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Perché la tua guerra è la mia guerra

I tuoi nemici … sono i miei nemici più odiati, contro di loro puntano i miei attacchi, la mia cospirazione, la pianificazione e la distruzione, essi i tuoi nemici … cadranno sotto le schegge dell’emancipazione ribelle, tu fratello di lotta sarai in ogni battaglia, ogni attacco perché sappiamo chiaramente che la nostra violenza negli attacchi è necessaria, non dubitiamo sulla sua efficacia e di conseguenza la usiamo contro un nemico implacabile e crudele, chiunque ci opprime ed ha intenzione di organizzare le nostre vite, contro di loro puntano le nostre armi, il nostro odio, disprezzo e la nostra lotta.

Perché ogni giorno il sistema ci violenta e opprime, e non possiamo mettere in discussione l’agire violento nei nostri attacchi, sempre abbiamo colpito e deciso di passare all’offensiva, noi colpiamo con forza e in modo efficace, con grande coraggio e determinazione, perché la paura non fa parte di noi, sono la rabbia e l’agitazione di liberazione che invade le nostre vite, nel cumulo di ingiustizie che si muove il nostro agire, è il sangue dei nostri fratelli caduti nella lotta il motivo di non finire di lottare e rendere l’azione diretta violenta il cammino di emancipazione e un’arma efficace contro i nostri nemici dichiarati.

Non piangeremo i nostri morti … li rivendicheremo con gli attacchi audaci e precisi, il seme ribelle darà frutti di emancipazione, frutti pieni di ribellione totale selvaggia e inarrestabile ribellione inarrestabile ed assetata di liberazione totale. Non dimentichiamo i nostri caduti, i nostri prigionieri, ancor meno la nostra lotta, continueremo avanzando ad inalzare l’idea e ad attaccare con forza lo stato capitale, le sue icone ei suoi cani da guardia.

Con la mente alla rivolta

Fraternamente

José Miguel Sánchez Jiménez

Centro de esterminio ex penitenciaria – Calle 9

20 Gennaio 2014

Traduzione di RadioAzione

 

 

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NOTA: José Miguel Sanchez (52 anni) è un combattente di lunga data che proviene dall’esperienza della lotta armata contro la dittatura di Pinochet, e che ha continuato a lottare anche durante la “transizione democratica”. Ex membro del FPMR (Manuel Rodriguez Patriotic Front), sta scontando una sentenza di 20 anni per possesso di armi da fuoco ed espropri avvenuti negli anni ’90. Nel corso della sua lunga carcerazione ha portato avanti varie mobilitazione insieme al resto dei prigionieri “comuni”. Continua a rivendicarsi rivoluzionario e contro il sistema, e negli ultimi anni dalle iniziali posizioni marxiste-leniniste si è avvicinato a concezioni anti-autoritarie e all’anarchismo.

Miguel era detenuto nel Carcere di Massima Sicurezza insieme al compagno Juan Aliste, ma il 4 gennaio 2013 l’amministrazione del carcere ha deciso per lui un trasferimento punitivo (per “ragioni di sicurezza”) e lo ha spostato al carcere Colina II, modulo 4. Al suo arrivo è stato picchiato dalle guardie dopo essersi rifiutato di sottostare all’umiliante pratica delle “flessioni”.
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Carissimx compagnx di lotta:

Oggi dopo aver letto il libro “Mapping the fire” della CCF, mi sento più intero che mai, sono orgoglioso di essere parte di questo universo di guerrierx indomitx, di odiare e rifiutare ogni tipo di autorità, di essere un nemico dichiarato dello Stato capitalista e della classe dominante, di dire ai 4 venti che odio con tutto il mio essere i/le borghesi e la loro pace sociale.

Che nonostante i 19 anni che ho passato in prigione, mai mi sono pentito dei passi che ho fatto allo scopo di essere coerente con quello che penso. Che la criminalizzazione delle idee rivoluzionarie non mi spaventa. Che il Potere statale non otterrà la sottomissione della mia persona e che la ribellione in ogni momento si rafforza dentro di me, è parte di me e la accolgo con amore perchè sia parte della mia lotta contro il sistema.

Leggendo gli scritti del nostro fratello Luciano “Tortuga” mi riempio di forza e accresco il mio desiderio di continuare nella lotta, sono alla fine e morirò in piedi e lottando, non temo le conseguenze né la risposta dei potenti. Non ho niente da perdere né da nascondere, loro sanno chi sono e ci metto la faccia per quello che dico e che faccio. Non nascondo la mia identità, perchè sono bruciato da molto tempo, faccia a faccia lotto con il nemico e colpisco frontalmente, alla lotta e ai/le miei compagnx devo tanto quanto alle mie figlie e alla mia compagna, che sono le cose più preziose che ho in questa vita di dispiaceri, conto su di loro e sulla solidarietà palpabile dei/le miei compagnx, a cui faccio giungere la mia gratitudine.

Con il combattimento nel sangue.

Fraternalmente,
José Miguel Sánchez J.
Carcere Capital Colina II – Módulo 4

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