Messico – Scontri e arresti alla manifestazione sul 1968

fonti: agenzie messicane

Città del Messico – Diversi arresti ed oltre una decina di poliziotti feriti è il saldo della manifestazione che si è svolta a Città del Messico per ricordare il massacro di Tlatelolco (2 ottobre 1968). Gli incidenti si sono verificati quando stava per concludersi la manifestazione e sono stati causati da "un piccolo gruppo di persone che sono venute con il solo fine di provocare e di danneggiare tutto ciò che era alla loro portata".
Quando la polizia messicana ha cercato di fermare i compagni che stavano scrivendo con gli spray sono iniziati gli scontri.

Diversi studenti, tutti vestiti di nero, hanno distrutto le vetrina di un fast food mentre davano fuoco alle bombolette spray per non far avvicinare coloro che cercavano di fermare il vandalismo. In seguito hanno distrutto le vetrine di un negozio della catena "Seven Eleven", cercando di sottrarre la merce e di lanciarla all’esterno.
Colpiti anche ristoranti e banche, con bastoni e petardi.

Molti agenti di polizia hanno ricevuto sputi in faccia, colpi, scritte con gli spray e calci.

Il quotidiano messicano "El Universal" informa che ancora oggi, 3 ottobre, ci sono 24 detenuti per gli scontri di ieri. Si trovano nell’agenzia 50 del Ministerio Publico, all’esterno un presidio in loro solidarietà.

Immagini degli scontri sul sito: eluniversal.com.mx

Genova – Comunicato dei denunciati antifascisti per fatti del 19 maggio 2007

Da informa-azione:

Il 19 maggio del 2007, il partito neofascista
Forza Nuova ha sfilato per le vie del centro cittadino, protetto dalle
forze dell’”ordine”.
Il presidio antifascista spontaneamente riunitosi per impedire la
triste parata è stato caricato dopo alcune ore e costretto ad
abbandonare piazza Verdi, luogo d’arrivo della manifestazione di Forza
Nuova, ed a formare un piccolo corteo che ha percorso via XX Settembre.
Dopo alcuni mesi 15 antifascisti sono stati perquisiti nelle loro abitazioni e denunciati per resistenza ed altri reati.
Recentemente sono state notificate loro 15 ingiunzioni di pagamento di
duemila euro circa come risarcimento per la mutua/infortunio di un
poliziotto.

Noi denunciati, che per gran parte non abbiamo nemmeno accesso ala
mutua a causa dei nostri infami contratti di lavoro, ci rifiutiamo di
tirare fuori un solo centesimo.
Rivendichiamo il nostro ANTIFASCISMO e la nostra presenza quel giorno nelle vie della città.

Esprimiamo inoltre la nostra solidarietà ad Alessandro ed Alessio
che, dal 2 ottobre, saranno sotto processo per rapina (!) per aver
allontanato da un presidio nel quartiere di Bolzaneto un gruppetto di
giovani provocatori fascisti, uno dei quali avrebbe perso una catenina
di scarso valore.

L’ANTIFASCISMO NON SI PROCESSA!
ORA E SEMPRE RESISTENZA!

I compagni denunciati per l’iniziativa del 19 maggio 2007 contro Forza Nuova

FERMIAMO LA VIOLENZA FASCISTA. SUBITO

 Da Coordinazione Anarchica:

Sabato notte, a Rovereto, un gruppo di fascisti ha prima insultato e minacciato, poi picchiato un ragazzo semplicemente perché di sinistra.
I fascisti – tra cui un candidato e un responsabile di Fiamma Tricolore – avevano partecipato, il pomeriggio, al corteo del “popolo delle libertà” “contro la corruzione” e per le dimissioni del presidente della Provincia Dellai.
L’episodio è estremamente grave. Nell’esprimere la nostra solidarietà al ragazzo picchiato, vogliamo sottolineare che simili aggressioni potrebbero colpire, se non fermate con fermezza, chiunque abbia anche solo un aspetto alternativo, come purtroppo sta accadendo in varie parti d’Italia. Le aggressioni squadriste sono ormai settimanali. La cronaca è uno stillicidio di pestaggi, accoltellamenti, attacchi incendiari, fino all’omicidio di un ragazzo a Verona. Il bombardamento mediatico sull’“allarme sicurezza” e le leggi apertamente razziste sono un terreno estremamente favorevole per la violenza fascista. Quest’ultima viene giustificata non solo da una rete di alleanze istituzionali (la Fiamma Tricolore in Trentino, ad esempio, è nella coalizione che sostiene il leghista Divina), ma riflette un clima che tutti i partiti – dal centrodestra al centrosinistra – hanno contribuito a creare (lager per immigrati, pacchetti sicurezza, bombardamenti umanitari, ecc.).
Non vale neanche la pena, ormai, criticare l’antifascismo istituzionale e democratico: è semplicemente scomparso.
Abbiamo sonoramente contestato, sabato pomeriggio, il corteo della destra. Il senso della nostra opposizione in piazza era ben riassunto dallo striscione “Né Dellai Né Divina. Il potere corrompe sempre”. Lo scandalo emerso in seguito alla recente inchiesta giudiziaria sugli appalti truccati nasconde il fatto inconfessabile che la corruzione è la normalità del capitalismo (e che non sarà certo la magistratura a risolvere il problema). Quella di sabato ci sembrava un’importante occasione non soltanto per calare le nostre idee antielettorali nel contesto dei progetti di potere locali, ma anche per non lasciare alla destra la possibilità di cavalcare il malcontento in chiave reazionaria. Ovviamente eravamo in piazza anche per non lasciare sgombro il campo ai fascisti di Fiamma Tricolore, ma ridurre il nostro discorso all’antifascismo sarebbe stato un errore. Ci ha piacevolmente sorpreso la risposta della città. Non solo il corteo dei razzisti era sparuto e osservato con indifferenza, ma i nostri interventi al megafono hanno raccolto attenzione e simpatia, con diverse persone – tra cui alcuni immigrati – che si sono unite a noi. In piazza abbiamo ribadito più volte che le parate di Fugatti, De Eccher e camerati sono la giustificazione diurna delle violenze notturne. Purtroppo la conferma è giunta la sera stessa.
Di fronte al pericolo che anche in Trentino i fascisti comincino ad organizzarsi, si può forse affermare – come nel comunicato del centro sociale Bruno – che l’unica risposta efficace è “un’offensiva culturale”? Non saremo certo noi a negare l’importanza dell’approfondimento culturale (dipende quale, ovviamente). Ma di fronte a quello che sta accadendo in tutta Italia, non basta di certo. Primo Levi lo abbiamo letto tutti a scuola. Eppure i campi di concentramento esistono ancora.
Alla violenza squadrista bisogna opporre anche la violenza autorganizzata. Prima che sia troppo tardi.
L’indicazione dell’autodifesa ci sembra una base minima quanto necessaria.

Anarchici roveretani

http://www.autprol.org/


E’ in uscita un libro sul g8 di genova

 
Questo comunicato l’abbiamo soltanto inoltrato

Noi segnaliamo il libro in uscita e la "critica" da parte di Supporto Legale


Sta poi a Voi dare un giudizio sul libro… E se o non presentarlo…

Webmaster Fenix

E’ stato pubblicato da Derive Approdi "Bolzaneto, la mattanza della democrazia" a cura di Massimo Calandri.
Ovviamente a nostro avviso è un bene che si parli di Bolzaneto e di
coloro che vi sono stati torturati dopo essere stati arrestati (tra
questi anche i 93 provenienti dalla mattanza della scuola Diaz).
E’ invece un male che in questo libro si violi totalmente la privacy di
queste persone pubblicando le loro foto segnaletiche e tutti i loro
dati personali. Sorprende e ferisce che a farlo, con la stessa
leggerezza con cui lo farebbe Il Resto del Carlino, sia proprio una
casa editrice "di parte" come DeriveApprodi. E ci stupiscono le
risposte superficiali che ci hanno dato le persone coinvolte.
La privacy delle persone non argomento da affrontare con leggerezza.
Da parte nostra c’è la richiesta di non dare spazio con presentazioni o
altro a questo libro a meno che non ne esca una versione priva delle
foto e dei dati personali delle parti lese. Al limite potremmo
approvare la pubblicazione delle schede degli agenti colpevoli delle
torture così se uno se li ritrova davanti quando va a rifare il
passaporto sa con chi ha a che fare. Ma dubitiamo che DeriveApprodi
trovi ora il coraggio che non ha avuto ieri con la prima edizione.
L’invito invece che vogliamo fare a tutti è quello di cominciare
seriamente a ragionare insieme sui meccanismi di tutela delle persone
coinvolte, in questi ed altri processi, e sulla pluricitata privacy.
L’augurio è che DeriveApprodi voglia togliere nella prossima edizione
tutti i riferimenti personali che non sono solo invadenti, ma
soprattutto inutili.
I processi a Genova non sono finiti.
Se nemmeno le persone "vicine" hanno la dovuta e scontata minima
sensibilità la nostra preoccupazione non pu che essere ai massimi
livelli.
Supportolegale

Lecce – Perquisizioni

Tratto da informa-azione:

Lo scorso venerdì 26 settembre 2008 un compagno
veniva fermato, nelle vicinanze di un supermercato a Lecce, da
poliziotti in borghese che gli contestavano il furto di alcune merci e
coglievano l’occasione per una perquisizione nella sua abitazione.
Il giorno seguente si presentavano presso la mia abitazione, adiacente
alla precedente, per una nuova perquisizione: alla richiesta di far
vedere il mandato, gli sbirri si esibivano in una arrampicata sulla
cancellata chiusa del cortile introducendosi di prepotenza e già che
c’erano estendevano la perquisizione anche ad un locale in
ristrutturazione che diventerà la sede del nuovo circolo anarchico.
Ovviamente usando il classico pretesto della ricerca di armi ed
esplosivi poiché il suddetto mandato non c’era.
Non sappiamo per ora se le tre perquisizioni siano legate o se gli
inquirenti stiano preparando qualcosa anche in vista dell’ormai
prossima scadenza in tribunale (il 9 ottobre si aprirà presso la Corte
di Assise d’Appello di Lecce il secondo grado del processo
“Nottetempo”): di sicuro è stato un giro di ricognizione per studiare i
suddetti locali, nonché l’ennesima intimidazione nei confronti di
soggetti poco inclini alla rassegnazione.
Intimidazioni che ovviamente non sortiranno l’esito sperato dai figuri in divisa.

uno dei perquisiti

Paola Gori ai domiciliari, Michele Fabiani in semilibertà

Tratto da informa azione:

"Da oggi, 1/10/08, Paola Gori
sarà agli arresti domiciliari a casa del suo compagno a Milano, con
tutte le restrizioni del caso (divieto di incontrare persone, di
comunicare vie telefono e internet, ecc.ecc.). Libertà per Daniele, Francesco e Paola, Liberi/e tutti/e".


Michele Fabiani in semilibertà, concessa dal GUP del processo inerente l’operazione Brushwood, Ricciarelli, il quale ha rinviato al dibattimento per quanto riguarda tutti i capi di imputazione.

Cile – Muore Marcelo Rojas per edema polmonare causato dai carabineros

fonte: Productora de Comunicación Social

Lunedì, 29 settembre 2008

Lo scorso 11 settembre, verso la mezzanotte, Marcelo Antonio González Rojas ha subito un assalto da parte degli sbirri, che lo hanno pestato brutalmente, mentre partecipava alle barricate erette nella zona di Santa Rosa.

Cinque sbirri sono scesi dal cellulare ed all’angolo tra José Santos González Vera e Santa Rosa lo hanno gettato a terra e lo hanno pestato con pugni e calci, poi l’hanno fatto salire sul mezzo. Marcelo soffriva di schizofrenia paranoide e non ha smesso di colpire la porta del veicolo. Allora, dopo qualche isolato, gli sbirri l’hanno fatto scendere e sono tornati a massacrarlo di botte. Poi l’hanno lasciato steso per terra e se ne sono andati.

Marcelo aveva ematomi su tutta la faccia e sul resto del corpo, ed in particolare un grande ematoma al livello del polmone sinistro e dei tagli sulla testa. La mattina del 18 settembre Marcelo è stato trovato morto sul suo letto.

Gli sbirri della BICRIM hanno detto che è stato il risultato di un sovradosaggio di farmaci, sulla base della presenza dei medicamenti che Marcelo doveva prendere per la sua malattia cronica. Ma l’autopsia sostiene un’altra cosa: la morte di Marcelo è stata causata da un edema polmonare, per via dei colpi ricevuti. Marcelo era alto 1,80 m. e pesava più di 100 chili, per questo ha resistito tanti giorni. Ma uccidere Marcelo è stato come uccidere un bambino, perché la sua età mentale era di 12 anni.

NON SI CONOSCONO I NOMI DEGLI SBIRRI RESPONSABILI

La morte di Marcelo è un caso in più della repressione in cui siamo sommersi. Non possiamo restare così, non possiamo permettere che continuino ad ammazzare nei nostri quartieri e che i crimini restino impuniti. Oggi è stato Marcelo, ieri Matías, Jhonny, Rodrigo, Claudia, Alex e molti/e altri/e…

La repressione contro i lottatori sociali non fa distinzioni

Domani potrebbe essere uno/a qualsiasi tra di noi!

Resta attento di fronte alle azioni di denuncia e di ripudio per questo nuovo omicidio.

Dove ci sono coligues (pianta mapuche), coligues nasceranno!

Se uno cade, dieci si solleveranno!

* * * * * SBIRRI DI MERDAAA!!!

Concerto benefit per Via del Cuore

Sabato 11 Ottobre
Concerto benefit per Via Del Cuore
al centro sociale RDA MayDay, Via delle Pianazze 29, La Spezia

Sabato 11 Ottobre
Concerto benefit per Via Del Cuore
al centro sociale RDA MayDay, Via delle Pianazze 29, La Spezia

alle otto cena vegan

dalle dieci
Black Days, il blues della classe operaia
Agitazione, PisaHardCore
Il Male, anarco black metal
NoChappi?Bourgeois!, old boy band
LatobesodelaFazenda, fazendieri liguritirrenici

Parma – Studente ghanese pestato e insultato dai vigili

fonte: parma.repubblica.it

"Picchiato e offeso dai vigili"
La procura apre un’inchiesta
La denuncia presentata ai carabinieri da uno studente ghanese.
Scambiato per un pusher, ammanettato e trasportato nella cella del
comando. "Sulla busta dei documenti che mi hanno riconsegnato c’è
scritto "Emmanuel negro". Indaga la procura di Parma, il Comune apre
un’inchiesta interna e anche l’ufficio antidiscriminazioni del
ministero delle Pari opportunità chiede chiarimenti

L’hanno fermato all’uscita da scuola, braccato, pestato: un piede
sopra alla testa, le manette e poi le botte, anche all’interno della
macchina di servizio. Sette agenti della polizia municipale di Parma –
questa la denuncia fatta in mattinata ai carabinieri del Comando locale
– hanno aggredito alle 18,25 di ieri al parco cittadino ex Eridania
Bonsu Emmanuel Foster, giovane studente ghanese di 22 anni –
riducendolo con un occhio nero, una gamba malmessa (il ragazzo zoppica)
e diverse lesioni, come testimonia il referto ospedaliero. Ancora una
volta, dunque, i vigili urbani di Parma – la città della carta dei "più
poteri ai sindaci e alla polizia municipale" finiscono nella bufera,
dopo l’episodio della prostituta abbandonata a terra nella cella di
sicurezza. Un nuovo grattacapo per l’assessore alla sicurezza
Costantino Monteverdi e il sindaco Pietro Vignali, che solo due
settimane fa ha presentato un pacchetto di sette ordinanze, ora allo
studio di Roma e Bologna. L’Ufficio nazionale antidiscriminazioni
razziali (Una) del ministero delle Pari opportunità ha aperto
un’inchiesta per far luce sull’episodio. Poi, nel primo pomeriggio,
l’annuncio di un’inchiesta interna del Comune e un incontro tra
l’assessore Monteverdi e i dirigenti della polizia municipale.

Portato al comando della polizia municipale il giovane è stato fatto
spogliare, perquisito e sbattuto in cella. Il giovane racconta di
essere stato insultato: insulti razzisti. Gli è stato negato il
permesso di telefonare a casa: solo alle 23 è arrivato il padre dello
studente. Senza spiegazioni plausibile davanti a quell’occhio nero "mi
hanno detto che era caduto ed era stato fermato perché non voleva dare
le sue generalità" ha detto il padre, il giovane è stato rilasciato. E
la polizia ha consegnato alla famiglia Bonsu una busta del Comune di
Parma contenente i verbali con scritto sopra: "Emmanuel negro". Solo
oggi la famiglia ha sporto denuncia e chiede, insieme alla comunità
ghanese, scuse ufficiali e spiegazioni.

GUARDA IL VIDEO DELLA SUA TESTIMONIANZA – LE IMMAGINI

L’aggressione
Come ogni giorno Emmanuel Bonsu Foster, 22 anni, ghanese regolare, è
andato a scuola intorno alle 18,15. Le sue lezioni all’Itis serale di
via Toscana, di fronte al parco ex Eridania, iniziano alle 18,45. Il
giovane è entrato in classe con anticipo, ha posato la cartella (in cui
c’erano i documenti d’identità) ed è sceso in strada a fare due passi
nel parco, aspettando l’inizio della lezione. Sono le 18,25. "Ho visto
due uomini che parlavano dietro di me al cellulare – racconta – e un
altro che si è avvicinato. Di colpo l’uomo da solo si è avvicinato
senza dire niente, senza identificarsi e mi ha preso le mani. Gli altri
due sono arrivati di corsa e mi hanno accerchiato. Ho preso paura, mi
sono liberato e sono scappato". Emmanuel, gracile, alto non più di un
metro e settanta e che dimostra meno anni di quel che ha, inizia la sua
fuga disperata. In poco tempo arrivano altri tre agenti. Solo uno,
secondo il ragazzo, da come è vestito "si capiva che era della
polizia". Emmanuel fugge per il parco ma viene rincorso e atterrato. A
pancia in giù sull’asfalto "mi hanno messo un piede sulla testa" e
"hanno cominciato a menarmi. Poi le manette. Uno mi ha colpito con un
pugno al volto". Nell’aggressione "gli agenti credo abbiano usato
manganelli o forse erano bottigliette d’acqua, non so". Il 22enne viene
fatto salire sulla macchina della polizia municipale. Con le manette ai
polsi "hanno continuato a colpirmi finché non ho smesso di dimenarmi" e
"mi davano del negro". Un "negro", Emmanuel, che fra pochi mesi andrà a
lavorare come volontario nella comunità di recupero di Betania per
tossicodipendenti, la stessa dove adesso è ospitato Matteo Cambi.

Sbattuto in cella
Senza chiare giustificazioni, a quanto riferisce il giovane, "mi hanno
detto che ero scappato e per questo mi hanno arrestato". Emmanuel viene
portato al comando di via del Taglio, lo stesso dove a metà agosto era
stata rinchiusa una prostituta la cui foto a fatto il giro del mondo.
Al comando lo fanno spogliare: "Mi hanno perquisito. Prima, al parco,
mi avevano svuotato le tasche e preso il cellulare, la tessera
dell’autobus, la tessera della biblioteca e qualche moneta". Emmanuel è
completamente nudo. "Mi facevano girare fuori e dentro, fuori e dentro
dalla cella. Avevo paura. Mi hanno obbligato a fare delle firme ma io
mi sono opposto più volte, volevo chiamare a casa". Poi alla fine
Emmanuel cede e firma il verbale.

L’accusa
Oltre alla resistenza a pubblico ufficiale e il reato di non aver
mostrato le proprie generalità Emmanuel viene messo sotto torchio.
Insieme a lui al parco è stato arrestato uno spacciatore. Emmanuel
racconta: "I vigili mi hanno accusato di una cosa che io non sapevo
cos’era, mi hanno messo davanti una cosa marrone come cioccolato, poi
mi hanno detto di dire la verità perché hanno trovato questa cosa.
C’era un’altra persona nella cella e la polizia mi ha detto che questo
ha confessato tutto e che mi conosceva. Però io questo non l’avevo mai
visto. Non so chi era".

L’arrivo del padre
Emmanuel chiede più volte di telefonare. "Mi è stato negato, ma sono
maggiorenne e ne avevo diritto. Mi dicevano "negro muoviti" e poi…poi
alle 22 hanno chiamato mio padre. Il papà di Emanuell, Alex Osei,
metalmeccanico, in Italia dal ’95, arriva al comando alle 23 insieme
alla moglie Paulina. "Mi hanno detto che mio figlio era stato fermato
perché era vicino ad uno spacciatore ma lui non ha voluto mostrare i
documenti. Così l’hanno inseguito, dato che era scappato, e caricato in
auto". Poi il padre, sotto choc appena vede il figlio, chiede agli
agenti del comando: "Ma perché è ridotto così?. La risposta della
municipale "è stata perché è caduto. Ma un occhio nero non te lo fai
cadendo. Così io ho chiesto a mio figlio se era stato pestato. Lui ha
detto solo sì". Il padre si infuria, chiede spiegazioni. "Ma quando ho
alzato la voce e pronunciato la parola abuso mi hanno fatto il gesto
con le mani di uscire. Mi hanno detto "Vai via". Ci hanno buttato fuori
tutti". All’uscita, intorno alle 23, 15, nelle mani del padre, viene
consegnata una busta con lo stemma del Comune di Parma: contiene i
verbali e sopra c’è scritto "Emmanuel negro".

All’ospedale
Al Pronto soccorso di Parma Emmanuel e la sua famiglia arrivano a
mezzanotte. Spiegano ai medici dell’aggressione: gli viene certificato
un’ ematoma, una ferita alla mano e il fatto che non abbia mai perso
coscienza. Medicato, con ghiaccio e pomate, il giovane viene
accompagnato a casa dal padre. Vengo avvertiti gli amici della comunità
ghanese.

L’epilogo
Questa mattina la famiglia Bonsu si è riunita a casa di amici. Hanno
raccolto tutto il materiale: la busta con scritto "negro", il verbale
della municipale, il referto ospedaliero. Poi si sono diretti verso la
caserma dei carabinieri, pronti a fare denuncia e "chiedere giustizia".

Il comunicato del Comune
Alle 11.14 l’ufficio stampa del Comune di Parma invia un comunicato
dove si congratula con gli agenti per l’arresto di un famoso pusher
nella zona ex Eridania. "L’assessore alla Sicurezza Costantino
Monteverdi ha ringraziato nella giornata di oggi gli agenti della
Polizia municipale che, dopo alcuni giorni di appostamenti, hanno
arrestato in flagranza di reato un pusher al parco Eridania: "E’ stata
un’operazione esemplare per professionalità, risultato e correttezza
visto che erano coinvolti anche alcuni minori. Era una segnalazione che
arrivava dai cittadini e per questo sono soddisfatto due volte, per
aver dato una risposta ad una richiesta reale che arrivava dai
frequentatori del parco e, secondo, perché la Polizia municipale ha
dimostrato ancora una volta di essere all’altezza dei compiti
assegnati". Tralasciando però quello che viene denunciato da Emmanuel
Bonsu.

30 settembre 2008

foto e video sul sito di Repubblica

Giornata di sangue per la polizia…

Accade oggi…

Nel casertano una volante della polizia di stato si è ribaltata durante un inseguimento: i due poliziotti sono morti sul colpo.

A Genova un altro sbirro viene accoltellato a morte da un ragazzo 27enne colto da raptus violento… VIVA I RAPTUS VIOLENTI!

In più un sito interessante: cadutipolizia.it, dove potete vedere (e godervi) tutte le divise blu cadute da oltre un secolo a questa parte.