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Da Finimondo:
«Fate entrare l’infinito»
No, non c’è un usciere all’ingresso delle im-possibilità umane. Spetta a ciascuno di noi aprire quella porta. Scassinarla, al limite, per trovare una via di fuga da questo grande mondo istituzionale in decomposizione, da questo piccolo mondo rivoluzionario in putrefazione. Perchè le illusioni spacciate dal grande mondo sono scadute, come la mitopoiesi sciorinata dal piccolo mondo. In questo labirinto di riflessi non c’è libera uscita: c’è un pantano in cui si sprofonda, ci sono specchi su cui ci si arrampica. Si entra da esseri umani, e si rimane chiusi dentro da cittadini o da militanti. Annaspanti, senza aria, chi a elemosinare diritti ridicoli, chi ad amministrare rivendicazioni patetiche.
Alla fine dello scorso dicembre, il dado è stato tratto. Una pubblica delazione all’interno del “Movimento”. Con rare ammirevoli eccezioni, un silenzio assordante l’ha accompagnata nei primi giorni. Solo un’invasione di campo da oltre confine – certe fierezze, come certe vergogne, non hanno passaporto – ha smosso le acque. Anelito di vita o aria che gonfia un cadavere? Solo il tempo potrà dirlo. Nessun dubbio però: un Movimento che non si muove davanti ad un fatto simile è una scena, una messa-in-scena, con tanto di ruoli e pause e copioni da rispettare.

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Da Non-Fides:

Abbiamo letto queste poche righe: “Delazioni e compagni di strada“, colle quali alcuni non meglio identificati “compagni con un piede nell’esagono” scrivono, a proposito di Non Fides, che: “è proprio questo sito che ha dato il via all’infelice pratica della delazione nel movimento no-tav”. Ciò, a detta loro, a causa del testo “Il nemico interno in Val Susa“.

Bon, tanto per cominciare, la palma di chi per primo ha pubblicato questo testo, purtroppo non spetta a noi. Quella ennesima denuncia delle pratiche autoritarie dell’Askatasuna ha girato via mail, è stata pubblicata anonimamente su Indymedia Grenoble ed anche altrove, prima che su Non Fides. Tra l’altro, un “autonomo torinese” rispondeva alle critiche contenute in quel testo, attribuendole ad un altro dei siti che l’hanno pubblicato. Capiamo che tutta la cosca dell’Autonomia-Contropotere torinese sia incazzata a causa della figura meschina fatta con la delazione via il sito notav.info, ma suvvia, almeno mettetevi d’accordo fra di voi…

Ma entriamo nel merito. Secondo questi “compagni” (dell’Aska), il testo in questione sarebbe “assai problematico [perché vi] si dice chiaro e tondo che il centro sociale Askatasuna “e i loro amici” avrebbero organizzato l’attacco al cantiere del 31 agosto 2012, gestendo attacchi e ritirate. È un testo che fa accuse precise di una certa rilevanza penale e che non è mai stato corretto.
Come ha già detto giustamente un altro lettore di Indymedia Piemonte, è risaputo che la gestione di quel campeggio (agosto 2012), “assalti” compresi, era in mano agli autonomi. E che molte delle persone che hanno attaccato il cantiere la notte del 31 agosto 2012 siano poi tornate al campeggio, lo dice pure Cosimo Caridi, il giornalista de “Il fatto quotidiano” che proprio gli autonomi hanno invitato (si veda qui, minuto 2).
Ma continuiamo. Immaginiamo che il passaggio a cui si riferiscano gli amichetti dell’Aska non sia uno dei molti in cui si dice che quel campeggio, come troppi altri, sia stato gestito in maniera autoritaria proprio da loro, sotto copertura dei “comitati” o delle “assemblee”. Pensiamo si riferiscano piuttosto a questo: “Gli sbirri non hanno avuto bisogno di intervenire, alcuni leninisti del campeggio hanno fatto la polizia da soli/e, a colpi di “smettetela, non abbiamo le maschere antigas”, “il 31 sì, ma non oggi, non era previsto”, “il 31 attaccheremo massicciamente gli sbirri, ma non ora””. Oppure a questo, poco oltre: “L’appuntamento per attaccare il cantiere del TAV era stato quindi dato per il 31 agosto. […] Di fatto, verso le 22 una decina di sbirri bloccava i sentieri che portano alle loro recinzioni. Si è tenuta una “assemblea” spontanea per decidere cosa fare. Ciò consisteva più nel venire a prendere le consegne dai capi che nel decidere in maniera collettiva il da farsi. Abbiamo quindi fatto marcia indietro, per farci portare a passeggio attraverso le montagne per altre due ore, in giri inutili, tornando alla fine al punto di partenza. Alla fine è stato lanciato un attacco al campo degli sbirri, permettendo di far cadere una quindicina di metri di barriere, di lanciare pietre di dare fuoco a due camion-cannoni ad acqua. Dopo 20 minuti, mentre gli sbirri indietreggiavano, non si sa chi ha dichiarato che l’azione era finita e che bisognava ripartire. È stato intonato il coro di ritirata (“si parte insieme, si torna insieme”) e tutti hanno abbandonato la zona di fronte per riprendere la camminata notturna. Perché partire dopo soli 20 minuti? Di solito gli scontri possono durare diverse ore. Tutto lascia credere che i comunisti hanno avuto paura di ciò che loro non avevano previsto, di ciò che loro non controllavano ed hanno quindi anticipato la ritirata del corteo.

I (loro) compagni con un piede nell’esagono sostengono che questi passaggi sarebbero penalmente rilevanti. In effetti potrebbero avere un certo valore in un tribunale: sono delle attestazioni di buona condotta. La prossima volta che qualcuno dei militanti dell’Aska sarà accusato in seguito a scontri in Val Susa, consigliamo all’avvocato di portare questo testo in tribunale, come prova della non volontà di nuocere degli autonomi torinesi. Perché in questi passaggi c’é scritto che, come tante altre volte, in Val Susa come a Torino, i caporioni dell’Askatasuna si sono comportati da pompieri. Hanno portato a spasso la gente, hanno fatto tagliare loro qualche metro di recinzione, giusto per far fare qualche bella ripresa al loro amico de “Il fatto quotidiano”, e poi tutti a casa! (“Si parte e si torna insieme”, sicuro!) Una volta ancora, come le tante altre in cui parlano con la Digos in piazza, per trattare del percorso di cortei, di cosa fare oppure no.

Gli autori di “Delazioni e compagni di strada” scrivono che il testo “Il nemico interno in Val Susa” non è mai stato corretto né tolto da Non Fides. No, e mai lo sarà. Perché vi si dice una parte di quello che siete, all’Askatasuna: dei politicanti e dei pompieri. Una gran parte del vostro percorso, in Val Susa e altrove, così come, last but not least il vostro comunicato da tamarri in risposta alle giuste critiche a “I burabacio” mostra che siete degli autoritari. Ed il resto lo dice “I burabacio” stesso: siete dei pompieri e pure degli infami. Ecco tutto.

Quanto ai “compagni con un piede nell’esagono”, beh, consigliamo loro un video interessante: “Europe : l’insurrection qui vient ?”, fatto dal giornalista Thierry Vincent, per Canal + (visibile qui). Da buon viscido giornalista (ma di sinistra, pure lui!) Vincent cerca di farsi degli amici fra i “militanti dell’ultrasinistra” in alcuni paesi d’Europa, per intervistarli, filmarne le gesta, etc. Fra altre bassezze, lo ritroviamo l’8 dicembre 2012 alla Clarea. In compagnia di qualche giovane sprovveduto che si è fatto abbindolare? Nient’affatto. Il giornalista scambia commenti e sorrisi con alcuni capoccia dell’Aska. Un occhialuto e riccioluto “militante d’estrema sinistra” lo porta poi a visitare la Credenza, per finire con una bella intervista proprio all’interno dell’Askatasuna.
Consigliamo questo video anche a chi non parla francese: quello che viene detto sono solo sciocchezze, ma è bene che certe facce, certe facce assieme a quelle dei giornalisti, ce le ricordiamo.

Infine, ancora una volta, l’importante per noi, non è rivolgerci a politici, amici di giornalisti e magistrati, a pompieri e delatori. Come già con la nota introduttiva a “I buoni di Natale”, intendiamo rivolgerci ai compagni anarchici, in special modo adesso a quelli che prendono parte alla lotta contro il TAV. Ci ha fatto piacere leggere alcune prese di posizione chiare e forti, in cui si riconosciamo. Purtroppo c’è anche chi cerca di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, deplorando non tanto la “scivolata” nell’infamia, ma il fatto che questa e le relative risposte abbiano rubato tempo a discussioni su “cose più importanti”. Speriamo che la discussione a proposito di queste “cose più interessanti” non faccia passare in secondo piano la contrapposizione nei confronti di politicanti, autoritari e infami di tutte le risme, anche rossi. E, ancora una volta, ripetiamo: che gli anarchici scelgano il loro campo, senza ambiguità. Noi lo abbiamo fatto.

Alcun* partecipanti a Non Fides.

P.S.


 


 

delatoreCon colpevole ritardo, esprimo la mia opinione su un fatto grave che si è verificato in questo fine 2014.Nello specifico mi riferisco al delirante e diffamante comunicato apparso sul sito notav.info a titolo “i burabacio” e i vari articoli ad esso collegato (correzzioni, smentite, rilanci, etc etc). Senza voler entrare nella polemica del “mio sabotaggio” è più profumato del tuo, che si commenta da se… Premettendo che, per chi come lo scrivente bazzica la cattiva strada da tempo, questo fatto non sorprenda e di fatto non cambi molto la quotidianità del vissuto. Con certa gente ho sempre avuto difficoltà a rapportarmi. Quindi di saperli infami na volta di più o in meno… lasiatemi dire sti cazzi!!! Mai stati miei complici anche se alcuni di loro ho fatto un pezzetto di strada assieme. Ma chissà cosa mi perdo direte voi…Già e la colpa è solo mia… non riesco a prendere ordini ed a non usare il mio intelletto. (altro…)

spione1I castelli di carta ogni tanto vengono giù, certe volte per un soffio di vento, altre perché si inciampa nel tavolo…dando un’occhiata alle vicende di questi ultimi periodi riguardanti la confidenza poliziesca a mezzo internet, mi pare proprio che i virgulti e le virgulte di notav.infam questa gomitata l’abbiano data proprio forte, e che le carte cadendo abbiano scoperto un bel panorama sulla reale faccia -ma ce n’era bisogno!?- di lor signiori/e: quello di arroganti autoritari che non disdegnano nemmeno la delazione pur di attaccare chi ha osato mettere in discussione il dogma e la dottrina notavica. (altro…)

Udine, 15 gennaio 2015
Prendiamo la tastiera per dire brevemente la nostra su questa questione, sgomenti di fronte al
silenzio del movimento. Infatti, fatta eccezione per il sito francese non-fides.fr, per le/i compagn*
trentin* e poch* altr* il silenzio è assordante.
Il fatto: il sito notav.info (gestito da area infoaut) pubblica un articolo redazionale, I burabacio, e il
comunicato, pubblicato sullo stesso sito, del magistrato Imposimato (PM responsabile di aver
seppellito sotto anni di galera decine di rivoluzionari*) a proposito dei recenti sabotaggi avvenuti
contro l’Alta Velocità in Italia. Ne I burabacio (poi vigliaccamente modificato), notav.info indica
le/gli autrici/autori di finimondo.org come coloro che «fino a qualche annetto fa usavano i loro
petardoni postali che qualche rintocco facevano, ora usano qualche straccetto di benzina
inneggiando alla rabbia generale». Notav.info cioè infama delle/dei compagn*, indicandoli agli
sbirri, di cui evidentemente si sente collega, come responsabili del sabotaggio No TAV di dicembre
a Bologna. (altro…)

“Come fai a parlare se non hai il cervello?”

“Non lo so. Ma molta gente senza cervello ne fa tante di chiacchiere”

Riteniamo assolutamente necessario prendere la parola in maniera decisa dopo aver assistito a qualcosa che consideriamo inammissibile. Già da tempo trovavamo preoccupante il diffondersi di determinate pratiche all’interno degli ambiti di lotta. Ora non crediamo sia più possibile soprassedere oltre. Ciò che spesso viene spacciato per disputa ideologica o discussione tra punti di vista ha raggiunto la vera e propria pratica della delazione.
Questo è quanto accaduto con la pubblicazione del testo “I burabacio” nei siti notav.infoe infoaut.org, in seguito ai sabotaggi avvenuti nel dicembre scorso alle stazioni di Firenze e Bologna. Siti che, sicuramente, non rispecchiano le posizioni dell’intero movimento No Tav, che a sua volta non può avere certo la pretesa di rappresentare chiunque decida di intraprendere un percorso o una singola azione di contrasto all’Alta Velocità e alle nocività.

Da tempo assistiamo alla pubblica diffusione sul web di testi e controversie inquietanti, episodi ritenuti accettabili da alcuni, spacciati come dibattiti dagli autori o considerati in maniera marginale da altri, ora siamo arrivati ad un punto di non ritorno in cui è necessario che ognuno si assuma le proprie responsabilità.
Dalla richiesta di incolumità per un’infiltrata, alle continue dissociazioni e prese di distanza rispetto ad attacchi contro il dominio, inclusi quelli riconducibili alla lotta contro il Tav, fino a tergiversare con tolleranza sulla presenza di collaboratori di Giustizia negli spazi occupati, ecco che si giunge a postare articoli su internet in cui si denunciano pubblicamente presunti responsabili di azioni specifiche (in questo caso i redattori di Finimondo.org, autori del testo “A stormo!”).

Probabilmente il non essere sempre puntuali nell’esprimersi in modo critico riguardo a questi eventi ha fatto si che queste pratiche prendessero campo e scadessero in questo degenero. In nome della strategia politica e di una esasperata ricerca di legittimazione mediatica e sociale, ogni critica radicale all’esistente, espressa attraverso parole e/o azioni, che esula dal già predisposto, viene spesso messa all’indice o, nel migliore dei casi, snobbata.
A dimostrazione di ciò, nel momento in cui gli autori stessi prendono atto della sconvenienza (a proprio svantaggio) di queste degenerazioni vigliacche ed insolenti, di cui si rendono protagonisti, non fanno altro che rivisitare goffamente le proprie parole, negandone la paternità o semplicemente cancellando le parti più gravi dei loro testi, già nati come impellente necessità di pararsi il culo.
Si passa dall’ipocrita ossessione di voler differenziare a tutti i costi gli attacchi che colpiscono solo oggetti inanimati a quelli che coinvolgono anche esseri umani (o presunti tali), giustificando i primi e criminalizzando duramente i secondi; per arrivare alla contraddizione di promuovere una politica che incita, almeno apparentemente, a determinate pratiche (come il sabotaggio) per poi prenderne realmente le distanze, addirittura puntando il dito verso altri.

Proprio perché “il sabotaggio è una pratica seria”, storicamente prassi di chiunque nella storia abbia deciso di mettersi in gioco per combattere una singola ingiustizia come l’intero sistema di dominio, non può essere relegato a diventare oggetto di una campagna specifica, tanto meno necessita di essere legittimato da parte di una qualsiasi assemblea, dall’intellettuale di sinistra di turno o dal politicante di movimento a seconda della convenienza e delle relative manovre repressive.

Riteniamo fondamentale che da ora in poi ognuno si assuma la responsabilità di non far più finta di nulla.

Da parte nostra la presenza delle persone responsabili di delazione (riconducibili ai redattori di notav.info e infoaut.org) ad iniziative pubbliche rimane cosa inaccettabile. A maggior ragione nel momento in cui si arrogano la pretesa di disquisire su sabotaggio, accuse di terrorismo e prigionieri anarchici, come stava per avvenire a Genova il 13 di questo mese.
Ora o in futuro, indipendentemente da dove, si ripresenterà la medesima situazione, continueremo a ritenere la loro presenza non gradita.

Rinnoviamo la nostra solidarietà a chi continua ad opporsi al potere e all’autorità senza mediazioni e pericolosi distinguo.

I presenti all’incontro del 12/01/2015 al Mainasso Occupato, Genova

 

Riceviamo e diffondiamo:

SLALOM NO TAV, TRA OPPORTUNISTI, PRESTIDIGITATORI E SICOFANTI

Tempo di vacanze. In genere, tutti i governi di ogni Stato approfittano di questi periodi per far passare in sordina le peggio leggi, i peggio decreti, le peggio nefandezze.
In questo mondo all’incontrario è una pratica utilizzata non solo dagli stati, ma anche da coloro che aspirano ad una simile organizzazione sociale. Lo Stato, appunto, con i suoi Ministeri, da quello della Paura a quello della Messainriga passando per quello della Formazione delle Coscienze. (altro…)