Roma-Colpi di arma da fuoco contro occupazione abitativa, un ferito

Ieri nel tardo pomeriggio, davanti
all’occupazione di Casale Caletto in via di Cervara, un nostro compagno
ha subito un tentativo di omicidio ricevendo diversi colpi di arma da
fuoco di cui uno lo ha raggiunto ad un gluteo. Le condizioni del
compagno sono abbastanza buone anche se è ancora ricoverato al Sandro
Pertini per ulteriori accertamenti. Al momento ci risulta ancora poco
chiaro il movente di questa vigliacca aggressione; è però certo che chi
ha agito lo ha fatto con l’intento di uccidere. Questo episodio segue
un precedente attentato avvenuto qualche giorno fa verso la stessa
occupazione abitata da numerose famiglie con bambini nel quale erano
stati esplosi colpi di arma da fuoco verso una finestra. Ribadiamo la
nostra solidarietà nei confronti del compagno ferito e dell’occupazione
abitativa di Casale Caletto.
Nessun attacco da parte di chiunque fermerà la lotta di classe!

Le compagne ed i compagni di Combat

Le compagne e i compagni di Viterbo
in solidarietà con il compagno e l’occupazione

Niente e nessuno ci fermerà!

Francesco Gioia trasferito a Sulmona

Francesco in questi giorni è stato trasferito
nel carcere di Sulmona. Ancora non si conoscono le motivazione di un
simile trasferimento. Seguiranno aggiornamenti.
Libertà per Paola, Daniele e Francesco

Anarchici e anarchiche di Via del Cuore

FRANCESCO GIOIA
CASA PENALE VIA LAMACCIO 1
67039 SULMONA (AQ)

Bologna. Poliziotti smascherati da videocamera: hanno pestato e arrestatto Rom innocenti

Da indymedia EmiliaRomagna:

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Sono fatti che accadono intorno a noi e che costituiscono una
spaventosa

persecuzione poliziesca e giuridica contro i Rom. Questa
volta, grazie a una coincidenza, abbiamo le prove degli abusi, abusi
che restano nella stragrande maggioranza dei casi impuniti, perché gli
agenti si coprono a vicenda e i loro superiori, pur non approvando, non
si sforzano di combattere. Colpevoli le forze dell’ordine, ma colpevoli
anche i polit

ici che potrebbero visitare i detenuti Rom nelle carceri,
per raccogliere le loro testimonianze e comprendere che portata abbia
il fenomeno. Colpevoli i magistrati che condannano persone innocenti in
base alle sole dichiarazioni di uomini in divisa. Colpevoli gli
antirazzisti, che non entrano in contatto con i Rom, ma esauriscono i
loro ideali in cortei, manifestazioni e salotti.

—————

Bologna. Quattro poliziotti, inchiodati da una videocamera, indagati per abusi e violenze su giovani Rom

Bologna, 25 Novembre 2008. Le organizzazioni per i diritti umani
raccolgono ogni anno decine e decine di segnalazioni di abusi e
violenze perpetrate da agenti delle forze dell’ordine nei confronti di
bambini, donne e uomini di etnia Rom. Il caso di Stelian Covaciu e
della sua famiglia, picchiati e intimiditi da agenti di polizia a
Milano, non è certo un episodio isolato. La sola differenza, rispetto a
tanti altri eventi simili e anche più gravi, risiede nel fatto che
Stelian ha avuto il coraggio di denunciare i suoi aguzzini, subendo
conseguenze terrificanti, perché gli agenti sono tornati a cercarlo più
e più vo

lte, costringendolo a fuggire insieme ai suoi cari, come
animali braccati. Personalmente, ho assistito a episodi di brutalità
incredibile, durante sgomberi e operazioni di pubblica sicurezza. In
quei casi, sono sempre riuscito a fermare gli agenti violenti,
frapponendomi a fare da scudo alle vittime con il mio corpo e
ricordando, nello stesso tempo, agli aguzzini il loro giuramento di
"servire e proteggere" e le possibili conseguenze delle loro azioni. Il
mio gruppo ha presentato prove e testimonianze di abusi polizieschi
alle autorità dell’Unione europea, essendo purtroppo costume di q

uelle
italiane coprire i misfatti degli uomini in divisa, anziché
stigmatizzarle e punirle, come sarebbe necessario per salvaguardare
l’integrità delle istituzioni di pubblica sicurezza.
A Bologna quattro poliziotti del Reparto Mobile sono da oggi oggetto di
indagine da parte del pm Antonello Gustapane per arresto illegale,
calunnia, falso ideologico, lesioni aggravate e frode processuale. Le
accuse riguardano una rissa con tre Rom davanti a una discoteca di
Casalecchio di Reno, nella notte tra il 7 e l’8 ottobre 2008. In genere
la parola dagli agenti, in questi frangenti, è legge e gli sfortunati
Rom che cadono nella loro trappola subiscono pestaggi e condanne per
direttissima, spesso a p

esanti pene detentive, nonostante siano
completamente innocenti. In questa occasione, però, si è verificata una
coincidenza tanto rara quanto preziosa: il filmato registrato da una
telecamera, infatti, dimostra al di là di ogni dubbio che i Rom non
avevano effettuato alcuna rapina né aggredito

nessuno, al contrario di
quanto verbalizzato dagli agenti. Lieto fine – salvo nuovi
insabbiamenti – di un caso (questo caso) su cento, perché in genere gli
agenti violenti si assicurano di non essere videoripresi, quando
commettono i loro abusi. In quest’occasione, però, comunque vada a
finire, almeno i tre Rom iniquamente accusati di un grave reato non
subiranno l’ennesima ingiustizia. R.M.

Torino. Striscione antimilitarista dalla Mole

Da indymedia Piemonte:

Via l’esercito dalla città

Una giornata movimentata all’ombra
della Mole. Il luogo simbolo di Torino da qualche anno ospita il museo
del Cinema. Pochi metri più in là c’è il Massimo, dove si svolgono
parte delle proiezioni del Torino film festival.
Sono le sei di sera del 26 novembre. Mentre un gruppo di antirazzisti,
aperto lo striscione “Fuori i militari dai quartieri”, volantina di
fronte all’ingresso del Cinema Massimo, altri antirazzisti raggiungono
in ascensore la terrazza panoramica della Mole e vi fissano saldamente
uno striscione di 30 metri su cui campeggia la scritta “Via l’esercito
dalla città”.

Gli
esponenti della GTT – l’azienda che gestisce il trasporto pubblico
nonché l’ascensore del Museo – bloccano l’ascensore, sequestrando
quattro antirazzisti sulla terrazza.

Mentre
i guardiani della GTT – gli stessi che ogni giorno collaborano su tram
e autobus alle retate contro gli immigrati senza carte – tentano
inutilmente di farsi consegnare le chiavi dei lucchetti che serrano lo
striscione, un antirazzista se la fila alla chetichella dalle scale di
sicurezza. Una ventina di minuti più tardi si esibirà nel salto dalla
terrazza del primo piano sotto gli occhi esterrefatti dei guardiani del
Museo che lo indicano allibiti con il dito.

Al
loro arrivo sulla scena i carabinieri tentano invano di strappare dalle
mani di due antirazzisti lo striscione aperto in strada: si dovranno
poi accontentare di identificarli.

I
tre “striscionisti” rimasti sulla terrazza vengono trattenuti lì dalla
Digos sopraggiunta nel frattempo, mentre sotto i loro compagni entrano
nell’atrio del Museo, chiedendo a gran voce il loro dissequestro. Alla
fine i tre saranno rilasciati e lo striscione sulla Mole portato via da
un corpulento maresciallo.

 

Di seguito il volantino distribuito ai passanti.

 

Il razzismo non è un film

Via l’esercito dalla città

 

A
Torino da mesi l’esercito pattuglia le strade. La chiamano sicurezza ma
ha il sapore acre di ogni occupazione militare, lo stesso che hanno
provato le popolazioni della Somalia, dell’Iraq e dell’Afganistan. Del
resto i protagonisti sono i medesimi.

Sono
i reduci dalla battaglia dei ponti di Nassirya, dove un’ambulanza con
una partoriente e i suoi parenti venne crivellata di colpi, sono i
reduci dell’Afganistan, dove sono normali le irruzioni nelle case e le
uccisioni dei civili, sempre tutti terroristi, bambini compresi. Sono
quelli della Somalia con le torture fotografate per diletto e vanteria.
Sono assassini di professione.

Qui
a Torino sono gli alpini della Taurinense, che alternano la guerra
afgana con la sorveglianza al CPT/CIE e le ronde in vari luoghi tra cui
il mercato di Porta Palazzo.

 

In
questa nostra città ci sono tanti mercati rionali, dove la gente della
zona fa le compere, cercando di spendere il meno possibile, in questi
tempi di salari bassi, lavoro precario, istruzione, salute, trasporti
sempre più cari.

Uno
di questi mercati è in via Cottolengo: è un mercato domenicale dove
vendono e comprano e si incontrano gli abitanti della popolosa zona di
Porta Palazzo.

 

Da
lungo tempo media, partiti xenofobi e comitati "spontanei" ne invocano
la chiusura. Dicono che il mercato è abusivo, incontrollabile.

 

A
due passi dalla più grande piazza commerciale della città, dove lavoro
nero e sfruttamento bestiale non provocano interpellanze né proteste,
il pericolo pubblico numero uno è rappresentato da qualche decina di
banchi senza licenza. Il fatto veramente intollerabile per i razzisti è
che il mercato è gestito e vissuto soprattutto dai tanti immigrati che
abitano in zona.

 

A
partire dall’inizio di ottobre, quando le autorità hanno fatto
schierare duecento uomini armati per impedirne lo svolgimento,
ambulanti, antirazzisti e semplici frequentatori del mercato sfidano
ogni domenica l’esercito e la polizia per riconquistare metro per metro
la strada. Scene da occupazione nazista, con le truppe in mezzo alle
case, ma anche scene di gente che sta trovando il coraggio e
l’intelligenza di resistere e reagire.

La
scorsa domenica, i cosiddetti "comitati spontanei" – un pugno di
commercianti e torinesi razzisti che si attribuisce ogni giorno il
diritto di parlare a nome di interi quartieri – hanno organizzato,
proprio in via Cottolengo, una festa per ringraziare le truppe di
occupazione per il lavoro che hanno svolto fino ad oggi.

 

Ma
hanno fatto i conti senza i tanti torinesi, quelli nati qui e quelli
nati altrove, che non vogliono una città in guerra, che non vogliono
che venga chiuso uno spazio che serve al quartiere. Chi è fuori posto
sono le truppe di occupazione, chi è fuori posto sono quelli che
vogliono la guerra tra poveri. Così domenica 23, pochi razzisti chiusi
dietro un imponente schieramento di polizia e carabinieri, hanno
celebrato il loro triste rito militarista, mentre – complici una
partita di pallone e la scatenata satira antimilitarista della Samba
Clown Army – decine di banchi abusivi hanno animato il mercato nel bel
mezzo di piazza della Repubblica.

 

A
chi pensa che il razzismo sia solo una roba da film, suggeriamo di dare
un’occhiata alle strade della nostra città, dove è storia di ogni
giorno. Retate contro i senza carte, pestaggi e roghi razzisti,
violenza di polizia e carabinieri, sfruttamento bestiale e salari da
fame subiti sotto il ricatto dell’espulsione, prigionia e deportazione
nei CPT/CIE sono il duro pane quotidiano per chi è nato in un paese
povero ed è venuto qui in cerca di un’opportunità di vita.

A
chi pensa che la guerra sia solo una roba da film, lontana da noi,
ricordiamo che l’Italia è in guerra. Una guerra feroce che si combatte
tra i monti afgani non meno che nei nostri quartieri.

 

A cura dell’Assemblea Antirazzista di Torino

assembleaantirazzistatorino@autistici.org

338 6594361

 

L’appuntamento per la difesa del mercato spontaneo di via Cottolengo/piazza della Repubblica è ogni domenica dalle 11.

 

La prossima riunione dell’Assemblea Antirazzista si svolgerà martedì 2 dicembre alle 21 a radio Blackout, in via Cecchi 21.

 

Carmelo il cane lupo anarchico

di carmelo musumeci

Dedicata a tutti gli anarchici che sosterranno e aderiranno allo sciopero degli ergastolani del primo dicembre 2008 per l’abolizione dell’ergastolo.

C’era una volta un cane lupo che si chiamava Carmelo, nato in Sicilia alle falde del vulcano dell’Etna.
Amava la vita e la giustizia e credeva profondamente alla libertà.
Era un cane lupo anarchico, randagio ma felice di esserlo, non voleva padroni.
Un giorno si trasferì al nord d’Italia e l’acchiappacani lo catturò e lo portò al canile di una grande città.
E così Carmelo fu scaraventato in una lurida e sporca gabbia a sognare tutti i giorni la libertà.
Carmelo pensava solo a scappare, scappare da quel posto bestiale.
Nella sua giovane vita aveva sopportato con forza ogni traversia ma il canile, quello, non riusciva a sopportarlo.
Rimaneva per ore intere a pensare a come scappare: sognava la fuga, sognava la salvezza.
I giorni andavano e venivano e il morale sprofondava in basso sempre
più in basso, gli sanguinava il cuore, lui abituato ad essere libero
non riusciva a vivere chiuso in una gabbia: doveva evadere.
Ne parlò con il cane accanto alla sua gabbia:
– bau, bau, bau, chi sei?
– bau, bau, bau, sono Nerone, un pastore tedesco.
– bau, bau, bau, te la senti di evadere?
– ma da qui non è riuscito a scappare nessuno.
– noi ce la possiamo fare.

Nerone accettò, scelsero di scappare, in una notte dove una bianca
nebbia, umida e spessa impregnata di pioggia, avvolgeva tutto il canile.
Carmelo, con i denti riuscì a smuovere il chiavistello ed uscì dalla sua gabbia e subito dopo aprì anche quella del cane Nerone.
Nel canile regnava una gran calma, il cuore di Carmelo si era fatto
piccolo piccolo e batteva forte, controllava con gli occhi e con le
orecchie tutto il cortile.
Lui andava avanti e Nerone dietro, non era ancora fatta, c’era da
saltare il muro di cinta, ad un tratto furono circondati dagli
acchiappacani.
Uno di loro si rivolse a Nerone:
– hai fatto bene ad avvisarci, sei furbo, sai da che parte stare ed ora ritorna nella tua gabbia.
E gli gettò un osso per avere tradito il suo compagno.
Subito dopo gli acchiappacani si rivolsero a Carmelo:
– bastardo volevi scappare perché sei contro il governo degli acchiappacani.
– Tu sei quello che abbaia per l’autonomia e la libertà di tutti i cani.
– Adesso te la diamo noi la libertà e la giustizia.

E giù bastonate.
Con una ira nel cuore contro tutto il mondo dei cani e degli acchiappacani Carmelo cadde per terra e svenne.
Si svegliò l’indomani con un oscuro velo di sangue che scendeva continuamente davanti agli occhi.
Era legato ad una grossa catena che gli stringeva il collo mentre la pioggia cadeva sul suo povero corpo.
Tremava e batteva i denti.
Sentiva una fame ed un freddo cane.
Cominciò a disperare.
Aveva perduto.
Si era fatto ingannare da una cane pastore tedesco traditore.
Aveva perso l’ultima speranza.
Gli acchiappacani venivano tutti i momenti a tormentarlo:
– Bastardo cane anarchico, sei per l’abolizione dei canili invece vivrai sempre qui.
– Se ubbidirai e accetterai di vivere da cane vivrai se no ti faremo morire di fame e di sete.
– Se smetterai di ringhiare ti daremo un po’ d’acqua.

Carmelo pur in fin di vita quando vedeva avvicinarsi gli acchiappacani non smetteva di ringhiare e abbaiava: – i cani lupi anarchici non si arrendono, piuttosto muoiono.
E loro: giù calci e bastonate.
Quella continua tortura fisica era divenuta talmente intollerabile che
più di una volta si sentì sul punto di lasciarsi cadere a terra e
ubbidire agli infami acchiappacani.
Soltanto il suo orgoglio da cane lupo lo faceva resistere.
Ormai la sua era solo una disperata resistenza.
Una ira sfrenata lo faceva resistere.
Non gli interessava più nulla della vita, né passata né futura, non gli
interessava più nulla né della vita né della morte, doveva solo
resistere agli acchiappacani.
Il bruciore della sete gli tormentava la gola, i suoi poveri occhi erano coperti di sangue.
A guardarlo, sanguinava da tutte le parti, non aveva più nulla di un cane lupo a parte l’orgoglio, il coraggio ed il cuore.
Una notte, la quarta da quando era legato alla catena senza acqua e
cibo, Carmelo comprese che le sue energie lo stavano esaurendo.
Si sentiva stremato, sfinito, perduto, le forze lo stavano abbandonando, si sentiva tormentato da una insopportabile sete.
Ormai era più morto che vivo, il dolore e l’infelicità non lo
lasciavano in pace, sapeva che stava morendo con tutte le sue speranze
non realizzate.
Chiuse gli occhi pensando che non li avrebbe più riaperti, ma ad un
tratto una voce parve uscirgli dal cuore e gli comparve la fata
Anarchia che gli disse:
– i cani liberi non moriranno mai, i cani liberi non possono morire.
E all’improvviso il cielo si fece sereno, comparve una ciotola di acqua e di cibo.
La luce del sole, il cibo e l’acqua gli diedero conforto e riaccesero in lui un po’ di speranza.
Dopo qualche giorno gli acchiappacani sbalorditi che il cane anarchico
era ancora vivo, gli levarono la catena dal collo e lo rimisero nella
sua vecchia cella.
Carmelo dopo qualche giorno si riprese e pensò di nuovo ad un’altra evasione.
Amava troppo la libertà e non poteva accettare di vivere prigioniero.
Una notte fredda e oscura gli comparve di nuovo la fata Anarchia e gli sussurrò:
– i canili esistono perché i cani si sottomettono agli
acchiappacani, tu non l’hai fatto e sarai libero e dopo la libertà
troverai l’amore.

Carmelo, il cane lupo anarchico, provò di nuovo a scappare e questa
volta ci riuscì e ora che aveva ritrovato la libertà andò a cercare
l’amore.

Pubblicato in ARTE

Islanda – Anarchico liberato a furor di popolo

tratto da: http://www.anarkismo.net/article/10770

Venerdì scorso, Haukur H. un anarchico di Reykjavik, Islanda è stato
arrestato e incarcerato per 2 settimane per aver partecipato ad una
protesta ambientalista nel 2006.

Il pretesto per il suo arresto è stato quella protesta, ma la realtà è qualcosa molto diversa ed attuale.

Due settimane fa, due anarchici hanno scalato l’Althing, il
parlamento islandese, sostituendo la bandiera nazionale sul tetto con
quella di un noto supermercato discount, Bonus. Uno è stato arrestato
mentre scendeva dal tetto, ma l’altro è riuscito a scappare quando la
folla che era convenuto sul luogo ha respinto la polizia, creando un
corridoio perché il compagno anarchico potesse andarsene liberamente.

Venerdì scorso, durante una visita guidata al parlamento alla quale
partecipava Haukur (come parte del suo corso universitario), è stato
riconosciuto da un deputato. Benché fosse mascherato durante la
protesta, Haukur è un anarchico molto attivo, e l’Islanda ha una
popolazione molto piccola (appena 300.000). Quindi Haukur è stato
arrestato e incarcerato per due settimane per via delle proteste del
2006. L’arresto era illegale, poiché la polizia avrebbe dovuto
inviargli una lettera di avviso 3 settimane prima di incarcerarlo.
Chiaramente è stato arrestato per impedirgli di partecipare alle
proteste contro il governo che si svolgono ogni sabato da quando
l’economia islandese è crollata nell’ottobre 2008.

Sabato scorso, tra 200 e 500 persone si sono presentate davanti al
commissariato di Reykjavik, rivendicando il rilascio immediato di
Haukur. Le proteste sono finite con uno scontro tra la polizia ed i
manifestanti, davanti al commissariato. La gente ha rotto i vetri delle
finestre del commissariato e la polizia ha usato i gas lacrimogeni per
disperdere la folla.

In seguito agli scontri, Haukur è stato liberato quando qualcuno ha pagato la cauzione.

Articolo e video degli scontri (dopo la pubblicità): http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/7744355.stm

Video della liberazione di Haukur: http://skodun.blog.is/blog/skodun/entry/721375

Video della protesta al parlamento: http://aftaka.org/2008/11/08/anrakistar-althingi-bonus/

[da un report sul forum di Anarchist Black Cat]
Related Link: http://www.anarchistblackcat.org/viewtopic.php?f=36&t=2204

Il lavoro uccide

Dicevano che non ci sarebbero stati più morti sul lavoro, che il progresso, la tecnologia, la scienza avrebbero messo fine a una secolare mattanza che vede quotidianamente stragi infinite di operai nelle fabbriche della morte: nuove macchine, sicure e affidabili, avrebbero sostituito la manodopera sui luoghi di lavoro, riducendo al minimo gli incidenti e anzi "spostando" gli operai dai capannoni industriali agli uffici, dove il rischio di mortalità è praticamente nullo. Eppure ogni mattina vedo tram affollati di"italiani " e "stranieri" che se ne vanno a lavorare senza la certezza di potersene tornare a casa alla sera, vedo cantieri che aprono ovunque, vedo sempre e sempre più file di disoccupati e gente incazzata che ha voglia di gridare basta a questo sistema di merda…
Ieri a dare l’addio a questo mondo è toccato ad un giovane, un diciottenne, un mio compaesaneo, Michele. Ed è lì che ti incazzi di più: quando senti in quella scatola nera chiamata tv che CINQUE OPERAI CINQUE hanno perso la vita ti incazzi, vorresti spaccare il mondo e gridarglielo forte a quei politici di merda che fanno soldi sulla pelle della gente, ma alla fine te ne stai al tuo posto; quando però succede a qualcuno che conosci, qualcuno che bene o male incroci ogni giorno, quando a morire inaspettatamente è un ragazzo che fino al giorno prima abitava davanti a te, un ragazzo col quale non condividi nessuna idea politica ma che cazzo, AVEVA SOLO 18 ANNI, beh allora non ce la fai più, allora cresce in te non solo la rabbia, ma la consapevolezza che così non va, non va davvero.

da "L’Espresso": In fin di vita a diciotto anni per un incidente sul lavoro. La testa
spaccata, forse stritolata dal macchinario su cui stava lavorando, un
rullo lungo una quindicina di metri che serve a fabbricare cuscini.
Michele Matera, un operaio che vive con la famiglia a Montale
(Pistoia), è ricoverato in condizioni disperate nella terapia intensiva
neurochirurgica di Careggi. E´ arrivato al pronto soccorso con
l´elicottero del 118 intorno alle 15.30 di ieri dall´azienda Green Foam
di Vaiano, in provincia di Prato. Sono stati i suoi compagni di lavoro
a trovarlo a terra con la testa rotta vicino alla macchina e a chiamare
i soccorsi.
I tecnici della medicina del lavoro della Asl stanno
cercando di ricostruire l´incidente. La Green Foam è una ditta giovane,
occupa da appena un mese un grande magazzino in via degli Stampatori,
ai margini del paese. Il titolare è lo zio di Michele Matera, che è uno
dei tre dipendenti. Secondo i primi accertamenti i contratti sarebbero
tutti in regola. Nel grande magazzino c´è solo il macchinario per
produrre i cuscini, pure quello nuovo. Da un lato c´è un braccio
meccanico da cui esce poliuretano e finisce dentro a degli stampi, che
si chiudono per dare la forma del cuscino. Quegli stampi poi scorrono
lungo il rullo fino ad arrivare dall´altro capo del macchinario, dove
si riaprono lentamente e buttano fuori il prodotto, che viene imbustato
dal lavoratore. Una grata obbliga l´operaio a rimanere ad una distanza
di sicurezza dalle bocche che si aprono e si chiudono.
Bisogna
chiarire dove il giovane abbia sbattuto la testa, comunque contro una
parte del macchinario. Secondo una prima ricostruzione degli uomini
della Asl l´incidente potrebbe essere avvenuto proprio dove finisce la
lavorazione dei cuscini. Non si esclude l´ipotesi che Michele abbia
superato la grata e sia andato proprio di fronte alla bocca di uno
degli stampi, magari perché qualcosa era incastrato, e la testa sia
rimasta in mezzo e schiacciata. Ieri dall´azienda dicevano che
l´apertura e la chiusura di quelle bocche è molto lenta. Gli ispettori
della Asl spiegano che il corpo dell´operaio è stato trovato ad una
certa distanza dal macchinario. «La posizione potrebbe non essere
quella del momento dell´infortunio – dicono dalla sicurezza sul lavoro
– Può succedere perché spesso i colleghi per soccorrere il ferito lo
spostano. Vedremo, faremo altri approfondimenti». Dall´azienda
avrebbero detto di essersi accorti dell´incidente quando era già
avvenuto e il giovane si trovava a terra privo di sensi. La Asl,
intervenuta insieme ai carabinieri, dopo il primo sopralluogo ha messo
sotto sequestro il capannone, dove si tornerà oggi per fare altri
accertamenti volti a chiarire la dinamica ed eventuali responsabilità.
Dopo
un primo intervento dell´ambulanza della Misericordia di Vaiano, ieri
pomeriggio la centrale del 118 ha deciso di far arrivare l´elicottero
Pegaso, che ha trasportato il giovane infortunato a Careggi. Qui è
stato preso in carico dal pronto soccorso, dove sono arrivati i
neurochirurghi che hanno provato a ridurre i danni al cranio, rotto in
più punti. Poi, in serata si è deciso di trasportare il giovane nella
terapia intensiva neurochirurgica in un ultimo disperato tentativo di
salvarlo. Le sue condizioni sono gravissime.

Comunicato delle detenute del carcere di Rebibbia

Il carcere non può essere la discarica abusiva di esseri umani "indesiderati"

In questi ultimi tempi è solo un susseguirsi di politiche e leggi
che rendono il ricorso al carcere come il “rimedio miracolo” per
togliere di mezzo dalla società i problemi sociali ai quali non si
riesce a dare una risposta. Per ogni problema la risposta è: carcere.
La politica che sembra sempre riscuotere il maggior consenso,
soprattutto elettorale, è quella del “buttare la chiave!” (questa è la
traduzione letterale da fare quando dicono “certezza della pena”).
Questo quando la Costituzione, in diversi suoi articoli, sancisce
invece che la pena (notare bene, scrive “pena” e non “reclusione” visto
che la pena può avere varie forme!) deve avere uno scopo rieducativo e
non può andare contro il senso d’umanità.
Noi che abbiamo la sventura di esserci finite in carcere, sia in
qualità di condannate che di detenute in attesa di giudizio, ci
rendiamo conto ogni giorno di quanto e quante volte quei principi
vengano violati.

Noi detenute di Rebibbia vogliamo allargare la protesta del 1° dicembre 2008 CONTRO TUTTE QUELLE VIOLAZIONI.
Intendiamo partecipare all’iniziativa con un giorno di protesta
pacifica con sciopero del sopravvitto, del lavoro, “battitura”, ecc.)
da riprendere il mese di marzo aderendo alla calendarizzazione dei
promotori della campagna contro l’ergastolo.

PER L’ABOLIZIONE DELL’ERGASTOLO, il “fine pena mai” che è la
violazione evidente del principio della possibilità della
“rieducazione”. Senza farsi ingannare dal falso argomento per cui, in
Italia, dopo 26 anni è possibile ottenere la libertà condizionale.
Innanzitutto questa non è mai concessa automaticamente ed è di fatto
esclusa preventivamente, come gli altri “benefici”, per coloro che sono
sottoposti all’articolo 4bis nella sua forma più restrittiva.
CONTRO IL 41bis, forma detentiva disumana che si può paragonare a un vero e proprio strumento di tortura.
CONTRO IL DISEGNO DI LEGGE BERSELLI che vorrebbe modificare la
Riforma penitenziaria del 1975 e il Codice di Procedura Penale in
materia di permessi premio e di misure alternative alla detenzione,
peraltro già lasciata alla discrezionalità dei giudici e poco e male
applicata.
Lo scopo è quello di rendere la detenzione ancora più oppressiva,
facendo credere, erroneamente, che un carcere ancora più afflittivo
serva a dissuadere dal commettere e reiterare i reati.
Il disegno di legge punta a ridurre i benefici nel suo complesso,
incluso i giorni di liberazione anticipata e a togliere la possibilità
di andare in semilibertà a tutti gli ergastolani, così come oggi
succede per quelli sottoposti alla misura del 41bis.
La possibilità di ottenere permessi verrebbe ulteriormente allontanata,
così come quella di usufruire di altri benefici. Per altro già la legge
cosiddetta Cirielli ha, di fatto, escluso da questa possibilità tutti i
recidivi.
Tutto questo, per altro, quando l’isolamento affettivo viene applicato
duramente per tutta la detenzione, in modo particolare tra familiari
detenuti, per i quali il diritto al colloquio, previsto dall’O.P. non
viene quasi mai rispettato.
CONTRO LA PRESENZA DI BAMBINI IN CARCERE. C’è qualche forma
detentiva più disumana di rinchiudere in un carcere con le loro madri
–per quanto si posso tentare di “abbellirlo”- dei bimbi in età da 0 a
tre anni? In seguito, quando vengono obbligatoriamente separati dalla
madre, acquistando la “libertà” vengono ad aggiungersi a tutti gli
altri bambini che separati dai loro genitori vedono, per lungo tempo,
ridotto il vitale rapporto affettivo familiare a qualche visita mensile
di 1 ora in squallidi parlatori.
La Costituzione dice che bisogna rispettare il senso di umanità: che
colpa hanno i bambini delle azioni eventualmente commesse dai loro
genitori?
Infine ai bimbi a cui è capitato di essere figli di persone in regime
di 41bis, solo 1 ora mensile, attraverso un vetro divisorio, visto che
compiendo 12 anni si perde il “diritto” ai 10 minuti mensili concessi
senza vetro!

CHI DEVE RISPETTARE LE LEGGI E IN PRIMO LUOGO LA COSTITUZIONE?

Le detenute del carcere di Rebibbia
Carcere di Rebibbia – novembre 2008

Boicotta Marcello Baraghini, boicotta Stampa Alternativa

Da indymedia Toscana:

Il fondatore di Stampa Alternativa va dai fascisti di Casa Pound a presentare i suoi "Bianciardini"

Marcello Baraghini, storico fondatore
e padre padrone di Stampa Alternativa, meravigliosa casa editrice
libertaria italiana, ha deciso di andare a presentare i suoi
"bianciardini" dai fascisti di Casa Pound.

E’ triste, per me, dover dare l’addio a quello che per tanti anni è stato qualcosa di simile ad un mito: Marcello Baraghini.

Ero giovane, 25 anni fa, quando studente delle superiori mi leggevo i
suoi 1000 lire in metropolitana, mentre andavo a scuola. E’ con lui che
ho conosciuto l’anarchia, Boris Vian, il jazz e tante altre cose che
amo ancora oggi.

Poi, un paio di anni fa, la svolta: invito Marcello all’Hackmeeting di
Pisa, per presentare i suoi "Bianciardini", gli eredi dei 1000 lire, ma
a 1 centesimo e liberamente scaricabili dalla rete.

L’incontro ad hackit fallì, ma non il rapporto, tanto che per un tot di
mesi ci si incontrò spesso e si mise su una serie di progetti, per la
mia gioia.

Poi….

Poi Marcello, probabilmente per farsi pubblicità, decise di pubblicare sul blog di Ettore Bianciardi (http://www.riaprireilfuoco.org/blog/?p=170),
figlio di Luciano e suo complice nell’idea e nella progettazione dei
bianciardini, un post in cui non solo spiegava, ma pure rivendicava la
sua partecipazione alla fiera del libro di Torino dedicata alla nascita
dello Stato di Israele.

In molti, sul blog, criticammo questa scelta, sottolineando che una
cosa è, giustamente, conoscere e studiare e apprezzare parte della
cultura israeliana (ed ebraica in generale), altra cosa festeggiare la
nascita di uno Stato che ha significato l’esilio di milioni di
palestinesi e la morte di centinaia di migliaia.

Anche il sottoscritto attaccò, penso civilmente, quella scelta e da
quel giorno non ebbi più il piacere di sentire Marcello (ed Ettore).
Mai più. Fine dell’amicizia, fine dei progetti, fine di tutto. Di punto
in bianco, senza una spiegazione, senza una telefonata, nulla.

Vabbuò, ognuno fa quel cazzo che gli pare, pensai, e proseguii per la
mia strada. Fino a qualche settimana fa quando, sempre sul blog di
Ettore leggo l’ennesima "provocazione"(http://www.riaprireilfuoco.org/blog/?p=220) di Marcello:

"rivendicare la libertà di poter parlare liberamente di Luciano
Bianciardi e di quello che facciamo io e Ettore, anche a Casa Pound,
ammesso e non concesso che ci invitino e che ci sia garantita libertà
di parola e di idea".

In molti tentammo di far ragionare Marcello, ricordandogli chi sono e
cosa fanno la feccia di Casa Pound (si era a pochi giorni
dall’aggressione agli studenti di Roma in P.zza Navona), ma nulla.

Così si arriva ad oggi (http://www.riaprireilfuoco.org/blog/?p=223):

"Non scherzavo affatto, quando ho dichiarato che per parlare di
Bianciardi, del Bianciardi che amo e che è l’ispiratore dei miei
quarant’anni di editoria, sarei andato volentieri da chiunque mi avesse
invitato e mi avesse garantito la libertà di espressione, anche a Casa
Pound.
E quelli di Casa Pound l’hanno saputo e, puntuali come un orologio
svizzero, ieri mi hanno invitato. Ci andrò? E che editore
all’incontrario sarei se non ci andassi, se rifiutassi l’invito o
confessassi di aver solo scherzato? E quindi mercoledì 10 dicembre,
alle ore 21, sarò ospite di Casa Pound a Roma, in via Napoleone III, 8".

Per quel che mi riguarda è la, triste, fine di un percorso iniziato almeno 25 anni fa.

Non posso accettare di condividere un percorso culturale e politico con
chi legittima le merde fasciste di Casa Pound. Tanto meno quando lo si
fa in un ambito di marketing da 2 lire, pur di avere visibilità e
chiacchiere su di se e la propria casa editrice. Se questo è il livello
raggiunto da Marcello e da Stampa Alternativa, allora meglio che
chiuda, almeno ci rimarrà il bel ricordo di un glorioso passato.

Se Marcello non cambierà idea (http://pinna.noblogs.org/post/2008/11/25/stampalternati…-idea), per quel che riguarda, inizierà una campagna di boicotaggio di Stampa Alternativa.

 

Argentina – Benetton il minatore…

La compagnia mineraria di Benetton alla ricerca dell’oro a San Juan

fonte: www.diariodecuyo.com.ar
articolo di Viviano Pastor – Diario de Cuyo

La compagnia mineraria Minera Sud Argentina, con il pacchetto di
maggioranza delle azioni posseduto da Luciano Benetton, il magnate
italiano fabbricante di vestiti ed uno dei più grandi latifondisti
dell’Argentina, è sbarcata per la prima volta nella provincia di San
Juan per esplorare l’oro nella Cordigliera di Igliesias.
Il segretario delle attività minerarie della provincia, Felipe
Saavedra, ha informato che questa settimana si è riunito con Carlos
Massa, gestore generale della compagnia, il quale gli ha comunicato che
l’impresa ha iniziato ad esplorare il progetto Brechas Vaca, sito nel
dipartimento di Iglesia. La zona è stata catalogata come luogo ad "alto
potenziale minerario" da parte della compagnia.
In questa prima tappa l’impresa investirà 500.000 dollari; si
realizzeranno le prime perforazioni. Saavedra ha confermato che i
tecnici e gli assistenti si erano già recati nella zona in questione,
assieme al principale equipaggiamento per la perforazione, compito che
sarà a carico della ditta locale Eco Minera.
I mezzi d’informazione nazionale segnalavano già da 4 anni sulla
costituzione di una nuova compagnia mineraria, Minera Sud Argentina
S.A., della quale Compañías de Tierras del Sud Argentino (di proprietà
Benetton) è titolare del 60% del capitale. Infobae sosteneva che la
compagnia puntava alle regioni del nord e del centro dell’Argentina,
rispettivamente le province di Jujuy e San Juan, "dove le miniere
stanno acquisendo una grande attrazione".
L’imprenditore italiano è considerato uno dei più grandi latifondisti
del paese, padrone di 900.000 ettari nel sud del paese e nella
provincia di Buenos Aires. Inoltre, possiede più di 280.000 ovini, con
interessi nell’industria della lana, della riforestazione e
dell’allevamento.
Nel 2002 Benetton è stato denunciato da organizzazioni mapuche per
usurpazione di terreni ancestrali nella Patagonia argentina. In quello
stesso anno la famiglia aborigena Curiñanco Nahuelquir si scontrò con
il gruppo Benetton con un processo per sgombero. L’avvocato dei
mapuche, Gustavo Macayo, sostenne che dietro lo sgombero della famiglia
mapuche "potrebbe esserci anche un interesse a estrarre l’oro che
potrebbe esser presente in quel luogo."

fonte: http://www.diariodecuyo.com.ar/home/new_noticia.php?noticia_id=314604