Messico: E’ stato liberato Juan Gerardo Armendáriz, dopo 6 mesi di prigione politica

Tratto da pluma rojinegra:

1 Dicembre 2008, Il compagno Juan Gerardo Armendáriz Garcia è stato
liberato dopo essere stato rinchiuso più di 6 mesi in prigione, imputato di saccheggio di bene immobile di gruppo. Dopo che gli altri quattro imputati hanno chiarito la sua estraneità ai fatti il giudice titolare della causa è stato obbligato a ridimensionare le accuse, eliminando l’aggravante di gruppo, e decidendo, nella giornata di ieri l’importo della cauzione.

Dopo il pagamento della cauzione Juan ha recuperato la propria libertà. Nonostante sia ancora imputato, le prove false e ridicole prodotte dal pubblico ministero non lasciano presagire la possibilità di un suo ritorno in carcere, ma comunque continueremo a lavorare per dimostrare la sua totale innocenza fino ad una totale assoluzione.

La sua liberazione rallegra i genitori e i compagni, dopo 6 mesi d’ imprigionamento la lotta e le mobilizzazioni
gli hanno oggi aperto le porte della prigione e ribadiscono la nostra opinione che soltanto l’azione e la lotta organizzata possono liberare i compagni che restano ancora avviluppati nelle maglie della repressione di stato.

LIBERTA’ A TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI DEL MESSICO E DEL MONDO! ABBATTIAMO LE PRIGIONI!

tradotto dal messicano (più o meno) da noi. Anarchici Pistoiesi.

Nessuna elemosina, il sistema ti uccide, uccidi il sistema.

Sembra che ultimamente l’elemosina sia l’ultima moda dei faccendieri della politica per rispondere alla crisi che sta attraversando il neoliberismo; dalla social card del governo Berlusconi alle distribuzioni del pane sia rosse (rifondazione comunista all’isolotto qualche mese fa) che nere (casapound in varie parti d’Italia solo qualche settimana addietro), l’unico modo per affrontare la situazione che si è andata creando in anni di deregulation sfrenata pare essere soltanto l’elemosina…Si risponde quindi ad una crisi strutturale del capitalismo neoliberista (non del capitalismo tout court) con uno specchietto per le allodole più o meno riuscito ma che nella sostanza non prende in analisi –e quindi non mette in discussione- quelli che sono i veri nodi che stanno portando ad un impoverimento di portata ancora non ben precisata (a Pistoia si parla di circa 400 esuberi solo tra le esternalizzazioni della Breda e della chiusura di 40 aziende entro la fine dell’anno, a livello nazionale di circa 900.000 posti di lavoro che andranno in fumo).
Tentare di rispondere a questa crisi senza una critica ed un ripensamento RADICALI di quelli che sono gli assunti fondamentali
 
del neoliberismo: la sostanziale capacità di autobilanciamento dei mercati ad esempio, che si sta dimostrando quello che abbiamo sempre denunciato: una tragica bugia;

del capitalismo: l’appropriazione privatistica dei capitali sociali ed economici;

del concetto di delega: la grande maggioranza dei movimenti contro le devastazioni ambientali e sociali, dalla val Susa a Chiaiano, hanno superato o stanno superando l’idea della rappresentanza politica in luogo di una partecipazione diretta e non mediata delle popolazioni ai processi decisionali che divengono così scelta e patrimonio comune;

della gerarchizzazione della società e dei rapporti tra gli individui;

Vuol dire “curare” un tumore con una puntura di morfina, che lenisce il dolore ma che non risolve il problema, Vuol dire sostanzialmente non mettere in discussione il privilegio di pochi su molti, vuol dire continuare ad accettare questa forma-mondo che affama milioni di persone e ne uccide di più, vuol dire non voler veramente mettere al centro del proprio agire il benessere dei più ma il profitto di quei pochi che gestiscono potere e risorse, vuol dire lavorare per chi gestisce il potere (sia economico che sociale) affinché possa sempre avere a disposizione sciavi da piegare ad ogni loro esigenza.

C’è chi non vede e chi fa finta di non vedere, ci sono la CGIL che fino a ieri ha accettato ogni sorta di compromesso con il padronato (contratti nazionali con aumenti ridicoli che spesso non hanno nemmeno tenuto il passo dell’inflazione programmata, figuriamoci poi di quella reale; solo bei proclami sulla sicurezza nei posti di lavoro ma poi un’avvilente immobilismo nei fatti, ecc…); ci sono i partiti della sedicente sinistra “radicale”, che a livello nazionale, da partiti di governo hanno accettato ogni porcheria senza fiatare e a livello provinciale hanno sempre stigmatizzato le mobilitazioni contro le devastazioni ambientali come quelle contro l’inceneritore di Montale e che ora trombati alle elezioni tentano di rifarsi una verginità politica alle spalle di quei movimenti che avevano tradito (leggere anche comunisti italiani), ci sono i “fascisti del terzo millennio” di casapound, liberi belli e ribelli che dietro alla facciata “sociale” ed anticonformista che si sono creati non fanno altro che acquattarsi supini alle spalle di potere e capitale, offrendo come soluzioni alla crisi permanente solo pratiche che non mettono minimamente in discussione quelle che sono le strutture che questa crisi hanno creata…"rivoluzionari" come la messa della domenica mattina…

Di fronte all’immobilismo e alla complicità della triade sindacale CGIL, CISL, UIL affiancate dall’UGL, sempre pronte a non pestare i piedi  a chi detiene il potere; di fronte a partiti politici – che vanno dal PD al PDL portandosi dietro tutto il baraccone sinistrocentrodestrorso- che sono ORGANICI alle strutture di dominio; di fronte ai gruppuscoli neofascisti e nostalgici -utilizzati come sempre da manganello contro le rivendicazioni sociali non strumentalizzabili (ultime le aggressioni degli studenti in piazza Navona a Roma)- che hanno come unico scopo…non lo sanno realmente nemmeno loro…è necessario dare un segnale forte e deciso.
Dobbiamo dimostrare (con i fatti non con le parole) a tutti coloro che ci vogliono a testa china pronti ad accettare qualsiasi cosa, che abbiamo la volontà e la capacità per sottrarci in qualsiasi maniera riterremo utile al giogo che ci vogliono imporre e per fare ciò è necessario comprendere che tutte le mobilitazioni in atto oggi in Italia e nel mondo (movimenti per l’autodeterminazione e l’internazionalismo, movimenti per la difesa dell’acqua e contro le devastazioni ambientali e sociali, lotte di resistenza e per la riappropriazione delle terre, ecc…) sono strettamente connesse so non altro per lo sfondo nelle quali si muovono e per i nemici che combattono; le mobilitazioni campane in Italia –per esempio- ci insegnano che anche nelle emergenze si può essere portatori di idee di cambiamento radicali senza doversi per forza attaccare ad un pragmatismo “gradualista” che nella pratica vuol dire sconfitta.
A fronte di tutto ciò è importante partecipare alla mobilitazione di Sabato 12 Dicembre indetta dai sindacati di base in contemporanea ed in contrapposizione con quella della CGIL, ed è importante farlo per dare un ideale avvio ad una stagione di lotte che si preannuncia lunga e dura me che è  ineluttabile ed imprescindibile se vogliamo veramente diventare i veri artefici del nostro futuro, senza deleghe, contro ogni sfruttamento.

Evjenij Vassil’ev Bazarov.

 

Di seguito il comunicato di indizione dello sciopero dell’USI-AIT/IWA:
 
La scrivente Organizzazione Sindacale Unione
Sindacale Italiana – AIT, unitamente ai propri sindacati di settore
USI-IUR, USI-Sanità,
USI-Postel, USI-Enti
Locali, USI-Cooperative Sociali, USI-Arti e Mestieri, anche in ricordo
delle vittime della strage di piazza Fontana e di tutti gli eccidi che
hanno frenato le lotte sociali a partire dal 1969,  proclama lo
SCIOPERO GENERALE di tutte le categorie pubbliche e private per
l’intera giornata del 12 dicembre 2008:

– contro  la
Finanziaria, i tagli e la privatizzazione di scuola e Università, per
la cancellazione della legge 133 e della 169 (ex-decreto Gelmini); per
dare più sicurezza, più  istruzione e  prospettive  reali a tutti i
giovani;
– per  forti aumenti salariali e pensionistici;
– contro la precarietà e per l’abolizione delle leggi Treu e 30;
– contro la strage permanente nei luoghi di lavoro e per forti investimenti nell’ambito della sicurezza sul lavoro;
– contro le norme per limitare/impedire il diritto di sciopero;

contro ogni norma tesa a favorire condotte discriminanti nei confronti
dei migranti a partire dal legame tra contratto di lavoro e permesso di
soggiorno”;
– per la restituzione delle sedi dell’Unione Sindacale Italiana espropriate dal regime fascista;
– contro la privatizzazione dei profitti e la socializzazione delle perdite (Alitalia, Fiat ecc.);
– contro tutte le spese militari e di qualunque forma di intervento militare mascherato da aiuto umanitario.
 
Durante lo sciopero generale saranno garantiti i servizi minimi essenziali.

Milano 26 Novembre 2008

                                                      Il Segretario Nazionale USI          
                                                                  (Angelo Mulè)

Carcere – Ionta e il sovraffollamento fisiologico

Da informa azione:

Dialoghi tratti da: Redattore Sociale – Dire, 28 novembre 2008

Approfondimento da "Bello come una prigione che brucia" – ogni lunedì dalle 10.30 a 12.30 su Radio Blackout

L’AFFOLLAMENTO DELLE CARCERI E’ FISIOLOGICO – Con queste parole il
capo del Dap, Franco Ionta, ha risposto alla relazione con cui la
dottoressa Elisabetta Laganà, presidente del Coordinamento enti e
associazioni di volontariato penitenziario, enunciava le varie
violazioni dei diritti umani nelle carceri italiane.

Il nuovo capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha contestato alla Laganà un’impostazione troppo "depressiva" della
questione, troppo statica. La dottoressa Laganà gli ha risposto la sua
relazione da lei presentata non era affatto depressiva, "Caso mai mi sento disillusa". Ionta a sua volta ha replicato: "Attenzione, la disillusione può essere più rischiosa della depressione, male che comunque si può curare".

Una polemica garbata e cortese, ancor più fastidiosa se si pensa
alle quasi 60.000 vite pressate come sardine nei magazzini di carne
umana nostrani.
Proprio a questo riguardo, Ionta, ha detto che ormai bisognerà farsene una ragione.

"Il livello fisiologico della presenze in carcere in un paese
come l’Italia si attesterà sulle 60-70 mila unità. Dobbiamo farcene una
ragione e dobbiamo misurare tutta l’organizzazione su questo dato
ineludibile"
. Continua quindi con una complessa dimostrazione
algebrica per sottolineare che più si aumentano le pene e i reati e più
inevitabilmente aumenteranno i detenuti.

"Quindi più che auspicare una speranza un po’ vaga di
cambiamento, è meglio fare riferimento alla categoria dell’impegno. E
con impegno, io intendo sia quello delle istituzioni che lavorano per
il detenuto, sia però anche quello del detenuto stesso che deve
scegliere di uscire dalla sua condizione. E scegliere di uscire dal
crimine, in una società come la nostra, oggi non è certo una impresa
facile".

In poche parole, concludendo che la scelta "criminale" è spesso
ineluttabile in un modello sociale come il nostro, questo magistrato a
capo del Dap, spiega ai detenuti e alle loro famiglie che le sofferenze
a cui sono sottoposti, le morti e i suicidi sono "fisiologici".

In questa affermazione, Ionta, è decisamente rivoluzionario, poiché
senza rendersene conto sottintende un’impossibilità di riformare e
umanizzare l’istituzione carceraria.
Grazie a Ionta comprendiamo che il fatto che ci siano 4 o più persone
in nicchie di 6 mq, che manchino acqua, carta igienica, assistenza
sanitaria, che abbondino psicofarmaci e violenze, è una condizione a
cui bisogna abituarsi, poiché fa parte della "digestione sociale".
Usando il termine "fisiologico", ci spiega con perizia che il carcere,
e l’orrore che lo accompagna, fanno parte del metabolismo di questa
società che inghiotte individui e caga quelli che ritiene scarti nelle
prigioni/latrine.

Alle famiglie di Lonzi, Bianzino, Paglioni e delle decine che ogni
anno muoiono di carcere, pensiamo che tale definizione non basti. Alle
60.000 vite segregate per semplificare i meccanismi di assestamento
della società, ai 60.000 individui per cui le autorità hanno prodotto
questa diagnosi e rapida cura, Ionta ha dedicato una spiegazione
semplice… è fisiologico, il sistema non vi ha digerito.