Disertiamo la paura

Da informa-azione:

Consumatori di paura in un mondo di insicurezze: questo è ciò che tentano di fare di noi.
Per raggiungere tale scopo e preservare il potere e il privilegio, gli
Stati instillano fobie fasulle e ingrassano mostri immaginari;
l’ossessione securitaria, declinata negli infiniti pacchetti sicurezza,
individua di volta in volta il nemico di turno: rumeni, rom, lavavetri,
prostitute e più in generale lo straniero, diventano i bersagli verso
cui sfogare le proprie ansie. In realtà perdere il lavoro o morire di
esso ha ben altre cause, così come altre sono le ragioni che non
permettono di avere una casa o una cura.
La macchina del terrore statale ed economico dietro l’ombra della
democrazia, ci presenta qualsiasi progetto di sopraffazione come utile
e necessario: dal nucleare alle grandi opere di devastazione
ambientale, dalla guerra fino all’ultima trovata fantasiosa del sindaco
sceriffo di turno. Il divieto di mangiare per strada come
l’elemosinare, di lavare i vetri come di fare i castelli di sabbia sono
dei modi per buttare fumo negli occhi di chi, stanco e alienato dalla
propaganda, non si rende conto che tutto ciò non gli aveva mai
provocato nessun problema.
Così non siamo più sicuri nemmeno di cosa avere veramente paura. E se
domani l’acqua e il cibo non fossero più nei supermercati? Se
un’influenza improvvisa ci colpisse e non sapessimo porvi rimedio? A
soccorrerci non ci sarebbero più i saperi di un tempo che permettevano
di essere autosufficienti, né le relazioni tra gli individui che
garantivano una rete solidale.
Non più padroni di noi stessi, non saremmo più in grado di prendere in mano le nostre vite.
Avremo inseguito un nemico che non esiste, mentre i veri responsabili
di questo sfacelo, padroni e governanti di ogni colore, saranno al loro
posto a programmare la prossima devastazione. Soprattutto avremo perso
coscienza della realtà e di noi stessi nel mare dell’indifferenza e del
rancore, mentre il potere modifica costantemente il passato facendoci
perdere la memoria della storia e della cultura. Accetteremo, come
stiamo facendo, che gli stranieri poveri siano rinchiusi in dei lager
chiamati centri di Identificazione ed Espulsione e cacciati dal
castello perché poco decorosi per la nostra vista. Accetteremo i morti
in mare in cerca di una possibilità di sopravvivenza e il razzismo
strisciante che uccide.

Invertire la rotta è un gesto da compiere senza indugi, per uscire
dallo stagno della pacificazione sociale in cui vorrebbero farci
annegare. Questo hanno fatto alcuni anarchici che negli ultimi anni
hanno condotto con chiarezza delle lotte, in particolar modo contro il
lager a gestione cattolica che era il "Regina Pacis" di San Foca (Le).
Lotte condotte dal basso, seguendo i principi da sempre propri degli
anarchici: autogestione, informalità, orizzontalità nelle relazioni,
azione diretta… Lotte e metodologie che lo Stato vorrebbe fermare con
il terrore, i processi, le condanne e gli anni di carcere.
Il 9 ottobre si aprirà presso la Corte d’Assise d’Appello del
Tribunale di Lecce il processo di secondo grado a carico di dodici
compagni.
La solidarietà nei loro confronti è un primo, minimo gesto per iniziare a disertare la paura.

Anarchici

Intervista a Licia Pinelli sul Manifesto

segnalo che sul manifesto di oggi martedì 23 settembre, in ultima
pagina, un’intervista – con il titolo Strano volo di un Anarchico – a
Licia Pinelli sull’assassinio di Pino Pinelli
ad opera di questura, carabinieri, Calabresi……..dello Stato insomma.
 
Ci è arrivata questa segnalazione e la pubblichiamo…

Catalogna – Grande esproprio per finanziare i movimenti anticapitalisti

Da informa-azione:

Enric Duran, da molti anni impegnato in lotte
anticapitaliste in Catalogna, ha pubblicamente annunciato un bottino
complessivo di 492.000 euro provenienti da 39 diverse banche, quindi
l’inizio della sua latitanza.

Enric ha accumulato la cifra attraverso diversi prestiti
fraudolenti. La maggior parte dei soldi è stata destinata al
finanziamento dei movimenti anticapitalisti e per un progetto
editoriale, una parte per finanziare la propria clandestinità. La
pubblicazione in 200,000 copie di un numero unico di una rivista in
Catalano chiamata CRISI. La rivista pubblica la rivendicazione degli
espropri e contiene numerosi articoli di critica radicale alle origini
della attuale condizione economica di crisi, attaccando banche e
sistema capitalistico, colpevoli di furti per più dannosi per la
società nel suo insieme, contiene in oltre discussioni
sull’organizzazione di alternative al capitalismo. Le 200.000 copie
sono state distribuite in un giorno, il 17 settembre, attirando
l’attenzione di tutti i media che ovviamente si sono concentrati più
sulla figura di Enric che sul contenuto di Crisi.

Crisi è su 17-s.info o su polaris.moviments.net:8000/ in lingua araba, castigliana, catalana, inglese e basca.

* * * * *
tratto da: The Guardian

Enric Duran sarebbe riuscito a truffare banche ottenendo prestiti
per circa 500mila euro: che cosa avrebbe fatto di tutto quel denaro
questo Robin Hood moderno? Lo avrebbe investito finanziando attivisti e
un giornale, “Crisis”, stampato e diffuso in circa duecentomila copie
in Spagna, in cui avrebbe spiegato proprio il modo in cui era riuscito
a gabbare gli istituti bancari di terra iberica.
Se vogliamo provarci anche noi, ecco come Enric ci era riuscito: aveva
creato una società fasulla, una finta casa di produzione televisiva. A
quel punto aveva iniziato a chiedere qualche finanziamento, in giro per
banche: poca roba, che pagava, creandosi così un minimo di fiducia che
nel milieu bancario ha sempre la sua importanza. Poi, di lì in poi,
iniziava la truffa vera e propria.
Servendosi di prestanome – visto che nel frattempo aveva smesso di
pagare le rate che inizialmente pagava – chiedeva mutui sempre più
ingenti. Fino ad arrivare ad oltre mezzo milione di euro. Al momento il
buon Enric si è dato alla macchia, e le stesse autorità spagnole non
hanno ancora iniziato a braccarlo: stanno aspettando che gli istituti
bancari facciano una richiesta formale.

 

Grecia – Nuovi espropri e condivisioni contro il caro-vita

GRECIA: ‘NUOVI ROBIN HOOD’ COLPISCONO A
SALONICCO E ATENE (ANSA) – ATENE,20 SET – Quelli che la stampa greca ha
battezzato «I nuovi Robin Hood»,si sono rifatti vivi oggi con due
azioni apparentemente coordinate ad Atene e Salonicco entrando in
supermercati, appropriandosi di cibo senza pagarlo per distribuirlo
successivamente ai poveri, dopo aver lanciato slogan e volantini contro
l’aumento dei prezzi.
Le nuove azioni di coloro che si proclamano «vigilanti» contro
l’eccessivo aumento dei beni di consumo, e che appartengono secondo la
polizia al movimento anarchico, si sono svolte in un supermercato della
capitale con la partecipazione di venticinque persone mascherate,
riferisce l’agenzia Ana.

A Salonicco hanno partecipato una quindicina di attivisti egualmente
mascherati. Sono fuggiti prima che arrivasse la polizia. I ‘raid’ hanno
fatto seguito ad altri
compiuti nelle settimane e mesi scorsi sia a Salonicco che ad Atene
contro l’aumento del costo della vita divenuto una delle principali
preoccupazioni dei greci secondo i sondaggi. Con l’inflazione ufficiale
intorno al 4,9%, il partito di opposizione Pasok denuncia che il potere
d’acquisto della famiglia media negli ultimi quattro anni ha perso
almeno il 25%. Proprio a Salonicco,teatro di una delle due azioni
odierne dei «Robin Hood», una grande dimostrazione di piazza contro la
crisi economica e l’aumento dei prezzi aveva accolto le settima scorse
il premier Costas Karamanlis, che aveva inaugurato la Fiera
Internazionale della città mediterranea. (ANSA)

Modena – Dai giornali sul corteo contro lo sgombero di Libera

fonte: il resto del carlino

Clima ‘elettrico’ per la manifestazione contro lo sgombero della
sede di Marzaglia (dove sarà realizzata la futura pista prove). Al
passaggio del corteo, slogan, minacce al sindaco, muri imbrattati. E
una scia di polemiche
Dimensione testo

Corteo di Libera Modena, 20 settembre 2008. Slogan, minacce al
sindaco e alla giunta, bestemmie, bombe carta e muri imbrattati. Tutto
questo e’ accaduto nel pomeriggio in centro storico a Modena, per il
corteo organizzato dagli anarchici di ‘Libera’, che protestano contro
lo sgombero della sede di Marzaglia, su cui verrà realizzata la pista
prova automobilistica.

Gli anarchici avevano scelto appositamente questa data, per la
concomitanza con il Festival filosofia. Nel pomeriggio, tra l’altro, in
centro si teneva anche la processione con l’immagine della Madonna di
Fiorano, per l’apertura dell’anno pastorale dell’arcidiocesi.

 Il corteo, presidiato in forze da Polizia e Carabinieri, non ha
toccato i luoghi del festival e si è snodato lungo altre strade:
tuttavia, lungo il percorso, vari manifestanti hanno imbrattato con
vernice spray i muri di alcune case. In via Sigonio e in largo Moro
sono state anche lanciate bombe carta, come potenti petardi, che sono
esplosi con fragore, ma senza causare il ferimento di persone.

La manifestazione si è poi conclusa nel tardo pomeriggio. Ha
lasciato però già una scia di roventi polemiche: “Basta centri sociali,
basta esaltati che scambiano la città per un letamaio. Basta: se non
sarà il comune a denunciarli lo faremo noi”, dice Enrico Aimi,
consigliere regionale di An.

* * * * *

fonte: il fo’ romagna

Modena: Leoni (PDL) su lancio bomba carta durante corteo anarchici

"Il lancio di una bomba carta contro la Polizia da parte degli
anarchici nel corso del corteo che si è svolto ieri a Modena è un fatto
di una gravità assoluta. Senza dimenticare l’imbrattamento dei muri,
gli insulti, le bestemmie davanti alle chiese e la paura arrecata alla
gente perbene. Il tutto mentre la città era teatro del Festival della
Filosofia uno degli appuntamenti più attesi per Modena". Così il
Consigliere regionale del PDL Andrea Leoni.

 

Come sempre la stampa di regime
non perde tempo quando può falsificare la realtà (memento per chi pensa
che il rapporto con i prezzolati giornalisti possa servire al
movimento) o distorcere i fatti; il corteo di Modena è stato festoso
quanto deciso, un petardo non è una bomba carta, momenti di tensione ce
ne sono stati…ma nulla più, le scritte…delinquente come sempre è
chi scrive su un muro e non chi distrugge un area di pregio ambientale
per costruire un autodromo., privatizzando -di fatto- un area pubblica
a tutto tornaconto dei vari Montezzemolo (implicato nell’affaire
autodromo). Da riserva naturale a riserva di nocività dunque.

Ricordino
lor signori, sindaci, giornalisti, devastatori ambientali, che la
storia insegna: chi semina vento raccoglie tempesta. Solidarietà a
tutti gli sgomberati, a tutti gli spiati, a tutti i Ribelli!

Evjenij Vassil’ev Bazarov.

 

Torino – Esito processo a Fenix

da Fenix:

Torino 19 Settembre 2008
Venerdì 19 Settembre si è svolto a Torino il processo contro Fenix
Fenix era stato sgomberato il 20 Luglio 2005
e con lo sgombero furono arrestati alcuni nostri compagni .
Poi nel 2006 furono organizzate due feste davanti a Fenix, il 25 Aprile ed il Primo Maggio, dove Fenix magicamente fu riaperto.

I compagni inquisiti erano accusati di aver infranto i sigilli giudiziari
del sequestro di Fenix, del’occupazione e del “deturpamento” della casetta.

Il processo si è concluso con 6 condanne, uno dei nostri amici, il
più grande ha preso 12 mesi, un altro il Pm Tatangelo ha chiesto 8 mesi
ed il giudice gliene ha dati 10!
Altri 4 compagni hanno preso 8 mesi, mentre 6 sono stati Assolti. Un
Compagno Antagonista avrà un processo a sè perchè ha scelto il rito
abbreviato.

La storia di Fenix non finisce Qui.

Ieri, sabato 20 Settembre a Modena abbiamo partecipato al corteo per lo sgombero di Libera
Il corteo (oltre 500 compagni) colorato, allegro ma allo stesso tempo
determinato si è svolto per le vie del centro della città, dove ci sono
stati alcuni momenti di tensione con la sbirraglia.
Noi a Modena abbiamo portato le nostre autoproduzioni Fenix ed abbiamo ricevuto numerosi attestasti di stima e solidarietà.

Fenix non si ferma, continua…Ovunque!

 

 Solidarietà incondizionata ai compagni del Fenix, la paura e le intimidazioni sono per chi le accetta; chi lotta per la Libertà non ha tempo per simili facezie. Non ci fermeranno certo con la loro legge, i loro sbirri, le loro cazzate…

Aosta – Poliziotto spara a un ragazzo

Da informa-azione:

E’ stato un colpo accidentale a ferire il
giovane tunisino, ricoverato da ieri sera, venerdì 19 semttembre,
all’ospedale Umberto Parini, ad Aosta. Chokri Ben Rejeb, 25 anni di
Aosta, nella notte ha avuto alcune complicanze, e questa mattina,
sabato 20 settembre, è stato sottoposto a un intervento chirurgio per
estrarre il proiettile, rimasto nella parte destra del costato. Il
giovane tunisino è stato ferito da un colpo, partito accidentalmente,
dall’ispettore capo della squadra mobile della questura di Aosta,
Francesco Cirri.

Cirri, assieme a un collega, da alcuni giorni stava dietro al
giovane, ieri sera lo aspettavano in via Parigi, nel parcheggio
adiacente all’assessorato comunale all’ambiente. Verso le 8,45, il
giovane immigrato arriva a bordo di una Fiat Punto grigia. Vede i due
agenti, apre di corsa la portiera e butta fuori una busta. A quel punto
cerca disperatamente di mettere in moto. I due poliziotti si
qualificano e gli dicono di scendere dall’auto. L’uomo si chiude
dentro. I due agenti continuano a qualificarsi, ma l’immigrato nulla. A
quel punto, il collega di Cirri tenta di rompere il finistrino, dal
lato passeggeri, con il calcio della pistola. Ma nulla. A quel punto,
anche l’ispettore Franceso Cirri tenta di rompere il vetro dell’auto.
Il ragazzo continua a tentare di mettere in moto, Cirri a quel punto, è
accovacciato per cercare di armare la sua pistola per sparare alle
gomme dell’auto, l’auto a quel punto si muove, prende l’ispettore alla
caviglia destra, che perde l’equilibrio, e il colpo parte. Il tunisino
rimane ferito alla spalla sinistra, l’ispettore capo cade e riporta
contusioni a un braccio e alla caviglia. Franceso Cirri presta
immediatamente soccorso al ragazzo ferito, chiama subito l’ambulanza, e
gli tiene la testa fino all’arrivo dei medici. Poi, la corsa in
ospedale.

Sul posto arrivano immediatamente gli agenti della squadra mobile e
della volante, oltre al magistrato Luca Ceccanti. Sull’auto trovano 400
grammi di hashish, 10 grammi di eroina e 7 di cocaina, oltre che a un
bilancino elettronico.

Alla scena ha assistito un giovane del palazzo, che ha visto
avvicinarsi di due poliziotti, armati, l’auto sarebbe stata ferma. Poi,
ha sentito un gran frastuono. Spaventato il ragazzo è entrato in casa e
ha chiamato subito il 112.

Ieri notte, è stato sentito il poliziotto che ha partecipato
all’operazione anti droga, oltre che allo stesso Cirri. Sul fatto che
si sia trattato di una fatalità nessuno ha dubbi.

Davanti al pronto soccorso, ieri sera, vi erano due dei dodici
fratelli del giovane marocchino rimasto ferito. "Mio fratello è un
bravo ragazzo – spiega Fifhidi Alì, 43 anni – non so cosa sia successo.
Non sono riuscito a vederlo. Ora gli stanno facendo la tac. So che ho
ricevuto una telefonata e sono corso qui. Mio fratello è in Italia dal
2000, ha sempre lavorato nell’edilizia, ora era disoccupato. Ma non ha
mai avuto problemi con la giustizia. Non ha neppure l’auto. La moto
l’ho ricomprata io, mentre l’auto che aveva non è utilizzabile in
quanto ha avuto un incidente. Ora, voglio capire cosa sia successo".
Chokri Ben Rejeb era stato denunciato dagli agenti della voltante per
detenzione abusiva di armi, in quanto trovato in possesso di una
catana, ovvero di una spada giapponese.

Intanto, la procura ha aperto un’inchiesta, e il fascicolo è sulla scrivania del pm Luca Ceccanti.

Viareggio: Manuela Clerici di An tenta di rimuovere la lapide in ricordo dell’eccidio di Sant’Anna

Da indymedia Toscana:

Un dipendente del Centro Congressi accusa la presidente del Versilia
Congressi Manuela Clerici (An) di aver tentato di rimuover dall’atrio
del Principe di Piemonte la lapide che ricorda l’eccidio. Tre rondelle
che servono a bloccare ai ganci la lapide dedicata alle vittime di
Sant’Anna di Stazzema posta nell’atrio del centro congressi Principe di
Piemonte sono stati rimossi. La lapide era stata posta il 9 agosto del
2001 per commemorare i martiri dell’eccidio del 12 agosto del 1944,
quando persero la vita 560 persone trucidate dai nazisti.

Secondo un dipendente della Viareggio Versilia Congressi, Roberto
Mencarini, l’ordine di togliere la lapide e’ partito dalla presidente
della Viareggio Versilia Congressi Spa, Manuela Clerici, in quota ad
Alleanza Nazionale. Che vista la riluttanza del personale a procedere
con la rimozione avrebbe cercato personalmente di togliere la lapide,
senza pero riuscirsi.La presidente, contattata dai cronisti, ha
dichiarato che la lapide si trova ancora nell’atrio e li rimarra’ ed ha
evitato di rispondere a quanto affermato dal dipendente in questione.
Da parte sua il sindaco di Viareggio Luca Lunardini ha ribadito che e’
intenzione del comune lasciare per sempre la lapide dove si trova.
‘Alla mia richiesta di chiarimenti – detto ancora il sindaco – la
presidente mi ha risposto che tutta la vicenda e’ nata da un equivoco’. 

Torino – Testimonianza sul pestaggio a San Salvario

Sul sito della trasmissione Macerie è stato
pubblicato l’audio di una intervista rilasciata da un ascoltatore al
radiogiornale di Radio BlackOut di oggi che racconta del pestaggio avvenuto l’altra notte in Corso Massimo d’Azeglio.

Potete ascoltarlo su http://www.autistici.org/macerie/?p=10025#more-10025

Di questo episodio non sta parlando nessuno. Non sono neanche uscite
notizie che raccontano semplicemente di arresti quella notte. Come
spesso succede, un buco nero. Non si sa neanche come sta il ragazzo
massacrato.

Torino – Massacrato dagli sbirri a San Salvario

da macerie:

18 settembre. Sono le tre di notte, quando la gente dei palazzi che
affacciano su Torino Esposizioni – in piena San Salvario "bene" – viene
svegliata da uno sgommare di pneumatici e poi da urla disperate. Sul
lato del parcheggio di Torino Esposizioni, nell’ombra, c’è qualcuno che
grida in una lingua straniera mentre dall’altra ci sono tre pattuglie
parcheggiate di fronte alle case. Intanto due poliziotti trattengono
sul selciato un ragazzo di colore mentre gli altri agenti lo massacrano
a manganellate e calci. Solo un agente non partecipa al pestaggio: sta
facendo il palo, si guarda in giro per essere sicuro che nessuno si
avvicini troppo alla scena. Ma il pestaggio dura troppo, la gente si
affaccia ai balconi e poi, dalle case, qualcuno urla agli agenti di
smetterla. Velocemente, i poliziotti trascinano il ragazzo dietro un
angolo, si sente ancora il rumore di qualche colpo e poi lo caricano in
macchina. Prima di andare via, un poliziotto scruta per terra, si
piega, tocca il selciato. Al mattino dopo, sul marciapiede, rimangono
ancora delle chiazze di sangue.

Poi c’è la stampa borghese:

LA STAMPA ON LINE: TORINO. Il procuratore Marcello Maddalena ha chiesto ieri mattina di acquisire informazioni sui fatti avvenuti in via Saluzzo 38 nella notte tra mercoledì e giovedì e riferiti da «La Stampa». Don Piero Gallo, il parroco di San Salvario che undici anni fa aveva denunciato la microcriminalità, l’immigrazione selvaggia e le tensioni tra gli abitanti del quartiere, ha riferito di aver assistito dalla sua finestra, quella notte, al pestaggio di un maghrebino in fuga dopo un tentato furto.

Era stato lo stesso don Gallo che, telefonando al 113, aveva contribuito a far catturare ladro, che era stato scoperto in un cassonetto della spazzatura. «Un carabiniere ha lottato con quell’uomo, nel frattempo è arrivata una seconda pattuglia e l’immigrato è finito a terra ammanettato», ha raccontato don Gallo. «A quel punto, il più possente dei carabinieri ha sferrato un calcio in faccia al giovane steso a terra. Per un po’ il maghrebino non si è più mosso e ho avuto paura che fosse morto. Poi, i militari hanno cominciato a scrollarlo finché l’hanno tirato su e, barcollante, l’hanno trascinato verso una delle auto».

Nel sacerdote quella inutile aggiunta di violenza ha suscitato un conflitto di coscienza: «Continuavo a dirmi che per fare qualcosa di positivo, avevo creato una situazione ingiusta. So, come sanno i vicini che hanno assistito alla scena, che carabinieri e poliziotti sono esposti a mille pericoli, che sono frustrati da norme inefficaci, che a volte sono derisi e persino picchiati dagli spacciatori. Ma a certe reazioni non si può arrivare…».

Dal parroco dei Santi Apostoli Pietro e Paolo ieri mattina sono andati due ufficiali dell’Arma che hanno preso a verbale la ricostruzione dei fatti. La relazione sarà inviata al pm Paolo Toso, titolare delle indagini, al quale sono già pervenuti i certificati medici con le prognosi accertate: 5 giorni per il militare che ha ingaggiato il corpo a corpo con il fuggiasco e 7 per l’arrestato per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. Ieri, intanto, sulla vicenda sono arrivate alcune prese di posizione che giustificano la reazione del carabiniere.

E la parrocchia ha ricevuto alcune telefonate di insulti insieme con le espressioni di amicizia di chi ha considerato l’intera ricostruzione dei fatti, dalla telefonata al 113 in avanti. Il sindacato autonomo di polizia Sap ha scritto che «a quel che risulta dai rapporti ufficiali ad essere aggredito è stato il carabiniere che stava facendo il suo dovere cercando di assicurare alla giustizia un delinquente. E’ ora di finirla di guardare le pagliuzze negli occhi delle Forze dell’Ordine, sempre che queste pagliuzze esistano, dimenticandoci delle travi, cioè delle decine e decine di scippi, furti, rapine commessi dagli stranieri irregolari».

Ancora: «Il lavoro di poliziotti e carabinieri èimprobo, specie a Torino. Gli eccessi non sono mai giustificati, ma è evidente che il contrasto alla criminalità e la tutela della sicurezza non possono sempre essere fatti in guanti bianchi». Carlo Verra del Coordinamento dei comitati spontanei ieri è ritornato sulla recente proposta di «un protocollo d’intesa tra sindaco, questore, prefetto e magistratura per chiarire una volta per tutte le regole di intervento nelle zone calde e far sì che le forze dell’ordine non facciano più gli “osservatori Onu” ma riescano davvero a prevenire il crimine. Polizia e carabinieri devono avere più prestigio e autorità».

Ancora: «Con tutto il rispetto, don Gallo spara sulla Croce Rossa». L’europarlamentare della Lega Mario Borghezio, a sostegno della richiesta dei comitati, afferma «la necessità di «stabilire nuove regole d’ingaggio. In tutta Europa sta emergendo l’urgenza di ricorrere alla mano pesante per ristabilire la legalità. Che non significa tirare il collo a qualcuno, ma chiarezza nelle norme di intervento. E’ diventato indispensabile che la magistratura si esprima perché tra le forze dell’ordine si fa strada una disaffezione diffusa per un lavoro non riconosciuto, pagato male e mal tutelato».

E un notorio sindacato di figli di troia:

Giorni fa, don Piero Gallo, prete impegnato nel sociale a Torino, ha denunciato un presunto atto di violenza gratuita nei confronti di un immigrato nordafricano ad opera dei Carabinieri, nel noto e problematico quartiere di San Salvario, episodio di cui sarebbe stato testimone.

Il nordafricano tentava di sfuggire all’arresto, dopo un tentato furto, quando è stato immobilizzato e ammanettato. A quel punto uno dei carabinieri lo avrebbe calciato senza ragione particolare.

Tanto per avere un’idea di quali risultati possa aver prodotto tale "gratuita violenza", basti dire che mentre uno dei Carabinieri ha una prognosi di 5 giorni, il nordafricano ne avrà 7: una ben minima differenza!

Quindi, assolutamente condivisibile la presa di posizione durissima da parte del Sindacato Autonomo di Polizia (il SAP):

[…]

…a quel che risulta dai rapporti ufficiali ad essere aggredito è stato il carabiniere che stava facendo il suo dovere cercando di assicurare alla giustizia un delinquente. E’ ora di finirla di guardare le pagliuzze negli occhi delle Forze dell’Ordine, sempre che queste pagliuzze esistano, dimenticandoci delle travi, cioè delle decine e decine di scippi, furti, rapine commessi dagli stranieri irregolari». Ancora: «Il lavoro di poliziotti e carabinieri è improbo, specie a Torino. Gli eccessi non sono mai giustificati, ma è evidente che il contrasto alla criminalità e la tutela della sicurezza non possono sempre essere fatti in guanti bianchi». […]