Grecia – Atene, colpi di arma da fuoco contro veicolo della polizia

onte agi

Ancora violenza ad Atene, dove ignoti hanno esploso colpi di arma da
fuoco contro un cellulare della polizia anti-sommossa, che stava
transitando nel quartiere di Goudi. Lo hanno reso noto fonti delle
forze dell’ordine, secondo cui nessuno degli agenti che si trovavano a
bordo del veicolo e’ comunque rimasto ferito; uno degli pneumatici,
raggiunto dalle pallottole, e’ pero’ scoppiato. Sull’episodio e’ stata
aperta un’inchiesta da parte delle autorita’ anti-terrorismo elleniche.
La protesta giovanile, innescata in Grecia dall’uccisione il 6 dicembre
scorso del quindicenne Alexis Gregoropoulos,
e’ gia’ sfociata in diversi casi di incendi di commissariati e di
assalti ai poliziotti, ma e’ la prima volta in cui si registra un
attacco con armi vere e proprie. (AGI) – Atene, 23 dicembre

COLPO DI STATO IN GUINEA

Da Indy Roma:

repubblica

CONAKRY
– I militari hanno preso il potere in Guinea a poche ore dalla morte
del presidente Lansana Contè. L’annuncio è stato dato alla radio
nazionale, letto da un capitano delle forze armate guineane questa
mattina. Nel comunicato è stata annunciata la dissoluzione del governo
e delle istituzioni, nonché "la sospensione della costituzione". Un
colpo di Stato.

A leggere il comunicato è stato Moussa Dadis Camara. Il
provvedimento entra in vigore fin da oggi. Sono sospese "tutte le
attività politiche e sindacali". "Il governo e le istituzioni
repubblicane sono disciolte", ha aggiunto Camara. Al loro posto verrà
"al più presto" creato un "consiglio consultivo" composto da militari e
civili.

I militari criticano poi il passato regime: "Le istituzioni
repubblicane si sono messe in mostra per la loro incapacità di trovare
una soluzione alla crisi" che attraversa il paese, provocando profondo
malcontento tra la popolazione e imponendo un "risanamento
economico".

Il primo atto della nuova giunta è stata la convocazione di tutti i
ministri del disciolto esecutivo e diversi altri tra notabili e alti
funzionari pubblici, che sono stati poi costretti a radunarsi in una
caserma dell’Esercito, ufficialmente per "garantirne la sicurezza".

Alla popolazione è stato inoltre ordinato via radio di "rimanere a
casa e astenersi da qualsiasi atto di vandalismo o saccheggio".
L’autoproclamato Consiglio consultivo nominerà il nuovo presidente nei
prossimi giorni, insieme al nuovo primo ministro e al suo futuro
gabinetto: il cui compito prioritario, è stato precisato, sarà
rappresentato dalla lotta contro la corruzione.

Nella notte il presidente dell’Assemblea Nazionale Aboubacar Somparè
aveva annunciato alla televisione di stato la morte del presidente
Lansana Contè, 74 anni, da tempo ammalato. Contè, un militare salito al
potere con un colpo di Stato, governava il paese africano da 24 anni.

Era salito al potere il 3 aprile 1984 e la sua era stata una
reggenza segnata da feroci repressioni: all’inizio del 2007 si erano
svolte imponenti manifestazioni popolari ostili al regime che erano
state sedate con violenza, con un bilancio di almeno 186 morti e 1200
feriti. Molte volte la gestione politica del paese era stata al centro
di critiche da parte di organizzazioni che avevano denunciato la
corruzione e la povertà della popolazione, malgrado la ricchezza in
risorse naturali del Paese.

Ferrara – Attaccata caserma polizia postale

Tratto da informa-azione:

riceviamo via mail anonima e pubblichiamo:

"Sabato 20 dicembre, poco prima dell’alba, la caserma della polizia
postale di Ferrara è stata attaccata dagli oppressi in solidarietà ai
fratelli uccisi dallo stato. Ignoti hanno lanciato uova con vernice
rosso sangue, pietre e una torcia da segnalamento ferroviario contro
questa succursale dello stato, danneggiandola. In uno scritto lasciato
ad uso e consumo dei suini, oltre a ricordare molti degli uccisi quali
Federico Aldrovandi, Sole e Baleno, Carlo Giuliani, Marcello Lonzi ed
altri, è stato lasciato un avvertimento agli assassini in divisa:
PAGHERETE TUTTO! PAGHERETE CARO!
Non abbaiare, mordi"

Cile – Sull’assassinio dell’anarchico Juan

Pochi giorni fa avevamo diffuso la notizia dell’assassinio di un compagno anarchico cileno,
assassinio avvenuto all’interno di una comunità mapuche. Subito sono
stati arrestati due mapuche di quella stessa comunità e in tanti hanno
creduto alla solita montatura da parte dello stato cileno.
Contemporaneamente la comunità in questione ha mantenuto il silenzio
fino al comunicato che di seguito riproduciamo.

In pratica si conferma la versione fornita da diversi quotidiani
cileni secondo la quale Omar Huenchullan avrebbe confessato la propria
responsabilità nell’omicidio del nostro compagno. Lui sostiene che
stava maneggiando un’arma e che incidentalmente gli è partito un colpo.

E’ una brutta storia, a maggior ragione perché Juan è stato ucciso
proprio da un mapuche di quella comunità che era andato a difendere.
Brutto il tentativo di depistare le indagini da parte di Omar tentando
di pulire la scena del delitto. Brutto anche il silenzio della comunità
per diversi giorni, mentre molti anarchici sono stati indotti ad
accusare altre persone.

Sappiamo quali possono essere le conseguenze di quello sciagurato
incidente. E’ molto alta la possibilità che venga revocata la
personalità giuridica a questa comunità mapuche, con l’impossibilità ad
ottenere le terre rivendicate. Ma è proprio per questo motivo che ci
saremmo attesi un comportamento diverso da parte della comunità
rispetto a Juan, alla sua compagna, ai suoi familiari.

Noi continueremo a seguire le lotte del popolo mapuche, quelle che
meritano; ma com’è avvenuto in passato senza mitizzare e stando bene
attenti alle parole e ai comportamenti dei singoli individui.

Archivio Severino Di Giovanni


All’opinione pubblica nazionale ed internazionale, così come alle
Organizzazioni Sociali, Popolari, Politiche e a tutto il Popolo Mapuche
che ci hanno appoggiato in tutto questo processo di lotta per la
rivendicazione legittima delle nostre terre, dichiariamo quanto segue:

1.- In relazione ai fatti avvenuti il 14 dicembre, in cui si è avuta
la tragica morte di Juan Cruz, che non ancora riusciamo a capire,
vogliamo esprimere il nostro più profondo dolore per l’accaduto alla
famiglia di Juan, che merita il nostro più profondo rispetto per aver
consegnato il figlio nelle mani della nostra Comunidad Mapuche Autónoma
Temucuicui. Vogliamo chiedere anche perdono, soprattutto ai genitori,
alla sorella e Compagna Erica, anche lei ci ha accompagnati, per non
aver potuto chiarire l’accaduto prima, perché non sapevamo quel che
stava accadendo e solo avevamo certe idee sui fatti.

2.- Noi, come il resto delle delle persone, siamo venuti a
conoscenza su come si è verificata la morte di Juan man mano che
procedevano le perizie e le indagini sui fatti. Abbiamo deciso di farlo
così, perché non potevamo assicurare nulla su ciò che era avvenuto.

3.- Vogliamo mettere in chiaro che quanto accaduto non rappresenta
il modo d’agire della Comunità, bensì che è un qualcosa di ripudiabile
da tutta la nostra gente, se quanto accaduto è stato quel che
ipoteticamente ha dichiarato Omar Huenchullán. Il nostro comunitario ha
dichiarato che si è trattato di un incidente mentre stava manipolando
un’arma da fuoco, che non è stata ancora trovata. Gli incidenti possono
succedere in qualsiasi luogo, quando devono succedere. Ciò nonostante
sappiamo come lavora la Policía de Investigaciones (PDI) quando deve
trovare un responsabile. Soprattutto sappiamo quanto lunghi e tortuosi
sono gli interrogatori e come gli agenti manipolino le informazioni per
la propria convenienza. Per noi è di fondamentale importanza, così come
per la famiglia di Juan, che si trovi il colpevole e che questi paghi
per l’accaduto.

4.- Ma è anche di fondamentale importanza che il nostro werken
(portavoce) Jorge Huenchullán resti in libertà perché sappiamo che egli
non ha nessuna partecipazione o responsabilità in questo incidente.
Egli è un pilastro fondamentale e importante per le sue idee e la sua
coerenza lungo il cammino per il recupero del nostro territorio
ancestrale ed un sasso nelle scarpe degli apparati repressivi dello
stato cileno e pertanto il suo arresto risponde chiaramente ad una
persecuzione politica.

5.- Non è nel nostro potere assicurare quel che è accaduto a Juan,
perché non lo sappiamo e lo lasciamo nelle mani di coloro che stanno
indagando; ma faremo il possibile per chiarire l’orrenda situazione che
stiamo vivendo, in quanto non si tratta solo di trovare il colpevole,
ma perché si getta a terra tutto il nostro modo d’agire leale, diretto
e trasparente come abbiamo fatto in questi lunghi e ardui anni di lotta.

6.- Per noi, Juan è sempre stato un sostegno incondizionato, un uomo
rispettoso, sincero e notevolmente solidale, perché lui è venuto nella
nostra Comunità a proteggere le donne e i bambini che si trovavano soli
per via della prigione politica dei genitori, situazione che porteremo
sempre nei nostri cuori come Juan, che è stato parte di noi e
continuerà a esserlo per sempre.

7.- Chiediamo sinceramente a tutti coloro che ci hanno appoggiato
lungo tutti questi anni, a continuare a farlo perché quest’incidente
non è ascrivibile all’interno della lotta né del conflitto contro i
latifondisti, i ricchi e gli usurpatori del nostro territorio, visto
che in questo fatto è coinvolta solo una persona di tutto un insieme di
uomini e di donne che fanno parte di questa gran lotta. Questi fatti
non possono continuare a succedere in nessun luogo in cui s’è
combattuto per tanti anni.

8.- Da quel che ha dichiarato la Intendente Nora Barrientos (che
non ha mai partecipato al processo di negoziazione con la nostra
Comunità), il 18 dicembre sul quotidiano "Diario Austral" -giornale che
ha una relazione diretta con la negoziazione delle terre per le quali
abbiamo lottato tutti questi anni, vedendo la nostra gente detenuta, o
in clandestinità lasciando le mogli e i figli alla deriva- adesso lei
dice che non si negozierà con le comunità violente. La Nostra Comunità
non è mai stata protagonista di atti violenti che abbiamo relazione con
il conflitto con Renè Urban. Noi abbiamo sempre rispettato la legalità
e non siamo mai incorsi in fatti delittuosi. Quanto accaduto rispetto a
quel che ipoteticamente ha dichiarato Omar, non sarebbe nemmeno un
fatto delittuoso, bensì un incidente fortuito. Adesso questa persona
sta pensando di toglierci la personalità giuridica. Noi abbiamo sempre
sostenuto che la nostra lotta non era per una personalità giuridica che
abbiamo dovuto richiedere per obbligo, per poter avviare il processo di
negoziazione. Sebbene, certamente, la morte di Juan sia un fatto grave
che nessuno mette in discussione, non può essere messo in mezzo con il
processo inoltrato da molto tempo per la restituzione del nostro
territorio ancestrale e per la libertà di tutti i Prigionieri Politici
Mapuche che hanno portato avanti questa lotta.

9.- Lo stato cileno prepara tutto uno scenario a propria
convenienza dopo la morte di Juan, per fare ciò che volevano fare da
molto tempo. Vuole frenare l’acquisto di terreni per la Comunidad
Autónoma Temucuicui, e adesso vocifera una chiara scusa per nascondere
la sua inefficienza nel facilitare l’acquisto di terreni per la nostra
Comunità, che avrebbe finito con tutto questo conflitto.

Tutti sanno che la Comunidad Autónoma Temucuicui porta avanti molti
anni di lotta e che è stata in piedi resistendo ai Carabineros
appostati nel nostro territorio. Inoltre abbiamo sofferto una ventina
di perquisizioni senza che siano mai stati trovati un’arma o alcun peñi
clandestino. Lo stato cileno vuole distruggere in qualche modo la
nostra Comunità. Non permetteremo che questo accada; continueremo a
lottare in piedi, fermamente, resistendo in maniera legittima e degna
per recuperare le nostre terre e per la libertà dei Prigionieri
Politici Mapuche.

Comunidad Mapuche Autónoma Temucuicui
Wallmapuche Temucuicui
venerdì 19 dicembre 2008

Grecia: salgono a cento le scuole occupate per protesta

Almeno due giovani dimostranti sono stati arrestati dopo che un
gruppo dei duemila studenti, che ieri hanno manifestato davanti al
quartiere generale della polizia di Atene, hanno bersagliato con della
farina i poliziotti in assetto anti-sommossa.
Ne sono seguiti nuovi scontri, nel decimo giorno di manifestazioni nel
Paese ellenico, per protestare contro la morte del 15enne Alexis.

Gli studenti ieri hanno organizzato anche dei blocchi pacifici su
altre numerose strade della capitale. Una cinquantina di giovani
manifestanti si è poi dato appuntamento fuori dal Palazzo di giustizia
della capitale, dove sei persone erano sottoposte ad interrogatorio per
gli scontri dello scorso fine settimana.
"Solidarietà con gli ostaggi di Stato", si leggeva su uno striscione
dei dimostranti, sventolato sotto l’occhio vigile di una cinquantina di
poliziotti. Sono in tutto 86 le persone fermate ieri durante gli
scontri tra giovani e poliziotti.

Secondo le ultime cifre fornite venerdì dal ministero
dell’Istruzione, un centinaio di scuole secondarie restano occupate nel
paese ellenico. Si tratta del decimo giorno di mobilitazione degli
studenti greci contro le autorità dopo la morte, il 6 dicembre,
dell’adolescente Alexis Grigoropoulos.

Alexis ha intanto una sua strada. I compagni hanno apposto targhe
sulla via Missolonghi, nel quartiere di Exarchia dove è stato ucciso.
Targhe che dicono semplicemente ‘Alexandros Grigoriopoulos, 15 anni’.
Le targhe metalliche, eguali a quelle ufficiali e che sarà difficile
togliere, sovrastano il sacrario fatto di fiori, candele, messaggi,
oggetti personali e simbolici sul luogo dove il ragazzo è caduto sotto
il colpo del poliziotto adesso incriminato per omicidio. E dove la
gente, compagni e privati cittadini, continua a recarsi in
pellegrinaggio.

Domani (mercoledì 17) è in programma una manifestazione davanti alla
sede del tribunale dove verranno ascoltati i poliziotti coinvolti
nell’uccisione del ragazzo.
Per giovedi’ invece è stata convocata una manifestazione di protesta a livello nazionale.

Messico – Condannati i compagni arrestati il 2 ottobre

Da informa-azione:

Compagne/i,

venerdì 12 dicembre si è concluso il processo contro i compagni
arrestati il 2 ottobre durante la manifestazione in commemorazione del
40° anniversario del massacro di Tlatelolco.

Non ci hanno fatto assistere al processo, le uniche informazioni in
nostro possesso le abbiamo avute da un avvocato. Sempre secondo
l’avvocato ci sono state delle irregolarità ed i compagni si sono
ritrovati condannati per reati per in quali non erano stati imputati.

Questa la sentenza:

– Armando Contreras Olvera, 5 anni e 6 mesi

– Karen Viridiana Urban Hernández, 5 anni e 7 mesi

– Gonzalo Arturo Latundo Sánchez, 6 anni e 6 mesi

– Didier Eduardo Salgado Ramos, 6 anni e 6 mesi

Mentre Fernando Guerra Gómez era già stato condannato a 8 anni e 7 mesi lo scorso 4 dicembre.

I familiari ricorreranno in appello, pertanto è importante seguire
le azioni per la loro liberazione, oltre ad aiutarli economicamente.

La solidarietà non è una parola scritta!

Libertà ai prigionieri politici!

Stop alla criminalizzazione della lotta sociale!

Di fronte alla repressione… nemmeno un passo indietro!

Abbasso le mura delle prigioni!

Federación Local Libertaria

[Pistoia] 13/12 Serata Benefit condannati 11 Marzo 2006

ore 18: infopoint antifa e mostra sui fatti dell’11 Marzo 2006
ore 19,30: 11 Marzo, ne parliamo con chi c’era
ore 21: cena benefit
dalle 22 circa:
Les Camelots (musica da camera con bagno da Pistoia)
Alfatec (hc punk da Firenze)
Bazooka (hc punk da Prato)
Fratelli rossi (punk da Firenze)
Il tutto allo spazio liberato ex Breda est, via Pacinotti 9

per arrivare: Uscite a Pistoia, dopo il casello lo svincolo a sinistra,
immessi sulla superstrada uscire al primo svincolo a dx (costeggerete
l’ansaldo Breda costruzioni ferroviarie), all’incrocio a sinistra,
proseguite fino a sorpassare la ferrovia e arrivate ad un incrocio,
girate a destra, giunti alla rotonda della stazione seguite l’unica
strada possibile, all’incrocio a sinistra, 200 metri e ci siete.

info: 3339110255

 
CLICCA SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRE
 

Varie dal paese di filosofi…e dai solidali…

Grecia – Bombe davanti al tribunale

fonte ansa. Per i media da ben 5 giorni la situazione va verso la normalità

Governo: situazione verso la normalita’

(ANSA)- ATENE,10 DIC- Giovani radicali hanno lanciato bombe
incendiare davanti al tribunale dove sono comparsi gli agenti accusati
dell’omicidio di Alexis.
I poliziotti sono accusati uno di omicidio volontario e l’altro di
complicita’. Oggi vertice del governo, al termine del quale il ministro
dell’interno Pavlopoulos ha detto: ‘La situazione sta tornando alla
normalita’. Spiegando che si tratta di una valutazione collegiale. Cio’
emergerebbe anche dal viaggio del premier domani a Bruxelles.


fonte adnkronos

Dall’autopsia risulta che il 15enne ucciso sabato da un poliziotto, sarebbe stato colpito da un proiettile di rimbalzo
Grecia, oggi lo sciopero generale. Ancora scontri con la polizia
Mentre oltre 15mila persone partecipavano pacificamente ad Atene
alla manifestazione dei sindacati contro la politica economica del
governo, un gruppo di circa 300 studenti si è staccata dal corteo e ha
lanciato molotov e sassi contro gli agenti, che hanno risposto con i
gas lacrimogeni. Scontri anche a Salonicco

Atene, 10 dic. – (Adnkronos/Dpa) – Dopo gli scontri di ieri, nuovi
tafferugli sono avvenuti oggi nel centro di Atene durante la giornata
dello sciopero generale di 24 ore indetto dai sindacati per protestare
contro la gestione della crisi economica da parte del partito ‘Nuova
democrazia’ al governo.

Mentre alla manifestazione di piazza Sintagma partecipavano
pacificamente oltre 15 mila persone, un gruppo di circa 300 studenti ha
raggiunto la polizia davanti al vicino Parlamento e al grido di
‘Alexis’, il 15enne ucciso sabato scorso dagli agenti, è iniziato il
lancio di molotov e sassi. Per disperdere il gruppo la polizia ha
impiegato i gas lacrimogeni.

Nonostante l’appello dei sindacati alla calma durante le
manifestazioni nella giornata di sciopero che sta paralizzando la
Grecia, anche a Salonicco, a margine di una protesta di circa 2 mila
persone, tra le quali numerosi studenti si sono verificati altri
scontri.

Intanto dai primi risultati dell’autopsia eseguita sul corpo di
Alexis Grigoropoulos risulta che il quindicenne sarebbe stato ucciso da
un proiettile di rimbalzo, sparato da un agente lo scorso sabato nel
quartiere Exarchia della capitale.


Milano – Scontri Grecia: protesta al consolato

fonte corriere

MILANO – Breve protesta di un gruppo diragazzi davanti al consolato greco di Milano in solidarieta’ ai manifestanti greci
e contro la morte del quindicenne Alexis Grigoropulos. Una ventina di
giovani dei centri sociali hanno colpito il portone della sede
diplomatica con vernice rossa e nera srotolando uno striscione con la
scritta: ”I fuochi della Grecia scaldano il nostro inverno”


Turchia – Anarchici turchi imbrattano consolato Greco ad Instambul

fonte asca

(ASCA-AFP) – Istanbul, 10 dic – Una decina di manifestanti turchi
hanno imbrattato con della vernice rossa il Consolato greco di Istanbul
per partecipare alla protesta contro l’uccisione del giovane Alexis ad Atene.

Il gruppo che ha lanciato palloni e bottiglie di vernice contro la
sede consolare, rompendo anche il vetro dell’auto di un console, e’
stato identificato come una fazione anarchica dell’area della citta’
turca.


Atene – Assalto a un istituto italiano

fonte il tempo

Assalto a un istituto italiano
ATENE Attacco sventato all’Istituto italiano di cultura (Iic) di Atene.
Alcuni giovani l’altra notte, dopo aver sfondato una finestra hanno
cominciato a trasferire bombe incendiarie nell’edificio. La direttrice
dell’Iic, Melita Palestini, che a sua volta ha informato la polizia.

Gli agenti hanno bloccato i malintenzionati che sono riusciti a lanciare due bombe incendarie. Nè feriti né danni.
Intanto a Bologna una dozzina di attivisti del centro sociale Tpo ha
manifestato davanti al Consolato Onorario della Grecia a Bologna, in
via Indipendenza.

Informazioni sulla lotta in Grecia


Bologna – Tafferugli davanti al Consolato Onorario della Grecia

fonte sassuolo2000

Bologna – Tafferugli fra polizia e manifestanti sono scoppiati nel
pomeriggio davanti al Consolato Onorario della Grecia a Bologna, in via
Indipendenza. E’ avvenuto durante un presidio di protesta di collettivi
del Laboratorio Crash e di area anarchica contro Governo e polizia del paese ellenico.

I manifestanti hanno gridato slogan e occupato la strada, bloccando
traffico e bus. Poco dopo le 17 c’è stato un ‘contatto’ fra forze
dell’ordine e i ragazzi dei collettivi che volevano avvicinarsi
all’ingresso dell’edificio.


Russia – Molotov contro il consolato greco a Mosca

fonte: siciliainformazioni

Uno sconosciuto ha stasera lanciato un ordigno incendiario contro il
consolato generale di Grecia a Mosca senza provocare tuttavia né
vittime né danni. E’ quanto ha riferito l’agenzia russa Ria-Novosti,
citando fonti della polizia. L’ordigno, una bottiglia incendiaria, ha
preso fuoco ma le fiamme sono state subito spente dal personale della
sede diplomatica.

La sicurezza attorno alla rappresentanza greca nella capitale russa
è stata ora rafforzata. Non è noto se il gesto sia da mettere in
relazione alle proteste innescate dalla morte del ragazzo di 15 anni che nella notte di sabato è stato ucciso nel centro di Atene da un colpo di pistola sparato da un poliziotto.


Firenze – Solidarietà ai compagni greci

Nel pomeriggio a Firenze si è svolto un presidio solidale per Alexis
e per gli insorti greci. Una sessantina di persone ha bloccato il
traffico nella strada sotto il consolato greco, partendo poi in un
corteo spontaneo per le vie del centro fino alla stazione di santa
maria novella. Evidente era la rabbia dei compagni, così come evidente
era il nervosismo degli sbirri. Augurandoci che questa rabbia possa
sfociare ancora nelle strade, ribadiamo la nostra complice solidarietà
ai compagni greci.

Segue una copia del volantino distribuito:

 

LA ROTTURA

Solidarietà agli insorti di Grecia Sabato scorso, nel quartiere di
Exarkia ad Atene, la pallottola di un poliziotto ha stroncato la vita
di Alexis Grigoropoulos, 15 anni. Contrariamente a quanto riportato dai
servi della cosiddetta Informazione, Alexis non è stato ucciso durante
un corteo di protesta o un attacco alla sbirraglia: è stato abbattuto
mentre trascorreva il sabato sera con gli amici. Uno sbirro,
indispettito da qualche parola forte partita da un capannello di gente
nella piazza, lo ha ammazzato a sangue freddo (pare che abbia
addirittura preso la mira dopo essersi allontanato). Il resto è oramai
noto: l’ennesimo omicidio di Stato ha acceso la rabbia di un popolo mai
domato, già esasperato dall’aumento dei prezzi, dai tagli allo stato
sociale, dalla repressione del dissenso, dalle morti sul lavoro. Negli
ultimi anni, con l’ingresso nell’unione europea, la Grecia è stata
dilaniata da un processo di modernizzazione forzata, cui vengono
sacrificati l’ambiente naturale, le garanzie sindacali, l’occupazione,
l’accesso all’università. Il tutto nel delirio di Sicurezza che sta
investendo l’Europa dopo l’undici settembre, e sotto l’egida di un
governo (presieduto dal conservatore Kostas Karamanlis) che non ha
niente da invidiare a quello dell’immondo Berlusconi. Quello che i
giornali non dicono è che in Grecia centinaia di migliaia di persone
non si stanno rivoltando semplicemente contro un governo corrotto, o
una riforma universitaria, o l’ennesimo libro bianco sul lavoro: nel
mirino degli insorti stanno il capitalismo mondiale e il suo servo
locale, lo Stato greco, riconosciuto, al pari di tutti gli altri,
nemico. Così gli insorti hanno attaccato negozi e auto di lusso,
caserme, banche, supermercati. Così hanno preso d’assalto il
parlamento, la Banca Nazionale e hanno occupato le università. Oggi, in
Grecia, è un’intera vita di miseria che viene presa d’assalto. Con una
lucidità che brilla quanto le fiamme che divampano ad Atene, Salonicco,
Patrasso, Corfù, Rodi, Volos, Creta, Ioannina… Quello che i giornali
non dicono è che su questa Rivolta senza capi soffia il vento del più
forte movimento anarchico d’Europa, un movimento nato da quella
straordinaria onda antiautoritaria che tra il 1973 e il 1974 demolì il
fascismo a stelle e strisce dei Colonnelli, pagando con 44 morti,
migliaia di arrestati e torturati. Quello che i giornali non dicono è
che la Grecia, mettendo in ginocchio il Governo e i suoi armati, sta
dando a tutta l’Europa un esempio luminoso di forza e determinazione,
dimostrando che nell’Occidente dominato dalla dittatura del mercato
(con la sua polizia ad ogni angolo di strada, col disprezzo per la vita
della gente sempre più ostentato dai politici di ogni colore) E’
POSSIBILE ATTACCARE, ROMPERE, DEMOLIRE LA GABBIA. Non passa giorno, qui
in Italia, senza che delle persone muoiano sul lavoro, avvelenate da un
inceneritore o da una Grande Opera, rinchiuse in una galera o in una
questura, colpite da uno sbirro o da un fascista. E noi cosa facciamo?
Per quanto ancora ci limiteremo a tifare di fronte a una trasmissione
di Santoro, ad indignarci su un best-seller di Travaglio, a sperare nel
prossimo governo di centro-sinistra, a sfilare in parata con
l’autorizzazione della Questura o tutt’al più a bloccare qualche strada
o qualche ferrovia? Per quanto ancora continueremo a lamentarci, invece
di rivoltarci davvero?

SOLIDARIETA’ AGLI INSORTI DI GRECIA – LIBERTA’ PER GLI ARRESTATI LA LORO LOTTA E’ LA NOSTRA – RIVOLTIAMOCI OVUNQUE

Anarchici


ROMA

Scontri e incendi davanti all’ambasciata greca

Degenera il sit-in per lo studente ucciso. Cinquanta anarchici mettono le strade a ferro e fuoco

di MARCO DE RISI e DAVIDE DESARIO

Se Atene piange, Roma non ride. Ieri anche nella Capitale, come in
altre città italiane, è stata organizzata una manifestazione di
protesta per i fatti avvenuti in Grecia culminati sabato scorso con
l’uccisione del quindicenne Alexandros Grigoropoulos. Ma il sit-in
organizzato dalla rete dei collettivi studenteschi e dalla sinistra
antagonista ai Parioli, sotto la sede dell’ambasciata Greca, è
degenerato. Improvvisamente una cinquantina di persone con il volto
coperto hanno messo a ferro e fuoco la zona: cassonetti dati alle
fiamme, auto in sosta danneggiate e capovolte, vetrine di uffici
postali e istituti bancari in frantumi. Ma i teppisti se la sono presa
soprattutto con le divise e qualsiasi cosa avesse a che fare con le
forze dell’ordine: distrutti i cristalli di due auto dei vigili urbani,
di una dei carabinieri e di un’altra della polizia, distrutta la
garritta della polizia municipale all’incrocio tra via Regina
Margherita e via Nomentana, sassate contro
i militari che presidiavano l’ambasciata dell’Arabia Saudita. Scene di
guerriglia urbana con un vigile accerchiato al quale è stato portato
via il cappello e un’agente di scorta che ha abbandonato la macchina e
si è rifugiato in un ufficio pubblico. Al momento, la polizia è
riuscita a fermare una sola persona.
Il sit-in ufficiale era stato ampiamente pubblicizzato sui principali
siti internet della sinistra antagonista (Indymedia, oppure
www.esserecomunisti.it). All’appuntamento, alle 18 in via Mercadante,
si sono presentati poco meno di 200 persone. Molte le bandiere con il
simbolo anarchico e gli striscioni: «Il piombo uccide, l’idea non
muore. Da Atene a Roma la stessa rabbia»; «Contro ogni autoritarismo» e
una fotografia gigante del giovane Alexandros Grigoropoulos. I
manifestanti hanno ottenuto dalle forze dell’ordine anche
l’autorizzazione ad un mini corteo che si è svolto tra fumogeni e
slogan contro le autorità greche e in ricordo della vittima: «Alexis e
vivo e lotta insieme a noi». Ma quando tutto sembrava finito è
scoppiato il putiferio. Una cinquantina di persone, quasi tutte con il
volto coperto, si sono staccate dal corteo e in pochi minuti, senza mai
fermarsi, hanno creato il panico in viale Liegi, piazza Ungheria, poi
lungo tutta viale Regina Margh
erita per far perdere poi le tracce nei pressi di San Lorenzo.
Prima se la sono presa con alcune auto in sosta (una microcar è stata
capovolta) poi hanno dato alle fiamme un cassonetto dei rifiuti e altri
sono stati spostati sulle rotaie del tram tra la paura di residenti e
automobilisti bloccati nel traffico. I teppisti, poi, se la sono presa
con le forze dell’ordine: prese a calci e sassate le auto dei vigili
(la K35 e la Gamma 25), distrutto il lunotto di una gazzella dei
carabinieri e il parabrezza di un’auto della polizia. Un caporale
dell’esercito, che presidiava l’ambasciata dell’Arabia saudita, è
rimasto ferito ed è stato medicato al Policlinico Umberto I.
Danneggiata anche un’agenzia delle Poste e un istituto di credito.

 

 

 

 

 

 

 

Grecia – Riesplode la protesta

 
La scintilla della ribellione è stata di nuovo accesa.
La morte di un ragazzino non può passare inosservata.

Ma a differenza del solito i media italiani non nascondono la cosa, come successo per lo sciopero degli ergastolani greci (ma se non parlano di quelli italiani che ci possiamo aspettare?) e come le auto italiane bruciate in solidarietà ai detenuti accusati di appartenere alla FAI informale .

Questa volta ha 15 anni è stato ucciso in una protesta studentesca,
i ragazzi e i compagni da tutto il mondo danno la loro solidarietà.

AZIONI
Germania – Azioni in tutto il territorio
Torino – Scritte sotto il consolato Greco
Firenze – Scritte sotto il consolato Greco

COMUNICATI
Avamposto degli incompatibili
Comunicato del politecnico occupato di Atene

MATERIALI
Intervista audio a cura di radio onda rossa

Cagliari – scoppia la protesta degli immigrati Interviene la polizia per riportare la calma

fonte l’unione sarda

Un gruppo di immigrati, ai quali si sono affiancati alcuni
militanti di estrema sinistra e anarchici con lo striscione "basta
deportazioni, dignità per i rifugiati" ha manifestato davanti alla sede
della Prefettura di Cagliari, in piazza Palazzo, e ha cercato di
occupare l’androne del palazzo Regio. Solo il successivo intervento
della polizia ha riportato la situazione alla normalità

Una trentina di persone provenienti da Etiopia, Eritrea, Somalia,
Burkina Faso, Togo e Benin ha chiesto un incontro con il prefetto per
sollecitare un sostegno materiale a seguito della loro uscita dal
centro di primo soccorso e accoglienza di Elmas. "Con il riconoscimento
dello status di rifugiati politici lo scorso 18 novembre – hanno
raccontato ai giornalisti – non sappiamo dove andare a dormire e
lavarci, mangiamo alla mensa della Caritas, ma soprattutto non possiamo
lavorare perché non conosciamo l’italiano". Dopo alcuni incontri,
durante i quali funzionari della prefettura hanno spiegato che il
problema dell’accoglienza dei rifugiati non può essere risolto
dall’ufficio territoriale del governo, i manifestanti sono stati
sgomberati dall’androne e ora proseguono la protesta davanti alla
Prefettura.