[Firenze] SABATO 3 ORE 15.30 PRESIDIO NO CIE SOTTO LA CROCE ROSSA

SABATO 3 OTTOBRE PRESIDIO-MANIFESTAZIONE sotto la sede della Croce Rossa – APPUNTAMENTO ORE 15.30 PIAZZA OGNISSANTI

Il
governo di destra ha deciso con il nuovo Pacchetto Sicurezza, la
costruzione di 12 nuovi CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione –
ex CPT) in Italia, di cui uno nella nostra Regione.
Come centri sociali, collettivi studenteschi, associazioni di base e
movimenti di lotta impegnati contro la costruzione di un CIE in
Toscana, manifestiamo il 3 ottobre sotto la sede della Croce Rossa
Italiana a Firenze per protestare contro il ruolo che questo ente
svolge nella gestione di diversi CIE in tutta Italia, tra cui Roma e
Milano, teatro di pestaggi, suicidi e violenze.
Riteniamo infatti che il ruolo che la Croce Rossa Italiana, le
Misericordie e le diverse cooperative svolgono nella gestione dei
Centri di Identificazione ed Espulsione (ex CPT) sia un ruolo di
complicità e di appoggio a politiche razziste e repressive. I CIE sono
luoghi dove anche il Diritto è assente; dove vengono rinchiusi in
condizioni misere migliaia di migranti solo perché privi del permesso
di soggiorno; luoghi dove, con l’ausilio della Croce Rossa come di
altri enti, vengono riempite le persone di psicofarmaci, dove i
pestaggi sono quotidiani, luoghi extragiudiziali gestiti appunti da
enti esterni. Mascherandosi dietro la solidarietà e l’aiuto agli
immigrati, dando una facciata di umanità a luoghi disumani, la Croce
Rossa e gli altri enti impegnati nella gestione dei CIE in tutta
Italia, fanno più che altro begli affari garantiti dallo stato,
lucrando su queste prigioni e sulla pelle dei migranti, svolgendo di
fatto il compito di controllori e secondini. Il Commissario della CRI,
che ricordiamo essere una struttura militare direttamente dipendente
dal governo, Francesco Rocca, ha parlato più volte di regia, sia per le
proteste all’interno dei CIE come per quelle ultimamente dirette contro
la Croce Rossa. Rispondiamo che l’unica regia che ci muove è quella
della solidarietà e della dignità e che dovrebbe vergognarsi di lucrare
sulle sofferenze degli immigrati!!!!
Crediamo quindi che vada denunciato fermamente il ruolo di complicità
che questi enti ricoprono nella gestione dei CIE. A luglio abbiamo
manifestato sotto la Misericordia di Firenze che ha negato l’interesse
alla gestione di un CIE in Toscana. Saremo presenti con un presidio
sotto la Croce Rossa a Firenze a denunciarne il ruolo e per chiedere
posizioni chiare rispetto alla costruzione prospettata di un CIE anche
nella nostra Regione.

SABATO 3 OTTOBRE PRESIDIO-MANIFESTAZIONE sotto la sede della Croce Rossa – APPUNTAMENTO ORE 15.30 PIAZZA OGNISSANTI
Cantiere Sociale K100fuegos (Campi B.), Collettivo Politico Scienze
Politiche, Csa Next-emerson, Cpa Firenze sud, Rete Collettivi
Studenteschi fiorentini, Unione degli Studenti, Alt Aut Facoltà di
Lettere, Perunaltracittà, Movimento di Lotta per la Casa, Rete Insicuri

Da Maria Ciuffi, mamma di Marcello Lonzi

Nei prossimi dieci giorni verrà fatta una nuova perizia sulle foto del corpo di Marcello scattate poco dopo la morte.

 

La perizia verrà fatta dal medico legale Susanna Gamba di Pisa ed è fondamentale per non far archiviare il processo.
Servono naturalmente soldi (circa 1.200 euro), possibilmente a breve.
E’ anche l’occasione per moltiplicare iniziative di controinformazione
per la verità e la giustizia sulla morte di Marcello. E contro ogni
carcere.

PER AIUTARE LA MADRE DI MARCELLO

c/c postale 66865767 intestato a Maria Ciuffi causale: "spese medico-legali"

1 – 7 ottobre 2009 – Settimana di mobilitazione contro i Cie in solidarietà con i reclusi di Gradisca

1-7 OTTOBRE: SETTIMANA DI MOBILITAZIONE CONTRO I CIE, IN SOLIDARIETA’ CON I MIGRANTI RECLUSI A GRADISCA

I CIE (ex CPT) sono stati introdotti nel 1998 dal centro sinistra con
la legge Turco-Napolitano, poi di volta in volta peggiorati dai governi
di centro destra con la legge Bossi-Fini.
L’attuale pacchetto
sicurezza inasprisce ulteriormente le misure contro i migranti,
introducendo il reato di clandestinità, portando il termine di
detenzione dentro i CIE a 2 a 6 mesi, complicando le procedure per
ottenere il permesso di soggiorno ed impedendo qualsiasi operazione
amministrativa se privi di documenti.
Nei CIE non c’è solo cibo
scadente o avariato, carenza di acqua, pessime condizioni igieniche,
assenza di cure mediche: i migranti sono continuamente umiliati e
pestati dalla polizia armata di scudi e manganelli. Le rivolte, le
evasioni (realizzate o tentate), i casi di autolesionismo, sono
specchio di questa situazione insostenibile.
Nel cie di Gradisca la
situazione si fa di giorno in giorno più insostenibile. Nonostante i
comunicati stampa della Connecting People (cooperativa che gestisce il
centro) in cui si vanta del proprio impeccabile operato, i reclusi
lamentano restrizioni (per più di quattro settimane sono stati
confinati nelle stanze a seguito delle proteste contro il prolungamento
dei tempi di detenzione), pestaggi da parte della polizia per mantenere
l’ordine all’interno del centro, difficoltà per ottenere cure mediche,
etc.
Pur costretti a vivere in condizioni disumane in quelli che
ipocritamente vengono ancora chiamati “centri di accoglienza” (dove ad
esempio i reclusi sono sorvegliati dall’esercito, ci sono reparti di
isolamento, i trasferimenti degli individui più determinati a non
sopportare umiliazioni e vessazioni sono all’ordine del giorno, vengono
somministrati psicofarmaci nel cibo), gli immigrati rinchiusi hanno
lottato e continuano a lottare per la libertà.
Sta a tutti noi
sostenere la loro lotta, dando forza alla loro voce che da tempo cerca
di rompere il muro di isolamento dietro cui si consuma il loro destino
di internati in attesa di espulsione.
Dopo l’ultimo brutale
pestaggio nel centro ad opera della polizia e dei militari lo scorso 21
settembre, è ancora più urgente non lasciali soli.
Per questo, è
indetta una settimana di mobilitazione con invio massiccio di
cartoline, lettere, fax, telefonate, ai responsabili della gestione del
CIE di Gradisca, tra cui la cooperativa Connecting People e al
responsabile dello stesso, per far sapere loro che non ci siamo
dimenticati di cosa succede dietro quelle mura, che la reclusione e
l’espulsione non sono risposte accettabili, che i confini non possono
essere una limitazione alla libertà delle persone di fuggire da guerre
e misera democraticamente esportate dall’occidente nel resto del mondo.

ROMPI IL SILENZIO! ESPRIMI IL TUO DISSENSO!
NO CIE – NESSUNA PERSONA E’ ILLEGALE

Possibili indirizzi

Ufficio stampa Connecting People
via Montebello 8
00185 Roma
stampa@cpeople.it
resp. Giorgio Libertini tel. 3929790464

CIE di Gradisca d’Isonzo
Responsabile Vittorio Isoldi
Ex caserma Ugo Polonio
Via Udine
34072 Grasisca d’Isonzo

Questura di Gorizia
Piazza Cavour 8
34170 Gorizia
Tel. 0481/595111 – Fax. 0481/595500
Email: urp.go@poliziadistato.it
Questore: Antonio Tozzi

Prefettura di Gorizia
Piazza della Vittoria 64
34170 Gorizia
Tel. 0481/5951 – Fax. 0481/595463
Email: prefettura.gorizia@interno.it
Prefetto: Maria Augurta Marrosu

Cie – Lo sciopero a Ponte Galeria, un mese senza mangiare a Gradisca, alcune iniziative di solidarietà

Il quarto giorno

 

È il quarto giorno di sciopero della fame nel Cie di Ponte Galeria,
a Roma. Già dalla mattina metà degli scioperanti cedono alla stanchezza
e poi a pranzo cederà ancora qualcun altro. La forza si sta esaurendo,
come è naturale, ma quasi nulla è perduto. Rimane la rabbia, rimane la
disperazione e rimane anche la voglia di lottare. In questi quattro
giorni i reclusi si sono fatti sentire come quasi mai era accaduto
prima per un “semplice sciopero” dentro ad un Centro. Vedremo domani
cosa succederà.

Una storia, però, ve la dobbiamo raccontare subito. In una camerata,
su di una barella, c’è un recluso disteso da ieri sera. Si era tagliato
le vene, lo ricorderete,
e dopo essere stato curato sommariamente in infermeria è stato
riportato dai suoi compagni. Loro l’accudiscono, ogni tanto chiamano il
dottore che non arriva mai, e lo guardano che si spegne: non vuole
ricominciare a mangiare, anche se è debolissimo, e spesso ha dei
momenti di incoscienza. Oggi è stato trascinato via dalla polizia che
voleva fargli delle foto, e poi è stato risbattuto in cella. Insomma,
sta veramente male ma le autorità del Centro fanno finta di niente:
fino a ieri era uno di quelli che si difendevano, che rompevano le
scatole, che non si lasciavano mettere i piedi in testa. Meglio
lasciarlo così, dunque, steso e dissanguato: non disturberà più nessuno
per un po’.

Ascolta la testimonianza che abbiamo raccolto questa mattina su http://www.autistici.org/macerie/?p=20583

Un mese di sciopero della fame

Un mese senza mangiare, da solo, per essere regolarizzato. Perché
gli venga riconosciuto di aver lavorato per anni con un contratto
regolare. Un mese di sciopero della fame individuale. Robe da pazzi,
direte voi. E infatti oltre a tenerlo rinchiuso al Cie di Gradisca,
volevano fargli pure un TSO, un Trattamento sanitario obbligatorio, per
levarselo di torno. Ora è in ospedale, perché ha perso troppo peso. E
continuerà a non mangiare finché non vedrà il Giudice di pace che deve
decidere del suo destino.

Ascolta un’intervista con il recluso in sciopero della fame e il suo appello in arabo su: http://www.autistici.org/macerie/?p=20573

Torino, Parigi e Teramo

Giusto all’ora di pranzo di giovedì, una decina di antirazzisti è entrata nella mensa del Politecnico di Torino,
esponendo uno striscione con la scritta “La Sodexho ingrassa sui lager”
e distribuendo volantini ai presenti. Studenti, cassiere e cuochi sono
così stati informati che la grande multinazionale del catering Sodexho,
oltre a gestire questa mensa, ha anche l’appalto per la fornitura dei
pasti ai reclusi dei Centri di identificazione ed espulsione di via
Corelli a Milano e di Roma Ponte Galeria. Reclusi che da sempre si
lamentano per la pessima qualità del cibo e per la presenza di vermi e scarafaggi cotti. Reclusi che spesso, come da quattro giorni proprio al Cie di Roma, sono in sciopero della fame
contro le condizioni di detenzione e contro l’estensione a sei mesi del
tempo massimo di permanenza, per la libertà. Reclusi che spesso si
ribellano e distruggono questi lager, come hanno fatto i quattordici
rivoltosi di via Corelli, sotto processo per la grande rivolta dell’agosto scorso. Reclusi che spesso evadono da quelle gabbie, come è successo al Cie di Torino
nella notte tra domenica e lunedì. Detto questo, il gruppetto si è
dileguato prima dell’arrivo della polizia, chiamata da un’inviperita
funzionaria amministrativa della Sodexho.

Arrestato Alfredo Bonanno

La notizia risale a Giovedì, Alfredo Libero!!:

Con una telefonata alla sua compagna, Alfredo Bonanno l’ha informata di
essere stato arrestato, in Grecia, per concorso in rapina.
Per ora non si sà nulla di più tranne che sta bene.

Pittsburgh: il “Cannone sonoro” contro i no global

Da indy Emilia-Romagna:

ROMA – Ha il nome simile a quello di una band musicale e si rivolge
a un pubblico giovanile. Se fosse un indovinello difficilmente
riuscireste a risolverlo. "Sonic Cannon" non ha niente a che vedere con
concerti e divertimento. E i giovani, invece di attirarli, li respinge.
Si tratta di un "cannone sonoro" ( http://www.youtube.com/watch?v=hEJPhLQ85MU
) che emette suoni molto acuti: un amplificatore di gamme acustiche
così fastidiose per l’udito da allontanare chiunque si trovi in
prossimità della fonte. È l’ultima trovata della polizia americana in
fatto di armi non letali ( http://www.youtube.com/watch?v=QSMyY3_dmrM
), utilizzata per disperdere i manifestanti e ha fatto il suo debutto
durante il G20 di Pittsburgh, il 24 e 25 settembre, generando non pochi
dubbi sulla sua pericolosità.

IL VIDEO ( http://tv.repubblica.it/copertina/contro-i-no-global-il-cannone-spaccati… )

Sviluppato dall’American Technology Corporation ( http://www.atcsd.com/site/content/view/37/47
) come strumento per il controllo della folla e per la dissuasione di
piccoli gruppi di combattenti, è conosciuto dall’esercito americano
come LRAD, acronimo per Long Range Acoustic Device ovvero apparecchio
acustico a lungo raggio. Più comunemente noto come cannone sonoro, o in
slang "the scream" ("l’urlo"), l’apparecchio è stato utilizzato fino ad
oggi soprattutto in conflitti bellici, in Iraq e nelle regioni di
Bagdad e Fallujah; come mezzo di allontanamento degli attacchi pirati,
soprattutto in Somalia e, come rendono noto numerosi gruppi
ambientalisti, anche come deterrente per gli attivisti che cercano di
evitare la cattura delle balene in Giappone.

Insolita però l’applicazione sulle folle civili di manifestanti, che
aveva avuto come precedente solo le proteste di New York durante
l’assemblea dei repubblicani del 2004 (ma in questa occasione i cannoni
non erano stati accesi) e una polemica legata all’acquisto da parte
della polizia di San Diego.

Oltre ai manganelli, ai lacrimogeni, agli idranti e alle pallottole
di plastica, i partecipanti alle manifestazioni anti G20 di Pittsburgh
hanno dovuto dunque fare i conti anche con l’ultima arrivata delle armi
non letali: quella sonora. Alla vista sembra quasi una grossa antenna
satellitare montata sul tetto delle automobili della polizia e il suo
equipaggiamento ha un peso di circa 20 chilogrammi. Il diametro della
fonte è di oltre 80 centimetri e il fascio sonoro emesso può variare da
15 a 30 gradi per un suono che ha, al suo volume massimo, un’intensità
di livello di pressione sonora pari a 150 decibel a un metro di
distanza. Valori questi che dicono poco a chi non si intende di
acustica ma che, se ascoltati ( http://www.youtube.com/watch?v=rnMSrJd-wfk ) , aiutano a capire la misura del danno.

I LRAD sarebbero secondo gli esperti apparecchi capaci di
danneggiare il sistema uditivo umano che, in condizioni normali, ha una
soglia del dolore che si attesta intorno ai 120 decibel. Nei modelli
più potenti il raggio sonore riesce a raggiungere distanze di quasi tre
chilometri dalla fonte.

Una sorpresa per i tanti manifestanti di Pittsburgh che, non solo ha
fatto molto discutere i media americani sull’effettiva pericolosità –
riportando alla memoria le polemiche mai sopite sull’utilizzo delle
pistole Taser ( http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/esteri/coachella-wizard/coachel…
) – ma ha generato un lungo thread via Facebook, Twitter ma soprattutto
YouTube. Qui, a poche ore dalle manifestazioni, si sono infatti
moltiplicati i video ( http://www.youtube.com/watch?v=ZjsgymR8Kg4
) postati dai partecipanti. Tra le conseguenze, alle quali però i
manifestanti di Pittsburgh non sono andati incontro dato l’utilizzo ad
un volume medio dei cannoni, ci sono danni all’apparato acustico,
soffocamento, nausea e vomito.

Sul sito Twincity Indymedia ( http://twincities.indymedia.org/
), tra le testimonianze dei vari partecipanti alle manifestazioni, c’è
anche quella di chi ha trascorso alcuni minuti in prossimità del
cannone. Si tratta del blogger e attivista Brian che spiega: "Le
persone hanno iniziato a dire che gridare il più possibile avrebbe
annullato il dolore, così molti manifestanti hanno gridato a lungo
sopra il suono dei cannoni. Io ho usato un’altra tecnica: mi sono messo
dietro al veicolo, vicino alla polizia. Dato che il suono è direzionato
sul davanti da lì il dolore diventa appena sopportabile".

(29 settembre 2009)

http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/esteri/cannoni-sonori/cannoni-s…

 

Grecia – La repressione si allarga, 6 compagni ricercati

fonte: Culmine,29.09.09

Fonti di agenzia della Grecia segnalano che la retata della polizia
ai danni di 4 compagni, sospettati di appartenenza a “Conspiracy of the
Cells of Fire – Nihilist Splinter” (cospirazione delle cellule di fuoco
– scheggia nichilista), non è finita. In effetti sono stati pubblicati
i nominativi di altri 6 tra compagne e compagni, considerati membri
dello stesso gruppo che negli ultimi tempi ha rivendicato numerose
azioni dirette. I 6 sono attivamente ricercati su tutto il territorio
greco e la polizia sostiene di essere in possesso delle loro impronte
digitali.
Nello specifico le accuse sono: partecipazione ad
attentati esplosivi, appartenenza ad un’organizzazione criminale,
detenzione illegale di esplosivi.
L’antiterrorismo greco sta
cercando eventuali collegamenti tra Conspiracy of the Cells of Fire ed
il gruppo di guerriglia urbana Sect of Revolutionaries, il gruppo che
s’è aggiudicato l’uccisione dello sbirro Nektarios Savvas.

I nomi degli arrestati: Harilaos (21anni), Emmanouil (21), Myrto (21) e Panayiotis (20).

Quello che ci siamo presi è solo una piccola parte di quello che vogliamo…

Ci siamo presi la briga di dare un nome e un
volto al nemico e di ipotizzare un metodo di lotta, secondo noi più
efficace, per combatterlo ed indebolirlo.
Ci siamo presi il piacere
di creare dei rapporti umani e di lotta orizzontali, basati sulle
affinità e particolarità che ci caratterizzano nella sperimentazione e
nella condivisione del personale e del "politico".
Ci siamo presi la
responsabilità di sostenere ed appoggiare, in mille modi differenti, i
prigionieri rivoluzionari che da troppi anni pagano un prezzo altissimo
per la loro coerenza, per la loro irriducibilità.
Ci siamo presi la libertà di desiderare con fonza il sovvertimento dell’esistente.
Ma
quello che vogliamo è ancora lontano da raggiungere…quello che
abbiamo fatto in questi anni, coscienti delle nostre capacità ma
sopratutto dei nostri limiti, sono solo i primi timidi passi òingo una
delle tante strade percorribili che, ci auguriamo, porti verso
orizzonti di libertà senza limiti.
Daniele, Francesco (arrestati il
12 giugno ’07), Leo (ricercato dal maggio ’08) e Paola (adesso libera)
sono accusati di aver rapinato un ufficio postale in provincia di
Lucca. Non sappiamo, ne ci interessa sapere, chi ha realmente compiuto
la rapina.Non ci sorprende però che ci sia qualcuno che decida di
riprendersi, in un attimo di vita, una piccola parte di quello che gli
spetta da un sistema che sa solo reprimere, sfruttare, avvelenare e
terrorizzare. Un sistema che ci vorrebbe rinchiusi tutti nel più bieco
egoismo, indaffarati a produrre nell’attesa di poter poi consumare
freneticamente le più disparate tipologie di inutilità. Aldilà di
quello che potrebbe essere decretato in una infame aula di tribunale ci
interessa solo raffermare che la nostra vicinanza ai compagni non è
basata solo su di una solidarietà militante ma nasce dalla condivisione
di una volontà inarrestabile di non cedere il passo alla rassegnazione.
Siamo con loro come lo siamo sempre stati, e siamo con chi, come loro,
insegue il desiderio di far tremare le fondamenta di questa marcia
società.
Il primo ottobre Daniele e Francesco verranno processati
con rito abbreviato per associazione sovversiva, rapina e ricettazione.
A chi ha la pretesa e il ruolo di giudicare non abbiamo niente da dire,
nessun dialogo se non attraverso le nostre lotte, il nostro sentire
rivoluzionario. A chi invece non ha ancora scelto da che parte stare e
vive per il monotono tic-tac degli orologi, invitiamo a riflettere su
chi sono i veri rapinatori, i veri terroristi: il benessere, le piccole
sicurezze delle vostre vite, hanno origine da rapine e stragi in paesi
neanche così lontani, la vostra indignazione è ipocrisia, la vostra
indifferenza è complicità.
Solidarietà a Leo, Francesco e Daniele!
Libertà per i prigionieri rivoluzionari!

Anarchici ed anarchiche di ViaDelCuore

APPUNTAMENTO 1 OTTOBRE ORE 9.00
PRESIDIO ALL’AULA BUNKER DI FIRENZE

Per ricevere copie del manifesto scrivere a anarchicisolidali@virgilio.it oppure a F. Bonamici CP 88 56127 Pisa Centro

(P.S. Sempre il primo ottobre e sempre a Firenze si terrà l’udienza
preliminare anche per gli altri/e indagati/e dell’Operazione Ardesia)

Laudi – Anche i boia muoiono

Da Anarchia in Azione:

Ancora una volta il giornalista nazi-fascista Massimo Numa utilizza un sistema collaudato per intimidire.
Sceglie il personaggio da colpire, suggerito dai suoi amici sbirri e ne
pubblica sulla BUSIARDA (La Stampa) nome, cognome, soprannome,
professione ed in certi casi anche la fotografia, per meglio additare
ai suoi camerati chi colpire. Il tutto in un’apoteosi di termini
minacciosi e polizieschi che costituiscono la sua cifra stilistica “E
adesso indaga la DIGOS di Torino. Caccia aperta agli odiatori
anarchici. Alcuni potrebbero essere presto identificati dalla DIGOS.
Questione di ore.”. (Laudi, minacce anche da morto, La Stampa
26/09/2009). Senza curarsi minimamente se le persone nel mirino abbiano
parte nell’episodio di cronaca commentato.
Le decine di scritte
anarchiche comparse sui muri di Torino in occasione della morte
“prematura” del PM Maurizio Laudi hanno avuto il merito di riportare in
luce la tragica vicenda di Sole, Silvano e Baleno censurata dai media.
Tutti impegnati nella celebrazione del Nobile Magistrato scomparso.
Queste scritte hanno fatto imbestialire i politicanti ed i loro
tirapiedi che vorrebbero rappresentare una città unanime nel cordoglio.
Ma non è così. A Torino c’è chi non fa parte del coro belante del
gregge e non ha perso la memoria delle porcate passate.
Sono
soltanto riusciti a svelare la loro necessità di mentire, per
seppellire insieme al Boia anche la Verità , il grande bisogno di falso
che c’è in tutti loro, da Mercedes Bresso a Chiamparino, da Don Ciotti,
a Gian Paolo Ormezzano, da Caselli a Maddalena.
E’ vero gli
anarchici non hanno nessun rispetto per la morte. Quando un giudice
come Laudi che si è distinto per tutta la carriera nel perseguitare i
sovversivi tira le cuoia, noi abbiamo tutto il diritto di rallegrarcene.
Nonostante gli sproloqui di Numa non ci risulta che esista e quindi sia perseguibile il reato di “esternato giubilo”.
Nell’articolo in questione Numa se la prende con l’autore delle SCARPE
dei SUICIDI, colpevole appunto d’aver scritto un libro che svela la
scombinata montatura giudiziaria dei PM Laudi e Tatangelo, del capo
della DIGOS Petronzi, e degli anonimi ROS, responsabili della morte di
Sole e Baleno, non sulla base di insulti o illazioni gratuite, ma su
documenti dell’inchiesta, rigorosamente citati.
Vista l’irritazione
destata da questo libro che scopre i meccanismi più miserabili del
Potere, stupisce che l’autore non sia mai stato querelato dai diretti
interessati, Laudi in testa, anche solo per smentire.
Si sono
accontentati di arrestarlo al primo pretesto sgomberando e sequestrando
Fenix che l’aveva stampato. Come succede in tutte le dittature.
Ma
Numa non è soddisfatto e vuole mostrare tutto il suo zelo, si stupisce,
con una tecnica già collaudata, che Tobia (l’autore) lavori
all’Istituto Storico della Resistenza e pretenderebbe, che proprio i
depositari della memoria storica dell’antifascismo lo licenziassero per
le sue idee… come avveniva durante il fascismo…
Non abbiamo
rispetto per la morte, ne’ per quella di Laudi, ne’ per quella degli
“eroi” di Nassirya o di Kabul, ne’ per quella del padre del direttore
della Busiarda.
Noi non abbiamo dimenticato Pinelli, Serantini,
Carlo Giuliani, Sole e Baleno e le centinaia di persone assassinate
dallo Stato e dai suoi servi.

ANARCHICI SENZA CUORE
di FENIX
per TORINO SQUATTER

 

Comunicato di Daniele e Francesco sul processo

Ci chiamano terroristi
perché così vengono etichettati i combattenti rivoluzionari e i
guerrieri che si oppongono alla arroganza del capitalismo o dei singoli
stati in ogni parte del mondo.

Ci chiamano rapinatori
perché così vengono etichettati coloro che stanchi dello sfruttamento
proprio e del prossimo, decidono di prendere senza chiedere una piccola
parte delle ricchezze accumulate nelle tasche di pochi e di riportare
passo dopo passo l’uguaglianza sociale.

Tutto ciò non può certo
offenderci, noi sappiamo bene da che parte stare. Dall’imputazione di
aver rapinato un ufficio postale e di averlo fatto per finanziare
un’associazione sovversiva ci penseranno gli avvocati a difenderci.
Noi, se il primo ottobre saremo in aula non sarà di certo per assistere
all’insulso teatrino della giustizia ma solo ed unicamente per vedere
voi, compagni e compagne, che non vediamo da più di due anni e chissà
per quanto altro tempo ancora non potremo riabbracciare dato che
l’esito del processo e tutt’altro che scontato.

Ma se c’è una cosa certa
è che le inchieste e gli anni di galera non scalfiscono minimamente la
nostra voglia di combattere contro lo sfruttamento dell’uomo, della
natura e degli animali.

Non combattere per paura della galera vuol dire essere in galera anche fuori da queste mura.

Non combattere per paura
di rovinarsi la vita o un futuro da sfruttato vuol dire aver condannato
se stesso e gli altri ad una vita squallida e ad una morte prematura.

Non possiamo fare
calcoli da ragionare e valutare il nostro impegno nella lotta con il
codice penale in mano, non vale forse la pena di rischiare la miseria
che stringiamo tra le mani per conquistarci la libertà!

 

Francesco e Daniele

 

Giovedì 1° ottobre ore 9:00

Aula bunker Firenze