Torino, rivolta nel CPT

Di seguito i comunicati tratti da indymedia piemonte
sulle ultime notizie giunte da Torino. Ancora una volta la rabbia di
centinaia di immigrati internati nei cpt/lager si è tramutata in
rivolta difronte alla barbarie dello stato: in numerosi hanno provocato
disordini all’interno della prigione e dato fuoco a numerosi
compartimenti; gli sbirri in divisa, col beneplacit dei "volontari" a
pagamento crocerossini, hanno risposto a suon di manganellate
trasformando la cosiddetta "zona rossa" (nelle parole e nei fatti) in
un vero e proprio bagno di sangue. Massima solidarietà ai compagni
immigrati di Torino!

NESSUNA GABBIA, NESSUNA GALERA!!!

 

Lunedì 18 agosto 2008 (pt. 1)

In questo momento c’è una rivolta nel Cpt di Torino. Durante la consegna della terapia un detenuto dell’Area Rossa ha
fatto notare che gli sono stati dati dei farmaci sbagliati.
L’infermiera di turno lo ha insultato dicendogli che lui non doveva
reclamare niente, che era lei a decidere. La discussione tra i due si è
accesa alchè la crocerossina ha ordinato a tutti di mettersi in fila e
di andare in infermeria per prendere la terapia. Il primo ad entrare è
stato il ragazzo che si era lamentato ma quando è uscito non riusciva a
camminare perchè i poliziotti lo hanno picchiato. Un ispettore della
polizia si è particolarmente agguerito contro di lui e forse gli ha
spaccato una gamba.

I detenuti hanno iniziato ad urlare e a bruciare tutto. La polizia è
entrata nel cortile e ha iniziato a picchiare la gente. I reclusi sono
riusciti a farli retrocedere buttandogli oggetti addosso. Dopo essere
usciti i poliziotti hanno iniziato a cercare di spegnere il fuoco che
nel frattempo è iniziato anche nell’area blu.

la polizia, insieme ai militari, sono schierati davanti alle gabbie
e molto probabilmente tra poco rientreranno per massacrarli di botte.
Fino a questo momento i militari non hanno fatto niente, solo la
polizia sta agendo.

Quando è impossibile fare qualcosa di realmente concreto per fermare
queste violenze e distruggere quelle gabbie, una telefonata che possa
esprimere il vostro dissenso, può essere un gran gesto di solidarietà.

Cpt 011 5588778 – Resta la speranza che tutti i Cpt possano diventare cenere come quello di Vincennes!

Lunedì 18 agosto 2008 (pt. 2)

Dopo essere riusciti a spegnere le fiamme, i poliziotti in
antisommossa sono nuovamente entrati a picchiare i detenuti. Ora la
situazione si è contenuta.

Mentre la polizia sta facendo il giro per fotografare ciò che è stato
bruciato, un’ispettrice chiede le motivazioni della rivolta. Tutti
hanno iniziato ad accusare l’infermiera (straniera!!) ed un’ispettore
di polizia. A quanto pare questi due insulsi bipedi sono soliti: lei ad
insultare ed umiliare e lui a massacrare di botte con qualsiasi
pretesto.

Il ragazzo che aveva osato dire che la sua terapia era sbagliata e che
per questo è stato picchiato, ha molto male grazie ai calci e alle
manganellate ricevute ma forse non ha la gamba rotta. Sembra non esserci forti contusi… certo è che la rabbia e la
disperazione sono legate ad un filo e le persone non le potranno
controllare ancora per molto. Per ora il fuoco è spento ma noi sappiamo
che presto si riaccenderà!

Anche se la ribellione è stata breve, per un paio d’ore qualcuno ha
cercato di rivendicare i propri diritti, ha alzato la testa e con i
mezzi a sua disposizione ha cercato di difendersi realmente contro il
razzismo e la solita grezza violenza della polizia.


Il telefono del Cpt anche questa sera è stato per molti irraggiungibile.

 

Afghanistan, uccisi 10 soldati francesi

PARIGI (19 agosto) – Dieci soldati francesi del contingente Nato in Afghanistan sono rimasti uccisi la scorsa notte in un’imboscata tesa dai talebani a una cinquantina di chilometri a est di Kabul. Lo ha appreso l’agenzia France Presse da una fonte vicina alla presidenza francese. Ventuno i feriti. Le vittime fanno parte dell’ottavo reggimento dei parà della marina. Il combattimento che ha coinvolto i militari francesi è cominciato lunedì ed è proseguito nella notte.
Una fonte militare in Afghanistan aveva riferito, poco prima dell’annuncio dell’Eliseo, che dei soldati francesi della forza internazionale erano impegnati in un «incidente importante» con dei talebani nel distretto di Sarubi, ma non aveva comunicato il bilancio degli scontri.

Ferrara – Denunce e perquisizioni a 5 compagni ferraresi e ad un compagno bolognese

 dA http://www.informa-azione.info/

Qui di seguito volantino distributo nella città

LA LIBERTA’ NON SI MENDICA!

Nella prima mattinata di venerdì 8 agosto, poliziotti della Digos di Ferrara e Bologna hanno proceduto alla perquisizione delle abitazioni di cinque anarchici di Ferrara e uno di Bologna; perquisizione disposta dal sostituto procuratore del Tribunale di Ferrara Angela Scorza, che ha avviato un indagine per “manifestazione non autorizzata”, “stampa clandestina” e “vilipendio alle istituzioni” per aver parlato ad un megafono, portato uno striscione e distribuito qualche volantino (redatto anche in diverse lingue) durante lo svolgimento di una recente protesta contro il trattamento discriminatorio e punitivo a cui, da tempo, vengono sottoposti gli immigrati nella città di Ferrara.

Alcuni giorni prima, alcuni anarchici ferraresi erano stati convocati in Questura per essere ascoltati come “testimoni informati sui fatti” ma, una volta giunti, a 3 dei 4 compagni è stato comunicato che la loro posizione da testimoni era passata ad indagati.

La “manifestazione” a cui si fa riferimento è la protesta di mercoledì 9 luglio 2008, in occasione di un incontro pubblico nell’area verde dei grattacieli vicini alla stazione ferroviaria, in cui Sindaco, Questore, Assessore alla Sicurezza ed altre autorità locali facevano il punto della situazione su di un anno di politiche repressive nei confronti degli immigrati della zona, che è una delle più criminalizzate dell’intera Ferrara, dove i controlli e le identificazione sono continue (fino alla media di 100 al giorno!) e gli immigrati vengono catturati, espulsi ed il più delle volte spediti in un qualche ex CPT d’Italia – ora CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione – vere prigioni-lager per immigrati irregolari) – solamente per non avere in tasca i documenti giusti. Una zona dove la Polizia può spadroneggiare indisturbata, contando sul totale silenzio dei ferraresi.

Per aver detto questo ed aver fatto emergere la realtà quotidiana che gli immigrati sono costretti a subire; per aver cercato di infrangere il silenzio e la complicità che permettono agli uomini in divisa di terrorizzare indisturbati che magari è fuggito da una guerra o cerca soltanto un modo per sopravvivere alla povertà; per aver espresso solidarietà nei confronti di tutti gli immigrati, indipendentemente dal fatto che essi siano o meno clandestini… per tutto questo è stata aperta un’indagine con immancabile corollario di denunce (siamo venuti a conoscenza, tra l’altro, che a testimoniare contro i compagni, per aggravarne la posizione, sono stati anche alcuni giovani volontari che lavorano all’ufficio di mediazione culturale del Comune, presso i grattacieli).

Perquisizioni e denunce non fanno alimentare la nostra convinzione che la supposta tolleranza di cui si fregia il regime democratico è soltanto retorica; la realtà è che si è liberi di fare soltanto quello che ci è permesso fare, sia che si tratti di proteste (solo civili e autorizzate!) che della propria vita.
Si è liberi di essere sfruttati sul lavoro fino a morirci ma non di reclamare una vita degna di questo nome. Si è liberi di contestare l’ordine esistente ma solo a costo di denunce e multe da pagare con lo spauracchio della galera.

Vivere liberi non ha prezzo e quindi ci sentiamo in diritto di non chiedere il permesso a nessuno per viverla, la libertà; cosiccome ci ostiniamo a chiedere la libertà di tutti a prescindere da un pezzo di carta timbrato in questura.

ANARCHICI FERRARESI – NEMICI DI OGNI FRONTIERA

Nuovo video dello sgombero di Libera

…Da notare l’eleganza degli sceriffi che, non potendo trovar donna se non a pagamiento -e certune volte nemmeno in tal maniera, sai mica te che malattie germinose si prendono a far l’amor co’ un poliziotto, o polliziotto, o polloziotto, o puliziotto, o faccia di merda, decidete voi- ben decidono di conoscer corpo femminile tastando un’occupante incatenata…onore a loro, bravi!

 

 

Delirio securitario a Firenze: multati anche i mendicanti!

Tratto da Indymedia Toscana, http://toscana.indymedia.org

in città non si salva nessuno: i vigili hanno già elevato 45 multe, importo 160 euro ciascuna.

Mendicanti
stesi sui marciapiedi, una famiglia francese sorpresa a bivaccare, un
turista che getta una cicca per terra e un’altro che butta una
cartaccia, merce sequestrata a due venditori abusivi.
Nel giorno dell’entrata in vigore del nuovo regolamento di polizia
urbana che, in 46 articoli, detta regole per il decoro e la civile
convivenza, in città non si salva nessuno, né turisti né fiorentini: i
vigili hanno già elevato 45 multe, importo 160 euro ciascuna. In tutto
sono al lavoro 70 agenti.

Prime ‘vittime’, stamani, gli ‘strilloni’ che vendevano giornali agli
incroci avvicinandosi alle auto in carreggiata invece che stare sul
marciapiede.
Multati anche una signora che aveva steso i panni ad asciugare alla
finestra affacciata sulla strada e un negoziante che in via Calzaioli,
a due passi da Palazzo Vecchio, mentre sfilava il corteo per la
Liberazione di Firenze, stava pulendo la vetrina del negozio fuori
l’orario consentito.
Ma la linea dura ha colpito anche i mendicanti. Chiedere la carità non
è sanzionato, ma da oggi non si può farlo sdraiati sui marciapiedi e
intralciando il passaggio, regola che vale per chiunque, non solo per
chi chiede l’elemosina: per due persone sono scattate multe e l’invito
a rialzarsi, o quantomeno a stare seduti non ostruendo il passo.

Multa anche per un terzo mendicante che utilizzava un cane per
l’accattonaggio e per un altro che chiedeva l’elemosina avvicinandosi
alle auto in transito.
In centro sanzionata poi una famiglia francese perché bivaccava in modo indecente occupando il suolo pubblico.
I vigili hanno sequestrato anche diverse biciclette legate agli arredi
urbani, tra cui tre assicurate con i lucchetti alla ringhiera del
Battistero.
Attenzione anche ai cani: contestati a due padroni la mancanza del guinzaglio.
Nel pomeriggio i controlli non si sono arrestati: multati due venditori
abusivi che camminavano con la loro merce, uno è stato anche
denunciato. E l’effetto deterrente non si è fatto attendere: per tutto
il pomeriggio gli abusivi hanno disertato il centro.

Poi sono stati multati un catanese che in piazza Signoria, nonostante
il cestino dei rifiuti, ha buttato a terra il mozzicone di sigaretta e
un altro turista, straniero, che in piazza Duomo ha gettato una
cartaccia.
Nessuna remora neanche per chi è stato trovato a dormire in piazza Indipendenza e piazza Santa Maria Novella.
Niente multe invece per gli esercenti obbligati a far usufruire, a
tutti, i bagni dei loro locali: i vigili, fintisi clienti, hanno
riscontrato l’osservanza delle nuove norme.
Ma la polizia municipale non fa solo multe: oggi è anche scattata la
prima azione di mediazione sociale prevista dal regolamento, con gli
agenti sono intervenuti nel parco di Villa Vogel dove alcuni anziani si
lamentavano per i ragazzini che giocavano a calcio.

Comunicato dopo lo sgombero: Libera vive!

Riceviamo e pubblichiamo:
Non lasceremo la città in mano a chi usa metodi fascisti.
Con l’uso della forza alcuni burocrati della giunta modenese hanno
demolito lo spazio sociale autogestito, ecologico, anarchico Libera per
favorire la peggiore delle speculazioni. Modena ha perso così un pezzo
di campagna, un naturale corridoio ecologico, uno spazio di socialità
non mercificata per lasciare spazio al solito grigiore politico e umano
che le componente politiche ed economiche della città hanno sempre
espresso. Il cofferatismo che con la scusa di una legalità ideologica ha
cercato di eliminare le esperienze autogestite dal basso ha fatto scuola
anche a Modena.
I repubblichini della giunta, PD in testa, hanno alzato lo scontro
utilizzando la violenza, coinvolgendo anche la polizia municipale,
responsabile dell’operazione, e i vigili del fuoco, questo è GRAVISSIMO.
Le compagne e i compagni feriti sono tanti, picchiati violentemente con
la complicità della polizia municipale.
La sede di Libera è stata demolita immediatamente con tutto quello che
c’era dentro.
Denunciamo anche lo squallore di vedere operai che demolivano la casa di
altri operai.
La solidarietà da Modena e da tutta Italia è stata enorme.
Sapremo riprenderci dal basso quegli spazi occupati dai dittatori della
maggioranza, dai mafiosi della politica e dagli speculatori conniventi.
Libereremo spazi per sperimentare una socialità antiautoritaria,
difenderemo le terre di Marzaglia e l’ambiente contro l’autodromo e
lotteremo decisi contro i burocrati della politica.
Sabato 20 Settembre CORTEO NAZIONALE.
19, 20 e 21 Settembre tre giornate di azioni.
Altre azioni non verranno annunciate preventivamente.
Assemblea permanente di Libera
Collettivo libertario anarchico de "Gli Agitati".
Sezione modenese dell’USI-AIT
Gruppo anarchico Rivoluzio Gilioli.

Torino – Scritte in ricordo di G. Bresci e proposta di taglia

da macerie

W Bresci

1 agosto. A un secolo, otto anni e tre giorni dai fatti di Monza, ignoti anarchici tracciano alcune scritte d’occasione (”Monza meno uno”, “W Bresci” e “Abbasso il Re”) sull’enorme monumento a Vittorio Emanuele II che deturpa corso Galileo Ferraris all’angolo con corso Vittorio. I fascisti Ravello e Ghiglia, consiglieri comunali di AN, vanno su tutte le furie e propongono di istituire “una taglia o premio di collaborazione a favore di coloro che permettono di cogliere sul fatto il vandalo”.

* * * * *

Le frasi, affiancate dalla A cerchiata, per ricordare l’attentato in cui morì Umberto I sotto i colpi dell’anarchico

Torino, scritte ineggianti a Bresci su monumento Vittorio Emanuele II

Proposta da An-Pdl una taglia sui graffitari che imbrattano monumenti e palazzi come premio di collaborazione per coloro che permettano di cogliere sul fatto il vandalo

Torino, 1 ago. (Adnkronos) – ‘Monza meno uno’, ‘Viva Bresci’, ‘Morte al re’. Queste le scritte, affiancate dalla A di anarchia e dal simbolo delle occupazioni, che sono state tracciate con vernice rossa sul monumento a Vittorio Emanuele II, a Torino, per ricordare l’attentato in cui mori’ Umberto I sotto i colpi dell’anarchico Gaetano Bresci. Le scritte sono state fatte su tutti e 4 i lati della base del monumento di corso Vittorio Emanuele, restaurato pochi anni fa.

Istituire una ‘taglia’ sui graffitari che imbrattano monumenti e palazzi di Torino. E’ questa la proposta del capogruppo di An-Pdl in consiglio comunale Roberto Ravello e del presidente provinciale di An-Pdl Agostino Ghiglia. "Il monumento a Vittorio Emanuele II, restaurato di recente -spiegano Ravello e Ghiglia- e’ stato nuovamente imbrattato con scritte e slogan. Il Comune deve intervenire per cercare di arginare un fenomeno troppo diffuso che rischia di assumere proporzioni ancora piu’ grandi, magari invitando la cittadinanza ad una collaborazione piu’ stretta con i vigili urbani, incentivando i cittadini a denunciare i writers mentre sono in azione, istituendo una ‘taglia’ o premio di collaborazione a favore di coloro che hanno permesso di cogliere sul fatto il vandalo".

Secondo i due esponenti di An si tratterebbe di "un modo per coinvolgere i cittadini in un’opera di contrasto e di controllo al fenomeno del graffitismo a costo zero per l’amministrazione dal momento che il premio verrebbe dedotto direttamente dalla sanzione comminata al graffitaro. Presenteremo una mozione per impegnare il sindaco ad emettere un’ordinanza con cui si istituisce una sorta di ricompensa per chi segnala i vandali che imbrattano la citta’".

Dal Molin – Occupati binari della stazione di Vicenza

fonte: repubblica.it

Vicenza, i ‘No dal Molin’
occupano i binari della stazione

Vicenza, i ‘No dal Molin’ occupano i binari della stazione

VICENZA – I manifestanti del coordinamento ‘No Dal Molin’, dopo un primo scontro con le forze dell’ordine, hanno occupato i binari della stazione di Vicenza. La protesta nel corso di una fiaccolata per ribadire il "no" alla nuova base Usa di Vicenza all’aeroporto Dal Molin, dopo il recente sì del Consiglio di Stato, che ha di fatto dato il via libera al governo. L’occupazione è durata circa dieci minuti, e non ha avuto conseguenze sul traffico ferroviario: un gesto simbolico, dal momento che domani arriva a Vicenza il commissario governativo Paolo Costa.

Dopo lo scontro con le forze dell’ordine, che li avevano fatti ripiegare lungo viale Roma, e nel corso del quale ci sono state anche alcune manganellate da parte degli agenti, parte dei dimostranti – circa 2000 in tutto – ha iniziato a correre verso i lati esterni della stazione. In un punto hanno trovato un piccolo cancello aperto che ha rappresentato il varco per la conquista della sede ferroviaria.

Nello scontro di stasera tra forze dell’ordine e dimostranti sono rimasti leggermente contusi due poliziotti, e due o tre dimostranti. La decisione dei ‘No Dal Molin’ di forzare la mano è arrivata dopo il ‘no’ opposto dal questore di Vicenza, Giovanni Sarlo, alla richiesta dei manifestanti di entrare nella stazione.

I manifestanti hanno abbandonato volontariamente i binari. E’ assai probabile tuttavia che domani la questura, sulla base delle riprese filmate della protesta, possa segnalare alla magistratura gli eventuali responsabili dell’azione.

(31 luglio 2008)

G8 di Genova – Fuori da ogni commemorazione

Tratto da informa-azione:

AGLI INSOFFERENTI…
a proposito del 20 luglio 2001

“Non esiste, in effetti, una più spudorata menzogna di quella che
consiste nel sostenere, anche e soprattutto in presenza
dell’irreparabile, che la rivolta non serve a niente. La rivolta porta
la sua giustificazione in se stessa, indipendentemente dalle
possibilità che ha di modificare o no lo stato di cose che la
determina. E’ la scintilla nel vento, ma la scintilla che cerca la
polveriera”

André Breton

Molte persone, totalmente assuefatte alla vita deprivata e
miserevole a loro imposta fin dalla nascita dagli obblighi e dai doveri
di questa società, lo hanno dipinto come un giorno di tragedia, in cui
una città è stata saccheggiata e devastata; altri hanno detto che non
era vero, che era stata la polizia a fare una mattanza, picchiando i
bravi e lasciando fare ai cattivi. Altri ancora hanno cercato di tenere
viva la memoria, appellandosi alla giustizia e legandola solo agli
esiti legali dei processi contro polizia e manifestanti. Ma altri
ancora, che non scrivono sui giornali e non vanno in tv, hanno vissuto
un momento altrettanto importante della tragedia della morte di Carlo,
un momento di libertà concreta che ha aperto lo scrigno segreto di quel
patrimonio di sensazioni, stimoli e volontà di ribellione che
normalmente il dominio totale dei nostri giorni riesce a segregare nel
regno astratto e solitario del puro desiderio.
Adesso che i corvi si allontanano dal luogo del delitto, è tempo che i
generosi si riapproprino del senso di quel giorno e lo rimettano al
centro di un immaginario impegnato a cercare la via per uscire
dall’atmosfera sempre più opprimente di questi lunghi anni, dal baratro
verso cui questo triste mondo sta inesorabilmente scivolando.
Per chi allora era troppo giovane per poter aver visto qualcosa di
meritevole delle grandi lotte del passato, quel giorno è stato un lampo
nel buio, la folgorante rivelazione che tutto quanto letto e
fantasticato potesse rivivere da un momento all’altro. Dopo il buio
degli anni Ottanta e Novanta, chi avrebbe scommesso qualcosa su un
momento di rivolta così intenso?
Attaccare spontaneamente e in molti la gabbia che ci soffoca tutti i
giorni e riappropriarsi delle strade in cui spendiamo la nostra unica
vita per farne un momento di rivolta; disertare gli appuntamenti voluti
dal nemico, ignorare i discorsi fumosi dei militanti e degli
intellettuali “sinistri” e andare dritti al cuore della situazione,
riconoscendo il nemico non negli otto pagliacci autoreclusisi nella
zona rossa, ma nell’intero sistema di potere che si manifesta nella
vita quotidiana delle nostre città; queste sono le dimostrazioni di
quanto quel giorno significhi per chi è incazzato e vuole vivere
diversamente, senza sacrificarsi ed aspettare la promessa dell’aldilà.
Se questo sistema ci vuole soli e atomizzati, a correre frenetici lungo
i binari della sottomissione per andare a svolgere i nostri doveri e a
consumare i “piaceri” imposti dall’onnipresenza delle merci, il bello
di quel 20 luglio di sette anni fa sta nell’ aver saputo riconoscere
lucidamente il nemico per andare a attaccarlo e, sia pure per breve
tempo, a metterlo in scacco. In tanti ci si è ritrovati a combattere
senza spirito di sacrificio o per servire una causa decisa da altri, ma
solo mossi dalla voglia di deridere e distruggere allo stesso tempo
quel potere che ci logora nel non senso del tempo speso sui luoghi di
lavoro, nelle banche, nelle code del traffico, nella solitudine di case
e quartieri costruiti contro ogni possibilità di incontro e
socializzazione o nell’alienazione feroce dei luoghi del consumo
obbligato.
In quel giorno troppo breve, per molti si è aperta una breccia nel
destino apparentemente ineluttabile della propria vita. Il sentire
sulla propria pelle un esaltante momento di libertà costruito in uno
spazio e in un tempo improvvisamente e finalmente condivisi con altri,
ha dimostrato che se non un altro mondo, almeno un altromodo di
spendere la nostra vita è possibile, qui e ora. Chi di noi attraversa
oggi certi luoghi di Genova, abbruttiti dalla noia e dalla routine del
Capitale, senza percepirli inesorabilmente trasfigurati dalla bellezza
di quella giornata, attraverso una memoria che sconfina nella poesia?
Chi di noi non si è convinto in quel giorno che è solo nell’ora della
rivolta che non ci sente più soli nella città? In tanti, è evidente, se
anche il potere, i magistrati e i giornalisti hanno dovuto ammettere
che quel giorno non furono soltanto cinquecento anarchici a rivoltarsi
e a mettere in sacco l’organizzazione del potere, ma migliaia di
persone, compresi molti passanti.
Ma ciononostante subito dopo è tornato il buio di prima. Sono rimasti
tanti bravi compagni che si battono, isolati e coraggiosi, contro le
schifezze peggiori che si accumulano e si inseguono giorno dopo giorno,
e tanti altri che, pur avendo chiara la situazione del mondo in cui
vivono, spendono il loro spirito critico o la loro creatività in una
libertà isolata e vigilata concessa a chi assicura di non disturbare,
di farsi i cazzi propri.
Ma che ne è di quella rabbia gioiosa di quel giorno? Non è servito a
nulla riaccendere la fiaccola della rivolta in maniera così eclatante e
efficace? Forse ci vorrebbe un’altra occasione speciale per rivivere
una giornata come quella, ma si vive una volta sola e non si può
aspettare. La coscienza, acquisita attraverso l’esperienza concreta di
quelle ore, di come ci si può ribellare in massa e cominciare a
rovesciare l’ordine esistente in situazioni costruite collettivamente,
non può essere disperso così; chi ha negli occhi e nel cuore quel senso
di liberazione non può rassegnarsi al ricordo malinconico, ed è ora che
trovi altri modi, altre situazioni per riattivare e non disperdere quel
patrimonio di sensazioni. Per chi ritiene che non ci sia libertà se non
fuori dalle logiche di questo mondo di merci; per chi non si accontenta
delle briciole di “benessere” (sempre meno) elargitegli dal dominio
dell’economia e dei doveri; per gli incazzati che allora erano troppo
giovani per aver potuto partecipare a quel momento di festa e rabbia;
per chi ha troppa ansia di vivere per rassegnarsi alla sopravvivenza
imposta; per tutti questi, e speriamo molti altri, quel giorno rimane
un giorno di festa, non una data da ricordare o commemorare, ma
un’eredità da raccogliere e da spendere.
Se questo mondo si avvia verso l’autodistruzione ambientale e se queste
città in cui viviamo sono già morte, popolate da zombies a cui è
rimasto l’unico istinto di recarsi nei centri commerciali come nei film
di Romero, nondimeno nella nostra breve vita c’è forse qualcosa d’altro
che meriti di essere fatto e a cui si possa così facilmente rinunciare
che non sia provare a essere più liberi possibili, a non dargliela
vinta, a provare a autocostruire e autogestire incontri, luoghi e
situazioni di libertà, capaci di restituirci un po’ di quel terreno che
tutti i giorni ci viene tolto da sotto i piedi? Che sia per i propri
figli per chi li ha, o “solo” per se stessi, non c’è altra soluzione
che combattere, provare a creare una realtà più all’altezza del nostro
desiderio di vivere. In questo senso e non per farne un feticcio, ha un
senso parlare ancora del 20 luglio 2001. Al di fuori di ogni
commemorazione e lamentela, queste parole vogliono essere la
testimonianza di una sensibilità che non si è persa, e
l’auspicio/invito che essa, mossa dall’orgoglio, abbia la capacità,
l’intelligenza e la creatività di riemergere in mille rivoli di
insubordinazione e rivolta, gioiosa e rabbiosa allo stesso tempo. E se
non sarà la rivoluzione il risultato di questi tentativi, non importa;
quel che conta è esserci, qui ed ora, ed essere all’altezza dei propri
desideri di libertà.

da apaches@canaglie.net