadra mobile della questura livornese. La Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo di inchiesta con «atti relativi per far luce sull’accaduto». Il pm di turno, Antonella Tenerani, ha inoltre disposto l’autopsia della salma. Il ragazzo aveva un precedente per un piccolo furto per il quale aveva scontato 2 mesi e 20 giorni di arresti domiciliari.
L’ennesimo suicidio in carcere, peraltro di un giovanissimo, viene reso noto nel giorno in cui il ministro della giustizia Angelino Alfano ricorda che sono una sessantina i bambini da 0 a 3 anni che vivono in carcere con le loro mamme detenute. […]

 

Cile – Consulenze italiane contro gli anarchici cileni?

Da una e-mail inviata anonimamente, il 5 maggio ’09, al sito Hommodolars, s’informa della consulenza che alcuni sbirri italiani starebbero prestando alla repressione contro gli anarchici cileni e le decine di azioni esplosive e incendiarie che si susseguono in quel paese, azioni ancora addebitate ad ignoti. Repressori italiani sono stati negli anni scorsi in Argentina, dove hanno pedinato e fotografato i compagni più attivi, come dimostrato dal libro di un docente di criminologia de L’Aquila. Gli stessi repressori, tra i quali personaggi di spicco dell’antiterrorismo nazionale, sono stati nell’ottobre del 2008 nel carcere di Aachen (Germania) per interrogare Gabriel Pombo Da Silva sui suoi contatti con i compagni anarchici italiani. Oltre ad augurarci altri meravigliosi disastri aerei, come quello che ha colpito il capo dei carabineros cileni a Panama, non possiamo che salutare con gioia ogni scoppio di felicità che proviene dall’esplosivo movimento anarchico cileno.
 Archivio Severino Di Giovanni

 

Sul bisogno di stare attenti: la strategia poliziesca cilena ed i suoi legami con la razzia repressiva italiana

e-mail anonima invita a Hommodolars il 5 maggio 2009

Non è una novità per noi, o meglio non dovrebbe, il fatto che i gruppi d’intelligence delle polizie dei diversi stati siano strettamente collegati tra di loro e che lavorino insieme non solo per scambiarsi informazioni specifiche, ma con l’idea di apprendere i diversi meccanismi e strumenti di repressione, sia ideologici, che tecnologici e legali.

E’ in tal senso che dobbiamo stare attenti ed informare che la polizia cilena sta ricevendo il sostegno, tra gli altri, da parte degli organismi d’intelligence della polizia italiana, così come è noto che qualche subordinato del magistrato Marini è stato in Cile. Non sappiamo da quando, ma può essere da sempre (non è un caso che in Italia gli sbirri si chiamino carabinieri). Questa consulenza viene fornita per le indagini relative agli oltre 90 attacchi alle istituzioni del potere degli ultimi anni, rivendicate da anarchici. La polizia cilena è disperata per non riuscire a mostrare risultati.

Il perché della consulenza della polizia italiana ha a che vedere con la razzia repressiva attuata da quegli sbirri nei cosiddetti “caso Marini” (1994) e “caso Cervantes” (2004).

Nel “caso Marini”, tra le altre, le accuse sono state suddivise in “associazione sovversiva”, “banda armata” e “ricettazione”. Ciò ha permesso che la razzia repressiva raggiungesse non solo coloro che ipoteticamente avevano effettuato i diversi attacchi al capitale, ma anche coloro che sono stati considerati come “rete d’appoggio”. S’è così configurata l’esistenza di una “organizzazione” con due livelli: “il primo livello aperto e pubblico, rappresentato dall’attività politica nell’ambito del movimento, dai dibattiti nei denominati centri sociali occupati, alle manifestazioni, le pubblicazioni e gli incontri”; ed un secondo livello “compartimentato ed occulto, la cui finalità è la commissione di attività illegali come attentati, rapine, sequestri di persona ed altri delitti…”.

Lo “stato italiano ha scatenato una operazione di razzia su quegli anarchici arcinoti per la continua attività durante anni. L’etichetta di colpevole è stata affibbiata a diversi compagni che già avevano pendenze giudiziarie.”

I dettagli giuridico-polizieschi in ambo i casi sarebbero piuttosto lunghi da narrare, oltre ad essere noiosi, ma in sintesi è importante sapere che hanno provocato un alto numero di perquisizioni e di arresti. L’intenzione era quella di costruire nella società l’immagine di una organizzazione anarchica insurrezionale, giustificando una “operazione punitiva, intimidatoria, non solo contro gli anarchici, ma contro tutti quelli che cercano di vedere oltre il pensiero unico e la domesticazione quotidiana. Chi si oppone al sistema è perquisito, schedato e può persino essere arrestato con accuse esorbitanti. Punire alcuni, quelli che sono a portata di mano, a qualsiasi costo, con la vana speranza che magari il resto apprenda. Tutto ciò sta a dimostrare che lo Stato/Capitale si fonda sulla diffusione del terrore e della paura; più in là della monotonia quotidiana non ci può essere nulla, solo la punizione per chi osa guardare oltre…”.

Riteniamo sia necessario che circoli quest’informazione e che sia conosciuta. Sappiamo già che la “nostra” ignoranza è una delle armi che hanno i potenti per mantenerci sotto il giogo. L’idea non è quella di cadere in una paranoia immobilizzante, in una specie di psicosi collettiva (anche se i codardi ci sono sempre stati), questo è quel che essi vogliono. Bisogna stare attenti, capire i chiari messaggi inviati dalla polizia per mezzo del suo storico alleato: la stampa. Sarebbe immorale (come minimo) che un anarchico, un sovversivo o un rivoluzionario si smarcasse da tutta questa storia. Ciascuno deve sapere bene sul lato della barricata in cui stare.

“…Per noi non ci sono colpevoli né innocenti, queste distinzioni sono valide solo per quelli che hanno assimilato i ‘valori’ del dominio capitalista…” 

 

“La Battaglia” del 1° Maggio a Irkutsk.

Il primo Maggio circa 40 anarchici di Irkutsk sono arrivati al presidio davanti al Palazzo dello Sport mettendo gli striscioni contro la crisi,il capitalismo etc.
Dopo il presidio si sono uniti al corteo spontaneo, alcuni di loro declamavano " Liberta all’Olesinov !"(antifascita moscovita detenuto nel carcere per il fatto di essere antifascista).
A quel punto sono arrivate le squadre della polizia russa(chiamati "Мусора" cioè spazzatura).e hanno attaccato i manifestanti disarmati, poi li hanno trascinati sull’ asfalto continuando a prenderli a manganellate nel pulmino(c’erano anche dei pensionati fra loro),l’ altra metà si è salvata grazie al partito "L’atra russia" che li ha "nascosti" fra loro.
Ma non sono finite le violenze della pUlizia, dopo, le persone fermate (20) sono state sottoposte alla strage dentro la caserma e all’interogatorio.

Traduzione di Abdul e 30 Livornesi

Ucraina:antifa uccidono naziskin

http://de.indymedia.org/2009/04/248562.shtml

Ukraine: Neo-nazi became victim of his own aggression
Antifascistska diya 27.04.2009 23:49 Themen: Antifa Weltweit
Ukraine: On the 17th of April in Odessa 15 nazi-skinheads with the use
of bottles and rocks attacked 5 members of the anti-fascist movement.
Nazis ran up to the antifascists sitting on a bench near the “Orech”
club and started shouting threads and Nazis slogans and started the
fighting. Earlier activists of «antifa» were often threatened by
Nazi-skinheads; anti-fascists were victims of nazi-attacks. Their fore
they realized that any conflict provoked by Nazis could be fatal.
Protecting their lives “antifa” had to use a pen-knife (means of
self-protection not prohibited by the low) Nazi-skinhead Maksim Chaika
–was wounded. He did not get proper medical aid and died. If the
antifascists had not fighted back protecting themselves they would have
been in morgue. Ultrarights tray to make benefit of the insolent by
fouls presenting the facts and cynically lying to the publicity.
Ultrarights propagandists declair that killing had political subtext.
Actually 5 antifa had to resist 15 aggressive nazi-skinhead attack. The
police confirm the fixed number of antifashiscts. Nazis are truing to
present Maksim Chaika as are victim however it was him , and his
friends who started the fighting.

It is well known that Chaika himself and another Odessa Nazis often
threatened antifa activists. Were collecting info even addresses and
made attacks antifascists. Naturally Nazi can reject an unfavorable
facts replacing them with their own falsification.

Mass-media also reproduce the myth that killed Maksim Chaika was an
activist off are ‘’patriotic organization’’ it is well known that
social organization ‘’Sich’’ is Nazi-skinhead organization who were
make onslaughts on racism basics. Criminal reports from all Ukraine
have more and more facts about killings on racism basics. People who
perform disagreement wish antihuman ideology of Nazism take even bigger
risk to fall victims of the street terror.
Bands of neo-Nazis do not keep in secret they are planning to revenge-
we can see this info online: “We must do everything possible that the
least of over blood to be shed and the most blood to be shed by the
enemy. Our enemies should be killed first then our losses would be
minimal”.

Meanwhile the ultrarights parties try to make political accets
hypocritically mentioning the repressions of the “Ukrainian patriots”.
It is worth mentioning that politicians of the opposite (pro-Russian
party “Rodina” and politician Igor Markov) – are following the
pragmatic aims. They preset the incident as a conflict of pro-Russian
and Ukrainian right radicals. But Ukrainian “antifa” is not related to
any political force. More than that a party promoting national
superiority could provoke only negative feelings of antifa members.

The fact that antifa are presented as extremists is another myth
that should be denied. Mass-media keep silent about extremist nature of
neo-Nazism ideology that rejects value of human life. Mass-media forget
about terrifying statistics of killing on basics of racism hatred. It
is terrible that people who do not agree with Nazis can’t count on any
protection of the authorities or society. We should add that reaction
of the antifa- activists for aggression had legal foundation: part 3
paragraph 27 of the constitution of Ukraine provides the right of the
individuals to protect their own lives and health and also lives and
health of other individuals from the illegal actions; according to
provision 36 of the Criminal Low of Ukraine the above motioned of the
antifascists is consider as a necessary self-protection. The
antifascists knew that the Nazis were more numerous and that they were
armed with bottles and rocks so fighting was inevitable.

We – the activists of antifascist movement – express our sincere
condolences to Maksim Chaika’s family and relatives. Those who make
fools of young people with the neo-nazi ideology and trend to gain
money, power and glory are really guilty of Maksim Chaika’s death.
We demand from Odessa police comprehensive investigation of the
incident and the conformation of the fact of necessary self-protection
on the part of antifa

We demand from all mass-media to resist all the provocations and to
objectively present the event because the destinies of antifascists who
are involved in this incident depends on this. More than this
mass-media should oppose attends of definite political forces to cash
on Maksim Chaika’s death.

Pavlo Shevchenko

Firenze – Firenze ingiuria, la polizia non può arrestare

ovvero: prima ti picchiano e poi ti denunciano

Nella notte di venerdì 24 aprile una volante che passa sgommando
viene omaggiata di un caloroso "MERDE": i cocainomani alla guida
inchiodano, afferrano il "colpevole" e lo sbattono sul cofano
dell’auto. Non basta.
Dopo che alcuni presenti osano chiedere
spiegazioni, altre sette volanti intervengono e, tra una manganellata e
l’altra, portano in questura cinque persone, dove per altro gli stessi
sbirri continuano a non tenere le mani a posto. Solo per MOTIVI DI
ORDINE PUBBLICO (il giorno dopo erano previsti due cortei antifascisti)
i cinque non vengono portati a Sollicciano, e possono raggiungere, dopo
ben sette ore, il presidio notturno di solidali sotto la questura.
Tutti i cinque sono comunque stati denunciati per oltraggio, lesioni e danneggiamento, il tutto con aggravante.

Siamo stanchi di vedere persone, amici e non, fermati, picchiati e
sequestrati, e a volte pure torturati (ci ricordiamo ancora di Pepe,
arrestato e massacrato in questura nel 2007) dai servi dello Stato.
Siamo stanchi delle provocazioni sbirresche, della polizia onnipresente, delle retate, delle telecamere ovunque.
Siamo stanchi dei politici, ai quali non è rimasto altro che la paura della gente, per mandare avanti il loro teatrino.

Piazza S.Spirito è l’unico luogo dove c’è ancora uno straccio di socialità, fuori dai circuiti a pagamento.
Non
è un caso che sia diventata, nella Firenze del controllo totale,
oggetto di attenzioni particolari: la costante presenza di municipale,
carabinieri, polizia e la digos che cresce come muffa.
Ma non è un
caso nemmeno che adesso i tutori dell’ordine abbiano i nervi a pezzi,
dato che qui hanno sempre trovato risposte decise da parte di tutta la
piazza.
Come è già avvenuto tante volte in passato, l’unica difesa
possibile dei nostri spazi sta nella resistenza attiva e nella
solidarietà di tutti quelli che sentono le piazze come bisogno vitale.

PERCHE’ EPISODI COME QUELLO DI VENERDI’ NON ACCADANO MAI PIÙ.
NON C’E’ CANCELLATA, IDRANTE, PATTUGLIA CHE TENGA.

FUORI IL CONTROLLO DALLE PIAZZE E DALLE NOSTRE VITE.

Giovedì 30 aprile, dalle 19 appuntamento in piazza S.Spirito cibo, bere, materiale informativo.
Porta quello che vorresti trovare, ma soprattutto porta te stesso.

Laboratorio contro la repressione
labcontrorep@inventati.org

Messico: Militari in una comunita’ di Oaxaca

Da Indy Napoli:

[28-04-2009] Militari a Xanica, denuncia

Ai mezzi di comunicazione
Alle organizzazioni indipendenti
Ai collettivi anarchici
Al popolo in generale

Ancora una volta nel nostro stato si incrementano le intimidazioni a
danno dei popoli emarginati: ci mandano militari suppostamente per
disarmare i cittadini, quando in realta’ ci sono famiglie che non hanno
da mangiare, molti bambini oggi non hanno fatto colazione prima della
scuola, e il governo, in tutto questo, aumenta i battaglioni per fare
il suo lavoro intimidatorio contro i messicani.

A Santiago Xanica sono giunti i militari il giorno 25 aprile per una
perquisizione generale del villaggio nella notte, per ordini federali;
nelle regioni vicine hanno perquisito all’alba, entrando in maniera
prepotente, compiendo violazioni, rubando soldi e gioielli; dunque
questo giorno sono venuti a Xanica con le stesse intenzioni, ma grazie
all’intervento dei cittadini e dei compagni la perquisizione non si e’
portata a termine, motivo per cui i militari sono rimasti tre giorni
nel villaggio e oggi, infine, se ne sono andati verso la montagna.

La nostra domanda e’: quale e’ il piano che hanno in mente? I
bambini sono terrorizzati, hanno paura, quando torneranno? Stanno qui
vicino? Che ci faranno? Nella regione tutti vivono con questa stessa
paura, per questo facciamo la seguente denuncia.

E’ chiaro che si trovano in un momento buono per questo genere di
lavoro: senza prestare nessuna attenzione al perche’ l’altra epidemia
si sta diffondendo in maniera rapida: ma chi ha permesso cio’? Se negli
stati c’e’ poverta’, non c’e’ sanita’, non ci sono servizi basici, non
c’e’ lavoro, che altro ci aspetta?

per questo i popoli in resistenza dicono "non un passo indietro"

No alla militarizzazione nelle comunita’ emarginate

CODEDI Xanica