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da Radiocane

“Il Gup Santucci decide di mandare a processo 21 degli imputati, escludendone 6. Le motivazioni sono inquietanti e recitano più o meno così: l’’accusa non ha un fondato supporto ma gli avvocati avranno modo di dimostrarlo nel corso del processo.”

(tratto dall’opuscolo sull’Operazione Outlaw)

Alla vigilia del processo che vede imputati 21 compagni/e con l’accusa di associazione a delinquere con finalità eversive, insieme ad una compagna di Bologna ripercorriamo insieme alcuni eventi : le attività del Centro di Documentazione Fuoriluogo prima della sua chiusura tra lotta ai Cie e al nucleare , il ruolo di Eni nel dare forza alla chiusura di un’indagine aperta già dal 2006, la costruzione di un’inchiesta senza prove e il tentativo poliziesco di cancellare ogni forma di presenza anarchica in città.

ascolta il contributo

La recente sentenza sui fatti di Pistoia del 2009, chiudendo il cerchio con le nuove condanne, ha dimostrato a chi ne avesse avuto ancora bisogno che là dove la repressione ha deciso di colpire la ridicola pantomima tribunalesca fatta di indagni, indizi, testimoni, ecc…, non può che essere smascherata per quel che è, uno strumento ad uso e consumo del potere.

A Pistoia in questo anno e mezzo abbiamo assistito a scene degne di una rappresentazione burlesca da commedia dell’arte, tra palesi falsi “testimoni” pescati o tra parenti dei questurini o tra i fascisti e contraddizioni lampanti fra le versioni dei suddetti…; ma tutto ciò non deve stupire, ormai in pochi si rendono conto che il re è nudo e la seriosa autorità non si vergogna –ma mai di niente si è vergognata- di vestire i panni della farsa.

A fronte di tutto ciò è necessario dare una risposta decisa a chi pensa di poter stroncare quei compagni e quelle realtà da sempre impegnate a costruire un orizzonte altro rispetto a quello di sfruttamento ed oppressione che gli si para davanti, attraverso i manganelli nelle strade ed i pavidi giudici nelle aule dei “giustizia” –concetto che andrebbe smascherato per quel che è, il diritto del più forte di disporre delle esistenze altrui nascosto dietro la ridicola formula “la legge è uguale per tutti”- .  Vogliamo ricordare che l’operazione di montatura giudiziaria perpetrata a Pistoia è volta a colpire non solo i compagni direttamente coinvolti, ma tutte le realtà che si muovono all’esterno dell’alveo della dialettica (virtuale) politica ufficiale legittimando contestualmente l’esistenza dei poveri neofascisti del terzo millennio, assurti al ruolo di martiri vittime dello “squadrismo”…il capolavoro del rovesciamento di senso…

Sabato 12 Febbraio si terra a Pistoia un’assemblea regionale Antifascista e contro la Repressione, crediamo sia necessaria una forte presenza delle realtà anarchiche toscane, noi ci saremo, speriamo di non essere soli. La repressione ci ha colpito, un nostro compagno è stato arrestato, ha passato quasi cinque mesi ai domiciliari ed è stato condannato a due anni, ma nonostante tutto non ci ha fermato e non ci fermerà

Ci vediamo il 12 a Pistoia, ore 15 presso il circolo di Gello

Anarchici Pistoiesi



IL DICIANNOVESIMO VICOLO

Nell’ultimo ventennio dell’Ottocento, un’amministrazione comunale assetata di profitto e controllo sociale, con l’aiuto di una campagna stampa dell’ignobile quotidiano la Nazione, si decise a un’operazione che avrebbe definitivamente cambiato il volto del centro di Firenze. Prima ne espulse forzatamente quasi 6000 persone, dopo di che demolì il Mercato Vecchio e tutto il quartiere attorno. Se piazza della Signoria era il centro della vita politica e il Duomo il centro della vita religiosa, il quartiere del Mercato Vecchio era il centro della vita sociale. Dove adesso c’è l’anonima piazza della Repubblica, il palazzo di Fondiaria Assicurazioni, la Procura, l’Hotel Savoy, la Rinascente… c’era un intrico di vie, piazze, piazzette, vicoli, magazzini, abitazioni e botteghe artigiane, ancora saldamente in mano al popolaccio. In quella via Strozzi dove oggi ci sono solo negozi di lusso, c’era una sede anarchica. Dove adesso passano soprattutto turisti, giudici, poliziotti e uomini d’affari, c’era un crogiuolo dove individui d’ogni sorta si incontravano, si azzuffavano, discutevano, bestemmiavano, si innamoravano e talvolta si rivoltavano. In una parola, che VIVEVANO.
La vicenda del Mercato Vecchio è emblematica della città che il potere vuole. Dove la vita si esprime in tutte le sue molteplici sfaccettature, il Potere non vuole vedere altro che “secolare squallore”, il degrado di cui cianciano i giornalisti servi. La “Vita Nova” alla quale, da tempo, si restituiscono i centri storici, è un’esistenza interamente sacrificata al profitto e consegnata al controllo sociale. Un’esistenza dove i poveri sono braccati da ordinanze e pattuglie, dove gli abitanti dei quartieri vengono banditi da affitti e prezzi impossibili. Al posto delle viuzze buie che riparano dall’occhio dei gendarmi, devono stare ampie piazze dove i mercanti possano esporre le loro merci, e vie ben illuminate sorvegliate dalle telecamere. Assieme ad antiche strade, piazze, case e palazzi nobiliari, infatti, l’amministrazione comunale distrusse ben diciotto vicoli. Tutti, tranne uno: Vicolo del Panico, il diciannovesimo vicolo, l’unico sopravvissuto allo scempio.

L’11 ottobre 2005, la Questura di Firenze, inviata dall’Amministrazione comunale e dall’immobiliare Mauro Papi Srl, si decise a portare a termine quest’infame operazione cominciata centovent’anni prima, attaccando l’ultimo brandello di vita rimasto nel quartiere: il circolo anarchico di Vicolo del Panico, in cui per ventisei anni si erano incontrate e scontrate più generazioni di sovversivi e libertari. La risposta della vita offesa non si fece attendere: diversi occupanti opposero una decisa resistenza, dalla quale uscirono feriti un compagno e due poliziotti. Il circolo venne sgomberato. I compagni vennero trattenuti in questura per diverse ore, minacciati e provocati in vari modi. Un giovane, fermato per strada e accusato di essere tra i resistenti, venne picchiato dalla DIGOS. Tutti i presenti vennero denunciati per occupazione, danneggiamento e resistenza aggravata, alcuni anche per lesioni a pubblico ufficiale e uno addirittura per tentato incendio. Al posto del circolo anarchico c’è adesso l’ennesimo condominio, mentre l’accesso al vicolo è sbarrato dall’ennesima cancellata.

Ora la magistratura si prepara a presentare il conto.

Il 17 gennaio, nel tribunale di piazza San Firenze, nel corso di un’udienza in relazione a questi fatti, verrà probabilmente emessa la sentenza di primo grado. Su cosa si deciderà in tribunale abbiamo poco da dire.
Ciò che più ci preme è ribadire le ragioni che ci hanno portato a non subire passivamente lo sgombero: le ragioni del piacere, della libertà e della rivolta, che oggi come ieri scuotono la città della merce, dei ricchi e dei potenti.

SABATO 15 GENNAIO ORE 14 IN PIAZZA DEI CIOMPI
mostra sullo “sventramento di Firenze”

DOMENICA 16 GENNAIO ORE 10, 30 IN PIAZZA DELLA REPUBBLICA
mostra sullo “sventramento di Firenze”

LUNEDI 17 GENNAIO ORE 10 DA PIAZZA SANT’AMBROGIO
Anti-touring tour

anarchici

Qualche giorno fa si è tenuta l’ennesima udienza sui fatti di Pistoia dell’11 Ottobre 2009.

Venerdì 19 novembre ’10 tanti solidali si sono ritrovati fuori e dentro il tribunale –circondati come sempre da un imponente spiegamento di forze del (dis)ordine, cinque camionette di antisommossa, due volanti e la Digos quasi al completo, per presenziare a quella che avrebbe dovuto essere (per l’ennesima volta…) l’atto finale del processo di primo grado.

La curiosità era tanta a fronte delle novità emerse dopo l’ultima udienza del primo Ottobre, con un testimone chiave dell’accusa (burattino della Digos) crollato sotto il peso dei nuovi elementi raccolti dai compagni che hanno sgretolato la montatura poliziesca. In tanti aspettavano di capire come il giudice si sarebbe comportato ora che la farsa orchestrata da Questura e neofascisti si era dimostrata in tutta la sua ridicola indecenza…Ebbene al ridicolo –evidentemente- non c’è fine, come non c’è fine allo schifoso accanimento sbirresco…Da subito il giudice comunica che per un disguido di cancelleria di cui i solerti impiegati della repressione si erano accorti solo quella mattina stessa –le convocazioni erano state notificate ai testimoni da mettere a confronto fra loro, ma nessuno le aveva ritirate- l’inizio dell’udienza sarebbe stato rinviato per il tempo necessario a contattare questi famosi teste…che, accidenti, avevano cambiato tutti domicilio!! Altro rinvio…verso le undici e mezza due dei tre vengono trovati, uno si presenta subito, l’altro dice di non poter venire (Romondia) perché non avrebbe saputo a chi lasciare la figlia piccola…ed ovviamente il comprensivo collegio giudicante decide di dare tutto il tempo necessario al nostro per risolvere questo inconveniente, cosa che accade verso mezzo giorno. Nel frattempo il terzo teste non si trova, il famoso (ex) pizzaiolo Lucarelli…nel momento in cui viene reperito ebbene, il nostro dichiara di non potersi liberare fino alle tredici e trenta…ovviamente il magnanimo collegio giudicante decide di assecondare le esigenze del nostro senza troppi problemi, rimandando il l’inizio dell’udienza alle quattordici…un ritardo di cinque ore…verso la fatidica ora, manco a farlo apposta Lucarelli non si trova, il giudice afferma che comunque quella sarebbe stata l’ultima udienza e che quindi si sarebbe andati ad oltranza fino al termine delle audizioni, delle arringhe di difesa e pm, della camera di consiglio…L’(ex) pizzaiolo si trova, ma dice di poter venire forse(!) verso le 15, il tribunale –ovviamente quel giorno in vena d’ogni concessione- decide per l’ennesimo rinvio…nel frattempo i due testimoni già arrivati –che avrebbero dovuto di li a poco confrontarsi- sono lasciati a conversare fra loro, cosa generalmente vietata per evitare che si concordino le versioni…un avvocato della difesa lo fa notare al distratto giudice che risolve la questione.

Finalmente Lucarelli arriva, si preparano i confronti e tac, il Giudice decide che contro ogni sua dichiarazione precedente quel giorno si sarebbe proceduto solo alle audizioni(!), dopo mezz’ora –verso le sedici- la pantomima era finita, con un bel rinvio al 31 Gennaio 2011.

Se da un lato i reiterati rinvii sono serviti per “sfoltire” piazza ed aula dai solidali, è altresì lampante la difficoltà con cui il collegio sta trascinando il cadavere di una montatura che ad ogni passo perde pezzi…

Dunque dopo sette ore perse per mezz’ora di processo, dopo molti soldi pubblici spesi per movimentare un piccolo esercito di sbirrame, si decide di posticipare ancora una sentenza che a rigor di decenza dovrebbe recitare ASSOLUZIONE ma che evidentemente rischia di minare i delicati equilibri di quel piccolo mondo armonioso che è l’apparato repressivo/giudicante di una piccola città come Pistoia.

In questo processo si giocano le esistenze di tanti compagni, ma ancor più si decide il destino delle carriere di tanti ometti divisati che hanno orchestrato la montatura e che ora rischiano di vedersi sbugiardati di fronte a tutta Italia…Non siamo certo così ingenui da sperare in un’assoluzione, si sa, i processi politici devono finire in una certa maniera, in più crediamo che tra la vita dei compagni e la carriera di “stimati” colleghi il giudice deciderà a favore di questi ultimi, ma siamo ben curiosi di capire come il nostro motiverà un eventuale condanna, salvando faccia e credibilità…Noi comunque, anche il 31 saremo in piazza…e staremo a vedere fin dove si spingerà questa faccenda degna di un libro di Kafka…

La data per il processo ad Alfredo Bonanno e Christos Stratigopoulos, arrestati il 1° ottobre 2009 in Grecia con l’accusa si rapina, è stata fissata per il 22 novembre 2010.

Resta valido il conto corrente per le sottoscrizioni per affrontare le spese legate alla detenzione dei compagni. Per qualsiasi comunicazione è possibile fare riferimento ai recapiti delle Edizioni Anarchismo (Posta: A. Medeot, C.P. 3431, 34128 Trieste – E.mail: edizionianarchismo@gmail.com).

Versamenti sul conto corrente postale n° 23852353, intestato ad A. Medeot – C.P. 3431 – Trieste con causale “sottoscrizione arresti in Grecia”.

Per scrivere ai compagni:
Alfredo Bonanno – Christos Stratigopoulos
Filakes Solomou 3-5
18110 – Korydallos
Athens (Greece)