AN loves CasaPound

 
autore:
AnonimoReporter
Da
segnalare la presenza di alcuni esponenti cittadini degli "antifascisti
pappaeciccia della comunità ebraica" di AN oggi a casapound.

Ad
una settimna dallo sgombero di Horus che ha visto AN esultare per il
"risultato" ottenuto, altra notevole prestazione per il comune di roma.

Mentre Alemanno tace sugli scontri di Piazza Navona ieri si è svolta
la conferenza stampa dei "leoni" di casapound/blocco studentesco che
denunciavano "l’aggressione subita" da almeno 300 persone (o erano
3000? o 30000?) anzi antifascisti cattivi che voglioni mettere il
cappello ad un movimento studentesco "apolitico".
Essì ora sono tutti apolitici.
Non è come prima che il personale era politico ora neanche più il politico è politico!

Detto ciò segnaliamo la presenza di 3 esponenti capitolini di An:
l’assessore allo sport COCHI e i consiglieri GRAMAZIO (figlio di cotanto padrenfame) e CASSONE.

Nessuno si sorprenda. Infondo nel gabinetto del sindaco ci lavora anche un ex base autonoma: LUCARELLI.

Val Susa – Azione contro l’Autofrejus

 Da informa-azione.info:

Apprendiamo da Luna Nuova, pubblicazione di
informazione locale valsusina, che mercoledì 15 ottobre è stata messa
in atto da ingoti un’azione diretta contro l’autostrada A32, in
particolare contro la costruzione della seconda canna del traforo del
Frejus.
Circa 400 copertoni sono stati ammassati in uno dei piccoli condotti
sottostanti l’infrastruttura, nei pressi di Bruzolo, quindi dati alle
fiamme generando una nube nera che ha avvolto il tratto autostradale da
San Giorgio a Villarfocchiardo. L’autostrada è stata chiusa per più di
3 ore. Su alcuni containers nei paraggi dell’incendio sono comparse
scritte come "No alla seconda canna, fuoco all’autostrada, non ci
fermerete" e "Polizia al rogo, A.A.A., fuoco autostrada chiusa,
bastardi".

L’articolo prosegue elencando altri sabotaggi avvenuti nell’area: il
20 gennaio 2007 un attacco incendiario distruggeva una centralina
telefonica della "3", nella notte dei funerali per i morti della
Thyssen Krupp, 13 dicembre 2007, una molotov colpiva una centralina
telefonica delle FS, accompagnata da una scritta di solidarietà con gli
operai.

per maggiori dettagli: luna nuova del 17 ottobre 2008

Lugano – Imminente sgombero del Selva Squat anarchico

Al quinto giorno di occupazione ci è giunta la notizia che la società immobiliare Rodrex SA, proprietaria dello stabile, ha sporto denuncia contro gli occupanti. Di conseguenza lo sgombero è imminente e potrebbe arrivare anche oggi (29.10.08). Da parte nostra la volontà è di proseguire quest’esperienza continuando a rimboccarci le maniche al fine di contrastare le decisioni delle autorità con ogni mezzo necessario. Non basterà una denuncia per farci desistere e abbandonare il posto per riconsegnarlo al degrado.

Per questo indiciamo un’assemblea questa sera alle 18.30 al Selva Squat in via Tesserete 30 a Massagno-Lugano.

(per info su come arrivare: Dalla stazione dei treni proseguire in direzione ospedale civico, la casa è sulla strada principale sulla destra)

I NOSTRI SOGNI NON SI SGOMBERANO! RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE!

Gli/le occupanti del Selva Squat Anarchico

Sui fatti di Parma

Da Anarchia in azione:

Nell’ultimo anno si è registrato, in Italia,
uno stillicidio di pestaggi e attacchi razzisti. Di fronte ai campi Rom
e Sinti incendiati, la reazione mediatico-politica è stata di
occultamento e di minimizzazione ("cortocircuiti", "cause oscure",
"esclusa la pista razzista"). Di fronte alle aggressioni fasciste
(anche mortali), si è escogitata la categoria del "bullismo".
L’ideologia bipartisan della sicurezza ha aperto la caccia
all’immigrato, al diverso, al dissidente. L’abominio è diventato
normale.

Sono però bastate due bombe carta esplose nel cortile del comando
dei vigili urbani di Parma per scatenare la canea mediatica. Se il
pestaggio apertamente razzista del ragazzo ghanese da parte dei vigili
aveva fatto scrivere ai giornali "razzismo" fra virgolette e con tutti
i condizionali d’obbligo, un’esplosione simbolica contro il luogo dove
si è consumata quella violenza diventa "terrorismo" (senza condizionali
e senza virgolette). Terrorismo, nella lingua del potere, non è un
sistema che fa vivere i poveri nella paura, che li ammazza in un campo
Rom, in un CPT o in un cantiere; terrorismo non è l’uso dell’esercito
nelle strade, non è la segregazione razziale, non è il bombardamento
"umanitario" di intere popolazioni. Terrorismo, in questo mondo alla
rovescia, è la violenza di chi si oppone, di chi resiste, di chi
attacca.

E allora giù un coro di condanne a cui si accodano anche alcune
realtà antirazziste. C’è persino chi arriva, in nome dell’immagine
perbene dell’antirazzismo, a sostenere che i petardoni di Parma non
c’entrano nulla con il pestaggio di Emmanuel. Pensa te.

Dopo aver visto le immagini di quel ragazzo massacrato di botte,
quanti sono i compagni, gli antifascisti, gli antirazzisti che, prima
di prendere sonno, hanno pensato: "’Ste carogne meritano una risposta"?

A nessuno verrebbe in mente di sostenere che il razzismo
istituzionale e sociale si possa sconfiggere solo con qualche bomba
carta. Ma nemmeno solo con i cortei, le assemblee, i comunicati.
L’autorganizzazione ha sempre avuto mille forme. La violenza
istituzionale continua come non mai e nessuno ha trovato la ricetta per
fermarla. Di sicuro non la fermerà la magistratura, che ha occhi aguzzi
per colpire i sovversivi mentre ha una tripla benda di fronte al
razzismo di Stato.

Se i pennivendoli attaccano così pesantemente i compagni accusati
del lancio delle bombe carta è per dare un messaggio a tutti gli
antirazzisti: un fascista con le lame è un "bullo", un antirazzista con
dei petardoni è un "terrorista".

Al di fuori del coro di condanna, diciamo chiaro e forte ciò che è
da sempre patrimonio del movimento rivoluzionario: se gli arrestati
sono innocenti, hanno tutta la nostra solidarietà; se sono colpevoli,
ce l’hanno ancora di più.

anarchici di Rovereto e di Trento

 

Pisa, Polo Carmignani: “lasciamo la Sapienza e la lotta continua”

 
"Come promesso andiamo via dalla Sapienza
dopo tre giorni di questa nuova occupazione. Dopo il Polo Carmignani, che
continua a rimanere occupato, si era scelto di liberare dopo quarant’anni il
luogo simbolo dell’ateneo pisano in risposta alle frasi folli di Berlusconi e
Cossiga.C’è da dire che se l’occupazione del polo Carmignani ha dato fastidio a
pochi, quella Sapienza al contrario ha colpito nell’immaginario anche i vari
presidi e rettore, che subito hanno cercato di aprire un tavolo di trattative
per un ritorno alla "normalità", proponendo baratti con altri spazi
dell’ateneo.Ma in questo momento della mobilitazione non c’è spazio per i passi
indietro. L’azione in Sapienza che ha creato malumori durante il corteo, era sì
una risposta necessaria a Berlusconi, ma voleva anche essere un modo per dire
"non è finita qua". Lo scopo è stato raggiunto.Un corteo di ventimila
persone, storico per Pisa, poteva facilmente trasformarsi nello spartiacque che
tra l’inizio e la fine di una mobilitazione: noi del Polo Carmignani Occupato
crediamo che non sia ancora il momento di lasciare il testimone nelle mani
delle istituzioni e dei partiti. Tutto è accora da costruire, il governo non ci
ha dato nessuna risposta. Non è ancora il momento delle trattative col
ministro.La mobilitazione è appena iniziata e se a Pisa abbiamo anticipato nei
tempi il resto d’Italia, non è il caso di mollare la presa sul più bello. Lo
spezzone del Polo Carmignani Occupato ha voluto esprimere tutto questo e se
oggi disoccupiamo la Sapienza,
simbolo dell’ateneo, domani ripartiremo nella città e in tutte le facoltà per
ingrandire l’onda inarrestabile del movimento studentesco."

Polo Carmignani Occupato 

Sabato 25, volantinaggio contro la lega nord

Sabato 25 La rete Antifascista Pistoia-Agliana-Prato ha svolto un volantinaggio di denuncia contro la lega nord, che da qualche settimana sta raccogliendo firme contro il campo rom della città; dopo circa un’oretta di volantinaggio un leghista, coadiuvato da alcuni vigili, ha bloccato tre antirazzisti e, esibendo furioso un volantino ha chiesto ai divisati l’identificazione degli antifascisti/antirazzisti…il coglione (con tutto il rispetto per i coglioni) ha così pensato di intimidire i solidali con i rom, paventando una probabile querela per diffamazione…non contenti di tutto ciò i vigili hanno comunicato ai compagni che nel comune di Pistoia il volantinaggio è permesso solo ai partiti politici, pena una denuncia per volantinaggio abusivo. Terminate le "formalità" gli antirazzisti/antifascisti per tutta risposta hanno ripreso tranquillamente il volantinaggio. In tutto i compagni identificati sono stati quattro. Sappiano lor signori, siano merde leghiste, coglionazzi in divisa o chi per loro, che la solidarietà non si arresta certo grazie a qualche denuncia. Stronzi, chi fomenta l’odio raziale, l’oppressione, la sopraffazione non avrà tregua!
di seguito il volantino distribuito Sabato.
Clicca l’immagine per ingrandire.

Solidarietà al Newroz di Pisa

Sabato sera è stata lanciata una bomba carta all’esterno del centro sociale Newroz di Pisa. Esprimiamo tutta la nostra solidarietà ai militanti del centro che da anni lavorano attivamente sui temi delle migrazioni e della precarietà. Le bombe, che siano fasciste, che siano di stato (la stessa identica cosa), non fermeranno chi ha in mente e nel cuore un orizzonte nuovo.

Anarchici Pistoiesi.

Silvio va alla guerra, un contributo al dibattito

Una risposta critica al Mio articolo "Silvio va alla guerra, una possibile lettura", è arrivata in una mailing-list di movimento (Anarchia in azione) da parte di un compagno, Andrea Papi, che stimiamo è che riteniamo sempre molto puntuale e preciso nei suoi interventi; pubblichiamo il suo breve scritto perché lo riteniamo utilissimo (oltre che fondato) nell’ottica del dibattito che speriamo possa seguire a questi due interventi…facciamoci trovare pronti…
Evjenij Vassil’ev Bazarov.
 
Ciò che dici lo trovo giustissimo, ma al contempo trovo insufficiente le
proposte di un eventuale intervento nostro.
Riporto parti del tuo scritto:
"…quello che realmente possiamo fare è partecipare attivamente alle
mobilitazioni mettendo in campo tutto il nostro portato ideologico in maniera
chiara ed inequivocabile, restando certo sui temi contingenti, ma tentando di
fare un passo in più tentando –per quanto possibile- di analizzare la
mobilitazione all’interno del contesto nella quale è nata e si sviluppa,
“aprendo” la tematica a tutte le correlazioni ch’essa ha con altre
tematiche sensibili anche apparentemente lontane (economicizzazione esasperata
dell’esistente, militarizzazione del territorio, inasprimento della piramide
sociale, restringimento degli spazi di libertà e di azione, ecc…)…"
Ciò che trovo nella sostanza inadeguato e insufficiente è il limitarsi a
denunciare l’opera del sistema di potere che produce le nefandezze contro le
quali si insorge e si lotta. Lo trovo insufficiente perchè un salto di qualità
si realizza quando, oltre alla protesta (che va portata avanti e denunciata in
tutta la sua portata), si riesce a mettere in campo anche una proposta
alternativa, radicale e soprattutto operativa, di modo diverso e alternativo al
potere di agire, pensare e condurre le cose. Es. solo per rendere l’idea. Quale
tipo di scuola e di società proponiamo, quale metodo di sperimentazione, di
lotta e quali realizzazioni pensiamo siano corposamente funzionali a superare e
abbattere il sistema di potere? Se continuiamo a limitarci, perchè ritengo che
sostanzialmente sia un limite teorico strategico, a denunciare e combattere il
modo di essere del potere, senza tendere e tentare cosa si vuole proporre di
mettere al suo posto, che lo vogliamo o no, comporta accettare di muoversi
esclusivamente sul terreno del nemico. Essendo il suo terreno, dato il potere e
le risorse che ha, non può che vincere e schiacciare o dileguare alla fine
tutto il dissenso. Come nei fatti è avvenuto soprattutto negli ultimi decenni.
Non sarebbe male se decidessimo tutti insieme di discuterne, riflettendo a
fondo e tentando di elaborare cosa poter fare, sempre insieme, con più
chiarezza e condivisone e consensualità. Anche accettando più ipotesi che si
confrontano nel fare e riescano a coordinarsi, ma all’interno, ovviamente, di
intenti comuni dichiarati. La giustezza dell’agire e del pensare non è mai in
un’unica linea ritenuta giusta, che quindi tende ad imporsi sulle altre.
Del resto questo sarebbe perfettamente coerente con ciò che a suo tempo si
disse quando si cominciò a pensare la coordinazione.
Andrea Papi 

Convalida degli arresti di Parma e Verona

Da informa-azione:

Ieri, 23 ottobre, sono stati convalidati gli arresti per i quattro compagni
accusati per le bombe carta alla sede dei vigili di Parma. Il capo
d’imputazione è l’art. 6 L. 895 che si riferisce ad accensioni ed
esplosioni pericolose di materiale esplosivo che provoca timore
pubblico. Restano quindi tutti in carcere anche una delle ragazze che è
incensurata e il compagno di Parma arrestato a casa per possesso di un
fumogeno. Dalle carte risulta che le due bombe carta fossero: un
fumogeno e un petardo.
Comunque, tutta la nostra solidarietà agli arrestati innocenti o colpevoli che siano.
Ricordiamo che i vigili di Parma spadroneggiano da tempo in città
procurando molto allarme e timore, oltre che lesioni fisiche, a tutti
gli immigrati poveri che incontrano sul loro percorso.

Anarchici di Bologna

Silvio alla guerra, una possibile lettura.

Ebbene sembra che ci stiamo avvicinando ad una nuova stagione calda della storia dello stivale, cominciata lontano, sette anni fa a Genova, dove la violenza del potere si è rovesciata come un fiume in piena su centinaia di migliaia di manifestanti uccidendo, come dicono alcuni, il movimento no global, ma che come controindicazione (per il potere) ha altresì dimostrato (a molti) i limiti –politici e strutturali- di quel movimento, avviando un lungo periodo di ripensamento e riorganizzazione di chi in quell’esperienza aveva creduto e di chi invece la aveva sempre criticata.
Ora in un momento in cui il capitalismo mondiale –e quindi anche quello italiota- sta rantolando, Silvio, sempre lui, ha deciso, con vecchia consuetudine tricolore di alzare la tensione, metodo spesso utilizzato un po per motivare l’involuzione autoritaria del paese, un po per sviare –estremizzando una tematica- l’attenzione dei potenziali portatori di criticità (movimenti di base, soggetti rivoluzionari, sindacati di base) su tematiche non strettamente afferenti al progetto d’intervento del potere.; si è trattato per il magnate di Arcore, se accettiamo questa lettura, di trovare il grimaldello giusto per scardinare la serratura della tensione sociale, punto di rottura individuato tra quelli classici, da libro di storia verrebbe da dire, ovvero la scuola.
Una riforma che ucciderebbe la già sciagurata istruzione pubblica italica, con licenziamenti sconsiderati nella scuola primaria, i tagli alla ricerca, la trasformazione delle università in fondazioni (che diverranno così schiave dei capitali privati, come negli usa), ecc…Certo, questo scempio non è e non può essere soltanto uno specchietto per le allodole, ma certamente così Silvietto è riuscito a prendere due piccioni con una fava.
Nonostante tutto ciò possiamo trovare una chiave di lettura rispetto ciò che potrebbe accadere dietro l’angolo analizzando alcuni accadimenti del recentissimo passato: se guardiamo al comportamento del governo nei confronti del problema rifiuti a Napoli beh, è impossibile non notare delle similitudini con quello che sta accadendo nella scuola…Le provocazioni continue al fine di inasprire il conflitto tra popolazione e ordine costituito, le minacce di pugno di ferro ed infine l’invio della sbirraglia contro le popolazioni…precisamente quello che sta accadendo con la scuola, come se Napoli non fosse stata altro che la palestra del potere per studiare modi, tempi e metodologie della repressione. In questi giorni si sente parlare molto, moltissimo (ed è bene) della riforma Gelmini e di ciò che vorrebbe dire per l’istruzione pubblica in Italia, dall’altro sembra passata in secondo piano la drammatica crisi che sta avvolgendo il capitalismo mondiale che si direbbe quasi al capolinea (ma sappiamo bene che senza una spallata decisa e decisiva non imploderà mai) e che sta sbugiardando se stesso attraverso nazionalizzazioni camuffate –leggasi USA e Regno unito- o aiuti di stato alle aziende –leggasi Italia-.
Di fronte a tutto ciò l’interesse dei governi, che se giova ricordarlo non sono altro che il mastino dei poteri forti siano economici o politici, è quello di smantellare o quanto meno depotenziare il più possibile quelle istanze sociali in grado di creare e “gestire” le conflittualità. Per portare a termine questo progetto però ogni governo ha bisogno di tempo, tempo guadagnato attraverso la creazione di sacche di dissenso volte a sviare l’attenzione delle suddette istanze dalla riorganizzazione autoritario/repressiva in atto.
Attaccare frontalmente la scuola poi ha almeno tre vantaggi fondamentali.

1- Valutare la reale combattività e consistenza dei movimenti antagonisti, che verosimilmente appoggeranno le mobilitazioni studentesche.

2    in caso di “vittoria” della reazione governativa, oltre ad aver smantellato ogni possibilità di innesco di potenziali criticità, si potrà dare il via all’organizzazione di una scuola fatta da pochi per pochi in modo da poter creare da un lato i nuovi padroni del mondo che uscirà da questa  crisi mondiale in corso, e dall’altro la nuova manovalanza asservita ad i loro scopi.

3    In caso di “vittoria” del movimento degli studenti si avrà la scusa per non toccare per molto tempo il problema dell’istruzione (quella pubblica) in Italia. Giova ricordare che se la riforma Gelmini è realmente irricevibile, anche la situazione attuale della scuola italiana è piuttosto vergognosa…

Quale dunque il ruolo dei Rivoluzionari (utilizzando il termine Rivoluzione nell’accezione più ampia del termine) all’interno di questa fase storica, potenzialmente rispondente quantomeno ad una parte delle nostre aspettative?
Premessa l’impossibilità di preconfezionare ricette adatte a tutte le stagioni e a tutte le situazioni –lasciamo volentieri ad altri il ruolo di pontefici- quello che realmente possiamo fare è partecipare attivamente alle mobilitazioni mettendo in campo tutto il nostro portato ideologico in maniera chiara ed inequivocabile, restando certo sui temi contingenti ma tentando di fare un passo in più tentando –per quanto possibile- di analizzare la mobilitazione all’interno del contesto nella quale è nata e si sviluppa, “aprendo” la tematica a tutte le correlazioni ch’essa ha con altre tematiche sensibili anche apparentemente lontane (economicizzazione esasperata dell’esistente, militarizzazione del territorio, inasprimento della piramide sociale, restringimento degli spazi di libertà e di azione, ecc…), al fine di poter contribuire alla nascita di un movimento cosciente sia di se che del ruolo che può avere in un reale cambiamento di rotta di questa società odiosa e priva di Libertà. Questo è quanto, ma ora fuori di qui, le strade ci aspettano.

Evjenij Vassil’ev Bazarov.