Solidarietà all’Horus!!!

Esprimiamo tutta la nostra solidarietà all’Horus, sgomberato stamane dagli sgherri del boia Alemanno con grande dispiegamento di forze del disordine.

Nuovamente si colpiscono quegli spazi liberati dal profitto e dalle false convenzioni sociali pubblicizzate ad arte da tv, giornali e politicanti multicolore. Ancora una volta il potere decide di colpire tutto ciò che si muove al di fuori dei suoi progetti totalitaristi (culturalmente, oltre che fisicamente)…non ci sono destra e sinistra che tengano…Sappiano però lor signori che i semi della rivolta germinano anche sul cemento…

Parma, arrestati 3 anarchici per le bombe contro la polizia

da corriere.it

PARMA – Tre persone sono state identificate dalla Digos di Verona
nell’ambito delle indagini sulle bombe carta lanciate nella notte
contro la sede della Polizia municipale di Parma. Si tratta di tre
persone considerate vicine ai movimenti anarchici. (Agr)

Pare che i tre compagni siano stati arrestati a causa della segnalazione di un metronotte, uno dei tanti sbirri mercenari che invadono le nostre città… a presto nuove notizie!

SOLIDARIETA’ AGLI ARRESTATI!

LA LOTTA NON SI FERMA!

 

Parma – Bombe carta contro la sede della Polizia Municipale

Fonte QN: Parma, 20 ottobre 2008

Due bombe carta sono state fatte esplodere nella notte contro la
caserma della polizia municipale di Parma di via del Taglio. Al momento
gli autori del gesto non sono ancora stati identificati, ma gli
investigatori contano sulla presenza delle videocamere, dalle cui
registrazioni si potrebbe risalire alla loro identità. La caserma è la
medesima dove era stato portato Emmanuel Bonsu
(nella foto), il giovane studente ghanese che aveva denunciato alcuni
agenti, sostenendo di essere stato da loro buttato a terra e malmenato.
Nessun danno a cose o persone derivato dalle bombe carta scoppiate
questa notte. E proprio la vicenda che ha visto protagonista il ghanese
sembra collegata a quanto successo questa notte. Lo hanno chiarito gli
stessi ignoti attentatori, che dopo l’esplosione, hanno esposto uno
striscione che chiedeva le dimissioni dell’assessore alla sicurezza del
comune di Parma, Costantino Monteverdi. I due ordigni, di particolare
potenza, hanno sciolto l’asfalto al momento dell’esplosione e gettato
coriandoli per un raggio di circa una decina di metri. E’ subito
intervenuta una pattuglia della polizia che ha raccolto le prime
testimonianze.


fonte repubblica parma

Due bombe carte sono state fatte esplodere la scorsa notte di fronte
alla sede della Polizia Municipale di Parma in via del Taglio, la
stessa dove alcune settimane fa era stato rinchiuso lo studente ghanese
Emmanuel Bonsu, che poi denunciò presunte violenze fisiche e insulti a
sfondo razziale da parte di alcuni agenti. E’ chiaro il collegamento
con il caso Bonsu: sempre davanti alla sede è stato esposto uno
striscione con scritto "Monteverdi dimettiti" indirizzato all’assessore
alla sicurezza urbana. Un deprecabile e vile gesto intimidatorio. La
Polizia municipale, però, non si lascia intimorire: "Sono sempre i
soliti, con i loro striscioni… Non dobbiamo aver paura – dice uno dei
testimoni – se no è finita".

Gli ordigni, scoppiati a pochi secondi dall’altro l’uno dall’altro
attorno alla mezzanotte, sono stati lanciati nel cortile del comando
davanti all’entrata principale, probabilmente da un’auto in transito.
Non hanno provocato danni alle strutture e alle persone. In quel
momento nel piazzale antistante la caserma della Municipale non era
infatti presente nessuno anche se solo pochi minuti prima erano stati
allontanati alcuni mezzi rientrati dall’ultimo turno della giornata.

Dalle prime testimonianze raccolte, nella sede della Polizia
Municipale la scorsa notte erano presenti tre agenti e una guardia
giurata. Secondo i primi riscontri, gli autori del gesto potrebbero
essere tre persone che, dopo l’attentato, si sono allontanate a bordo
di una Polo verde scuro.
"Ci siamo precipitati fuori non appena uditi gli scoppi – dichiara uno
dei testimoni – ma non siamo riusciti a vedere se qualcuno si stava
allontanando anche a causa del gran fumo sprigionato dalle bombe".

Sul posto sono intervenute una volante, la polizia scientifica e la
Digos, cui sono affidate le indagini. Ignoti per ora gli autori del
gesto anche se gli inquirenti contano di ottenere indizi importanti per
l’identificazione dalle telecamere di video sorveglianza poste all’
esterno dell’edificio.

La Digos dovrà accertare anche chi siano gli autori dello striscione
con scritto "Monteverdi dimettiti" esposto davanti al Comando prima
delle esplosioni.

Intimidazione e schedate illegali ai danni di un’attivista di Chiaiano

Comunicato Stampa

E’ evidente in queste ultime settimane l’escalation
repressiva nei confronti delle mobilitazioni contro la
devastazione ambientale. Anche a Chiaiano.
Nella serata di ieri un attivista, Francesco Barone, giovane
operaio edile di Chiaiano e partecipante del presidio, viene
convocato in questura con un avviso per "motivi di
giustizia". Francesco si reca in questura ritenendo debbano
notificargli eventualmente qualcosa. Ma una volta arrivato
lo portano al quinto piano e cominciano prima a
interrogarlo, poi a minacciarlo. Gli fanno vedere fotografie
del 23 maggio, dove francesco, come tanti altri, è seduto
in terra con le mani alzate e subisce la carica della
polizia. Fotografie comparse su molti giornali dove
evidentemente i dimostranti sono vittime.
Contremporaneamente cominciano a minacciarlo apertamente
affermando di essere "pronti ad usare altri metodi per farti
cantare". A questo punto viene condotto nella sala per le
fotosegnalazioni e gli vengono fatte le fotografie
segnaletiche e prese le impronte digitali, in maniera
assolutamente immotivata e illegale! Tanto che a Framncesco
non viene consegnato nessun verbale. Non solo la schedatura
è illegale, ma tutto il comportamento è da "stato di
polizia": se Francesco è stato interrogato come indagato
aveva diritto a un avvocato, se è stato interrogato come
testimone allora evidentemente non doveva subire quello che
gli hanno fatto fino alla schedatura!
Una evidentissima e grave intimidazione che fa seguito alle
denunce contro i cittadini che avevano bloccato per qualche
ora i camion dell’esercito, ma anche ad altri episodi del
tutto analoghi a quello di Francesco, che stanno venendo
fuori in queste ore.
Un escalation probabilmente preparata dall’uso
criminalizzante dell’inchiesta di Pianura.
Raccogliendo le testimonianze di chi ha subito questi
episodi, stiamo preparando su questo un dossier sulla
violazione dei diritti democratici da presentare alla corte
europea di giustizia.
Invitiamo tutti i sinceri democratici a prendere la parola
per impedire che questa operazione di repressione del
dissenso, motivata dall’enorme business che sorregge
"questo" piano rifiuti, vada ancora avanti!

Noi, per conto nostro, non ci faremo certo intimidire,
perchè è in gioco la nostra terra, la nostra salute e il
nostro futuro!

Comitati contro la discarica di Chiaiano e Marano

__._,_.___

Caso Marcello Lonzi

PISA 16/10/2008

Dalla morte di mio figlio Marcello, avvenuta nel carcere di Livorno,sono trascorsi 5 anni e 3 mesi. Da quella maledetta sera ne ho sentite tante di versioni, ma quella più sconcertante è che sia stato il compagno di cella ad uccidere mio figlio!

Dopo la prima archiviazione del caso da parte del dott. Pennisi è difficile credere ancora nella giustizia. Perchè ho capito che non è uguale per tutti, e la dimostrazione è chiara, come mai
dopo cinque anni salta fuori il compagno di cella e non subito? Chi copre per rischiare una condanna a 20 anni? Oppure cosa gli è stato promesso? Di fatto le guardie carcerarie stanno ancora al loro posto, il medico legale dott.Bassi Luciani (autore della prima perizia che portò all’ archiviazione) pure e mio figlio è morto e nessuno me lo riporterà.
Se questa è la legge italiana, mi vergogno di essere nata in Italia. E non parlo solo per me, ma anche per tutte le persone che muoiono nelle carceri, come Aldo Bianzino morto nel carcere
di Capanne (Pg), stesso sistema, come Marcello, alla fine l’ archiviazione.
Ogni volta che apro un giornale che parla di Marcello leggo: "la madre non si è mai arresa". Ma ora sono arrivata ad un punto che non ce la faccio più, per un anno ho sostenuto le spese del mio avvocato da sola, poi nel 2004 ho conosciuto dei giovani dei centri sociali che devo ringraziare per avermi aiutata a pagare le spese per la nuova perizie e per le ulteriori spese legali, senza quei giovani non so se ce l’ avrei fatta.
Oggi mi trovo ad avere lo sfratto non perchè non pago l’ affitto, ma non ho potuto pagare le spese condominiali, così il comune ha anticipato i soldi che adesso rivuole indietro.
Ci tengo a precisare che non ho mai chiesto alcun tipo di aiuto nè al comune di Pisa, nè ad alcun altro ente pubblico, ora però non so proprio come fare. So solo che io a Pisa non ho nessuno e che mio figlio è a Livorno, piazzare una tenda davanti al cimitero per me è la stessa cosa, almeno sarò più vicino a Marcellino. Sempre che non mi scaccino pure da lì.
Ciuffi Maria

 
Chi volesse aiutare Maria può versare un contributo sul
c/c postale n° 66865767 ABI 07601 CAB 14000

Livorno: branco aggredisce questuante

Un cittadino straniero di 27 anni, probabilmente della Repubblica Ceca,
e’ stato aggredito nel tardo pomeriggio da un gruppo di circa 15
giovani mentre chiedeva l’elemosina.
A bordo di alcuni scooter e armati di bastoni, i ragazzi hanno dapprima
circondato l’immigrato, per poi aggredirlo a calci e pugni senza
apparente motivo.
L’uomo e’ al momento ricoverato in ospedale con ferite alla testa, ma non e’ in pericolo di vita. (Agr)

Russia – Nazi uccidono ragazza di 16 anni

fonte: indymedia lombardia – tradotto da: http://ru.indymedia.org/

L’8 ottobre 2008 alle ore 22:00 circa a Irkutsk, nella zona del Monte Sinyushina, è stata uccisa Olga Rukosyla, 16 anni.

Secondo i testimoni, sono arrivati tre giovani vestiti da Skinhead,
e si sono avvicinati chiedendole qualcosa. Alla risposta di Olga i 3
l’hanno scaraventata a terra e hanno iniziato a picchiarla prendendola
a calci per diversi minuti. Qualcuno ha chiamato un’ ambulanza, che ha
portato la ragazza in ospedale; ma la stessa notte Olga è morta.

Olga non appartiene a nessun movimento politico, ma si vestiva come
una punk e con merletti rossi alle scarpe, un simbolo di appartenenza
antifa; anche l’aspetto informale è spesso motivo di aggressione da
parte dei nazisti come molto probabilmente anche in questo caso.

I primi indagati per l’omicidio di Olga sono neo-nazisti di Irkutsk
"Boomer" e "Def". Entrambi i neonazisti sospettati dell’omicidio sono
coinvolti anche nell’attacco al campeggio antinucleare nell’estate del
2007 nella stessa zona. "Boomer" è ampiamente conosciuto per il suo
comportamento estremamente instabile e la sua aggressività, e per
collaborare con la polizia.

Treviglio – Morte di un uomo invisibile

Un’altra storia della Bassa. La morte di una non-persona, di un clandestino, di un fantasma tra milioni di altri fantasmi.

L’articolo pietista non si interroga minimamente sul perché un lavoratore in Italia da quattro anni risulti “clandestino”, né sul fatto che un clandestino non può prendere la patente, né può opporsi se la cooperativa di facchinaggio per cui lavora lo manda a faticare a quaranta chilometri da casa sua.

Meglio illudersi che la vedova verrà aiutata, che i trevigliesi porteranno mazzi di fiori sulla bara, perché in fondo noi italiani siamo brava gente, ché farsi domande troppo scomode.

Questo forse non è un omicidio razzista, perché parlare di razzismo è riduttivo nella situazione in cui ci troviamo. Una parte delle persone che vivono in Italia non sono discriminate per la “razza” a cui appartengono: semplicemente non esistono, se non come braccia, corpi invisibili. Spesso, cadaveri. Mai persone.

Zoilo Gutierrez Ore ha dovuto morire per riappropriarsi della propria identità, del proprio nome. Ma la sua foto che compare di fianco all’articolo ha una sola parola come didascalia, semplice, precisa come un colpo di pistola: clandestino.

MUORE INVESTITO MENTRE VA AL LAVORO
Tutti i giorni faceva la spola da Cavenate percorrendo 40 chilometri pur di non rimanere disoccupato

Treviglio – Falciato in bici mentre si reca al lavoro in città. Zoilo Gutierrez Ore, boliviano di 37 anni, in Italia da 4 anni ma ancora clandestino, tutti i giorni percorreva 40 chilometri in bicicletta, 20 all’andata e 20 al ritorno. Da Cavenate Brianza, dove viveva con la moglie, veniva fino a Treviglio in sella alla sua due ruote. La sua meta era il centro commerciale «Il Pellicano» di viale Montegrappa, dove una cooperativa gli aveva trovato un posto da facchino. Lunedì all’alba, mentre percorreva la Statale 11 al confine con Cassano, è stato falciato e ucciso da una «Fiat Multipla» con a bordo sei manovali di Cologno al Serio.
Era due mesi che Zoilo Gutierrez Ore si alzava alle 4 di mattina e partiva per Treviglio. Da agosto infatti lavorava in città, al centro commerciale dove prendeva servizio alle 7. Utilizzando il permesso di soggiorno del fratello, era riuscito a farsi assumere da una cooperativa del Milanese che poi gli aveva trovato quell’occupazione. Un posto «scomodo» per Zoilo che, non avendo la patente e non disponendo dei soldi per comprare neppure un motorino, non aveva altro mezzo che la sua bicicletta per percorrere i 20 chilometri tra la sua abitazione e Treviglio. Un posto però prezioso per l’extracomunitario, perché quel lavoro per lui era la speranza di poter avere una vita migliore e di poter spedire dei soldi ai tre figli che era stato costretto a lasciare in Patria ai genitori. Una speranza che però si è bruscamente interrotta lunedì.
Erano circa le 6.30 quando Zoilo Gutierrez Ore ha superato il ponte di Cassano immettendosi sull’ex Ss 11. Ha
Sul posto è poi intervenuta la pattuglia della Polizia Stradale di Treviglio che ha effettuato i rilievi mentre la salma di Zoilo Guiterrez Ore veniva portata alla camera mortuaria del cimitero cittadino. Solo nel pomeriggio gli agenti sono riusciti a rintracciare Malena Drew Arze 34 anni, la moglie del boliviano risultata anche lei senza permesso di soggiorno. Martedì mattina la donna è arrivata a Treviglio per riconoscere la salma del congiunto. Con lei il console onorario della Bolivia Giuseppe Crippa. La sezione milanese dell’associazione dei boliviani in Italia ha annunciato che chiederà un permesso di soggiorno per la vedova e raccoglierà dei fondi per aiutarla. La salma sarà rimpatriata la prossima settimana.

Il Giornale di Treviglio, 17/10/2008

Un’inchiesta sullo squadrismo a Lucca dopo l’arresto a Sofia del leader fascista Andrea Palmeri

 Tratto da senza soste.it:

E’
incredibile (ma solo fino a un certo punto) che la stragrande maggioranza dei
144 tifosi italiani al seguito della nazionale fossero, malgrado il biglietto
nominale, pregiudicati per reati di stampo fascista o razzista o semplicemente
diffidati.

Tra
gli arrestati nientemeno che Andrea Palmeri (in foto), 29 anni, capo
del gruppo
ultras dei Bulldog Lucca. Già condannato in primo grado a un anno e
mezzo per
il pestaggio di un giovane appartentente a collettivi antagonisti con
una sentenza di colpevolezza che aveva escluso le circostanze
aggravanti ritenute cardine dell’accusa e poi scarcerato per decorrenza
dei
termini della carcerazione preventiva dopo sette mesi, Palmeri, figlio
di un medico molto influente in città,
continua a girare indisturbato per Lucca facendo esattamente ciò che
faceva prima di essere arrestato.

Tornando
alla cronaca, Palmeri sarebbe stato fermato dalla polizia bulgara in seguito ai
disordini avvenuti sugli spalti dello stadio di Sofia prima della partita di
calcio Bulgaria-Italia. "Sotto l’aspetto penale – minimizza il suo legale,
Alberta Cagnacci – nessun problema visto che il saluto romano in Bulgaria non è
reato".

Andrea
Palmeri e i suoi scagnozzi

Gli inquirenti che, dopo anni di pestaggi e violenze di ogni
tipo, si sono visti costretti a lavorare sullo squadrismo nazifascista a Lucca
dopo che alcune vicende sono balzate agli onori delle cronache nazionali,
ricostruendo la struttura dell’organizzazione non bulldog_sequestro.jpghanno avuto dubbi: Andrea
Palmeri ne è il capo, anzi, il "Generalissimo", come veniva
soprannominato il dittatore spagnolo Francisco Franco. "Dalle indagini
emerge tutto il suo carisma", hanno più volte detto gli inquirenti. Una struttura verticistica, quasi
militare, con un codice d’onore che impone la solidarietà tra gli aderenti
(specie se detenuti o diffidati), l’assoluta omertà, l’assidua frequentazione,
l’azione violenta e determinata soprattutto contro i comunisti, i traditori
("gli infami") e i migranti. A bordo di auto sono soliti pattugliare
le strade cittadine e fare i "giustizieri della notte".
Colpito da "diffida" (adesso anche da daspo internazionale dopo i fatti
di Sofia),
non è solito impegnarsi direttamente nelle azioni cruente, come
interventi in
curva, spedizioni punitive, aggressioni. Ma è lui – sostiene la procura
– a
dare ordini, a stabilire cosa si deve fare e cosa non si deve fare. Già
simpatizzante del movimento Forza Nuova, recentemente sembra aver
seguito
il vento confluendo nel Movimento Sociale Fiamma Tricolore, in favore
del quale
ha organizzato in provincia diverse iniziative impegnandosi nella
campagna del
cosiddetto "Mutuo Sociale".

Per gli
inquirenti, e secondo anche quanto riportato da Il Tirreno cronaca di
Lucca già il 21 settembre 2007, sotto Palmeri ci sarebbe Andrea Di
Vecchio, 20 anni, residente all’Arancio. È
soprannominato "Francuccio" o "Capo" e secondo la procura
sarebbe attivista di Forza Nuova. Ha assunto il ruolo di coordinatore
dei
Bulldog dopo che il Tar della Toscana, per vizi procedurali, aveva
annullato il
Daspo del 24 settembre 2006 (partita Pisa-Lucchese). Ci sono poi Daniel
Fratello, 28 anni, nei cui confronti gli inquirenti
evidenziano una serie di reati in ambito sportivo (invasione di campo,
lancio
di oggetti) e inerenti la discriminazione razziale, e Andrea Vanni, 36
anni. Palmeri li indica (Fratello in
un’intercettazione telefonica) come le persone più idonee "a tirare
avanti il gruppo all’interno della curva". Luigi Marotta, 22 anni,
detto "Gigi la Trottola",
all’interno dell’organizzazione era invece delegato alla raccolta dei fondi per
gli arrestati. C’è poi Stefano Vannucci, l’intestatario della scheda Sim
utilizzata da Palmeri e sottoposta ad intercettazione telefonica.

Sempre secondo Il Tirreno, sullo stesso piano ci sarebbero poi i vari
esecutori degli ordini impartiti dal
Generalissimo: da Francesco Preziuso, detto Cicogna, a Giacomo Baroni;
da Mirko
Santucci a Davide Giovannetti; da Lorenzo Pucci, detto Toffolo o Tozzo,
sino a
Francesco Venturini, Alessandro Frediani, Adam Alexander Mossa,
Alessandro
Bastone, Gabriele Bianchi, Matteo Frangioni detto Brioche, Alberto Del
Bianco
soprannominato Albertazzi, Federico Mecca e un Cantini che di nome fa
nientemeno che Junio Valerio, come il Borghese che tentò il colpo di
stato in Italia, responsabile della vendita dei gadget dei Bulldog.
Senza dimenticare gli altri due condannati che sono stati condannati
insieme a Palmeri: Alfredo
Franceschini, 43 anni, per lui un anno e mezzo di reclusione, e Daniele
Benedetti, di 26 anni, condannato a 8 mesi.

L’attività investigativa della Digos sarebbe iniziata nell’estate 2006.
Nel novembre 2006 arriva in procura la prima informativa
e l’8 gennaio 2007 il gip autorizza le prime intercettazioni.
Prima telefoniche, più tardi ambientali con una microspia inserita
nella Seat Cordoba di Palmeri. Alcuni compagni antagonisti vengono
fatti oggetto di atti di teppismo. Ma la chiave di volta dell’indagine
è l’aggressione a un altro compagno, inseguito in auto, fatto sbandare
e poi
massacrato, tanti contro uno, con calci, pugni e colpi di cinghia. I
telefoni di alcuni
Bulldog sono sotto controllo e alle 4 del mattino, qualche ora dopo
l’aggressione, sempre secondo quanto già riportato da alcuni media
locali Francesco Preziuso, uno dei partecipanti
all’aggressione, chiama Palmeri e
confessa che il gruppo "ha combinato un gran casino". I Bulldog (come
ricostruiscono le intercettazioni) si riuniscono immediatamente a casa
di Alessandro Bartone – altro componente del “commando” (oggi non più
residente a Lucca) che poi rivelerà tutti i particolari della vicenda
agli inquirenti – per discutere sul da farsi. Nelle successive 48 ore
s’incontreranno altre due volte, una in un locale pubblico. A settembre
2007 scattano le ordinanze di custodia cautelare in carcere e agli
arresti domiciliari.

Dalla città allo stadio

Secondo la procura della Repubblica sarebbero dieci le occasioni che hanno
portato i Bulldog, dal 28 novembre 2004 sino al 25 marzo 2007, all’assoluta
egemonia prima in curva Ovest e poi in tutto lo stadio. Una lunga serie di
minacce e aggressionbulldog_curva.jpgi che hanno costretto altri due gruppi ultras (Tori
Flesciati e Fedayn) prima a spostarsi in gradinata e poi a sciogliersi.
Lumezzane – Lucchese. E’ il 28 novembre 2004. I filmati in possesso
della Digos parlano chiaro. Nel settore riservato agli ultras della Lucchese
avvengono scontri tra tifosi. Da una parte i “Bulldog Lucca 1998” dall’altra i “Fedayn”.
La rissa segna l’inizio dell’era Bulldog.
Presentazione della Lucchese 2006-2007. 13 13 luglio 2006. Daniele Di
Piazza – conosciuto come “Il Porcarese”, sentito come persona informata dei
fatti – si reca al Porta Elisa per esporre lo striscione del club Cuore
Rossonero. Secondo la procura, Andrea Palmeri, capo incontrastato dei Bulldog,
gli fa capire che in quella sola occasione avrebbe potuto esporre lo striscione
in curva Ovest. Per gli altri lo spazio riservato era solo la tribuna centrale
o la gradinata.
Memorial Scoglio. Il 14 agosto una decina di Bulldog s’incontrano con
alcuni rappresentanti dei Tori Flesciati e degli altri gruppi ultras sulle
modalità con cui sarebbero stati esposti gli striscioni. Dalle parole si passa
alle vie di fatto. Calci, pugni, manate in faccia. I Bulldog sono di più e
hanno la meglio. I Tori Flesciati decidono di sciogliersi.
Pisa – Lucchese. È il 24 settembre 2006. Un esponente dei Tori Flesciati
appende alla barriera una maglietta con l’effige del “Che”. Due Bulldog impongono
di toglierla e quando in difesa arriva un altro supporter viene circondato e
colpito da un pugno in faccia.
Grosseto – Lucchese. 8 ottobre. Al casello Lucca-Est viene controllo il
pullman organizzato dai Bulldog. Occultati sotto i sedili i poliziotti trovano
di tutto: tondini di ferro, mazze da baseball. Inizialmente si prende la
responsabilità Giacomo Baroni. Ma il giorno successivo la paternità del
ritrovamento se l’attribuisce Adam Alexander Mossa. Per la Digos la decisione venne
presa da Palmeri.
Sassuolo – Lucchese. 15 ottobre. A Giglio di Reggio Emilia, Simone
Innocenti, leader dei Fedayn, alla guida dei cori dei tifosi lucchesi viene
fatto allontanare su ordine dal diffidato Palmeri che, stando alla Digos, da
fuori dallo stadio telefonicamente aveva ordinato a Baroni di cacciare l’ultras
ritenuto infame.
Padova – Lucchese. Al termine della sfida (5 novembre 2006) qualche
ultras entra in campo per avere una maglia dei giocatori rossoneri. Ma uno di
loro – stando alla Digos – viene preso a pugni da Palmeri.
Lucchese – Ravenna. Gara di Coppa dell’8 novembre. Palmeri viene filmato
mentre si rivolge con prepotenza a uno steward pretendendo che un tifoso dei
Bulldog, sprovvisto di biglietto, abbia accesso libero.
Pizzighettone – Lucchese. 19 novembre 2006. Nel furgone dei dai Bulldog
viene trovato dalla polizia uno scalpello, sequestrato. Nel furgone c’è Palmeri
con altri cinque Bulldog.
Lucchese – Padova. Al termine della sfida del 25 marzo 2007 una
delegazione di 10 tifosi, d’accordo con la società, viene fatta entrare negli
spogliatoi per un confronto con i giocatori. Il difensore Luca Ceccarelli dice
alla Digos che i tifosi avevano un «atteggiamento nervoso e concitato: due di
loro mi criticavano aspramente sostenendo di averli mandati a quel paese».

Per Senza Soste, Tito Sommartino