Pubblico questo testo dei compagni di Des Ruines perché condiviso quasi in tutto e soprattutto perché pone in essere specifici temi di dibattito riguardo alcune questioni inerenti alla pratica anarchica. In questi periodi in cui l’anarchismo si dibatte fra cittadinismi e politicantismi testi come questo sono molto importanti:
Da qualche anno in qua, vediamo riapparire il termine «prigioniero politico». Un termine che credevamo scomparso da molti decenni, almeno all’interno delle sfere antiautoritarie.
Un termine diventato tipico di diverse sette marxiste o maoiste, di Amnesty International oppure degli oppositori politici borghesi a regimi autoritari come la Russia, la Birmania o l’Iran; oppure, ancora, nel quadro delle lotte dette di “liberazione” nazionale, dai Paesi Baschi al Kurdistan, passando per la Palestina; ma tipico anche dell’estrema destra.

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